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Padania – Afterhours

Gregor Samsa una mattina si sveglia e non si riconosce più. La metamorfosi ovvero il racconto per eccellenza di Kafka. Un uomo che perde se stesso nella condizione di insetto, ingoiato dal vortice dell’incomunicabilità, della solitudine, dell’oppressione della società. Fino alla morte.
E di questi temi, con estrema lucidità, racconta Padania. Certo, in chiave contemporanea però, arrivando a guardarci in faccia, e poi dentro, toccando le più profonde verità sui nostri anni di paese in decadenza.
Impossibilità di scegliere, destino, finzione, disagio, perdita di identità. Un uomo in corsa che crede di poter avere tutto, ma si perde nella dimenticanza di se stesso. Una tragedia moderna che avvolge tutto nella disperazione, nel panico, nella diffidenza, nel vuoto, nell’angoscia. Una metamorfosi ai tempi dei fallimenti della nostra generazione. “L’inferno è vivere da vero re/Senz’essere stati mai sé stessi/Ma niente lacera di più/Niente può far male più/Non più di essere me stesso”, recita Io so chi sono. Padania è un titolo che non ha nulla di politico se pensiamo alla politica degli spiccioli da talk-show. Padania è uno stato nella mente, una dittatura che alberga nelle viscere del nostro essere. Padania è un disco realizzato da musicisti che scelgono di scoprirsi gli occhi e palpare la carne più nuda delle emozioni che divorano l’uomo di oggi. Padania vuole ridare all’Arte, alla musica, il diritto di un ruolo primario: perché la cultura può cambiare le cose.
Chi scrive pensa che per veicolare un messaggio del genere occorra dare l’esempio in maniera forte, onesta e consapevole. Sfidandola l’arte, sapendola fare. E gli Afterhours sanno farla. Sanno sfidarla, riuscendo nella sua vena più affascinante e benefica: la sperimentazione. E Padania ne ha da vendere, dall’inizio alla fine della sua durata. Un disco di una densità impressionante. Disturbante al primo ascolto, destabilizzante all’esplorazione ripetuta. Colmo di dissonanze, stridori, acidità e veggenze. Un corpo magnifico di disordini geniali, perché frutto di una matematica emotiva esplosiva e avventurosa. Il dialogo allucinato di Terra di nessuno, i paradossi di Costruire per distruggere, la frenesia di Fosforo e blu, le provocazioni dei due messaggi promozionali (il secondo con un inserto d’archi) convivono alla perfezione con momenti più “morbidi” come Nostro anche se ci fa male e La terra promessa si scioglie di colpo, due perle che si candidano a pietre miliari della melodia secondo il verbo Afterhours. E torna anche quella vena puramente strumentale con la meravigliosa Iceberg (musiche per orchestra di D’Erasmo).
Archi, fiati, chitarre declinate secondo la potenza elettrica e la rotondità acustica, la ritmica seguace fedelissima, la voce. La voce di Manuel Agnelli in una forma divina, ispirata nelle articolazioni e nelle estensioni, così tagliente e camaleontica. Sublime in Metamorfosi e Ci sarà una bella luce. Accostare gli estremismi espressivi di Agnelli a quel certo Demetrio Stratos rende forse l’idea di quanto accade nelle volute vocali di questo nuovo capitolo discografico della band di Milano. E uno scrigno di testi feroci, diretti e pungenti. C’è un immaginario come pochi nei dedali delle parole di Agnelli, fatto di ombre e squarci di luce, di ironia e delicatezze improvvise. Il tutto sempre legato ad un cifra stilistica personalissima e inarrivabile.
Padania è Musica alta, colta. Questo accade quando certe trame di classicismo vengono destrutturate da un’attitudine rock che (poche storie,!) è merce rara.
L’Italia è un paese in cui la musica è spesso poco coraggiosa, etichettata, consumata nei suoi rappresentanti nel giro di un paio di dischi, poi arriva la noia e il bisogno di nuovi nomi sempre fedeli ad alcune certezze. Come vogliamo chiamarla? La moda del momento seguita con l’alibi della diversità?! Volenti o nolenti, la musica degli Afterhours, così poco di “genere” e così tanto “libera”, non cambia i suoi rappresentanti. C’è la musica degli Afterhours fatta solo dagli Afterhours. E soprendere è ciò che fanno meglio di chiunque altro.
Bentornati!

Credits

Label: Germi/Distribuzione Artist First – 2012

Line-up: Manuel Agnelli (voci, chitarre, Bösendorfer) – Giorgio Prette (batteria, timpani,) – Giorgio Ciccarelli (e-bow, piano, cori, chitarre, voce) – Roberto Dell’Era (basso, voce, effetti, chitarra elettrica) – Rodrigo D’Erasmo (chitarre acustiche pulite e distorte, violini, violectra, orchestra) – Xabier Iriondo (Mahai Metak, chitarre, Melobar). Con la partecipazione di Enrico Gabrielli (ance in #4, fiati in #15), Lisa Ciccarelli (pianto di bimba in #6), Domenico Mamone (sax baritono, fiati in #13), Michele e Teresa Ciccarelli (cori bimbi in #13). Testi di Manuel Agnelli (e Dell’Era in #8). Musica di Agnelli (#6), Agnelli/Ciccarelli/D’Erasmo (#1, #7), Agnelli/D’Erasmo (#2), Angelli/Ciccarelli (#3, #4, #5, #10, #13, #15), Dell’Era (#8), Agnelli/Ciccarelli/Iriondo (#9), Agnelli/Dell’Era/Iriondo/Prette (#11), D’Erasmo (#12, #14). Registrato da Tommaso Colliva presso Alaide Studio/Como, Jungle Sound/Milano e Che Studio/Milano. Registrazioni addizionali Paolo Mauri, Manuel Agnelli, Giorgio Ciccarelli e Rodrigo D’Erasmo. Mixato da Tommaso Colliva e Paolo Mauri presso Che Studio/Milano. Masterizzato da Giovanni Versari presso La Maestà. Mastering/Tredozio. Arrangiato da Afterhours. Prodotto da Manuel Agnelli e Tommaso Colliva. Grafica: Thomas Berloffa. Foto booklet: Elettra Mallaby

Tracklist:

  1. Metamorfosi
  2. Terra di nessuno
  3. La tempesta è in arrivo
  4. Costruire per distruggere
  5. Fosforo e blu
  6. Padania
  7. Ci sarà una bella luce
  8. Messaggio promozionale n.1
  9. Spreca una vita
  10. Nostro anche se ci fa male
  11. Giù nei tuoi occhi
  12. Messaggio promozionale n.2
  13. Io so chi sono
  14. Iceberg
  15. La terra promessa si scioglie di colpo

Links:Sito Ufficiale,Facebook

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