Home / Editoriali / Milano come Parigi: intervista a Fabio “Bonfo” Bonfante

Milano come Parigi: intervista a Fabio “Bonfo” Bonfante

Il D-Day, rassegna di musica e canzoni per Gentili Ascoltatori, non si esaurisce il giovedì sera, tra le 22.30 e le 23.30. Dal sottoscala del Dynamo ai salotti dei gentili ascoltatori, dalle performances live al CD-Day: di mano in mano, la magia prende forma nei volti e nelle note ed innesca la miccia del desiderio, dell’accessibile. D-Day è rispetto e sogno, è interesse e cultura. I modi e le forme dell’offerta musicale della rassegna sono davvero poco consoni all’abitudine cui veniamo spinti dal mercato. Serve buon senso, determinazione e tanto cuore per continuare a mettere passi sulla strada della qualità. Chiacchierare con Fabio Bonfante (gatosYperros Managment) lo conferma: occorre un corpo di emozioni, purezza d’intenti, forse anche un briciolo di follia, perché la bellezza della musica possa vincere sulla facilità del caos.

Ideificio, CasaMedusa e gatosYperros: un’agenzia di idee, un luogo della musica e chi la musica la porta in viaggio perché raggiunga spazi che la accolgano e la apprezzino. Tre le realtà che hanno voluto e realizzato questa rassegna di musica e canzoni per Gentili Ascoltatori, il D-Day. Com’è nato il progetto? Com’è avvenuto l’incontro fra gli ideatori?
Il progetto è nato da un’idea di Mauro Mercatanti (Ideificio). Ci siamo incontrati un giorno, credo fosse maggio o giugno dello scorso anno, per un aperitivo. Tra una chiacchiera e l’altra, Mauro mi parlò di questa idea. Lui tempo prima era stato a Parigi, e in un locale fumoso e caciarone aveva assistito a questa cosa: il proprietario salire in consolle, annunciare che entro cinque minuti non avrebbe più dato da bere a nessuno e chiedere l’assoluto silenzio poiché stava per cominciare lo spettacolo e lui non avrebbe avuto modo di fare le birre in quanto impegnato dietro al mixer. Lì per lì uno non ci crede, ma poi, continuò Mauro, come d’incanto iniziò la musica e ci fu da parte del pubblico un silenzio pressoché tombale. Ridemmo un po’ dopo questa descrizione, e facemmo le dovute considerazioni e distinguo con i concerti qui in Italia. Mauro disse che voleva provare ad organizzare qualcosa di simile qui a Milano. Il posto c’era già (il Dynamo) o meglio, lui aveva la quasi totale sicurezza che avrebbe convinto il gestore a fare questa cosa; a questo punto mancavano i gruppi da far suonare. L’idea mi piacque molto e allora decisi di collaborare con lui a questo progetto. Conosco e frequento molti dei musicisti di Milano, sconosciuti e conosciuti. Con alcuni di loro collaboro appunto con la mia agenzia, con altri semplicemente ci si scambia idee, un saluto dopo i concerti. Oggi poi c’è MySpace, che in un modo o nell’altro aiuta a conoscere cose nuove, io sono un frequentatore accanito del web oltre che dei club di mezza Italia. Ho iniziato quindi a buttare giù un elenco di nomi possibili e ne ho discusso con Mauro, e poi di comune accordo abbiamo iniziato a chiamare gli artisti, fissando loro le date un giovedì dietro l’altro dal 4 ottobre fino al 20 dicembre. A questo punto per rendere la cosa fattibile, professionalmente e qualitativamente, serviva un service audio attrezzato ed un fonico che sapesse dare la giusta quadratura al cerchio. Abbiamo tirato in ballo Paolo Perego e Francesco Campanozzi di CasaMedusa, che sono anch’essi amici di lunga data oltre che dei validi musicisti e fonici. L’idea era finita qua, non sapevamo che poi nel 2008 saremmo stati ancora qui e addirittura con un cd stampato tra le mani e altri tre mesi più le guest star da gestire.

