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Signals – Nrec

recensione_nrec-signals_IMG_201601Nrec, il progetto del marchigiano Enrico Tiberi, che si destreggia tra voce, strumenti suonati e programmazione, va certamente al di là dei confini nazionali e della stessa elettronica, per quanto imprescindibile punto di partenza, variamente declinato con mano esperta anche grazie alle numerose e indovinate collaborazioni. Così il canto androgino di Claudio “Clod” Nigliazzo degli Iori’s Eyes rende ambigue le armonie dei Portishead in Eyedressed, brano che il senso ritmico dei Massive Attack trascina su un dance floor glitterato, sul quale si torna a ballare con It’s mine, affidata alle doti vocali di Kendra Black. L’elettrowave si ritrova, in senso stretto, nella voce ossessiva, nei fill della drum machine, negli echi e nei timbri oscuri di Fino in fondo, con rimandi espliciti ai Depeche Mode e una strizzata d’occhio alle acrobazie del programming di Max Tundra. E di queste è controparte il pattern minimale di glitch imbastito da Anacleto “AV-K” Vitolo in Still, ad accompagnare una chitarra acustica compiacente e levigata che scorre fluida per la voce di Tiberi, calda e granulosa come Richie Havens, che in Dust condisce un tappetto di loop crescente sotto uno squillante giro armonico di vaga ascendenza folk. Tra la quiete degli arpeggi e l’euforia danzereccia si inseriscono pigri smarrimenti (I don’t know where I’m) e le morbose distorsioni di Videodrome: ghiaccio che sferraglia nella cupa fantascienza metamorfica di Cronenberg, dal cui omonimo film proviene la voce pericolosamente rassicurante di Nicki Brand, mentre scampoli di Compulsion dal repertorio be-bop di Miles Davis si infilano in alcuni passaggi come pixel bruciati su uno schermo. Signals, coi suoi pad in salita, gioca elegantemente su una costruzione armonica e un vibrato che rimandano a una delle tante incarnazioni di Bowie, ma il momento migliore dell’album è forse rappresentato dal dittico Emina – Utica. In un contesto di sample e loop, l’assolo di piano “vero” è la giusta integrazione tra le mani e le macchine. Un piano umanissimo che riecheggia nella successiva Dig Dipeer, accompagnando le due voci che si fronteggiano nella scena stereofonica in uno scontro in cui a prevalere sono proprio le note accarezzate sui tasti bianchi e neri.

Credits

Label: Musicacruda / TunaRecords – 2015

Line-up: Enrico Tiberi (voce, pianoforte, chitarra, synth, programmazione) – Daniele Strappato (voce) – Claudio Nigliazzo (voce) – Anacleto Vitolo (programmazione glitch e drums) – Kendra Black (voce)

Tracklist:

  1. Dust
  2. Eyedressed feat. Claudio Nigliazzo
  3. Videodrome
  4. Still feat. Anacleto Vitolo
  5. I don’t know where I’m
  6. Fino in fondo
  7. It’s mine
  8. Emina – Utica
  9. Dig Dipeer
  10. Signals

Link: Sito UfficialeFacebook

Signals – streaming

Dust – video

 

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