Un viaggio intimo senza destinazione alcuna. Un viaggio che inizia col mood quasi disturbante delle corde pizzicate da Gionata Mirai in Horn (Nick Drake – Pink Moon), primo brano che apre Primitivo ovvero il nuovo lavoro solista uscito il 24 aprile per La Tempesta e DOC Records. Disturbante, forse perché ogni scelta che facciamo, nel nostro vivere quotidiano, spesso nasce da gestazioni silenziose di anime burrascose. Poco più di un minuto per fare le valigie ed iniziare il viaggio, dentro la vita e i suoi colori, come suggerisce l’artista. In nessundove, penso io, se non in noi stessi, perché questo fa la musica: ti disturba, ti accompagna, ti legge dentro, tira fuori le parole che hai perso e, alla fine, ti riconcilia.
Difficile capire cosa riserva questo disco che, dopo un’apertura così breve e struggente, con una cover, tra l’altro, quasi a suggerirci che ciascuno di noi può fare propria una melodia e buttarci dentro i propri pensieri, oltre le intenzioni di chi quella musica l’ha immaginata e costruita.
Tutto riparato è uno dei brani più intensi dell’album, dove le sonorità diventano incalzanti, come a spingerci oltre, a chiederci a gran voce di non lasciar incartapecorire idee e desideri ma tirarli fuori da quel cassetto dove l’autore stesso ci racconta di aver tenuto le sue canzoni, per anni, in attesa di dare forma a questo album acustico, che si apprezza davvero nella sua totalità. L’ascolto di un disco strumentale è un azzardo, un viaggio pericoloso: ci costringe a perderci nella musica, senza la guida delle parole, per il puro piacere di lasciarci travolgere, e guardare fuori dal finestrino mentre inseguiamo il filo dei nostri pensieri.
Mari Ermi apre lo sguardo in maniera definitiva sulle atmosfere intense e coinvolgenti che Gionata Mirai sa creare con indiscussa maestria: la melodia diventa quasi tormentosa, ma non lascia mai spazio alla tristezza.
C’è in ogni brano una nota vibrante, forse quei colori della vita che l’autore ha voluto a suo modo indagare; il ritmo è sempre sostenuto, a tratti scanzonato come nella cover I due superpiedi quasi piatti (il tema di Guido e Maurizio De Angelis per la colonna sonora del film omonimo) o riflessivo come in Roma26, fino ad ammorbidirsi in Milano Russa.
La title track sembra volerci regalare un attimo di pausa a metà di questo viaggio, che riprende poi senza sosta con l’energia di Piccolo Tour e Ragtime XL e cambia nuovamente registro in Lentoneutro, aprendo spazio anche ad una ballata vagamente melodica prima di chiudere con Salta La Mula, dal sapore vagamente popolare, nella migliore accezione del termine.
In ogni brano risalta una certa smania di mani che accarezzano e pizzicano le corde, l’urgenza quasi di suonare, una bramosia creativa che arriva in modo così spontaneo ed istintivo tanto da avere l’impressione che Mirai stia “improvvisando” canzoni senza parole capaci di intrecciare frasi e pensieri per un pubblico privato, in una stanza di casa, nel retro di un locale, in ogni luogo dove questa musica si insinua e trova spazio. Non è la gloria dei grandi palchi, è la necessità di esserci nel quotidiano, in un dialogo quasi confidenziale tra il musicista e il suo pubblico, non una ricerca stilistica ma una immediatezza di suoni che, inevitabilmente, fa viaggiare il cuore e la mente.
Risulta particolarmente riuscita questa dimensione di quotidianità in cui Gionata Mirai colloca il suo terzo lavoro solista: musica per fare legna, per ridere, per fare l’amore e per dopo l’amore. Mirai sembra dirci prendetevi questa musica e fatela vostra, in ogni momento della giornata, e non è affatto banale: la musica ci accompagna costantemente, è la colonna sonora a cui affidiamo i ricordi delle nostre giornate, un viaggio che talvolta ci porta lontano, lasciandoci immaginare luoghi diversi con sonorità quasi country folk, e immediatamente dopo ci riporta a noi stessi, cullandoci con arpeggi delicati e melanconci. Primitivo ha l’ambizione di riuscire a trovare un accordo giusto per ogni pensiero o emozione che costantemente attraversiamo, nell’incerto fluire della vita. E allora sì, questo album è anche per noi che ascoltiamo musica mentre prepariamo il pranzo, mentre aspettiamo l’autobus, mentre camminiamo distrattamente. Una musica per perdersi e ritrovarsi, dentro la vita e i suoi colori, in un esercizio di quotidiana resistenza e di allenata resilienza.
Credits
Label: La Tempesta (DD) / DOC Records (LP)- 2026
Gionata Mirai: chitarre, Alessandro “Rasta” Antonelli: armonica in 3, Stefano Pilia: chitarre in 10
Registrato da Gionata Mirai
Missato e masterizzato da Giulio Ragno Favero
Tracklist:
1. Horn*
2. Tutto riparato
3. Mari Ermi
4. I due superpiedi quasi piatti**
5. ROMA26
6. Milano russa
7. Primitivo
8. Piccolo tour
9. Ragtime XL
10. Lentoneutro
11. Salta la mula
*Nick Drake
**Guido e Maurizio De Angelis
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