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Kanaval – The Marigold

recensione_TheMarigold-Kanaval_IMG_201501I Marigold tornano con il loro quarto album, Kanaval. Forti, ancora una volta, della preziosa collaborazione di Amaury Cambuzat (Ulan Bator, Faust), la band di Marco Campitelli si è avvalsa anche di Gioele Valenti (Herself) e Toshi Kasai (MELVINS), che oltre ad aver suonato sul disco ne ha anche curato mix e mastering al Sound Of Sirens (Sun Valley, CA). L’album è stato pubblicato negli USA per la Already Dead Tapes & Records di Chicago e in Europa per la DeAmbula Records, Riff Records, la belga Hyphen Records e Icore Prod.
Kanaval è un album che mostra l’evoluzione della band, passata da un post-rock tendente al dark-wave ad un approccio più psichedelico. Le atmosfere si mantengono cupe, ma meno intime. Le tracce lasciano un ampio spazio al noise, alla sperimentazione. I brani sono ricchi di tensione, amplificata dall’uso di sovraincisioni vocali, di cambi di registro, che suonano quasi come esplosioni all’interno dei brani. Campionamenti di percussioni, rumori vari, archi e chitarre la fanno da padrone dell’album dei Marigold, regalando a Kanaval un effetto straniante.
Kanaval ci mostra ancora una volta le ottime qualità dei Marigold, capaci di evolversi creando un sound personale e mai scontato.

Credits

Label: DeAmbula Records – 2014

Line-up: Marco Campitelli (voce, chitarre, tastiere, 6 string bass) – Stefano Micolucci (basso) – Giovanni Lanci (batteria, percussioni)

Tracklist:

  1. Organ-Grinder
  2. Magmantra
  3. Fade down to go down
  4. Sick transit Gloria Mundi
  5. Sludge-Jungle
  6. Third-Melancholia
  7. So say we all
  8. Disturbed
  9. Demon Leech

Links: FacebookSito Ufficiale, Bandcamp

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