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I never die – Kurt Cobain e i Nirvana: la voce del grunge

kurt_cobain-e1416992372556“… Forget the hearse ’cause I never die. I got nine lives, Cat’s eyes. Abusing every one of them and running wild…”
Un mese dopo la mia nascita, nel 1981, il giorno del suo compleanno, il 20 Febbraio, Kurt Cobain riceveva in dono la sua prima chitarra elettrica: una Sears usata. E queste furono le prime parole che cantò, imparando a suonare Back in Black degli AC/DC.
Ed è lì che il dolore trovò uno sfogo ed un motivo, perché da subito, dal primo giorno, la musica tamponava ma feriva anche, faceva sanguinare, rivelava mondi troppo intimi, troppo fragili.

Sono anni difficili, quelli, per Kurt. Subiva la sua metamorfosi, subiva la sua diversità. Reale e cucita addosso come una lettera scarlatta. Kurt il diverso, Kurt l’omosessuale. Kurt solitario ed estraneo, con quei suoi occhi che scavano e trovano. Kurt sotto ad un ponte a fermare il Wishkah con lo sguardo, a rubare note e delusioni, a scrivere e ingoiare le parole di Something in the way.
E nel 1985 il primo demo: Fecal Matter Demo, con l’aiuto dell’amico Dale Crover, dal quale venne estratta Downer ed inserita nel primo disco: Bleach.
In che sonno grigio era incastrata Aberdeen… Com’è difficile essere attivi in un posto che di vivo ha solo alberi e pesci da rivendere per tirare avanti. Che la recessione ha sbranato e lasciato pelle ed ossa.
I Melvis ed i Metal Church, prima dei Nirvana, avevano aperto gli occhi in quello stagno emozionale. Ma solo i Nirvana sono riusciti a dare colore e fiato a quell’ambiente di clausura e mutismo.
E come può un bambino fare i conti con mille gabbie? Scatole cinesi che stringono, stringono, stringono. Ammalano, soffocano. Un paese irriconoscente, una famiglia assente, l’entusiasmo smorzato con Ritalin ed isolamento. Mani vuote ed un amico immaginario, Boda, e sette anni vissuti tra disegni e mancanza di fiducia, e disprezzo per la falsità, e le noiosissime lezioni di chitarra.
Kurt piccolo e già disperato, ad urlare le canzoni dei Beatles e dei Monkees strimpellando la sua chitarra senza avere più maestri, se non la rabbia, la necessità di andare oltre. Perché era ed è lì il suo posto.
E poi era il 1975, e tutto il frastuono si azzittì. Mamma Wendy e papà Don divorziarono. Tutto spento. Finito. Silenzio.
“Odio la mamma, odio il papà. Il papà odia la mamma, la mamma odia il papà e questo ti fa venir voglia di sentirti tanto triste.”
Le prime parole cupe dalla sua mano sinistra.
Arrivò il 1977, e Kurt passava giorni interi nel furgone di suo padre, ad ascoltare nastri Stereo-8 sull’autoradio. News of the world dei Queen era il quel periodo il suo album preferito.
Un nuovo mondo iniziava a svelarsi. Album e cartucce Stereo-8 comprati per corrispondenza anche ad un solo penny. Black Sabbath, Led Zeppelin, Kiss.
E sempre nel 1977 l’America scopriva il punk rock, e Kurt con lei. Dalle pagine di Creem, Kurt ascoltava le urla di rabbia, la disobbedienza, guardando solo le immagini.
E arrivò la chitarra elettrica, quel 1981 in cui io nascevo e lui scopriva gli accordi, le pennate, perché non era bravissimo, ma aveva sangue bollente e gola, aveva determinazione ed indignazione. Scoprì i Cars, i B52s, i Ramones, i Clash, i Sex Pistols, le espressioni eccentriche nei vestiti e nei gesti, la possibilità di liberare, di piangere in note, di creare per non distruggere.
E ora toccava a lui, pochi accordi e tante urla. Perché nasce così il grunge dei Nirvana. Da un tentativo di simulare il punk rock, dall’involontaria predisposizione a personalizzare ogni cosa. Ad assorbire e a tirare fuori nuove emozioni, nuove direzioni. Perché Kurt è inconsapevolmente originale, non sa imitare, non sa seguire un insegnamento. Sa solo ribellarsi. E come lui era Buzz Osbourne, leader dei Melvins, Con lui conobbe gruppi come i Vibrators, i 999, i Buzzcocks, poi gruppi hardcore come Flipper, MDC, Black Flag, Circe Jerks, i D.O.A.
Dall’elaborazione di tutto ciò che Kurt ha ascoltato, nella sua vita, dalla qualità e dai messaggi ricevuti, dall’abilità di giocare con le parole, nasce la sua musica.
Diversa dal grunge dei Pearl Jam, degli Alice in Chains, più vicina a quella dei Pixies, dei Sonic Youth, dei Mudhoney, ai quali spetta la prima definizione di “grunge”.
I Nirvana giungono al 1989, quando Kurt Cobain, Krist Novoselic, Vhad Channing e Jason Everman (che collaborò solo economicamente) incisero per la Sub Pop il loro primo album: Bleach. Guest star Dale Crover dei Melvins.
Questo è il punto chiave, la svolta, la vera centralità del concetto di grunge.
