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Mike Shinoda – Post Traumatic

post-traumatic-mike-shinoda-cover-ts1529023600.jpegLa perdita è un dolore forte, di quelli che ti si attaccano addosso e non se ne vanno. Cerchi un modo per riempire il vuoto determinato da chi ti ha lasciato, ma nessuno ha la cura giusta perché ogni vuoto è diverso, ogni dolore è diverso. Se sei fortunato, trovi un appiglio, un gancio che ti aiuta a risalire, a rimetterti in piedi e ripartire. L’appiglio di Mike Shinoda è la musica, quella che l’aveva unito all’amico fraterno Chester, diventando, in un certo senso, anche il suo lascito. Post Traumatic, disco solista di quello che, fino a un anno fa, era conosciuto come parte dei Linkin’ Park, è un album le cui tematiche sono la perdita, l’abbandono, la risalita per tornare a vivere, senza mai dimenticare. Sedici tracce, sedici pezzi di vita che suonano come una sorta di “diario terapeutico”. Un disco che parte cupo, arrabbiato, sofferente per poi, man mano, esplodere, facendo emergere la voglia di Shinoda di andare oltre, di affrontare tutto con un sorriso. Il punto di svolta è rappresentato dal brano Crossing a Line, in cui Shinoda, su una base pop-trap, parla con Chester e gli spiega di aver bisogno di andare oltre, senza però dimenticarlo. Il sound si discosta molto rispetto a quello dei Linkin’ Park, almeno dei primi dischi della band. La parte più aggressiva è quasi del tutto abbandonata, lasciando spazio a un mix tra hip-hop, trap e pop. Basi elettroniche, autotune, rime sputate quasi con rabbia, che fanno da contrasto a un cantato più delicato. Non mancano le collaborazioni (Chino Moreno dei Deftones, Machine Gun Kelly, Blackbear, K.Flay, Grandson) e pezzi, come la strumentale Brooding e la successiva Promises I Can’t Keep, che richiamano maggiormente al sound dei Linkin’ Park. Da segnalare il brano I.O.U., pezzo dark di hip-hop arrabbiato. Post Traumatic è un album sincero, a tratti commovente. La produzione e la promozione sono modeste, quasi come se Shinoda volesse entrare in punta di piedi nelle vite dei fan dei Linkin’ Park, rispettando il loro dolore ma ribadendo il suo diritto a essere vivo. Ciò nonostante, il disco risulta completo sotto ogni punto di vista, senza trascurare neppure l’aspetto artistico (molto sentito e presente, sia nei video in alcuni casi realizzati da solo che nei vari artwork e dipinti che accompagnano il progetto).

Credits

Label: Warner Bros. / Machine Shop – 2018

Line-up: Mike Shinoda

Tracklist:

  1. Place to Start
  2. Over Again
  3. Watching As I Fall
  4. Nothing Makes Sense Anymore
  5. About You (feat. blackbear)
  6. Brooding – Instrumental
  7. Promeses I can’t Keep
  8. Crossing A Line
  9. Hold It Togheter
  10. Ghosts
  11. Make It Up As I Go (feat. K.Flay)
  12. Lift Off (feat. Chino Moreno and Machine Gun Kelly)
  13. I.O.U.
  14. Running From My Shadow (feat. grandson)
  15. World’s on Fire
  16. Can’t Hear You Now

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