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“A volte il ritornello non arriva, a volte le cose non vanno come ti aspetti”: intervista a Simone Lenzi (Virginiana Miller)

virginianamiller_inter01Qualcuno le canta, queste canzoni. A qualcosa servono davvero. Basta scostare lo sguardo, prestare attenzione ed affidarsi al lusso delle piccolissime cose che fanno rumore con classe ed intelligenza, le piccolissime cose che servono davvero. Onestà e pochi fronzoli, questioni di necessità e di buona educazione: la musica, qui, non è un limbo di maledizioni a perdere, di ironia indossata ad arte, buttata sulle spalle perché si intravedano le scapole del vendersi a qualsiasi prezzo. La musica, qui, è “un’esperienza”, questione di libertà e desiderio. In occasione dell’uscita de Il primo lunedì del mondo, Simone Lenzi regala a LostHighways il piacere di qualche parola spesa di cuore e a dovere, con il garbo e la lucidità necessari a lasciare spazio alla sostanza, in quel luogo dove il tempo è la buona memoria dei vivi, in cui si sopravvive ad occhi bene aperti, semplicemente r-esistendo, lontano dalle pose, dalle facili bugie che spesso consolano, talvolta, coccolandolo, uccidono il desiderio.

Era il 1997, usciva Gelaterie Sconsacrate, il primo album del gruppo, gruppo che aveva alle spalle già sette anni di attività. Si inizia da lì a parlare dei Virginiana Miller come di una realtà Altra, di un gruppo sui generis, che si muove fuori dalle dinamiche consone alle aspettative, alle tendenze. Quanto costa e, se paga, quanto ri-paga fare musica, vivere la musica da lì, da quel posto Altro in cui si dice vi si possa incontrare?
Ci sono stati momenti in cui ha pagato pochissimo, in cui si è avuta la sensazione di aver suonato al vento. In realtà qualcosa continuava a succedere anche quando non ne avevamo la percezione. Le cose che facciamo forse non hanno un fascino immediato, ma credo abbiano una loro capacità seduttiva che va oltre l’immediato. Il difficile coi Virginiana Miller è sempre stato trovare gli slogan che servono per vendere il prodotto. Spesso ci siamo accorti di come altri abbiano raccolto dove avevamo seminato noi. Da molti punti di vista questo ci ha fatto anche piacere. Ora però credo sia venuto il momento di chiedere quello che ci spetta, che forse non è molto ma è certamente più di quello che abbiamo avuto fino a qui.

I Virginiana Miller raccontano i propri pezzi definendoli canzoni che nascono con l’intenzione di bastare a se stesse. Cosa significa esattamente? Sospetto non essere il caos il motore immobile del vostro lavoro…
Significa che tutto quell’armamentario di pose, di relazioni vantaggiose, di scambi e telefonate che servono all’autopromozione ci è sempre riuscito impossibile. E sia chiaro, non è mai stato per superbia, ma sempre per carattere e per educazione, per timidezza, se vuoi, o per onestà intellettuale: non riuscirei mai a dire che una cosa mi piace quando non mi piace. Non riusciremmo a frequentare qualcuno solo per un tornaconto. Credo sia un gesto di rispetto dire che una canzone debba bastare a se stessa. Abbiamo avuto la presunzione di scrivere canzoni al netto di tutta quella retorica insopportabile che già a sedici anni dovrebbe averti stancato e che invece sentiamo in bocca a tanti nostri furbi coetanei. I poeti maledetti, vedi… ci sono tanti maledetti in giro, e, come sempre, pochissimi poeti. Le cose che facciamo possono essere ascoltate da chiunque, ma non si deve voler abbindolare nessuno. E’ come lasciare la porta di casa aperta: se vuoi entrare sei benvenuto. Dentro non trovi una trappola di specchi che ingrandiscono il tuo ego di ascoltatore, è solo un luogo dove puoi fare un’esperienza, se hai voglia di farla.

