Home / Editoriali / Imparare a fare errori migliori: intervista ad Andrea Bruschi (Marti)

Imparare a fare errori migliori: intervista ad Andrea Bruschi (Marti)

Da Genova a Berlino la vita di un Artista, con la A maiuscula, proprio così. Attore e songwriter raffinato, Andrea Bruschi ritorna con i suoi Marti e accende i chiaroscuri della sua musica con magiche orchestrazioni. Better mistakes, il suo secondo lavoro, esce per l’etichetta indipendente canadese Fod Records dimostrando che gli Italiani possono esportare musica cantata in inglese che funzioni. Approfondendo anche l’esperimento Per pochi attimi, brano cantato in italiano, il cui testo è stato riscritto dal leader dei Baustelle Francesco Bianconi, LostHighways vive l’onore di questa suggestiva nuova pagina dedicata alla musica di qualità. (Foto di Gianluca Moro)

Non vale la pena avere la libertà se questo non implica avere la libertà di sbagliare”. Ti ritrovi in questa massima di Gandhi? Better mistakes è il titolo del tuo secondo lavoro discografico. Qual è stato il tuo peggiore e migliore sbaglio?
Sbagliare fa parte della vita così come perdere la partita o vincerla. E’ come si gioca, però, che fa la differenza. Di chi non fa errori, o almeno dice di non farne, non mi fido  e ovviamente il titolo parte da un paradosso, quello di “imparare a fare errori  migliori” e, a parte il gioco di parole, l’ho pensato come una riflessione sul come la società e l’individuo siano in lotta da sempre. Si parte degli errori perchè aiutano a capire.
Le canzoni del disco sono come delle short stories su queste riflessioni bagnate da visioni cinematografiche e romantiche.

Sei andato a vivere a Berlino ed hai registrato parti del disco ad Amsterdam. Perché hai scelto di lasciare la tua Genova? Nel caso di Berlino hai voluto seguire le orme di Bowie, uno dei tuoi massimi referenti musicali? E raccontaci in poche istantanee  la città di Cosi lontano, cosi vicino
Per quanto mi riguarda, credo nell’uomo in viaggio e nello stare a contatto con ciò che interessa a livello di anima.  Ovviamente non tutti si possono permettere una scelta simile, penso faccia parte del percorso esistenziale. Io mi sono nutrito e mi nutro del mondo latino ma anche del mondo anglossassone e mittleuropeo, e quindi berlino è stata una scelta naturale, penso che starò qui per un po’.
Bowie…  come si può dimenticare? Ma anche Kurt Weill,  la musica eletronica e il cabaret sono grandi suggestioni. La prima volta che sono stato a Berlino era il 1985 e ho sempre avuto contatti con la città, poi come Marti siamo andati a promuovere l’album in Germania e mi sono detto che non potevo perdere questa occasione e mi sono fermato qui, in una metropolis a misura d’uomo dove posso confrontarmi con tante persone di tutto il mondo e stare al centro di ciò che mi interessa. Penso che sia una città dinamica e dalle mille facce. Das ist Berlin.
Ps: genovesi si nasce e si muore.

Quali sono le principali differenze di Better mistakes rispetto ad Unmade Beds?
L’idea di partenza era di non rifare Unmade Beds 2 ma di andare ad esplorare qualcosa di diverso, altrimenti non avrebbe avuto senso per me, poi quando si inizia un disco non si sa veramente dove si andrà a parare, proprio come un film o come uno spettacolo teatrale.  Come creativo cerco sempre di lavorare con il mio produttore artistico e vedere cosa possiamo fare assieme, cioè non parto con l’ idea predefinita. L’occasione di lavorare con Bob Rose, celeberrimo produttore americano e grande arrangiatore d’orchestra, mi ha permesso di esplorare la classicità della canzone, cosa che aspettavo da tempo. I brani di Better Mistakes sono molto più strutturati e quindi questo ha aiutato molto. L’esperienza del disco è stata fantastica perchè abbiamo avuto l’opportunità di registare in modo classico in un grandissimo studio (I wisseloord ad Amsterdam) ed avere ottimi ospiti, come Clive Deamer, e un’intera orchestra a disposizione. Quindi u’esperienza indimenticabile che ho fatto con i due miei compagni di viaggio, musicisti straordinari che mi seguono da sempre:  Simone Maggi e Claudia Natili.

Quale film del passato poteva avere Better Mistakes come perfetta colonna sonora?
Ti rispondo indirettamente dicendo che prima di registare il disco, cioè nella fase di composizione, ho fatto varie full immersion di autori per me fondamentali.  Il mio punto di riferimento è John Cassavetes. Autore che ho approfondito tantissimo diventando anche grande amico di Leila Goldoni che è stata sua complice e protagonista di Shadows, poi ho visto tantissimi Fassbinder e noir anni 30-40, film di Melville e alcuni musical, film di Jacques Demy e  sempre David Lynch. Quindi  ci sono vari temi e stili che mi hanno influenzato profondamente.

Ti senti più attore o cantautore?
Per me non c’è una grossa differenza, cerco di essere creativo. La vita mi spinge verso ciò che mi influenza o che mi ha segnato profondamente. Come creatore di musica sono anche direttore di un flusso creativo su vari campi, come attore cerchi di incanalare tutti questi flussi in uno solo ma poi dipende molto da chi sei e come pensi, come in tutte le cose della vita.  Dipende anche in che momento vivi e in che paese. C    omunque finchè potrò e sarà una cosa organica per me, andrò avanti a dire le mie cose nei modi che mi saranno possibili.

