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Giocare con le parole: intervista a Frisari

Frisari

Sulle strade di Carne Fresca questa volta diamo un passaggio a Francesco Frisari, musicista salentino classe ’96, che propone un progetto particolare, dove emerge un’attitudine cantautorale in italiano, quella però non classica con le chitarrine ma quella che si sporca di atmosfere indie-folk, alternative a tratti shoegazing. Dopo l’EP autoprodotto Tesi Triennale, ha collaborato con Lorenzo Amabile e Simone Massaro per i successivi Carpe Fluorescenti Non è la Siccità. Attualmente sta registrando il secondo album con Futura Dischi. Frisari ha aperto la data degli Afterhours a Genova in occasione del Balena Festival, Porto Antico. Siamo davanti ad un songwriter talentuoso e vale la pena approfondirlo!

Quando, come e perché è nato il tuo progetto musicale?
Direi che è nato nel 2019 senza particolari velleità, per far sentire decentemente agli amici delle canzoni le cui demo circolavano comunque sottobanco.

Cosa significa il rock per un giovane come te?
Sono abbastanza convinto che se vuoi dire qualcosa e senti il bisogno di un impatto volumetrico quando suoni, sul rock ci sbatti la faccia in un modo o nell’altro.
La batteria inizia a pestare, l’amplificatore tirato fino al breakup e adesso “com’è che hai deciso di fare rock?”, io ve lo racconterei così ma in cuor mio ancora non lo so davvero cosa faccio.

Quali sono i tuoi principali riferimenti musicali?
Ascolto molta musica e forse per questo non ho dei riferimenti specifici. Il resto della band poi ha ascolti e gusti diversissimi dai miei, quindi  rock, shoegaze, latin, funky e cantautorato coesistono in sala prove almeno sulla carta.  Lucio Battisti, Andrea Lazlo De Simone, Verdena, Afterhours,  Big Thief, Mei Simones, Vundabar , Fontains DC… giusto qualche nome così senza pensarci troppo.

Cosa significa per te sperimentare e mescolare le carte?
É qualcosa che ha a che fare con la dimensione del gioco. Quando scrivo gioco con le parole, le assonanze e i pronomi, solo per spostare il senso di un brano e vedere dove mi porta.
Poi con Simone (basso) e Lorenzo (batteria) si gioca sulle strutture, le tonalità dei brani e alcune parti melodiche. Spesso proponiamo arrangiamenti totalmente diversi dei brani dal vivo. Ogni canzone registrata è un piccolo punto del percorso ma non deve essere un limite rispetto a quello che si può fare live.

Cosa significa per voi essere stati selezionati nell’ambito della rassegna “Carne Fresca, Suoni dal Futuro”?
É un’opportunità per conoscere altri artisti e fare nuove esperienze. Solo dopo il primo live a Germj abbiamo  realizzato il lavoro e l’impegno pazzesco che c’era dietro e che ha gratificato anche i nostri di sforzi. Bellissima esperienza e un team di persone fantastiche che amano sinceramentente la musica.

Gli animi di Carne Fresca tipo Succi, Segale ed Agnelli vi hanno dato qualche consiglio?
Sono dei patatoni e non me lo aspettavo onestamente. I consigli sono frasi tipo sullo spaccare i culi e i cazzi duri che sembrano banali frasi da rocker ma che alla fine sono rinforzi positivi utili e ti fanno sentire al posto giusto, un po’ come gli abbracci e sorrisi post concerto. Gli amanti del rock sono probabilmente gli ultimi veri romantici.

Cosa rappresenta per voi Germi LdC di Milano?
Germi è un posto trasversale e per me è stata una bella scoperta anche se a Milano ci vivevo da un po’. Più che un avamposto culturale, è un rifugio che frequenterò più spesso d’ora in poi.

Come sarà aprire un gruppo storico come gli Afterhours? Il fatto di ritrovarvi con altre band in un cartellone così prestigioso vi fa sentire effettivamente parte di una scena? La vostra generazione concepisce questo concetto oppure vi sentite delle monadi?
É stato bello, mi sbilancio… molto bello.
Onestamente un cartellone non fa una scena. Progetti come Carne Fresca sono ambiziosi e utili per sollevare delle criticità sistematiche e dare delle opportunità di visibilità a un underground fatto di buone idee, passione e aggregazione a tutti i livelli, ma affogato in un post lavorismo e opportunismo che inevitabilmente ti fanno sentire solo. Una scena può esistere ma non ci sono i presupposti culturali perché emerga. E parlare di artisti “emergenti” mi fa impazzire quando ci sono realtà e progetti che suonano divinamente da 15 anni insieme e riempiono i piccoli club ma fanno tre lavori per andare avanti.

Se un giorno qualcuno del mondo mainstream vi chiedesse di modificare radicalmente il vostro sound per raggiungere il successo mediatico, accettereste compromessi?
Ti direi che è un idiota. Credo che sia anche per colpa di queste persone se molti artisti e artiste dopo un disco e due stadi mollano la musica per curarsi.

Come vi rapportate all’attuale sistema di promozione fatto di doping su ogni canale social? Lo condividete in qualche modo oppure credete ci sia un modo per arginarlo?
Oggi è complicato farsi conoscere senza pubblicare su social o piattaforme la propria musica in formato digitale, quindi un po’ parte del sistema mi ci sento mio malgrado. Allo stesso tempo vedo quello che pubblico online come un portfolio e gli streams e altre statistiche non sono un fattore reale per determinare le scelte artistiche del mio percorso. Soluzioni per arginarlo non ne ho ,ma non farsi condizionare o fagocitare è fondamentale per sopravvivere, e non solo nella musica.

Cosa significa costruire un’alternativa per voi?
Significa uscire di casa, andare ai concerti soprattutto nel piccolo locale dietro casa, andare a votare, lasciare per qualche ora il telefono, ascoltare i dischi e non i singoli e prendersi del tempo per se stessi. Poi accorgersi di non essere i soli a farlo e condividere le proprie esperienze con le altre persone. Sono sicuro che a un certo punto ci accorgeremo di essere in tanti e spero che allora non saremo troppo vecchi cazzo.

Dormo sul fianco – Video

Carpe Fluorescenti – Album Streaming

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