Nel 2009 avete partecipato alla realizzazione di due colonne sonore, scrivendo un pezzo originale, L’Angelo Necessario, per La prima cosa bella di Paolo Virzì, e reinterpretando E’ la pioggia che va per Cosmonauta di Susanna Nicchiarelli (ndr entrambi i pezzi fanno parte del nuovo disco). Come siete entrati in contatto con questi progetti? Cosa ha significato emotivamente farne parte? Niente sembra accadere per caso, almeno non qui…
Nel caso di Cosmonauta è stata Susanna Nicchiarelli, la regista, a chiederci tramite Fandango di far parte della colonna sonora. Lei ci ha proposto quella cover e noi ci siamo divertiti molto a metterla su, anche perché è stato bello lavorare in Casasonica con Ale Bavo. E’ sempre utile lavorare con chi ha un approccio diverso alla musica, si imparano un sacco di cose.  Ale è uno che ha tanto da insegnare. Nel caso di Virzì la storia è diversa, ci conosciamo da anni, abbiamo avuto anche gli stessi professori al liceo. Da ragazzino ho fatto persino l’aiuto scenografo nella commedia che ne vide il debutto come autore, in teatro, a Livorno. E’ stato lui a decidere di mettere L’Angelo Necessario nella colonna sonora de La Prima cosa bella: il pezzo è in sottofondo in una scena iniziale del film, ma è comunque un’emozione far parte in qualche modo di un film importante che rimarrà nel tempo. Nel video di Acque sicure (la regia è di Simone Manetti) ci sono poi diverse scene inedite del film che Paolo ci ha generosamente messo a disposizione.

virginianamiller_inter02Il primo lunedì del mondo porta tra le mani i segni di un profondo desiderio di mettere un punto, un punto necessario. Punto e a capo. Ma non c’è durezza, piuttosto qualcosa di così incautamente umano, candidamente nudo, serenamente consapevole. Mi sbaglio?
Direi che hai colto perfettamente il segno. Questo disco arriva al termine di un periodo difficile sia per il gruppo che per me personalmente. E’ stata una cura e una terapia, se vuoi persino uno scopo. Ho vissuto per due anni in una condizione di morte civile, in un isolamento quasi assoluto. Credo però di aver trovato le parole per rimettermi in gioco, soprattutto come essere umano. Forse ho meno sovrastrutture adesso, meno impedimenti e nascondimenti. Tutto questo, in sé, non ha alcuna importanza naturalmente, se non nella misura in cui si rivela in quello che fai e nella disponibilità ad accogliere gli altri nello spazio condiviso delle cose che scrivi.

I vostri pezzi hanno una geografia musicale particolarissima, che sfugge alla definizione, all’identificazione della forma canzone nella sua accezione più comune. Quali influenze vi portate addosso? Cosa ritenete musicalmente imprescindibile?
Eppure la forma canzone per noi è sempre stata la stella polare, abbiamo sempre voluto scrivere canzoni. Abbiamo scritto molte canzoni che rispettavano i dettami della forma pop, ma è vero che non abbiamo mai lasciato che queste regole, non scritte eppure ferree, diventassero una dittatura nella composizione. Capita che il ritornello non arrivi dopo cinquanta secondi, capita anche che non ne arrivi uno vero e proprio a volte. La verità è che tutte queste regole, tutta questa retorica presuppone una visione dell’arte come attività “consolatoria”, che è un modo di vedere che non amiamo. Pensa alla grande fortuna del “giallo” in letteratura: adesso tutti scrivono gialli, o meglio, “noir”. Perché? Perché il commissario alla fine dipana la matassa e l’ordine delle cose viene ristabilito. E’ un atteggiamento consolatorio, rassicurante. Anche la dittatura del pop è rassicurante: ti aspetti il ritornello, arriva il ritornello. Viviamo in una società fondata sull’amplificazione della paura… Noi vogliamo semplicemente dire che a volte è così, ma non è sempre così: a volte il ritornello non arriva, a volte le cose non vanno come ti aspetti. Non vogliamo consolare nessuno, vogliamo mostrare una briciola di verità estetica.