Rispetto: per la musica e per gli artisti. Rispetto: per chi desidera ascoltare, per i Gentili Ascoltatori. Non dovrebbe trattarsi di qualcosa di scontato nel momento in cui si instaura lo scambio fra artista e pubblico, fra offerta musicale e fruitore? Perché si è reso necessario Pretendere qualcosa che ritengo, forse ingenuamente, essere sostanziale della natura stessa dell’esperienza musicale?
Certo, dovrebbe essere come dici tu, scontato, ma non lo è. Premetto una cosa: i concerti al D-Day iniziano puntuali alle 22.30 (i classici 5 minuti in più sono tollerati) e finiamo appunto entro le 23.30 (sempre +/- 5 minuti). Esigiamo sia da parte degli artisti che da parte del pubblico questa puntualità, senza fare i talebani (s’intende), ma non si capisce perché i concerti non inizino mai all’ora prefissata. Ed esigiamo, con tanto di messaggio registrato che mandiamo in onda cinque minuti prima, il rispetto dell’artista e il silenzio in sala. Un po’ come si fa a teatro.
La domanda sul rispetto sia verso il pubblico sia verso l’artista ce la poniamo ogni volta ed è argomento di discussione continua tra noi. Quando cerchiamo di spiegare lo spirito del D-Day ci chiediamo questo: perché quando si va a teatro o al cinema si arriva in orario e poi durante lo spettacolo si sta in silenzio, eneanche il colpo di tosse è tollerato? E perché invece quando si va a vedere un concerto in un locale piccolo o grande che sia il casino intorno non ti permette a volte nemmeno di sentire cosa dicono dall’altra parte della sala? Perché?
Io vedo molti concerti durante l’anno, anche 3 o 4 la settimana, forse sono un fissato, o sarò diventato un vecchio brontolone, ma sono stanco di passare il tempo a zittire qualcuno durante questi concerti. Sto parlando ovviamente di concerti in piccoli spazi, dove se uno fiata lo si sente dall’altro lato della stanza.
Per noi è una questione di Cultura. Di Educazione, Rispetto e Cultura. Di rispetto verso gli altri, fondamentalmente, e verso se stessi. Di Educazione all’ascolto. Di rispetto verso un lavoro che troppo spesso viene visto come hobby.
Ho assistito a concerti dove la gente, spalle al palco, chiacchiera e poi si gira ad applaudire a fine brano, ma non ha ascoltato nemmeno una nota. Io e gli altri che, bene o male, andiamo a vedere parecchi concerti, o comunque siamo dei mezzi addetti ai lavori, questa cosa non la sopportiamo più.
In Italia andare ai concerti è diventato una moda, una cosa tipo “io c’ero a vedere il tal gruppo”, e poi il giorno dopo sui forum di qualche webzine leggi cose da far accapponare la pelle, gente che nemmeno conosce i titoli delle canzoni, ma giudica il gruppo per come si è mosso sul palco o per la maglietta che portava.
In realtà pochi vanno ai concerti per la voglia di sentire veramente, di ascoltare quello che un povero cristo ha da dire da sopra le assi di un palco. E questo succede sia che sul palco ci sia un emerito sconosciuto che uno già famoso. Io sono curioso per natura, ogni cosa nuova che vedo o sento magari inizialmente mi lascia indifferente, ma do sempre una seconda possibilità. Se vado ad un concerto di un gruppo che non ho mai sentito, ma di cui mi hanno parlato, ci vado e ascolto e cerco di uscire dalla sala con qualcosa in più e non solo con qualche euro in meno per le birre che ho bevuto.
In Italia è venuta a mancare la sensibilità per il bello, per la gioia, per la poesia della vita. Viviamo tutto il tempo con le cuffiette dell’i-pod nelle orecchie, la musica è diventata sottofondo continuo e quando finalmente le togliamo e la musica è nella sala non ci si accorge della differenza, quindi che sul palco ci sia uno che suona o un’i-pod col cartonato del nostro artista preferito non vediamo la differenza.
E’ una mia opinione, discutibile senz’altro, ma io, che non sono più un ragazzino, cerco ancora le emozioni quando vado ad un concerto, e per fortuna sempre più spesso mi capita di emozionarmi fino, a volte, anche a commuovermi; è capitato all’ultimo concerto dei La Crus, ma anche la sera che al D-Day ha suonato Raffaella De Stefano, che non conoscevo molto. Giuro, e non mi vergogno nel dirlo, che mi sono asciugato una lacrima mentre lei cantava. Non me ne vogliano gli altri, ma è così. In fondo le canzoni servono a questo, o no? Ad emozionare o anche a fare incazzare, per carità, ma perché questo succeda devi ascoltarle. Bisogna Ri-Educare la gente all’ascolto. Tutti noi, intendo.
E noi, nel nostro piccolo, cerchiamo di farlo. Questa è, se vuoi, la “Crociata” che stiamo facendo, come qualcuno ha detto. Riportare alla gente la musica. Dare spazio agli artisti di esprimersi, dar loro il piacere di suonare con un pubblico attento che magari si accorga anche della stonatura se capita, ma nell’assoluta voglia di ascoltarsi, di darsi all’altro reciprocamente. Lo so, è un’utopia, un sogno, ma noi ci crediamo.
Come dice il mio amico Joe dei LaCrus: “la vita è un sogno, soltanto un sogno.”

