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Nu Genea @ Noisy Naples Fest, Arena Flegrea, Napoli, 15 luglio 2023

Nu Genea at Noisy - Foto di Alessio Cuccaro
Siamo al Bar Mediterraneo, un luogo sognante e utopico, immaginario eppure concreto come i gradoni di cemento dell’Arena Flegrea, disegnata da Giulio De Luca nel 1938, enorme teatro greco che si fa razionalista conservando funzionalità e acustica di qualità, requisito troppo spesso assente nei concerti nostrani. Bar, ritrovo, punto di spensieratezza e condivisione, che unisce e diverte, disseta e consola. Così il Mediterraneo ritrova la sua antica forza e si fa ponte tra le sponde distanti, da Napoli a Tabarka, dal Cairo a Marsiglia, non più fossa delle speranze infrante ma casa comune di popoli fratelli, sulle onde della musica dei Nu Genea. Sì divertono e fanno divertire, ballano e fanno ballare, sì sfrenano e fanno sfrenare. L’Arena è stracolma di gente assiepata su gradini, gradoni e bocche di lupo degli spalti roventi, sfidando una calura devastante. Il combo si presenta scenograficamente in scena coi due titolari disposti agli antipodi, segno visibile di personalità differenti e diverse maniere di intendere le tastiere e la musica, che convivono in armonia complementare, come in Je vulesse. Di Lena a destra si lancia in un dinamico campionario di droni ed effetti elettronici che danno colore, talvolta anche dissonante, al ritmo tiratissimo dei brani, sui quali balla allontanandosi dai tasti ogni volta che può. Aquilino a sinistra è concentrato sullo strumento che suona restando seduto inanellando fraseggi, melodie e assoli, guadagnandosi l’appellativo di Maèstro, con la è aperta, come ci invita scherzosamente a ripetere Fabiana Martone. Posta alla guida di un trio di vocalist, capo cinto da raggianti corone dorate e lunghi manti sgargianti, metà carnevale di Rio metà coro classico greco (per tenere fede al tema mediterraneo della serata), la cantante segna i brani con voce possente, delicata e vorticosamente ritmica, plasmando le melodie sui battiti incessanti, scagliando vertiginosi acuti estatici che riverberano come lampi scintillanti, dedicando il brano di apertura all’animo gentile e la voce ancestrale di Marcello Colasurdo. Con le parole rievocate da Fabiana, “meglio una tammurriata che una guerra“, il concerto si apre con la cover tribale di Vesuvio dei Zezi, doveroso omaggio di tutta la band a un grande musicista e ad una tradizione che si ridesta come un fiume di lava rossa, ‘na lava ‘e fuoco direbbe la Nuova Compagnia, pronta ad accendere il pubblico dell’Arena. E infatti non c’è tempo per asciugare le lacrime che subito ci si catapulta nel groove agitato che fugge via dal passato di Parev’ ajeresenza riuscire a scrollarsi di dosso una malinconia che brucia. In prima linea, ma quasi schivando i riflettori, il sassofonista Sergio di Leo incita il pubblico a reggere il ritmo senza sosta triturato dalla batteria infaticabile di Andrea De Fazio. Di Leo lo segue con le mani o con percussioni assortite ogni volta che non soffia nella sua ancia, e quando lo fa tende sempre più spesso al jazz, al free e i suoi suoni brutali e contestatari, urla a perdifiato che sfidano l’apnea, nelle rarefatte atmosfere di Ddoje facce o nelle lunghe improvvisazioni di Nuova Napoli, cuore pulsante del concerto e trampolino delle più ardite sperimentazioni della band. Come l’assolo che piazza Marcello Giannini sul ritmo percussivo del brano, evolvendo da un’approccio atonale e rumoristico a un climax di acute dissonanze strappaviscere e una chiusura degna di Gilmour. Ed è bellissimo, in simile contesto di ricerca sonora, sentire il pubblico cantare all’unisono non solo i testi delle canzoni ma anche i fraseggi e i temi dominanti di una musica che s’impone per la sua carica strumentale, così quando Giannini attacca il motivo di Disco Sole sulla sua Fender Jaguar tutta le bocche gli fanno eco, al punto che proprio su quel brano il chitarrista si lancia in un solo infuocato, muovendo senza soluzione di continuità da un modo fusion, con raddoppio vocale tra Zawinul e Pino Daniele, fino alla cascata di bending blues in cui si sarebbe tuffato Stevie Ray Vaughan.

Nu Genea at Noisy 02 - Foto di Alessio Cuccaro

Napoli sì pront’? Entra in scena Célia Kameni tra le urla dei presenti (che cantano anche qui il fraseggio introduttivo di chitarra) per la freschezza estiva di Marechià la sua spigliata affabile ironia e melodiosa cadenza, il ritornello incalzante che lancia il pubblico in gigantesco cestello di lavatrice, mentre la francese innalza la sua voce al cielo strappando la terra di un rito tribale. Alle sue spalle l’ingegner Di Lena, padre di Massimo, in tenuta balneare ripropone l’esilarante danza nuotatrice del video.  L’esotismo di Gelbi trova il perfetto sostituto di Marzouk Mejri nel tunisino Ziad Trabelsi (Orchestra di Piazza VIttorio), voce tonate della casbah e virtuoso dell’oud, che dà il suo contributo anche in Straniero, e dal Sud del Mediterraneo arriva anche il siciliano Marco Castello che duetta saltellando con Martone nell’allegria malinconica di Rire. È una bomba scagliata in mezzo all’Arena, deflagra a velocità squassante, starebbe bene in un film di guerra col soldato di turno che lancia la granata urlando Tienatè! Nessuno può star fermo, tenersi fuori dall’orgia scatenata, sudando ogni residuo liquido corporeo. Ma c’è ancora spazio per le trame carioca di Amore, bagnate nelle sabbie del deserto del groove tunisino, prima di arrivare al gran finale con la poesia di Eduardo Je vulesse. Si balla. Tutti di nuovo sul palco per chiudere la festa. Guadagnano la ribalta anche Paolo Bata Bianconcini, che dà finalmente libero sfogo a una percussività ancestrale che porta la band imbastire una tarantella elettronica, e Roberto Badoglio, che si produce in un virtuoso solo di basso che dichiara la sua passione per Pastorius, nel fraseggio e nelle derive di distorsioni hendrixiane. E intanto tutti ballano e si dimenano ancora, incuranti della stanchezza, sostenuti dal piacere di una musica di livelli altissimi che scorre incessante, fino all’ultimo ritmo a rotta di colla: ed è  davvero questa una pace senza morte.

 Nu Genea at Noisy 03 - Foto di Alessio Cuccaro

Foto di Alessio Cuccaro

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