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Sinuosità e immagini di altri mondi: intervista agli Ofeliadorme

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LostHighways segue gli Ofeliadorme da sempre. Lo diciamo con un pizzico di orgoglio e tanta passione. La qualità della loro musica e la loro sinergica mutevolezza ne fanno un progetto speciale. Abbiamo incontrato la band al TPO di Bologna, prima dell’inizio della splendida serata di IndiePride – indipendenti contro l’omofobia.
Insieme a loro, uniti in questo grido contro l’omofobia, in una piacevolissima chiacchierata abbiamo parlato del lavoro al fianco del noto producer Howie B per la realizzazione del nuovo album, del tour in Cina, e di molto altro ancora.

Vorrei iniziare chiedendovi di parlare un po’ della vostra esperienza in Cina. Siete tornati da poco da un tour, ma com’è nata l’occasione di andare a suonare proprio là?
Francesca: Questa primavera abbiamo conosciuto Ni Bing, manager e producer cinese che lavora anche con Howie B. E’ stato proprio Howie a volerci presentare a lui durante un suo passaggio in Europa. Così ci siamo conosciuti, siamo stati a cena insieme. Il giorno seguente ci ha chiesto di suonare qualcosa ed infine ha detto che voleva portarci in Cina. La cosa è nata in questo modo: non siamo stati noi a cercare questa esperienza, anche perchè non avremmo neanche saputo proprio come fare!

Com’è andata? Com’è stato il primo impatto con la cultura cinese, anche e soprattutto in ambito musicale?
Michele: I locali erano veramente ben attrezzati, hanno promosso molto bene le date quindi c’era anche sempre molta gente. Un concerto, che faceva parte di un festival, era organizzato proprio in strada, quindi è stato bellissimo vedere gente di tutti i tipi. Abbiamo avuto modo di conoscere diversi artisti là, musicisti, dj. E’ stato interessante ma è anche difficile da spiegare. Non saprei farti una descrizione dettagliata… è stato talmente impattante! Ogni giorno non sapevamo cosa sarebbe successo.
Tato: Abbiamo trovato molta curiosità. Ovviamente verso di noi in quanto occidentali… perchè ce ne erano davvero pochissimi in giro! Ma la curiosità era rivolta anche in generale verso la musica, la comunicazione. Di fatto, a loro è arrivato tutto a malapena dieci anni fa, ed è arrivato tutto insieme. Abbiamo visto anche anziani fermarsi e seguire i concerti, gente che assisteva ad un djset improvvisato con i piatti montati su carrelli della spesa…
Francesca: La techno, drum’n’bass, tutto insieme in una grande bolgia. Cose che da noi si sono sviluppate e scandite nel tempo, in Cina sono arrivate contemporaneamente negli ultimi anni.
Michele: Non c’è distinzione tra musica vecchia e nuova. Anche la musica anni ’80 là è qualcosa di nuovo. C’è una grande apertura proprio per questo motivo.
Francesca: Poi ovviamente ci sono differenze. Se parliamo di Shangai, Pechino, Hong Kong certamente è diverso, ma la Cina è enorme e ci sono tantissime megalopoli dove di occidentale c’è davvero poco o niente.

Avete riscontrato quindi anche una certa libertà artistica?
Michele: Sì… ma è strano, diverso. Non possono occuparsi di politica…
Francesca: Possono farlo con espedienti e sotterfugi ironici, perchè la critica al governo è vietata. Ovviamente, essendo stati in Cina solo venti giorni, non conosciamo tutto, ma ci pare di capire che non possa esistere liberamente una band musicale politicizzata. Un ragazzo ci ha detto anche che in generale la musica rock non è ben vista dalle autorità… ma quella cinese è una realtà talmente vasta e sfaccettata che è difficile avere un quadro completo.
Tato: Considera che Chengdu, la città dove avevamo la residenza, contava 14 milioni di abitanti; siamo stati a suonare a Chongqing che è tra le più popolose al mondo con 30 milioni di abitanti…
Francesca: E noi non sappiamo nulla di questi posti, in generale dell’Oriente. Noi stessi non conoscevamo nulla della Cina prima di andarci, e tuttora la conosciamo pochissimo. Quindi è stato interessante e ci è venuta voglia di approfondire meglio la storia cinese, la cultura.