Com’è stata curata la scelta degli artisti che hanno partecipato e parteciperanno alla rassegna?
La scelta degli artisti inizialmente è stata abbastanza facile. Nel senso che non sapendo bene come sarebbe finita abbiamo cercato di convincere quelli che già conoscevamo sia musicalmente sia, magari, di persona, spiegando loro per filo e per segno il progetto, il valore che per noi aveva e convincendoli che nonostante i nostri pochi mezzi potevamo fare qualcosa di dignitoso sia per noi sia per loro. Spiegando anche che economicamente non potevamo esporci molto ma che sarebbero stati trattati con la dignità che meritano (discorso questo che andrebbe approfondito, magari un’altra volta) e via di questo passo, e tutti hanno accettato, senza il ben che minimo ripensamento. Anzi molti di loro hanno continuato a passare il giovedì a sentire gli altri. E questo, consentimi, è già un buon risultato: che degli artisti vengano a vedere gli altri; perchè si crea quindi anche quello scambio di idee, di opinioni tra loro. Questo è stato per la parte iniziale il metodo di scelta, che non significa “faccio suonare il mio amico” , sia chiaro. E’ stata comunque fatta una selezione in base ai generi e alle attinenze tra loro, e, perché no, anche ai gusti personali, tant’è che molti nella prima parte non sono entrati e una volta deciso che ci sarebbe stato un seguito, abbiamo iniziato a chiamarli. Comunque sia, la scelta è in base alla qualità della musica, dei testi e delle sonorità. Questo non significa che chi non è stato scelto finora non sia bravo, non lo meriti, anzi, il problema è che le caselle del calendario sono un tot. E’ difficile scegliere i gruppi da portare al D-Day, è una scelta che mi costa personalmente moltissimo, perchè se potessi farei suonare tutti quelli che ascolto, farei un D-Day ogni giorno della settimana, perchè fortunatamente di qualità in giro c’è n’é davvero tanta. Ma come sempre bisogna fare delle scelte. Il tempo magari mi aiuterà a fare passare al D-Day tutti quelli che ho sentito in questi mesi. La scena milanese, e anche in generale quella italiana, negli ultimi anni ha sfornato parecchie cose interessanti. Forse purtroppo c’è molta più offerta che domanda.

