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Nuova Gianturco – Francesco Di Bella

recensione_dibella-nuovagianturco_img_201610Superando i toni scuri e l’introspezione acustica del precedente Francesco Di Bella & Ballads Cafè, del 2013, Nuova Gianturco è un ritorno malinconico nel mezzo di una periferia industriale in una città senza industrie (pe’ Gianturco nun ce pass’ cchiù). Un quartiere non lontano del centro storico nascosto da grattacieli che hanno solo sigillato una distanza ingombrante, allontanando ancor di più il mare e la speranza. Ma è anche una tappa imprescindibile, grazie a Officina, per la scena musicale napoletana degli anni ’90, di cui Di Bella e i 24 Grana sono tra i nomi di maggiore rilievo.
La title-track si apre con la leggerezza tranquilla di una slide appena accennata che è un po’ la cifra dell’intero album, morbido e arioso, ma attenzione perchè dint’o scur’ arriva lo scatto dinamico di una chitarra pulita presa in prestito a The Edge, che avanza come vagoni sferraglianti al passaggio a livello. Di Bella ci ricorda dove siamo e che ce sta troppo d’accuncià.
Quanto è cambiata la voce di Francesco dal Mustafà impersonato assieme ai Bisca, ne Lo sperma del diavolo, all’oggi di Aziz. La rabbia viscerale, l’intonazione dissonante e soffertamente gridata si scioglie qui in nella morbidezza assorta di chi ne ha viste troppe per continuare a lottare con le stesse armi, preferendo l’empatia, la comunanza del vissuto, in una dimensione di quieto ricordo (e viene in mente la quiet desperation di Waters). Non se ne scosta la breve incursione di Zulù dei 99 Posse, che al contrario conferma il tono del brano misurato e pacato, dal sapore di bossa nova circolare.
Gli archi di Tre nummariell aggiungono il giusto pathos al sussurro vocale di un’occasione mancata. Una tavolozza di cromatismo sognante da dream pop, quasi un bozzetto di acquerelli, come ‘Na bella vita, il cui tenue pianoforte accompagna nel registro medio quella che senza l’elettronica dei sintetizzatori sfuggenti potrebbe essere una dolce ballata folk.
Anche quando il ritmo si fa appena più incisivo, nel disegno sostenuto dei tom di Non ho più tempo, la linea vocale non scarta verso dinamiche più energiche, ma gioca a favore di un piacevole delicato contrasto, che anima anche Progetto, in collaborazione con Neffa. Un approccio che esalta semmai l’accuratezza dell’arrangiamento, orchestrato assieme a Daniele Sinigallia, nei bilanciati equilibri di chitarre elettriche e suoni sintetici che rumoreggiano in corsa nell’acido Blues napoletano.
E poi a passi svelti Gina se ne va con la sua voglia di riscatto, consapevole che Brigante se more. Qui si rincorrono le voci di Di Bella, Dario Sansone e Gnut, uno dopo l’altro, una strofa ciascuno, ciascuno a suo modo, fino a fondersi coralmente sul finale, specchio del felice dinamismo che anima questa stagione di fermento della musica partenopea, che rinnova senza retorica e sterili nostalgie la ricchezza delle sue radici.
E ci sta che a chiudere l’album sia dunque una ballata acustica come Guardate fore che si riappropria silenziosamente del suo spazio dimenticato (e mo invece ‘e parlà ascite d’a casa mia).

Credits

Label: La Canzonetta Record

Line-up: Dario Sansone (voce) – Claudio “Gnut” Domestico (voce) – Luca “Zulù” Persico (voce) – Neffa (voce) – Francesco Di Bella (voce) – Daniele Sinigallia (chitarre, programming) – Alfonso Bruno (chitarra acustica) – Alessandro Innaro (basso) – Cristiano de Fabritiis (batteria) – Andrea Pesce (tastiere) – Marjorie Biondo (voce) – Joe Lally (basso)

Tracklist:

  1. Nuova Gianturco
  2. Aziz
  3. Tre nummariell’
  4. ‘na bella vita
  5. Non ho più tempo
  6. Progetto
  7. Blues napoletano
  8. Gina se ne va
  9. Briganti se more
  10. Guardate fore

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Nuova Gianturco – streaming

Tre nummariell’ – video

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