Il luogo dove la memoria diventa paesaggio. Il tempo scorre inesorabile, e Bruce Soord sembra aver finalmente smesso di inseguirlo: ora lo ascolta. Se il suo primo album omonimo era un ritorno alle radici — un diario folk‑progressive dove il passato filtrava come luce tra le persiane — e Luminescence un autunno interiore fatto di foglie ferite e introspezione luminosa, Ghosts In The Park è il momento in cui la memoria smette di essere eco e diventa presenza. Una presenza che non consola: osserva, abita, accompagna. Scritto in camere d’albergo, tra città sconosciute e solitudini forzate, mentre il padre scivolava via nella nebbia della demenza e la madre si perdeva nell’Alzheimer, l’album respira come un diario lasciato aperto. La voce è più nuda, la chitarra più vicina, il suono più essenziale: un ritorno alla fragilità del primo disco, ma con un’urgenza che non ammette metafore. Ghosts In The Park è un album raccolto, quasi domestico, inciso come se ogni take fosse un pensiero catturato al volo: la chitarra vibra a pochi passi da noi, le dita di Soord sfiorano corde aperte lasciando nell’aria armonici che sembrano piccoli fantasmi sonori. In Meet Me On The Downs, Soord raccoglie una vita sparsa tra fotografie e vestiti, e sussurra: “Everything returns to entropy. Memento mori.” È il suo verso più definitivo, quasi un testamento emotivo. Pillars è una confessione senza veli — “This house is not in order” — mentre You Made a Promise è il punto di rottura, la domanda che nessun figlio vorrebbe mai pronunciare: “You made a promise you’d always look after me…” Rispetto alle atmosfere dream‑ambient di Luminescence, qui Soord abbandona gli archi e i riverberi scandinavi per un minimalismo che richiama Nick Drake (Pink Moon) e, nei pattern ipnotici di Day of Wrath, il respiro trattenuto del minimalismo americano di Reich e Riley. È un disco che non cerca consolazione. È un disco che accetta l’assenza. Ghosts In The Park è il momento in cui Soord smette di fuggire e si siede accanto ai suoi fantasmi, lasciando che parlino. Il suo lavoro più umano. Forse il più necessario.
Credits
Label: Kscope records – 2026
Line-up: Bruce Soord (Vocals, guitar, keyboards, electronics, bass, background vocals).
Tracklist:
1. Concepcion
2. Pillars
3. Meet Me On The Downs
4. Kept Me Thinking
5. Day Of Wrath
6. Our Predicament
7. Stared Down
8. You Made A Promise
9. Ghosts In The Park
Link: Sito ufficiale.
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