Sono già state stampate e sono in distribuzione gratuita le 2500 copie della prima compilation D-Day, cui dovrebbero seguirne altre, una ogni trimestre di rassegna. Com’è nata quest’idea? Quali finalità ha?
Allora, la prima compilation è nata per la voglia di dare un seguito a tutto quanto. Quando a dicembre abbiamo concluso la prima parte abbiamo fatto delle valutazioni e abbiamo deciso che nonostante, a volte, la scarsa affluenza di pubblico, c’era comunque uno zoccolo duro che aveva seguito bene o male tutta la rassegna, e che quindi, in primis, volevamo/dovevamo fare qualcosa almeno per loro. Nel frattempo però la voce che esisteva questo D-Day era girata dentro e fuori l’ambiente musicale milanese e non solo e sono iniziate ad arrivare molte richieste di partecipazione. Questo ci ha fatto capire che anche se pur minimamente qualcosa stava cambiando attorno a noi. Abbiamo quindi deciso di mettere insieme questo CD-Day. Ci siamo guardati in faccia e nelle tasche ed abbiamo unito come sempre le forze. Agli artisti è stato solo chiesto di darci la liberatoria per avere il brano, a tutto il resto abbiamo pensato noi: alla grafica, che tra l’altro è molto bella, a mettere insieme la scaletta (che poi non è altro che l’ordine di apparizione), alla Siae e tutte quelle cose poco gradevoli e burocratiche. E poi la decisione di regalarlo. Ci sembrava corretto, nella filosofia della Rassegna, regalare una quarantina di minuti ai nostri gentili ascoltatori e ai futuri tali. Abbiamo messo in piedi l’operazione, stampando il CD e presentando il progetto alla stampa qualche settimana fa. Il CD è in distribuzione al Dynamo durante le serate e poi in altri negozi di dischi di Milano. Ovviamente gratis. Come gratis non dimentichiamolo è l’ingresso al D-Day. A questa compilation diciamo che dovrebbe seguire il volume due e magari tre e via così, ma credo che tutto dipenderà dalla possibilità di trovare qualcuno che ci aiuti in termini economici, al quale ovviamente interessi lo scopo della rassegna. Nel frattempo stiamo registrando tutte le serate e da li selezioneremo, se ci sarà l’opportunità, i brani da includere nel prossimo che mi auguro vivamente si farà. La finalità del Cd altro non è che raggiungere più pubblico possibile, fare conoscere gli artisti che hanno partecipato ascoltandoli nel cd ed invogliare a venire a vedere quelli di questi mesi, visto che dentro c’è il programma dei mesi a venire.

Il primo CD-day raccoglie dieci brani di dieci diversi artisti. Come sono stati scelti?
I brani sono stati scelti direttamente dagli artisti che hanno partecipato alla rassegna nei primi tre mesi. Abbiamo chiesto loro di “regalarci” un brano, edito o inedito o in una versione diversa dall’originale, quello che volevano insomma, piena libertà, e tutti si sono dimostrati subito disponibili. Alcuni di loro hanno registrato una versione nuova del brano già edito o ci hanno regalato un inedito. Da questo punto di vista un’altra piccola vittoria. A quanto pare gli artisti hanno capito il senso di tutto questo. La scaletta testimonia secondo me un’ottima scelta di canzoni d’autore del panorama milanese italiano.

Parlami un po’ di loro, dei tuoi artisti, di chi la musica la fa, di chi di musica vive, o amerebbe vivere…
I miei artisti… è una domanda difficile. Parlare di loro. Ho un gran rispetto per loro. E un grande affetto indistintamente per tutti. Con alcuni collaboro da tempo, c’è sicuramente più feeling; con altri ci siamo conosciuti in occasione del D-Day e continuiamo a sentirci quasi regolarmente. Ognuno di loro con le loro diversità mi ha emozionato, mi hanno fatto pensare e sorridere, e piangere. Sono delle persone in gamba, che vorrebbero vivere con la loro musica e della loro musica, ma a quanto pare nel nostro Paese non è possibile. Non per tutti almeno. Per mille ragioni se vuoi, ma la principale è la totale mancanza di attitudine al bello. All’estetica della musica non come moda o vestiti intendo, ma come Opera d’Arte. Come qualcosa da ricercare, da farne tesoro per i momenti meno felici che questa vita già da sé ci impone. Nel nostro Paese non è consentito fare il musicista, a meno che non sei figlio di papà o hai lo sponsor. Penso alla battuta: “che lavoro fai? Il musicista. No, intendo per vivere che fai?”. Questa è una cosa triste ma reale purtroppo. No, comunque, davvero, non posso parlare di ognuno di loro; mi ci vorrebbero pagine e pagine per descrivere i loro sogni che a volte ho condiviso, o le loro paure, le loro fragilità. E’ un discorso troppo personale e davvero non posso.
Lasciamo che sia la musica di ognuno di loro a parlare. Bisogna ascoltarli, credo sia il modo migliore per parlare degli artisti. Ascoltarli. Venite al Dynamo a prendervi il cd e a sentire quello che succede. E’ la cosa migliore da fare.

