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Tutto torna: intervista a Michele De Finis (Fanali)

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Il collettivo multidisciplinare Fanali rilascia ‘Nu veleno ch’è doce, il mini album anticipato dal singolo Passione che vanta la partecipazione straodinaria di Manuel Agnelli. Sei brani magicamente in struttura circolare intorno al tema dello struggimento amoroso, spinto in una visione contemporanea da elettronica, trip-hop, post-rock e shoegaze. Si conclude così il percorso di reimmaginazione della canzone napoletana cominciato con Nun me scetà (2025), dove gli omaggi sono per Sergio Bruni e Roberto Murolo. Michele De Finis apre un varco sul mondo Fanali, tra suggestioni e resistenza nel nome di quel sogno condiviso che è la musica.

Il titolo dell’ep è un verso di Passione. Cominciamo da questo verso, dalla carica semantica e lirica che sintetizza il cuore della tracklist.
Come spesso capita scopriamo solo alla fine del processo creativo “di cosa parlano” i nostri lavori.
La genesi di questo nuovo capitolo discografico è stata una continua scoperta anche per noi. Non avevamo in mente un “secondo capitolo” di reimmaginazione della canzone napoletana finché Manuel non ci ha candidamente chiesto di farne parte, dopo averci visto dal vivo a Germi nello scorso giro di concerti. Ci siamo ritrovati con sei brani reinterpretati che avevano in comune un profilo piuttosto chiaro: la condizione ambivalente che accompagna l’amore, “nu veleno ch’è doce”, appunto.

Il verso ricorre dietro il miniposter che accompagna il vinile, ribadito dalla grafia di Manuel Agnelli. Raccontami questo dettaglio.
Trovo molto bello che attorno a temi così “Pop” ma anche così complessi il pensiero sia sempre variegatissimo; ti avrei potuto dire di cosa parlava il disco appena abbiamo ultimato la tracklist, eppure ho scorso per ore i testi dei brani senza riuscire a trovarne uno che da solo riassumesse l’intero lavoro, invece Jonathan ci ha messo un secondo. Così come non mi sarei aspettato che Manuel scegliesse proprio quel verso, evidentemente lo ha colpito di più. Ad esempio il mio preferito è nella seconda strofa di Passione: “chisà a chistu mumento tu a che pienze, che faje…?”.

Andiamo indietro nel tempo di qualche mese, quando decidete che Passione è il brano adatto a Manuel Agnelli?
Manuel ci vede suonare a Germi, dicevo, e ci chiede di pensare ad un brano per lui.  Stavolta sono stato io a non metterci tanto, ho sempre pensato a Passione come ad una versione ante litteram di Pelle degli Afterhours. Avevo un beat al quale stavo lavorando per fatti miei e ho chiesto a Cate di canticchiare sul brano senza che ci fosse null’altro. Era davvero assurdo da farsi eppure ha intuito subito cosa ci avevo visto.

La lingua napoletana è questione di espressività viscerale, la cifra stilistica per eccellenza del leader degli Afterhours. Durante le registrazioni, in cosa Agnelli vi ha sorpreso e quali, invece, sono stati gli ostacoli da superare?
Francamente so che sarebbe molto più interessante dire altro, ma è stata un’esperienza semplicemente ideale e paradossalmente semplice: avevamo una voce incredibile a nostra disposizione e un Artista straordinario anche nell’umiltà di credere che fosse necessario venire a respirare Napoli e la sua lingua per cimentarsi. Ci ha chiesto continuamente suggerimenti sia sulla pronuncia che sull’interpretazione e dopo qualche giro di riscaldamento il brano era già lì. Per me è stato bravissimo tenendo conto che si trattava a tutti gli effetti di una lingua straniera. Se pensiamo a come Björk pronuncia l’inglese – e non credo che nessuno di noi ci faccia caso mentre la ascolta – direi che ha fatto un lavorone.fanali011026

Passiamo alle atmosfere di questo mini album, quindi al collante tra la tradizione partenopea e l’elettronica. Qual è l’ingrediente segreto di FANALI, anche in termini di referenti?
Sai che non so se so rispondere a questa domanda? Quello che sicuramente posso dire è che cerchiamo di essere sempre molto rispettosi mentre reinterpretiamo quelli che sono letteralmente dei “monumenti” per noi. Cerchiamo di metterci del nostro senza invadere mai il lavoro testuale e melodico. Ci è stato detto che questo rispetto si sente ed è un gran complimento. Sulle references mi piace molto più leggere (o ascoltare) cosa ci sentono gli altri che elencarne di mie, è un bel gioco.

