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Suono potente, sexy e sinistro: intervista a Joe Sansone (These Reigning Days)

TRD_in0Opera of love è il debut album di questa nuova band proveniente dalla terra di Albione. Sono epici e entusiasmanti come i primi Killers e Muse. Nei These Reigning Days albergano tante influenze anni ’80 ma il loro suono è decisamente immerso in questi anni. Il loro mood è pienamente nelle corde di LostHighways che non poteva non intervistare il loro batterista Joe Sansone.

Da dove arriva il nome della band?
L’idea è venuta fuori, come forse per tutte le band, dopo molte discussioni sul nome che meglio avrebbe potuto rappresentare il progetto. Dopo molte ipotesi e dopo molte pinte di birre buttate giù nel nostro locale abituale, un giorno Dan ha pronunciato a voce alta “These Reigning Days”: ecco, doveva essere proprio quello il nome giusto, delicato e immediato allo stesso tempo.

Il vostro album potrebbe essere uscito anche  nel 1984, mi sto riferendo al vostro sound basato sui synth. Un disco del passato che suona moderno!
È proprio quello che ci eravamo prefissati di raggiungere a livello di suono: pesantemente infusi di influenze anni ’80 e contemporaneamente preservare un ponte verso la modernità basato su un grosso muro di suono. Guardando in avanti, la band si è evoluta in questa direzione, partendo dagli anni ’80 siamo arrivati ad un suono più sexy e potente che si manifesta soprattutto durante i nostri live.

Nel vostro indie-pop tutto fondato sui synth come siete riusciti a conseguire un perfetto equilibrio tra qualcosa di facilmente orecchiabile, ammiccante, ballabile ed un songwriting non banale?
Le cose sono venute fuori dalle nostre esperienze personali e dalle nostre influenze musicali. Non necessariamente ci siamo seduti a tavolino e ci siamo detti: “ ragazzi, dobbiamo scrivere un brano che funzioni in questa determinata maniera!”, è accaduto e basta. Dan ha una grande attitudine in fatto di scrittura di testi e riesce facilmente a mettere giù dei ritornelli perfetti, poi in poche ore di sala prove noi tutti riusciamo a scavare a fondo nelle nostre visioni musicali. Realizziamo quello che noi stessi vorremmo ascoltare…

TRD_in1Potresti spiegare come è nata Too late?
Ci puoi credere o meno, ma non era proprio in programma che la canzone finisse nell’album. Eravamo abbastanza pressati dalla casa discografica: dovevamo far arrivare il più presto possibile l’album registrato sulla scrivania di figure importanti e non avevamo più il tempo di trovare la quadra di questo pezzo. Ha sempre avuto una forma grezza che amavamo suonare in delle jam improvvise nel corso dei soundcheck. Però alla fine delle registrazioni in studio ci erano rimaste due ore ancora, e proprio in queste due ore siamo riusciti ad arrangiare il brano e sfruttare al massimo l’immaginazione di Dan.

Possiamo parlare delle collaborazioni che ci sono state per il disco?
Abbiamo collaborato con una nostra amica: Jazmyn. Lei ha una bellissima e delicata voce, qualcosa di necessario e perfetto per il brano I need time. Era di passaggio a Londra nel periodo di registrazione dell’album e cosi dopo una conversazione telefonica di due minuti ci siamo ritrovati in studio pronti ad inserire la sua parte di voce.

Avete aperto per Bon Jovi durante il suo ultimo concerto a San Siro (Milano). Qual’è stato il miglior ricordo di questa esperienza?
Penso che il miglior ricordo (a parte il fatto che stavo suonando con uno de miei idoli da ragazzino in uno dei stadi preferiti) è stato quando Dan ha incitato la folla a seguire con il battito delle mani il tempo che portavo con la mia batteria nell’intro di Living it up. La testimonianza di questa grande gioia è il video che ho registrato con una GoPro, montata dietro di me. Mi si vede guardarmi intorno con il sorriso tipico di grosso gatto di Cheshire, un sogno diventato reale in un momento magicamente bizzarro.

TRD_in2Qual’è la canzone che preferisci suonare dal vivo?
Penso sia Satellite, è la nostra ultima traccia, è cosi piena, profonda e dura… perfetta per chiudere lo show.

Dimmi della copertina dell’album…  è veramente particolare…
L’artwork è stata opera del nostro bassista Jonny. È portato per le arti figurative, ha una bella immaginazione. Abbiamo buttato giù un po’ di bozze, qualcuna buona, altre meno. Dopo molte discussioni notturne, è venuta fuori questa figura che perfettamente rappresenta in una forma unica le componenti fondamentali del nostro progetto che consideriamo sexy, misterioso , sinistro e affamato di Bellezza.

Cinque canzoni che suggeriresti di ascoltare al tuo migliore amico…
Kasabian – Treat, Enter Shikari – Ghandi, My Chemical Romance – Mama, Muse – Starlight, Rudimental – Not giving in

Opera of love – Video

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