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Senza etichetta: intervista ai Grida

Grida

Continuiamo a viaggiare tra le perdute strade della rassegna Carne Fresca, Suoni dal Futuro. Approfondiamo il progetto underground modenese dei GRIDA. La cifra stilistica di questi ragazzi è una miscela esplosiva di ascendenze tra metal e grunge giungendo a soluzioni sonore non facilmente decifrabili. I testi in italiano sono molto curati e ben si sviluppano nelle arco dei brani dell’EP di debutto omonimo. Li potrete gustare dal vivo in apertura della data degli Afterhours il 26 luglio a Bellaria Igea Marina. Ed intanto vi invitiamo ad entrare nel loro mondo!

Quando, come e perché è nato il vostro progetto musicale?
La band è nata in pieno periodo Covid, un po’ per caso. Luca (chitarra) cercava nuovi componenti per una nuova formazione e ha trovato Federico (voce/chitarra), Giulio (batteria) e infine Matteo (basso), che all’inizio doveva solo dare una mano, ma poi ha mollato gli altri progetti e si è buttato con noi. All’inizio ci chiamavamo in un altro modo, facevamo cover e basta. Col tempo però ci siamo resi conto che questa cosa ci serviva, ci faceva stare bene e abbiamo formato pian piano la nostra identità. Non sappiamo bene cosa ci abbia fatto incontrare, eravamo perfetti sconosciuti, ma evidentemente doveva andare così.

Cosa significa il rock per dei giovani come voi?
Fortunatamente il rock non ha età o data di scadenza, è di tutti e per tutti, proprio come intendiamo la nostra musica: diretta, con qualche fronzolo, ma per tutti.

Quali sono i vostri principali riferimenti musicali?
Abbiamo tutti ascolti molto differenti. Sicuramente ci ritroviamo sull’alternative italiano e non, sul grunge e, sparando un nome gigante, sui TOOL, che in quanto tali non possono essere etichettati e basta.

Cosa significa per voi sperimentare e mescolare le carte?
Dopo l’uscita dell’EP abbiamo capito che dobbiamo ascoltarci di più. Non solo concretamente quando imbracciamo gli strumenti, ma anche nei confronti di tutti i giorni, quando dobbiamo discutere delle cose, quando proponiamo musica nuova… stiamo cercando di contaminarci a vicenda, di turbare le zone di comfort per riuscire a fonderci in qualcosa che ci appartenga davvero.

Cosa significa per voi essere stati selezionati nell’ambito della rassegna “Carne Fresca, Suoni dal Futuro”?
Un grandissimo traguardo, il livello delle band coinvolte nella rassegna è alto davvero. Sapere di essere riusciti ad avere un impatto anche al di fuori del nostro giro di amici ci ha gasati molto.

Gli animi di Carne Fresca tipo Succi, Segale ed Agnelli vi hanno dato qualche consiglio?
Succi ci ha caldamente consigliato di non fargli fare brutta figura per averci scelto!

Cosa rappresenta per voi Germi LdC di Milano?
Ora come ora è già diventato un luogo di incontro. Nella gigantesca Milano, che non ci appartiene per niente, abbiamo trovato un piccolo antro sicuro.

Come sarà aprire un gruppo storico come gli Afterhours? Il fatto di ritrovarvi con altre band in un cartellone così prestigioso vi fa sentire effettivamente parte di una scena? La vostra generazione concepisce questo concetto oppure vi sentite delle monadi?
Noi abbiamo avuto la fortuna di aver contribuito a dare vita al collettivo RWO a Modena che ha raccolto un circuito di musicisti locali da zero, una realtà che condivide tanti valori con il progetto Carne Fresca. Quindi diciamo che il concetto di scena ci è familiare, come pensiamo anche al resto delle band, se siamo qui è perché ci crediamo davvero e ce ne stiamo accorgendo. Aver aperto gli Afterhours sarà un ricordo che rimarrà sempre indelebile. È difficile spiegare cosa significhi per una band come la nostra aver avuto questa opportunità. Però forse è per questo che è prematuro parlare di una vera e propria scena: facciamo fatica ad elaborare cosa ci stia accadendo ora come ora. Carne Fresca vuole essere una grande campana che svegli musicisti e non, un megafono che spinga a rendersi conto che ci sono tantissime band che vale la pena ascoltare. Starà poi ai gruppi, che già un po’ succede, dover prendere coscienza, sporcarsi le mani e fare rete, allora si potrà parlare veramente di scena.

Se un giorno qualcuno del mondo mainstream vi chiedesse di modificare radicalmente il vostro sound per raggiungere il successo mediatico, accettereste compromessi?
Pensiamo che quel qualcuno non raccoglierebbe molti consensi. Il successo mediatico non è il successo.

Come vi rapportate all’attuale sistema di promozione fatto di doping su ogni canale social? Lo condividete in qualche modo oppure credete ci sia un modo per arginarlo?
Spesso non porta a molto neanche spammare come dannati, noi cerchiamo di occuparci il meno possibile della questione social, non ci interessa molto come funzioni… ecco.

Cosa significa costruire un’alternativa per voi?
Avere la possibilità di scegliere, avere la lucidità per costruire un pensiero critico che non sia veicolato, mettere in discussione quello che sembra banale a tutti, avendo il coraggio però di mettere in discussione anche se stessi.

Nel Labirinto – Video

GRIDA – EP Streaming

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