Il lavoro sulla voce, dalla penombra in Passione ai primi piani degli altri brani, quale strada ha percorso? In particolare per Amaro è ‘o bene, capolavoro con cui si è misurata anche Mina.
Io credo – e anche questo ci è stato detto spesso – che in lingua napoletana Caterina abbia trovato una cifra particolare. Manuel dice che le invidia questa attitudine che chiama “sardonica”, mi piace e credo corrisponda a quando in studio le chiedo di “fare il suo numero”. Mina ha cantato anche ‘Na sera ‘e maggio, sai? Una versione semplicemente illegale: la nostra Voce per eccellenza al pieno della sua potenza di fuoco. È stato anche questo un motivo di esitazioni varie, ma in qualche modo credo siamo riusciti a farla nostra.

L’ep sembra avere una struttura circolare. Passione e Fenesta ca lucive. Sbaglio?
Come ti dicevo prima l’ep ha avuto una genesi non lineare. Fenesta ca lucive è arrivata per ultima, non la conoscevo e quella atmosfera alla Poe mi ha immediatamente portato dove la senti ora nel disco. È stato un bel viaggio anche perché inaspettato, non c’è che dire.

Magicamente tutto torna! L’estetica di Fanali è determinata da una ricerca visuale imprescindibile. Dimmi delle scelte in questo senso, dalle fotografie al videoclip e all’artwork.
Dunque come chi ci segue sa, FANALI è un collettivo che comprende oltre a noi tre ed Antonio Dafe – che è il nostro sound engineer e sound designer assieme a me e Cate –  Sabrina Cirillo, che amiamo chiamare “gli occhi di FANALI”. È lei che si occupa di tutto il nostro output visivo.
Per questo lavoro volevamo rappresentare una Napoli presente ma non banale o cartolinesca, quindi abbiamo cercato un luogo che fosse pieno di storia ma anche in qualche modo contemporaneo. Abbiamo trovato tutto questo nell’ex Ospedale Militare, oggi sede de La Santissima, dove abbiamo scattato le foto promozionali e girato il video di Passione.
Sabrina ha scritto e diretto un vero e proprio corto sull’incomunicabilità emotiva di cui siamo molto orgogliosi. Gli interpreti sono Manuel e l’attrice Simona Fredella, i cui lineamenti “antichi” l’hanno resa la protagonista ideale anche del lavoro di copertina.

All’orizzonte le prime date live. Come saranno i prossimi concerti?
Sicuramente emozionati, speriamo emozionanti. Proveremo a riassumere l’intero nostro lavoro di reimmaginazione della canzone napoletana indagandone di sera in sera l’impatto su chi vorrà venire ad ascoltarci.
Ad accompagnarci dal vivo ci saranno i tapes di “Play” di Sabrina Cirillo.
Si tratta di un’installazione in cui la performer Francesca Iavarone è stata invitata ad interagire con degli oggetti per la prima volta direttamente in camera, proprio come FANALI ha interagito con tante di queste canzoni direttamente in studio.

L’ep completa l’esplorazione della tradizione napoletana secondo le visioni di FANALI. Avete già altri progetti da sviluppare?
Abbiamo già un bel po’ di musica “condivisa” – che, come sai, è una nostra tipica inclinazione – in cantiere, ma stiamo lavorando già a nuovi brani un po’ distanti dagli ultimi lavori. Vedremo cosa accade e lo capiremo probabilmente solo alla fine, come sempr

**Foto Di Sabrina Cirillo

CONCERTI DI PRESENTAZIONE
12 novembre – NAPOLI – Teatro Nuovo
17 novembre – ROMA – Teatro Basilica
25 novembre – MILANO  – Germi

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