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Tra campetti ed amplificatori: Afterhours @ Tutto Molto Bello 2016

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Da un po’ di anni ormai accade qualcosa di misterioso a Bologna. Il periodo è sempre lo stesso: metà settembre, quando il sole ancora scalda ma la pioggia, se decide di scendere, ricorda a tutti che la pacchia estiva sta per finire.
In quei giorni accade che il parcheggio di Via Sebastiano Serlio si riempia. Un gran viavai di gente che scende dalle auto con scarpette e pantaloncini, borsoni sulle spalle e in petto loghi strani, sconosciuti.
Per la “gang di badanti dell’est” raccolte nell’attiguo parchetto tutto ciò è un mistero, ma per i più temerari giovani che si avvicinano al Parco DLF attirati dalla musica, la sorpresa è rinnovata di anno in anno.
Lo diceva Pizzul durante le telecronache. Lo diciamo noi che anche quest’anno abbiamo partecipato come pubblico curioso al mitico torneo di calcetto per etichette indipendenti. Lo dice il nome dell’evento: Tutto Molto Bello.
Proprio così, bello, semplicemente. Capace di portare in città un’atmosfera da vacanza (anche se invece ormai è finita), capace di infondere in chi passeggia nel viale alberato quella nostalgica sensazione familiare, capace di aizzare la malattia del tifo sportivo anche nel più placido degli animi.
Poi la musica, ovviamente, perchè il pallone è solo un pretesto per portare in un unico luogo intriso di sana competizione i tanti soggetti attori di una scena musicale indipendente tanto varia quanto complessa. Etichette, musicisti ed autori, agenzie di booking ed uffici stampa, il pubblico della musica indipendente, tutti riuniti in una sorta di villaggio delle piccole e semplici meraviglie.
Mentre il torneo inizia ad esaltare le compagini calcisticamente più dotate, la musica si diffonde nel vicino Locomotiv per i concerti pomeridiani che sono stati anticipati solo dal live del venerdì sera: il fenomeno del momento, Calcutta.
Lasciando da parte i nomi che riescono a riempire il grande spazio dell’Estragon (causa previsioni meteo avverse i concerti serali precedentemente previsti all’aperto nell’arena Puccini sono stati traslocati nel locale di Via Stalingrado), i pomeriggi al Locomotiv sono dedicati a band più giovani (il modenese ED con il suo freschissimo e piacevole concerto, per esempio), ai progetti più bizzarri (Ottone pesante ed il relativo unanime strabuzzamento oculare ed uditivo da parte del pubblico) ed ai concerti “d’essai” (come l’intenso live di Flavio Giurato).

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E’ inutile dire però che nel ricco cartellone dei tre giorni musicali e sportivi al Tutto Molto Bello l’evento di spicco in programma è il concerto degli Afterhours. La band di Manuel Agnelli torna a Bologna dopo diverso tempo per presentare l’ultimo acclamato album Folfiri o Folfox, chiudendo così il tour estivo contrassegnato da continui soldout.
E’ così anche questa sera all’Estragon, l’amichevole hangar che accoglie i concerti più belli ed importanti della città, fa volare in alto i volumi e la poetica rock degli Afterhours.
Folfiri o Folfox è un album di rottura. Se vogliamo paragonare il percorso artistico di una band ad un sentiero di montagna, quest’ultimo album fortemente voluto e incentrato sulla persona di Manuel Agnelli, è il raggiungimento di un valico. Mentre si cammina si vede la montagna, ma solo raggiunto il valico si può vedere il panorama che offre l’altro versante, e si può ammirare la vetta da una nuova prospettiva.
Alla notizia della partecipazione di Agnelli al talent show televisivo X Factor, in tanti hanno pensato che, raggiunto il valico, Agnelli avrebbe iniziato a scendere a valle dall’altro versante, ma basta assistere ad un concerto degli Afterhours per comprendere senza dubbio che l’intenzione, invece, è andare oltre, non fermarsi e salire ancora più su, scoprendo altre strade, godendo di nuova energia e visuale sul mondo.
Il pubblico questa sera sembra aver percepito questa situazione di transizione: l’energia è percepibile e riscontrabile nei volti di tutti. Brividi su brividi nel sentire il pubblico cantare fortissimamente ogni canzone, come poche altre volte mi è sembrato di notare in altri concerti della band.
L’alchimia della “nuova” formazione è perfetta e così l’alternarsi di brani più datati con i nuovi riesce facilmente, facendo assumere alla scaletta una coerente cifra stilistica.
Massimo Rondanini (premiato prima del concerto da parte del circuito KeepOn come miglior musicista del 2016) è perfetto nella personale ma misurata combinazione di estro e tecnica: lui è un musicista vero, capace di creare ma anche interpretare, aggiungere ed impersonare. Roberto Dell’Era è una mina vagante inceppata: sembra poter saltare per aria da un momento all’altro ma alla fine no, resiste e porta a termine il suo lavoro in modo impeccabile e con un’ineguagliabile stile. Stefano Pilia c’è e si sente; a volte ritmica, a volte solista, la sua chitarra colora gli spazi lasciati vuoti dalla magnifica schizofrenia nervosa della belva chiamata Xabier Iriondo. Rodrigo D’Erasmo, un po’ arretrato sul palco, svolge sempre più il ruolo del direttore d’orchestra, a coordinare con eleganza l’ensemble capitanata da Manuel Agnelli. L’energia del front-man è cosa conosciuta a tutti, ma la sfrontatezza del passato ora pare essersi mutata. Giù le maschere: “io so chi sono” canta Agnelli, e per questo, conscio anche del limite del proprio io, cerca l’energia del pubblico, la usa, la innalza.

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I brani in scaletta sono quelli che ci si poteva aspettare (gli immancabili dal passato, le canzoni del presente) ma l’emozione di vedere nuovamente una band che ti ha cresciuto non nasce dallo stupore dell’inimmaginabile, ma dalla visione evoluta del vissuto e dalla certezza di un futuro ancora insieme.
C’è un forza nuova in questi Afterhours, una forza forse ancor più empatica a connettere pubblico e band sul palco. C’è un futuro vero in quanto imprevisto: la partecipazione di Agnelli ad X Factor mette in crisi ogni attesa e aspettativa riguardo la band, e così facendo gli Afterhours sono usciti dalla routine che uccide musica ed ispirazione: sono vivi.
La torrida serata all’interno dell’Estragon si conclude, il pubblico è visibilmente elettrizzato e stremato.
Ancor più esaltata in un perfetto mix di stanchezza e felicità sarà il giorno seguente la compagine de La Fabbrica Etichetta Indipendente: la vincitrice del torneo alzerà al cielo l’agognata Coppa Piacentina e il Tutto Molto Bello 2016, dal parco della DLF di Bologna, si concluderà dando l’appuntamento all’anno prossimo. Sempre nuovo, sempre uguale, sempre Tutto Molto Bello.

Gallery fotografica di Emanuele Gessi

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