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Cosa vi rimarrà di più di questo viaggio, personalmente e come band?
Francesca: Mi ha ispirato tanto, ho preso appunti e scattato tantissime foto. I volti soprattutto. Io mi nutro molto di immagini, e credo ne farò tesoro per quello che stiamo facendo. Non so con quali sviluppi, ma sarà così. E poi sentivo bisogno di una botta del genere: una realtà completamente diversa, tutti i giorni.
Tato: A me hanno colpito tanto le persone. La tranquillità e la gentilezza. Non plateali, ma per certi modi avvicinabili alla gente del Mediterraneo, al Sud Italia.
Michele: Un’altra cosa che ha stupito molto era la voglia dei più giovani di comunicare. Giovani che si rendono conto della censura che vivono, scoprono cose nuove. Orgogliosamente ci facevano vedere i cellulari mostrando Instagram e chiedendoci se ce l’avevamo! Sentono di avere questa possibilità e responsabilità di poter cambiare il loro futuro, perchè per primi ora riescono a vedere anche oltre. Riuscire a vedere cose a loro impossibili che per noi sono scontate… tipo Google! Il loro unico modo per accedervi è comprare una VPN. Scoprire tutto questo a vent’anni… è accorgersi che per vent’anni ti sono state nascoste molte cose. La reazione è particolare, c’è entusiasmo, voglia di dire, di sapere.

Parlando di “diritti” è facile il collegamento con il tema di questa sera qui all’IndiePride. Com’è appoggiare questa tematica in Italia, proprio dopo aver visto la realtà cinese?
Tato: Farlo tornando dalla Cina è davvero strano, perchè là l’omosessualità è semplicemente fuorilegge. E’ considerata illegale, reato.
Francesca: Questo ovviamente non impedisce completamente i singoli ad essere come sono, ma certamente si trovano molto indietro. E noi in Italia siamo molto indietro rispetto a dove dovremmo essere. Proprio perchè abbiamo avuto modo di conoscere quest’altra realtà, troviamo ancora più importante sostenere questa causa, anche solo per il semplice fatto che “possiamo farlo”: in Cina non potremmo proprio.
Michele: Qui in Italia questi temi e queste iniziative vanno diffuse, e bisogna sostenerle, assolutamente.
Tato: Per noi, dopo questo viaggio, essere qui stasera ha un valore ancora maggiore.

Stasera sarete in molti ad alternarvi sul palco, quindi immagino che il vostro sarà un set più breve del solito. Ho sentito però in un’intervista a Radio Città Fujiko che proporrete anche due brani del prossimo album…
Francesca: Sì, oggi li testiamo anche qui dopo averli suonati in Cina. Visto che poi fino ad aprile non suoneremo più a Bologna, abbiamo pensato che per i nostri amici che qui ci seguono sarebbe stato bello far ascoltare qualcosa di nuovo. Anche chi non ci conosce avrà modo di sentire a tutti gli effetti quello che siamo noi, ora.

LostHighways vi segue da sempre…
Francesca: Vero! Sì sì!

Ecco, ma nonostante io sia bolognese e collabori con LostHighways da diversi anni, vi conosco pochissimo. Non nascondo di avervi visto per la prima volta dal vivo soltanto questa estate al Cavaticcio nella rassegna organizzata dal Cassero. Quel giorno, però, sono stato assolutamente folgorato.
Francesca: Sono contentissima. Meglio così: meglio una folgorazione sulla via di Damasco!

Sono rimasto davvero stupito. E in particolare mi ha colpito la cura che pervade la vostra musica e l’esibizione. Vi vorrei chiedere proprio di questa “cura”: da dove arriva? Si è sviluppata nel tempo o risiede proprio nelle vostre persone?
Tato: Innanzitutto è una cosa caratteriale. Tutti e tre in ogni cosa che facciamo abbiamo questo approccio. Sicuramente poi è effetto della nostra passione, perchè, come sai, fare i musicisti in Italia ne richiede davvero molta. Non è facile, devi fare comunque altri lavori, e se suoniamo da tempo è perchè comunque lo vogliamo davvero tanto, e cerchiamo di farlo al meglio.
Michele: Non ci fermiamo. Non solo nelle prove, ma anche nei live, magari ci accorgiamo uno con l’altro che qualcosa è da aggiustare, qualcosa da alzare, abbassare, modificare. C’è molto dialogo tra di noi anche in questo. E poi è proprio una questione di… insomma, ti presenti alla gente e… sì ecco, vedi? E’ una questione caratteriale!
Francesca: Ce lo ha detto anche Howie B, ma non solo lui: tra noi non c’è egoismo. Se in un brano qualcuno di noi deve suonare solo tre note, non c’è problema, e non c’è bisogno che siano gli altri a dirglielo… ormai lo capiamo da soli. La nostra musica è una conversazione tra noi tre. Perchè la conversazione non degeneri ci vuole equilibrio tra le voci, e solo così è possibile parlare di tutto, con l’apporto di tutti e spesso di situazioni ed immaginari musicali anche molto diversi tra loro.

