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Hanno Paura di Guardarci Dentro – Le Strisce

recensione_LeStrisce-hannopauradiguardacidentro_IMG_201411Per parlare di “generazione”, si sa, è necessario che esista, in qualche modo, un evento che possa accomunare la vita di chi vive lo stesso momento storico, sociale e culturale.
Questa generazione è priva di eventi eclatanti. Costellata invece da eventi minori, per quanto terrificanti, o splendenti, ognuno, nella sua grandezza.
Gli “esperti” chiamano questa generazione “generazione internet”. Ecco cosa siamo diventati. Una rete di inconsistenza. Le Strisce, con questo terzo album, finalmente auto prodotto, ha dato alla luce uno dei lavori più rappresentativi degli ultimi tempi. Nessuno ha mai preso in esame così questo scombussolamento, questo altalenare tra la feroce voglia di vivere ed il terrore di non saperlo/poterlo fare al meglio. Non è il solito album in cui si parla della gioventù malata, più che bruciata, come se tutto fosse sempre una decadente non risposta al mondo. Le Strisce, con Hanno Paura di Guardarci Dentro, dà uno spaccato reale di questa fascia di età, tra i 18 e i 35 anni, in cui non c’è nemmeno più il tempo di giocare ai “dannati”, ma nella quale bisogna vivere, in qualche modo, meglio se quel modo è il proprio modo. Che sia qui o in capo al mondo. L’importante è affermare il proprio senso. La qualità di scrittura di Davide Petrella, riconducibile già alla sua collaborazione con Cesare Cremonini per l’album Logico, raggiunge in questo album picchi, a mio avviso, altissimi. I testi sono racconti semoventi nella mente e nello stomaco di chi ascolta. La musica fa il resto, dando quattordici momenti di bellezza e disperazione, questa miscela di cui è fatta la gioventù da sempre e per sempre, lo dicono anche loro, nel singolo Nel Disagio: “i ragazzi bruciano per sempre.”. Il meraviglioso video di Tiziano Russo sottolinea tutto, un amplificatore di questo sparo di coscienza che ci salva. Ogni brano andrebbe esplorato con la curiosità con cui si guardano le cose belle. Ogni parola.
Oserei dire che, rispetto ai due album precedenti, c’è un abisso, proprio nelle intenzioni, nelle conseguenze del messaggio. Si sente la libertà di essere, senza nessuna restrizione. Anche la libertà di mandare a fanculo Maurizio Cattelan, per provocare chi provoca, per riconoscersi nella lotta, armata, sì, ma di fiducia, di aspettativa.
Un album che dovrebbe essere ascoltato da tutti, per ricordare quello che eravamo, che siamo diventati, per interrogarci insieme su questo futuro che non sa come contenere tutti i desideri.
Si sente l’elettronica svedese, metodica, perfetta, così come il disordine del grunge. Sono pur sempre figli degli anni ’90, di questa ribellione distorta.
Hanno imparato da Tom Waits, da Marina Abramovic, che percorre la muraglia cinese a piedi, per dire addio ad un uomo che ha tenuto stretto per dodici anni. Per questo sacrificio che è l’amore.
Le Strisce dimostrano una maturità culturale e musicale inaspettata rispetto a quello che siamo abituati ad ascoltare. C’è bisogno di questo, forse, per riprendere in mano tutto.
C’è bisogno di smetterla di parlare di crisi in linea generale, così gigantesca e aliena, ed iniziare a parlare di gente, di ogni singolo individuo, di ogni piccolo tassello che costruisce la Storia.

Credits

Label: Suonivisioni – 2014

Line-up: Davide Petrella: Voce – Enrico Pizzuti:Chitarre – Andrea Pasqualini: Chitarre,Cori – Francesco Caruso: Basso – Dario Longobardi: Batteria
(batteria)

Tracklist:

  1. Nel Disagio
  2. Fantasmi
  3. Andrea
  4. Ci Pensi
  5. Gli Artisti
  6. Comete
  7. Cosa deve fare un giovane d’oggi per potere ridere
  8. Dentro
  9. Beat Generation
  10. 2012
  11. La Sindrome di Stoccolma
  12. L’Ultima Sigaretta
  13. Persa
  14. Non è destino

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Hanno paura di guardaci dentro – streaming

Nel disagio – video

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