Bleach è un album più duro, più vicino all’heavy, addirittura. Con brani isterici e collerici, sicuramente di elevato impatto emotivo. Testi che parlano di passato e di possibilità, con frasi che raggiungono i sensi, che feriscono…Blew con la sua “Ecco un’altra parola che fa rima con vergogna…”, About a girl, uno dei brani cult dei Nirvana, carico di speranze chiuse in armature di indifferenza. Kurt troppo sensibile per chiudere gli occhi, per non comunicare. Kurt che sogna anche se non crede più di poterlo fare, che in Downer osa:” Desidero mandare via la sofferenza, distribuire lobotomie per salvare piccole famiglie..Fantasie surrealistiche.
Nel 1991 arriva Nevermind, che fu il megafono di questo genere, la conferma, la piena identità, l’apice, il massimo raggiunto.
Il primo registrato per la Geffen e con Dave Grohl. Brani semplici ma perfetti. Strofa-ritornello-strofa-ritornello. Poesia e carne. Piena identità. Smells like teen spirit è stato un inno generazionale, una svolta, un comunicato più che un brano, che ha modificato menti ed intenzioni, che ha cambiato, ha spinto:” Sono il peggiore dove sono il migliore, e per questo dono mi sento benedetto.”. La sfiducia in se stessi, la possibilità di mettersi in gioco. Come as you are: “E ti giuro che non ho un fucile…” Kurt e il suo rapporto con le armi, ambiguo, contrastante. Lithium: “Sono così sgradevole, ma va bene, tanto lo sei anche tu…” in tutto quello che Kurt scrive c’è il significato esatto del suo essere. Basta una sola frase, e si può scrivere un intero trattato sulla sua vita, sulla sua visione. Polly è una carezza, a consolare, a lenire il dolore, dedicato ad una ragazza che ha subito uno stupro: “Mi meraviglia la volontà dell’istinto.”
Nel 1992 esce Incestiside. Non un vero e proprio album, ma una raccola di B-side e alcune cover, con una rivisitazione newv wave di Polly. Un album che non ha riscosso il successo di Nevermind, ma sicuramente molto più ruvido e hard rock di quest’ultimo. Più vicino a Bleach come genere. Turnaround è una cover dei Devo, mentre Molly’s lips e Son of a gun sono cover dei The Vaselines. Bellissima e assolutamente toccante Big long now. A mio avviso uno dei brani più riusciti, in assoluto, dei Nirvana. Una poesia in lamento, in lacerazione: “L’infinito si arrampica…Io sono cieco. Perché non posso andarmene? Colori ciechi, dicendo una frase.
Il 14 settembre del 1993 esce In Utero. Un album assoluto, senza nessuna imperfezione. Testi ancora più elaborati, che confermano maggiormente la definizione di poeta per Kurt. Heart-shaped box è il brano esempio:”Mangiatori di carne, le orchidee non perdonano nessuno…Mi taglio sui capelli degli angeli e il respiro di un bambino…”. Dumb: “Non sono come loro, ma posso fingere…Il sole se n’è andato, ma ho una luce…Milk it: “Il tuo profumo continua ad essere qui, nel mio posto di ricovero…Pennyroyal tea: “Sono così stanco che non riesco a dormire. Sono un bugiardo e un ladro.” questa la caratteristica principale di Kurt: alternare purezza a fango, il candore più puro alla bile più nera. Innalzare e sotterrare. Mangiare e vomitare.
Il primo album postumo dei Nirvana è Unplugged in New York, pubblicato il primo Novembre del 1994.
E’ la registrazione tenutasi il 18 Novembre 1993 per la serie Unplugged di Mtv.
Perché, come è ben noto, il 4 Aprile del 1994 Kurt Cobain muore, per un colpo di fucile alla testa.
Si parla di suicidio, si parla di omicidio, la verità non è stata ancora resa nota. Ma a poco serve, adesso, se non ad avere giustizia. Niente può riportare indietro chi è ormai in volo. Anni di dolori fisici, la gastrite, la depressione, la droga, l’incapacità di continuare ad essere se stessi in un mondo che di reale ha ben poco.
Una lettera di addio che si conclude con una frase tratta da Hey Hey, My My di Neil Young: “è meglio bruciare che spegnersi lentamente…”.
Seguono altri dischi: From the maddy banks of Wishkah del 1996, Nirvana del 2002 e la trilogia di With the lights out del 2004. La storia continua, continua la vita di un “triste, sensibile, incompreso, Pesci, Gesù”, che cercava riscatto. Dal suo matrimonio con Courtney Love è nata Frances Farmer. Ed a lei tocca ereditare i suoi occhi tristi, alieni.
Perché Kurt ha provato a far parte di questo mondo, ma non ci è riuscito.
Ed è lì che è ritornato, al suo posto. Lui, “L’angelo bruciato” di cui parla Dave Thompson.
Ci ha toccati ed è ritornato al suo posto, dietro al sole.
Ci lascia l’eco di uno sparo, un sorriso imbarazzato e mondi senza definizione tra la sua chitarra e le sue mani.

