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Rabbia, poesia, distorsione e libertà: intervista ai Mars On Suicide

MarsonSuicide

Tra le strade di Carne Fresca capita di dare un passaggio ad una band milanese di giovanissimi (15-18 anni) e scoprire che hanno già conquistato un pubblico internazionale con l’EP d’esordio Spleen (2023), superando i 13.000 ascolti. In quell’EP si sente chiaramente la loro estrazione post-grunge di derivazione Alice in Chains/Soundgarden per intenderci. Sorprendente rintracciare radici simili in questa generazione, ma quello che sorprende di più è il recente singolo Sparivano Nel Silenzio (2025) in cui sono passati all’italiano e convincono ancora maggiormente con un sound più atmosferico. Veramente interessanti e si potranno gustare in apertura alla data degli Afterhours prevista il 15 Luglio al Brescia Summer Music – Arena Campo Marte, dopo la data di Genova che li ha già catapultati davanti ad un grande pubblico. Scopriamoli!

Quando, come e perché è nato il vostro progetto musicale?
Il progetto prende forma a gennaio 2024, inizialmente con Davide e Daniele. La formazione definitiva arriva a ottobre, quando Seba, incontrato ad agosto grazie ad alcuni amici, e Cesca, conosciuta tramite Villaggio Musicale, si uniscono alla band. Tutto nasce da un’urgenza comune: suonare. Avevamo tutti bisogno di avere un progetto musicale che ci permettesse di esprimere le nostre emozioni e idee al meglio.

Cosa significa “suonare” rock per dei giovani come voi?
Suonare rock è la nostra forma di resistenza. È il modo in cui cerchiamo di scardinare una scena musicale spesso ripetitiva, confezionata. Vogliamo dare forma a qualcosa di autentico, alternativo, che sia ancora capace di sorprendere.

Quali sono i vostri principali riferimenti musicali?
Le nostre radici sono diverse, ma se volessimo condensare il nostro universo musicale in cinque nomi, sarebbero: Nirvana, Alice in Chains, Soundgarden, Verdena e Sex Pistols. Sono i pilastri da cui traiamo rabbia, poesia, distorsione e libertà.

Cosa significa per voi sperimentare e mescolare le carte?
Significa non avere paura di mescolare. Creare linee melodiche nuove, giocare con le sonorità, cercare il nostro linguaggio senza abbandonare le influenze che ci hanno plasmati.

Cosa significa per voi essere stati selezionati nell’ambito della rassegna “Carne Fresca, Suoni dal Futuro”?
Essere selezionati per “Carne Fresca, Suoni dal Futuro” è stata una svolta: la nostra formazione era appena nata, e il successo al Germi nel novembre 2024 ci ha dato la spinta per credere di più nel progetto e per puntare più in alto.

Gli animi di Carne Fresca tipo Succi, Segale ed Agnelli vi hanno dato qualche consiglio?
Succi, Segale e Agnelli ci hanno guidato con passione e competenza, non solo musicalmente ma anche in modo concreto, aiutandoci a capire come gestire al meglio le dinamiche di un tour e dell’attività artistica.

Cosa rappresenta per voi Germi LdC di Milano?
Il Germi LDC è un luogo che ci ha accolti e ci ha segnato: ogni volta che partecipiamo a Carne Fresca ci sorprendiamo per la qualità degli artisti scoperti, segno di un progetto che si sta espandendo ben oltre i confini milanesi.

Come è stato aprire un gruppo storico come gli Afterhours? Il fatto di ritrovarvi con altre band in un cartellone così prestigioso vi fa sentire effettivamente parte di una scena? La vostra generazione concepisce questo concetto oppure vi sentite delle monadi?
Aprire per gli Afterhours è stata un’esperienza che porteremo dentro per sempre. Era la prima volta che ci trovavamo su un palco così grande, davanti a un pubblico vasto e attento, e la sensazione è stata travolgente. In quei momenti ci siamo sentiti parte di qualcosa di vero, concreto, che va ben oltre la singola serata. È una scena viva, pulsante, fatta di giovani che credono nella musica come strumento di identità e di espressione. Quello che stiamo vivendo non è solo un movimento musicale: è una reazione culturale potente, un risveglio collettivo che mette in discussione l’omologazione e invita a cercare nuove vie.

Se un giorno qualcuno del mondo mainstream vi chiedesse di modificare radicalmente il vostro sound per raggiungere il successo mediatico, accettereste compromessi?
Sentiamo forte il bisogno di non conformarci: la nostra generazione è spesso intrappolata da modelli precostituiti e stereotipi, e la musica sembra sfornare artisti “standardizzati”. Preferiremmo suonare nei centri sociali davanti a 20 persone anziché farlo davanti a migliaia, ma non essendo più noi stessi.

Come vi rapportate all’attuale sistema di promozione fatto di doping su ogni canale social? Lo condividete in qualche modo oppure credete ci sia un modo per arginarlo?
Riguardo alla promozione digitale, pensiamo che serva equilibrio. Creare piccoli contenuti musicali autentici, come brevi video da pubblicare su Instagram, può essere una buona strategia. Ma l’abuso di reels e contenuti costruiti solo per seguire i trend del momento ci sembra una forma di promozione tossica, che svuota il senso dell’espressione artistica.

Cosa significa costruire un’alternativa per voi?
Costruire un’alternativa significa proprio questo: dare voce alla nostra musica come spazio libero per chi rifiuta il sistema, per chi ha fame di qualcosa che ancora non esiste, ma che insieme possiamo far nascere.

Sparivano Nel Silenzio

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