Attraversando le tue canzoni mi  hanno colpito due temi principalmente: Il ritorno e l’amore. Me ne parli?
Scriverei un poema o altri tre album per rispondere, allora uso due citazioni: “Si lascia alle spalle qualunque cosa ma mai se stessi”, “L’amore è tutto ciò di qui abbiamo bisogno”.

Non posso fare a meno di chiederti della collaborazione con Francesco Bianconi dei  Baustelle per la versione italiana di The price we pay?
Francesco è un caro amico e ci conosciamo ormai da diversi anni, lo stimo immensamente e sono stato felicissimo di questa collaborazione. Volendo fare la mia prima cosa in italiano ho pensato a lui. Il testo a parer mio è stupendo… “questa disarmonica musica sinfonica siamo io e te”.

Ascoltando Per Pochi attimi sembra di sentire un omaggio a Tenco nell’attitudine  al canto. E’ una mia suggestione errata?
Intanto ti ringrazio per l’accostamento. Anche se da new waver magari non si direbbe, Tenco lo ascolto tanto, anche da prima che venisse semi-riscoperto, soprattutto grazie a mio fratello Aldo che mi ha regalato tantissimi suoi vinili. Diciamo che accostando testi in italiano alle sonorità di Better Mistakes tocca quel mondo e ne sono onorato, anche grazie al bellissimo testo donatomi da Francesco Bianconi col quale spero di collaborare ancora in futuro. Tenco rimane insuperabile, mi sembra che, a parte qualche autore nei primi anni 80′ (Garbo-Faust’O-Battiato), la musica d’autore italiana abbia toccato il massimo in quel periodo.

Hai mai pensato di fare un film sulla vita di Gian Maria Volontè? Gli assomigli moltissimo…
Parto dall’enorme, infinito rispetto per Volontè che considero uno dei piu grandi artisti italiani del 900. Il suo rigore, la sua arte e la sua poetica sono davanti agli occhi di tutti e adesso che siamo distanti dalla fastidiosa etichetta di attore “impegnato” (sembra sia un problema essere seri in questo Paese) è chiaro che la sua opera sia immensa. Fare un film o uno sceneggiato su di lui sarebbe stupendo, ma bisognerebbe farlo con estrema attenzione ed esserne all’altezza. Sarebbe una sfida sia per l’attore che per gli sceneggiatori e  il regista.

Dalla Green FOG Records dei Meganoidi alla canadese FOD Records. Che differenza c’è tra una indie-label italiana ed una straniera per un progetto come il tuo?
Ringrazierò sempre la Greenfog perchè abbiamo avuto un rapporto eccellente,  la Fod è anche essa indipendente ma essendo internazionale il disco fisicamente lo puoi trovare in Germania, Austria,UK, ecc.. ed è un enorme passo avanti,  visto che c’è la possibilità di farsi vedere in tanti posti ed essere consoderati un “”act” europeo.
Il disco invece come oggetto culturale è stato distrutto e si deve ripensare per recuperarlo in qualche modo. Penso si debba reinventarlo ma non si capisce come, visto che tutti downlodano gratis. Mi sembra che i Radiohead siano stati gli unici a proporre qualcosa di nuovo. Io per il futuro vorrei fare un disco e relativo video per ogni traccia ma sono sul piano teorico, nella vita privata scopro ancora musica su vinile che rimane la mia passione.

Cinque canzoni del passato a cui sei legato per particolari motivi?
Breakfast –  The Associates: una  band e una canzone a cui sono legatissimo. Ho una passione per Billy Mackenzie. Questo brano è Fassbinder oltre Fassbinder. Melodramma puro. Chissà se qualcuno se la ricorda. Io la ascoltavo con mia madre mentre facevo colazione nell’85, per me rimane indimenticabile. Il piu grande cantante degli anni 80.
Shake the disease – Depeche Mode: grande canzone, una delle loro migliori. È mia e di altre 100 milioni di persone. Martin Gore, sei l’incoscio colletivo. Jung sei tu.
Torch – Soft Cell: la ascolto dall’82, ha qualcosa di magico come i loro album. Sono i miei anni 80, neri come il mascara.
Un anno d’amore – Nino Ferrer: una canzone in italiano perfetta, scritta da un cantautore genovese che si è ingiustamente dimenticato. Lo ammiro e sono fiero di essere suo concittadino. Un amico, anche lui fan, mi ha detto che Nino fuori della sua villa vicino a Nizza pare avesse un cartello con scritto: “qui sono a casa mia e ospito neri, drogati, ebrei e puttane e cago in faccia a tutti gli altri”.
Per la quinta canzone baro e  metto una facciata di una cassetta c90 con:
A man alone – Frank Sinatra
Il clan dei siciliani Ennio Morricone
I only have eyes for you – The flamingos
Gentlemen take polaroids – Japan
tutto Low di Bowie

Cos’è la notte?
Lascio che parli lui. Bardamu: “La vita è questo, una scheggia di luce che finisce nella notte”,  Louis Ferdinand Céline

The Return Of The Dishwasher – Preview

Ti potrebbe interessare...

PatrizioFariselli9in_1

La musica come soglia tra l’immanente ed il trascendente:intervista a Patrizio Fariselli

In questo momento storico siamo lontani anni luce dal modo di comporre e fruire la …

Leave a Reply