Mi regaleresti qualche aneddoto legato alle serate downstairs, qualche cartolina dal backstage, un paio di segreti da dietro il mixer, dalle quinte di luce del Dynamo?
Aneddoti… mah non saprei… ogni serata è unica. Non mi viene in mente nulla… Beh una scena carina c’è stata, anche se fa parte di uno di quei concerti organizzati per introdurre la seconda fase del D-Day, e non so se si può dire sia un aneddoto. Eravamo a cena come ogni giovedì nella pizzeria vicina, la sera del concerto con Dave Muldoon e Cesare Basile, si stava parlando come sempre di musica, e nello specifico si parlava di Woodstock, lo storico concerto di tre giorni che mise fine alla summer of love americana e forse del mondo nell’agosto del 69, avendo con noi Dave che tra l’altro era appena rientrato dagli States, si parlava infervorati della performance di questo e quello, ad un certo punto io e Cesare vediamo che Dave ha lo sguardo un po’ smarrito, allora Cesare se ne esce con la frase: “stiamo parlando del concerto non dell’uccellino dei Peanuts”. Scoppiammo a ridere e ordinammo una grappa. Non so se era questo che intendevi, ma è stato un bel momento per noi. Se vuoi questo è un po’ lo spirito che aleggia al D-Day: la voglia di stare insieme, di ridere, ma anche di fare discorsi seri a volte, ma sopra a tutto godere della musica e dell’amicizia che una serata qualunque può generare.
Un’altra cosa curiosa è che io quando mi metto alla consolle e miscelo un po’ di dischi a mo’ di introduzione e da quella postazione vedo scendere la gente e accomodarsi, e vedo gli artisti aggirarsi per la sala, salutare, a volte mi è capitato di notare non imbarazzo ma una specie di smarrimento in chi scende per la prima volta, come se stesse per succedere qualcosa di sconosciuto, di inconsueto. Non so, sarà l’atmosfera che creiamo li sotto, ma ogni volta c’è una magia che si compie.

La rassegna continua, ogni giovedì: il secondo trimestre, febbraio/aprile 2008, ha un cartellone ricchissimo. Per i mesi a seguire avete già in mente qualche nome?
Di nomi ne abbiamo moltissimi, la scelta sarà difficile, ma se devo essere sincero al momento non ci stiamo pensando. Siamo concentrati alla perfetta riuscita di queste serate che abbiamo già programmato, ci teniamo che tutto fili liscio. Nel rispetto dell’artista e del gentile ascoltatore. Posso dirti in anteprima che ci saranno a maggio come coda della rassegna degli altri giovedì con ospiti particolari come Atleticodefina o i Grimoon che presenteranno il loro nuovo disco a Milano da noi, e sono stati loro a cercarci, questo significa che è successo qualcosa che nemmeno noi ci aspettavamo, e ne andiamo orgogliosi. E stiamo trattando anche con altri che non svelo per scaramanzia, ma vi invito a visitare i nostri siti per vedere la programmazione.

Il sodalizio che ha visto la nascita e l’evolversi di questo progetto sarà animo di altre iniziative? Avete già qualcosa in programma?
Credo proprio di sì. Siamo tutti amici. Ci rispettiamo e ognuno di noi ha la sua mansione più o meno definita che si interseca con quella dell’altro.
Intanto cerchiamo di finire bene questa programmazione e i fuori programma che già abbiamo ipotizzato. Di idee ne abbiamo molte e diverse tra loro. Ma finché non le mettiamo in cantiere non ne parliamo.
Diciamo che i propositi per il futuro sono sicuramente quelli di andare avanti, migliorando sempre di più la qualità non degli artisti, che già mi sembra più che ottima, ma dell’affluenza che ancora ogni tanto non è proprio gentile, ma sono certo che piano piano il messaggio arriverà. Abbiamo avuto tra i gentili ascoltatori alcuni personaggi di spicco del panorama italiano, e sono passati da noi per sentire quello che proponevamo, questo, se permetti, è un chiaro segnale che se fai le cose in un certo modo ottieni la stima e il rispetto di chi incroci nel tuo cammino.
Intanto sono molto belli i ringraziamenti di tutti gli artisti che hanno suonato e rimangono molto contenti di averlo fatto, e parlano di questa iniziativa in giro. Questo fa bene a noi e a loro.
Per il momento ci accontentiamo di aver suscitato interesse e vi aspettiamo ogni giovedì al D-Day. Grazie del supporto che ci state dando. Abbiamo bisogno di voi, di tutti quelli che come noi/voi credono ancora nella Musica. Nell’ascolto e nel rispetto per la musica. Credono nella Cultura. I gentili ascoltatori appunto.

