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Quella sana incoscienza, tutta italiana: intervista a Davide Combusti (The Niro)

The Niro è un progetto collaudatissimo e di successo che tornerà con un nuovo album quest’anno. Davide Combusti è un musicista completo che sa districarsi tra sonorità amiche dell’ambiente cosiddetto “indie”, e capace di conquistare anche i palati più raffinati. Il riconoscimento unanime della sua bravura è sancito anche dai tanti artisti che con lui collaborano (dal mondo della canzone italiana alla musica straniera, cinema e teatro). In questo periodo Davide è in tour e a brevissimo lo seguiremo nella data bolognese dell’11 Aprile al Salotto Muzika (c/o il Bentivoglio Club). Lo abbiamo incontrato per farci raccontare qualcosa sul nuovo album, sui suoi progetti passati e futuri, ed infine qualcosa sulla nostra Italia disperata e senza sogni.
Nelle parole di Davide c’è tanta energia positiva e propositiva in grado di contagiare: non è più tempo di stare fermi! (Si ringrazia La Fabbrica per la collaborazione)

Partiamo dal principio con una piccola personale presentazione: chi è The Niro?
Dietro al moniker The Niro c’è Davide Combusti, cantautore romano polistrumentista. Sarei io!

Il tuo esordio con l’EP An Ordinary Man e il successivo omonimo album è stato folgorante. Questo “successo in partenza” ti ha spiazzato? Ti ha creato problemi nell’approccio al seguente lavoro discografico?
Sono sempre stato un pessimo pianificatore! Per il secondo album ho cercato di seguire il solito istinto, ovvero evitare condizionamenti esterni e rischiare in prima persona. E infatti Best Wishes è stato un album spiazzante per chi si aspettava un disco più “conservatore”.

Best Whishes (2010) e The Ship (2012) sono stati molto apprezzati, ma forse non si è ripetuto “il botto” ottenuto con Ordinary Man e The Niro (pur non essendocene un motivo dato che gli ultimi non sono affatto album di minore qualità). Io sono convinto che sulla lunga distanza la qualità venga sempre premiata, ma noto che, soprattutto nell’ambiente underground dove c’è tantissima offerta e si parte tutti (o quasi) dallo stesso punto, il successo non è sempre direttamente proporzionale al merito dell’artista. Fortuna? Caso? Merito dei promoter di turno?
Ti ringrazio intanto per le belle parole. Non posso essere io a darmi la patente di qualità, ad ogni modo amo quello che faccio, già questo mi gratifica a tal punto da vedere il successo come una cosa scevra dai miei pensieri. Poi se arriva… tanto di guadagnato, se non arriva… pazienza. L’integrità artistica per me ha un valore infinitamente più importante. Credo che in una giusta scala dei valori al primo posto dovrebbe venire il talento, poi la fortuna, infine una squadra capace di essere il megafono del talento. Detto ciò, un bravo promoter sa venderti anche l’aria fritta: in fondo è il suo lavoro.

Apprezzo tanto chi si mette in gioco e ha voglia di cambiare in ambito artistico e professionale: quando hai deciso di passare alla scrittura di canzoni in italiano?
È accaduto durante la composizione di un brano che stavo scrivendo per Malika Ayane (Medusa). Nel cantare il provino mi ero accorto di provare un certo piacere nel cantare la versione in italiano, così la settimana successiva ho iniziato a scrivere qualcosa per me e alla fine della settimana avevo già scritto una ventina di testi nella nostra lingua.

La tua musica pubblicata fino ad ora è anglofona non solo nelle parole, ma anche nelle sonorità: come sarà il prossimo album? I testi in italiano, ma l’approccio musicale sarà diverso?
Musicalmente lo stile è rimasto invariato, cambierà solo la lingua.

Attualmente sei impegnato in un tour che anticipa l’uscita del nuovo album. L’11 Aprile suonerai a Bologna, nell’intimo contesto del Salotto Muzika. Come sarà caratterizzato il tuo live e come sarà composta la band che ti accompagnerà?
Il live attraverserà i primi album, e, sparsi qui e là, ci saranno queste anteprime. D’altronde non sono solito scrivere una scaletta, preferisco avvertire gli umori miei e del pubblico ed agire di conseguenza. Un po’ come fanno i dj in certe situazioni.
Ad accompagnarmi ci saranno Puccio Panettieri alla batteria e Maurizio Mariani al basso.

Era il 2008 quando hai scambiato l’ultima volta due chiacchiere con noi di LostHighways. Ne è passata di acqua sotto i ponti e sicuramente la tua vita (artistica e personale) sarà un po’ cambiata. Voglio però citarti un passaggio di quella intervista: alla domanda “chi è l’uomo comune oggi?” tu hai risposto così: “l’uomo comune oggi si lascia scivolare tutto addosso. Non si stupisce più di niente. Non sogna più.”. L’altro ieri leggevo un editoriale di un giornalista che usava parole molto simili alle tue mentre proprio ieri discutevo con un’amica di questa situazione particolarmente viva (o forse meglio dire “morta”) nei giovani. Chi ci ha rubato la capacità di stupirci? Chi ci ha strappato la voglia di sognare?
Dopo cinque anni mi sentirei di ripetere le stesse parole, aggiungendoci proprio la parola “giovane”. In questo periodo storico poi la mediocrità è di casa in qualsiasi contesto.

Credi che un cambiamento imminente sia possibile?
Onestamente non credo che ci sarà un cambiamento imminente in Italia. Basta guardare la politica (movimenti compresi) per capire che nessuno ha davvero voglia di esporsi di un millimetro per cambiare le cose.

Torniamo al nuovo disco: di fronte a una svolta così “importante” (dall’inglese all’italiano) credo sia naturale trovare appiglio in certe figure che incarnano uno stile musicale e di canto. Questo è accaduto anche a te? Ci sono dei riferimenti nella musica italiana che riconosci, anche a posteriori, nel tuo nuovo lavoro?
Ho approcciato l’italiano con la solita incoscienza che mi accompagna anche nella vita. Non ho seguito particolari ispirazioni, e forse è anche per questo che le persone che hanno ascoltato i brani in studio in anteprima hanno esclamato la frase: “mai sentito nulla di simile in Italia”. Non so se sia una cosa positiva o meno, ma l’ho presa come un grande complimento.

Qual è il tema maggiormente trattato nei testi dei brani che faranno parte del prossimo album? Perchè?
Non c’è un tema predominante. O meglio: c’è un modo predominante, che è quello del movimento. È un disco di movimento. Perché? Perché mi ero stancato di stare fermo!

Tu sei uno di quei musicisti/autori che non riescono a limitarsi al meccanismo ciclico “disco/tour-disco/tour”; hai partecipato a molte altre pubblicazioni con singoli brani, hai collaborato con vari artisti italiani e stranieri. Sicuramente anche ora non ti stai dedicando solo al nuovo album: cos’altro bolle in pentola?
Sto scrivendo colonne sonore per il cinema: un horror (Mr America, regia di Leonardo Ferrari Carissimi) in uscita a settembre; un documentario (Il Leone di Orvieto di Aureliano Amadei) che nei prossimi giorni uscirà in Francia; un noir italo-francese (Maria Asuncion di Francesco Colangelo) su cui ho iniziato da poco a metterci le mani.

Grazie, Davide
Grazie a voi!

Johnny – Streaming

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