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Il lavoro con Howie B cosa vi ha dato maggiormente?
Francesca: Lui non lo sa ma io ho un quadernetto con i suoi quotes! E’ una persona di grande umiltà, mai prevaricante con noi.
Michele: Lui è stato bravissimo a farci raggiungere il risultato che abbiamo ottenuto, senza mai dirci di fare una sola nota. Lui diceva: “Mi manca qualcosa là… ma prova forse lì…”.
Francesca: E tu così ci pensi, rimescoli e rimescoli e poi alla fine capisci da solo cosa occorre fare.
Michele: La cosa bella è che tutti i brani li sentiamo assolutamente nostri, ma sappiamo che senza di lui non sarebbe stato possibile. Umile, elegante, e folle!
Francesca: Lui è un po’ matto… infatti ci troviamo anche molto bene! Ci divertiamo tanto!

Si può dire che il disco ormai è pronto? Avete detto che anche il singolo molto probabilmente è stato scelto.
Francesca: Sì, il disco è in fase avanzata di missaggio. Il brano lo ha proposto lui, facendocelo ascoltare già missato. Secondo me è tra i brani migliori del disco e offre un’immagine completa su ciò che siamo ora e cosa facciamo.
Michele: Ovviamente i pezzi sono tutti fighi ed è stato difficile sceglierne uno! Scherzo! La realtà è che effettivamente quello è completo, c’è molto equilibrio, e quando è stato proposto ci siamo trovati subito tutti d’accordo.

Invece a Radio Kairos avete annunciato che anche il titolo del disco ormai è definito…
Francesca: Ci stavamo scrivendo via chat proprio in quel momento. Io avevo proposto un titolo, ma quando scrivi ad Howie non sai mai se quando ti risponderà sarà serio oppure starà scherzando. Lui quindi ha risposto cambiando il titolo proposto, per poi dirmi dopo che stava scherzando e il titolo era perfetto! Bastardo!

Solitamente nel lavoro sui testi da parte di Francesca ci sono riferimenti cinematografici e di letteratura. Nell’ultimo ep persino di mitologia. Anche il nuovo album avrà queste influenze? E il resto della band come si interfaccia con questi immaginari?
Francesca: Sì, ma saranno meno espliciti. E’ un po’ una degenerazione mia. Posso dire di essere una lettrice “mediamente forte”, e quindi assorbo molto dalle letture. Il tutto si mescola con esperienze personali o di persone a me vicine. I testi per lo più sono riflessioni su qualcosa che ho letto.
Michele: Noi lavoriamo più sui collegamenti visivi. Ci piace essere al servizio delle immagini. A volte capita anche che lei ricostruisce delle immagini da suggestioni sonore di Tato, o viceversa. Non ci spieghiamo molto le cose, ma riusciamo ad interpretarle tra noi. E’ difficile…
Tato: In realtà forse è proprio facile. Ci viene naturale.
Francesca: Può capitare, per esempio, che una parola li porti a creare il “loro film”, e che il “mio film” non si realizzi come me lo ero immaginato, fortunatamente, e diventi così un’altra cosa.

Questo approccio visivo alla ricerca musicale mi fa pensare ad un’intervista a Steven Wilson che ho visto in tv pochi giorni fa. Lui affermava di essere un “regista frustrato” proprio perchè, mentre fa musica, si sente perennemente dietro alla telecamera. Per quanto riguarda invece i vostri video, vivete in prima persona anche quel lavoro?
Francesca: Sì, assolutamente. Notizia proprio di questi giorni: a Novembre dovremmo iniziare a lavorare al primo video con Mat Cook, un artista multimediale londinese che in passato ha lavorato anche con i Depeche Mode. Ci farà le foto promozionali ed anche il video. Credo che ci troveremo molto perchè ha una passione smisurata per il cinema, un certo tipo di cinema… quando ci siamo incontrati la prima volta l’anno scorso c’è stata subito una bella sinergia. Noi ci teniamo tanto, e lui può fare davvero un lavoro magnifico!

Con una scena, un’immagine, dei colori, come potreste ora descrivere il vostro prossimo album?
Francesca: Un corpo in penombra.
Michele: Blu scuro. Molto scuro.
Francesca: Un corpo nudo. In penombra.
Michele: Uh, figo!
Francesca: Il tema del corpo ricorre qua e là nel disco.
Michele: Sì, è tutto molto morbido, sinuoso… Certo, dev’essere un bel corpo!
Francesca: Sì, ok, un bel corpo nudo in penombra!

Dopo il lavoro con Howie B, senza paura di sognare, con quali personaggi della musica vi piacerebbe condividere un palco?
Michele: Sarebbero parecchi. Il mio sogno di una vita, quello più nostalgico… i Radiohead!
Tato: Difficile dirne uno così al volo. Björk, è una che si tuffa nelle cose in prima persona, sperimentatrice, e sì, sarebbe bello condividere un palco con lei.
Francesca: Piccole ideuzze, no? Beh, mantenendomi su questo livello dei “miti della musica”, allora io dico che mi piacerebbe tantissimo condividere un palco con Nick Cave & The Bad Seeds. Mi piacciono tanto loro, e come scrive lui, il principe della notte.

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