I tuoi testi sono vera poesia, prove di grande forza letteraria. Trascritti e riletti conservano tutta l’energia che nella musica trova la propria ideale sfumatura di pensiero, l’universo più congeniale per dirsi, per darsi. Qual è il tuo rapporto con le parole, con il loro peso specifico di simbolo, con la loro età di significato?
Le parole per me sono un “farmaco”, nel senso autentico della parola, ovvero una “cura” e un “veleno”: i greci la sapevano più lunga di noi, non dividevano il mondo con l’accetta. Quello che ti cura ti fa anche male, quel che ti fa male a volte ti cura. Però ho sentito anche il limite umano di concepire l’esistenza semplicemente come un testo. C’è dell’altro, per fortuna. Le parole servono, ma “anche un calcio nel culo va bene”.

Quale canzone sceglieresti se, potendo usare un unico titolo, ti venisse chiesto di individuare un colore (o un sapore) per questo album? Perché?
Direi che Lunedì è una canzone giallo oro, il colore di quella canzone è il colore del disco.

L’ermetismo di Cruciverba mi ha ri-spinta naturalmente fra le braccia de La vita illusa (La verità sul tennis) e de L’estate è finita (Gelaterie sconsacrate). Ha un senso?
Assolutamente sì, se lo ha per te. Anch’io mi diverto a volte a pensare la genealogia delle canzoni dei Virginiana: quale genera quale. Le strade che trovo sono sempre diverse, ma non ce n’è una sbagliata. Forse, nelle tre che hai citato, il dato comune è quello dell’intimità: non so cosa voglia dire di preciso ma è la prima cosa che mi viene in mente, quindi forse è quella giusta. Però sarebbe un pregiudizio credere che io sappia di questi testi qualcosa in più di chiunque altro per il solo fatto di averli scritti.

Il primo lunedì del mondo ha avuto una gestazione molto lunga. Ad ascoltarlo, qui e adesso, sembra illogico pensare che sia difficile far uscire un disco così… Eppure, Acque sicure ha un suo video, inizia il tour promozionale ed il disco sarà presto disponibile per l’acquisto. È il caso dirlo, Il primo lunedì del mondo è finalmente arrivato. È oggi. Come lo state vivendo? Come lo presenterete live?
La stiamo vivendo bene. Come quando ti togli un sasso dalla scarpa. Ci ha fatto piacere l’attesa per l’uscita, ci fa piacere che le persone ci scrivano, commentino, dialoghino con noi. Ci piace sapere che esiste un pubblico dei Virginiana Miller. Ma la cosa che fa più piacere è che non riusciamo a individuare un ascoltatore “tipo”. E’ gente come noi: cani sciolti, minoranze insensibili alle grandi prediche. Gente che ti riconosce l’onestà di non averli mai presi per il culo, se mi passi il francesismo. Suonare dal vivo è sempre un’occasione d’oro per conoscerli di persona. Abbiamo molta voglia di suonare dal vivo, visto che siamo vivi.

virginianamiller_inter03Nel web, in quel luogo dove ognuno ha qualcosa da dire (L’Inferno sono gli altri) mentre i caffè si bevono da soli, è facile scontrarsi con il qualunquismo, i monopoli, la superficialità, la “tuttologia” di troppe teste senza testa e senza un nome. Eppure è uno strumento di scambio enorme se usato con intelligenza. L’inferno siete gli altri, giusto?
Come forse avari notato amiamo abbastanza i social networks, non ci passiamo le giornate ma ci stiamo abbastanza attaccati. E’ divertente ed è anche utile per capire chi ti sta intorno. Il rovescio di questa medaglia è il fatto che la semplificazione della comunicazione porta spesso con sé la gratuità di ciò che si dice. Abbiamo a disposizione grandi mezzi di comunicazione ma non abbiamo sempre qualcosa da dire. Spesso diciamo cazzate. Spesso quel che diciamo non ci costa niente, per cui, vale niente.

Grazie Simone (per Lunedì non ti sarò mai grata a sufficienza).

Acque sicure – Preview

Acque sicure – Video

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