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Codec_015 – Drunken Butterfly

recensione_drunkenbutterfly-codec015_IMG_201509Tutto tace intorno a loro”. Più in là, invece, esplodono i Drunken Butterfly. Sesto album per la band marchigiana che ha registrato Codec_015 assieme a Cristiano Santini dei Disciplinatha al Morphing Studio di Bologna; successivamente il disco è stato masterizzato da Giovanni Ferliga degli Aucan al TapeWave Mastering presso lo Studio di Brescia.
Il gruppo ha lavorato su soluzioni nuove, ha incrementato un suono già ben definito e caratterizzante affinandolo ancora di più. Estremizzare, questo è il verbo da cui è partito tutto.
La batteria apre il disco nel brano Il bel paese ed incede a fianco al basso che gratta sul fondo della pancia del barile chiamata Italia. La voce si accanisce come la ferocia nascosta dalla semplicità di un Paese rimasto ancorato e sepolto sotto lagnosi luoghi comuni. Il bel paese introduce un’escapologia dalla realtà ingellata dai media. I brani assumono la forma di istantanee nel pieno della tempesta in corso: quella politica, quella sociale, quella individuale. Un presente che ha già fagocitato il suo futuro distopico dove proliferano “nuove leggi dove non c’è più nessuna legge” e “i grattacieli coprono l’orizzonte”.
Per presentare il disco i Drunken Butterfly hanno scelto di chiamare in causa uno dei maestri del Novecento definendo questo lavoro un “Pasolini riletto in chiave rock”. Quest’affermazione si può assimilare e poi accogliere entrando nel vivo di Codec_015, accumulando inquietudine, scrutando un panorama lontano dal sogno di una cosa, dato che l’ideologia ormai è sfumata e viene soffocata sempre di più da dictat imposti.
Codec_015 è decodifica di segnali esterni e il suono registra le impressioni nelle coscienze che il mondo fuori suscita. I Drunken Butterfly parlano un linguaggio scarno e diretto, non manipolano i pensieri per il mercato del piacevole ascolto e ogni parola mantiene il peso di un masso quando arriva all’ascoltatore. L’intensità del messaggio non perde forza, non c’è smussatura, come nel linguaggio punk dove ogni emozione è esternata con lapidaria immediatezza. Esatto, il punk, quello morto, quello che ha eliminato le creste e che trova altre forme d’infiltrazione. Marie si fa spazio nel buio: un ritmo ossessivo stringe la mano a una sorta di Beatrice con la quale attraversare fiumi pericolosi chiamati “giorni”, o una Thelma con la quale lanciarsi nel vuoto. Tutto viene lastricato con sintetizzatori acidissimi a scroscio. Nervi condensa uno sfogo messo a nudo tra melodie disturbate e secondi di distensione musicando solitudini impossibili da condividere. Coltelli, invece, è un’allucinata avanzata degli audaci: interamente strumentale il brano si sviluppa tra sirene in perfetta ambientazione Blade Runner dove ogni cosa è immobilizzata sotto pioggia e automatismi. Scenari di assedio prendono forma anche in Nuovo ordine dove “tutto è in ordine e niente è in ordine” e qui arrivano scariche elettriche in un’atmosfera plumbea industriale sempre in linea con il concept del disco.
Codec_015 sta addossato contro un muro sotto i manganelli della polizia e prende a spallate le ore lavorative fatte con la fame, affettate con l’elettronica.

Credits

Label: Black Fading Records – 2015

Line-up: Lorenzo Castiglioni (voce, chitarra, sintetizzatore, drum machine, pedali) – Fabrizio Baioni (chitarra, sintetizzatore, drum machine, pedali) – Giorgio Baioni (basso, sintetizzatore)

Tracklist:

  1. Il bel paese
  2. L’America
  3. Addio
  4. Marie
  5. Nervi
  6. Coltelli
  7. Nuovo ordine
  8. Genova
  9. Sete

Link: sito ufficiale, facebook

Codec_015 – streaming

Il bel paese – video

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