Grazie a te…

CD-Day

 

Tracklist:

  1. Guignol, Ballata dei giorni andati – www.myspace.com/guignolband
    (Testo: P.Adduce / Musica: Guignol / Prodotto da G. Onorato per Lilium produzioni / Ed. La Mantide Edizioni di Enzo Onorato)
  2. Mauro Mercatanti band, Ci sono stati – www.myspace.com/mauromercatanti
    (Testo e musica: M. Mercatanti / Ed. anomalo – Ideificio s.r.l.)
  3. Barbara Cavalieri, Ad un passo dal sogno – www.myspace.com/barbaracavaleri
    (Testo e musica: I. Costanzo – L. Rescigno / Ed. 2007 Lagash Ed. Mus. s.rl.)
  4. Stefano Vergani & Orchestrina Pontiroli, Bello sguardo – www.myspace.com/stefanovergani
    (Testo: S. Vergani / Musica: S. Vergani e Orchestrina Pontiroli / Prodotto da Max Cantù)
  5. Giuliano Dottori, Giorno buio Alba rosa – www.myspace.com/giulianodottori (Testo: G. Dottori / Musica: G. Dottori – P. De Fina / Prodotto da G. Dottori e G. Mancini)
  6. Maria Lapi, Ignote melodie – www.myspace.com/marialapi
    (Testo e musica: M.Lapi – C. Bacherozzi / Effetto Note MI)
  7. Daniele Tenca, Scopri il mio trucco – www.myspace.com/danieletenca (Testo e musica: D. tenca / Prodotto e mixato da D. Tenca / registrato da G. Mancini al Mai Tai Studio MI)
  8. Raffaella De Stefano, Irreversibile – www.myspace.com/raffaelladestefano
    (Testo e musica : R. De Stefano / copyright R. De Stefano – federico Di Bonaventura / Ed. 2008 Universal Music Publishing Ricordi s.r.l. – Ottocoldilana s.r.l.)
  9. Fabrizio Coppola, La città che muore – www.myspace.com/fabriziocoppola
    (Testo e musica: F. Coppola / Prodotto da S. Chivilò / Ed. Novunque)
  10. Ettore Giuradei, La zingara – www.myspace.com/ettoregiuradei
    (Testo e musica: E. Giuradei / Ed. 2008 Novunque s.r.l. – Mizar Records e Novunque s.r.l.)

CD-DAY – Preview


Ti potrebbe interessare...

Flash-Mob-artisti

#senzalamusica, la protesta dei musicisti dalle piazze al Senato

La Festa della Musica quest’anno è stata più che altro un’occasione per ribadire le serie …

4 commenti

  1. W Fabio! Un uomo senza pelle che ci vorrebe anche a Napoli…Belle riflessioni sui concerti…concordo in pieno su tutto! LH è con DDAY e con chi aiuta l’arte…SEMPRE!

  2. Lasciarsi sfiorare da questo sogno, da questa forma di cura per l’anima ed il bello nutre…ci si può solo sentire grati davanti alla pazienza, alla fiducia e all’amore custodi di musiche incantevoli

  3. idea interessante e progetto molto ambizioso, ma leggendo le parole di Bonfante si capisce che è possibile e concordo con Valentina nel ringraziare per la pazienza e la dedizione di tutti coloro che lavorano al DDAY.

  4. a volte mi è capitato di notare non imbarazzo ma una specie di smarrimento in chi scende per la prima volta, come se stesse per succedere qualcosa di sconosciuto, di inconsueto
    …è questa la magnifica sfida del D-DAY e del CD-DAY! Qualcosa di nuovo ma talmente naturale da riuscir sicuramente far venire la pelle d’oca.
    La musica, come l’arte in generale, è un “trasmettere”. Molti concerti che ho assistito in Italia sono paragonabili ad una visita in una pinacoteca con luci sbagliate che non permettono di poter assaporare i dipinti.
    Il silenzio e il rispetto sono fondamentali, in entrambi i versi.

    Il D-DAY è un esperimento culturale.

    Spero davvero di poterlo vivere presto.
    Complimenti a tutti!!! I sogni, quando diventano realtà, diventano cibo per i nostri cuori affamati.

Leave a Reply