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Noi ci divertiamo: intervista ai Lombroso

Losthighways incontra Dario Ciffo, ex Afterhours e attuale voce e chitarra dei Lombroso. La cornice è quella del Castello di Teverolaccio (Ce), alla fine del concerto tenuto dal duo milanese nel corso della seconda serata dell’Atellana Festival. Energici, d’impatto, divertenti e divertiti, leggeri e incontenibili, con due album all’attivo  (Lombroso, Credi di conoscermi), conquistano un pubblico numeroso.
Un pubblico del tutto coinvolto dai riff di chitarra e dalle esplosioni di batteria che si prolungano per oltre un’ora a ritmo serrato, in bilico tra atmosfere che strizzano l’occhio agli anni 60 e modernità. Il duo sembra alzare la posta in gioco con la spensieratezza e la naturalezza di un’attitudine che incassa la mano vincente! (Foto by Agostino D’Antonio)

L’impatto live del vostro album e la vostra capacità di godere la musica vi porta ad avere un buon riscontro con il pubblico…
Noi ci divertiamo e poi c’è da dire una cosa forse banale: se ti diverti sul palco, se ti emozioni tu, si diverte anche il pubblico. Se arriva questa cosa che sento io e arriva giusta è una cosa bella. Se, invece, noi non andiamo bene e sta arrivando questo… sento che non arriva qualcosa di buono. Per esempio stasera è stato eccezionale! A parte che è un bel festival, organizzato molto bene e con un sacco di gente, non è che a noi capiti di suonare sempre davanti a così tante persone, non ci capita spesso di trovarci in simili contesti. Per noi è stata una bellissima serata e ci siamo divertiti molto, è interessante anche suonare davanti a tanta gente e vedere se appunto riesci a coinvolgerli tutti, anche perché in molti saranno venuti per caso.

Per questo progetto hai lasciato gli Afterhours. Ora vivi con più leggerezza l’esperienza con i Lombroso?
Sì. Sentivo molto questo progetto ed era difficile portare avanti un po’ tutti e due, soprattutto perché gli Afterhours sono un gruppo che lavora molto, ma io volevo che lavorassero molto anche i Lombroso. Incastrarli tutti e due sarebbe stato un po’ limitante per entrambi. Quindi quest’anno ho dovuto fare una scelta mentre magari negli altri anni non è stato necessario, ma ho sempre vissuto tutto con leggerezza e ora sono concentrato solo sui Lombroso.

Qual è il ruolo degli anni 60 e di Battisti nella vostra musica?Musicalmente cerchiamo di riportarci agli anni 60. Ci sembra un po’ strano perchè non lo facciamo di proposito, però probabilmente i nostri ascolti hanno il sopravvento su quello che pensiamo. Noi facciamo un tipo di musica che ci rende attuali, anche se ci possono essere sempre dei riferimenti agli anni 60 o 70 che escono fuori, ma in maniera totalmente naturale perché non è che ci sia uno studio alle spalle. Ho ascoltato molta musica del passato, quindi in qualche modo è qualcosa che esce, non è così voluto. Insomma non c’è un calcolo stilistico. Quando andiamo in studio cerchiamo di fare un disco moderno, molto 2000. Probabilmente nei suoni lo è poi, però c’è sempre qualche riferimento un po’ retrò magari nell’uso della voce, perché i miei stili si rifanno più alle voci di Battisti o ai cantanti delle vecchia scuola. Quindi anche la voce o l’utilizzo delle doppie voci possono portare un po’ indietro.

Con quali ingredienti definiresti il progetto Lombroso?
Gli ingredienti sono quelli del rock primitivo, quelli del ritmo e dell’energia. Cerchiamo di fare qualcosa che ci risulti energico. Nella mia testa ho pure in mente la dance e anche se non esce fuori del tutto… fa sempre parte dei miei riferimenti.

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