Smells Like Teen Spirit – Video

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5 commenti

  1. Smells like teen spirit è stato un inno generazionale, una svolta, un comunicato più che un brano, che ha modificato menti ed intenzioni, che ha cambiato, ha spinto:” Sono il peggiore dove sono il migliore, e per questo dono mi sento benedetto.” FANTASTICA affermazione, anche qui si celebra l’ultima icona rock che abbiamo avuto…un bignami lirico dei Nirvana! Grande Lucy!

  2. Nevermind è un album che ha segnato un periodo della mia vita e ha cambiato il mio modo di ascoltare musica. Grazie Lucy per averci raccontato il vero Kurt.

  3. Un pezzo delle nostre vite. passi insieme, Luciana.

  4. Kurt ha detto più di molti altri, in poco tempo. Kurt è un po’ come Jeremy dei Pearl Jam.

    Ho visto un documentario l’altra sera in cui si diceva che “In Utero”, come era stato registrato dalla band era qualcosa di incredibile; qualcosa di ESAGERATO per il mercato discografico. Il risultato di quell’album che noi tutt’ora ascoltiamo sembra essere dovuto da enormi compromessi con la casa discografica che Kurt, Krist e Dave hanno dovuto accettare. Non oso immaginare come poteva essere il nastro originale. Ma Kurt non voleva storie, era stanco…e perduto (come direbbe Capossela).

    Consiglio un libro splendido; non reale, ma realistico, non vero ma verosimile, completamente inventato ma vicinissimo a Kurt.

    UN AMORE DELL’ALTRO MONDO di Tommaso Pincio

    cercatelo e respirate Kurt ad ogni pagina.

    Lucy, Grazie mille per il tuo Kurt!

  5. bellissimo ritrovare tra queste righe quello che sono stati kurt cobain e i nirvana nella mia adolescenza musicale.
    bellissimo ricordare i pomeriggi davanti alla tv sintonizzata su mtv per vedere il video della nostra ribellione “smells like ten spirit”.
    grazie lucy.

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