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Camere da riordinare – Lo.Mo

Specchi invecchiati. Abiti che sanno di tabacco, di sera.
Dieci tele ad olio, schizzi d’autunno, dell’inverno prima che geli, di mani strette dentro alle tasche, di giorni pallidi, di orizzonti feriti da tramonti viola, di navi al largo, di nebbie mattutine dentro alle stazioni, dietro ai vetri delle camere da letto: Camere da riordinare.
Dieci tracce in cui la voce non schiaffeggia ma si insinua, scava, suggerisce; non urla, non impone: sottolinea, incalza, rimane. Il piano la apostrofa, scandendola: ora languidamente, ora con prepotenza, ricama ombre che si allungano, tessono alternative, incorniciano ballate di forte impatto emotivo.
Dieci tracce a raccontare della partenza, la partenza che non contempli il ritorno ma la sola consapevolezza della lontananza: lontananza dalla pace del quotidiano affanno, dal tempo così come lo scandiscono i pendoli, dalle parole così come le pronunciano le lettere scritte con la bella calligrafia degli amanti.
A fare rumore dentro è il “silenzio senza perché” (Un altro mare), è quell’unica opportunità ancora in potenza, già invecchiata, il miraggio del viaggio contro, del viaggio che salvi, che possa condurre “su, vicino all’anima” (Dissolversi), laddove si possa non dover cambiare poiché non c’è vuoto da vincere, non c’è vuoto in cui perdersi; lontano da dove il piacere diviene la prova del vuoto, il violento infrangersi dell’illusione (Piaceri singolari). Spingersi lassù, in un luogo non-luogo in cui “avere il diritto a non essere felici” (Pensiero magico), il diritto a non credere nei sogni se crederci significa lasciare che ingannino (Una sangre). Eppure c’è delicatezza nel desiderio e, prima di sconfinare nell’amarezza, nel disincanto del momento perduto, accarezza, guida in una danza fra ombre, in punta di piedi, appena suggerita. I sensi sono dettagli, non strumenti, dettagli di un ingranaggio fallimentare che ci lascia spogliati, alla deriva, colpevoli di troppe domande, di poche risposte. I sensi diventano circostanze, nonostante sia il gusto a vincere sulla memoria, ad indagare la carne, a sottoscrivere la consapevolezza: “il gusto del ricordo è amaro come una ferita” ed è una ferita aperta (Il gusto del ricordo), in cui cadono pietre d’estasi, briciole di coraggio, gocce di poesia.
La nostalgia è nostalgia della carne, dell’abbraccio avuto e subito smarrito; la malinconia è goccia a goccia, ipnotico sussurro del respiro. C’è un altrove in cui trattenersi, in cui la realtà è “un brutto sogno”, dove “tutto ci appartiene / perché noi siamo il senso / a quello che non c’è / e non c’è stato mai” (Tutto ci appartiene), dove perdersi è lasciare che qualcosa ci basti (Non era tempo per noi), ci seduca fino a possederci, ci stordisca sino a ricondurci, come rassegnati, quasi assolti, allo scorrere del quotidiano nulla, alla distanza del quotidiano tutto (Minuti e attimi).
Il tessuto melodico e ritmico dei pezzi è buona seta blues, è grezzo lino dark, è organza
new-wave. Il lirismo della composizione e la cura degli arrangiamenti aprono una parentesi noir sui pezzi e lasciano che all’ascolto ci si perda nelle sfumature, nelle cupe tonalità, negli improvvisi slanci elettronici, di colore, laddove la filigrana dei testi impreziosisce, scardina.
A chi ama perdersi più che ritrovarsi.
A chi ama smarrirsi più che sapersi al sicuro.

Credits

Label: Desvelos – 2005

Line-up: Roberto Binda (voce) – Tommy Canal (basso, laptop) – Darren Cinque (piano, rhodes, voce) – Paolo Zingara (chitarra, basso) – Hugo Race (Produzione artistica) – Con la partecipazione di Marta Collica (voce in e Una sangre) e Hugo Race ( organo in Dissolversi, Piaceri singolari e Pensiero magico)

Tracklist:

  1. Un altro mare
  2. Dissolversi
  3. Piaceri singolari
  4. Pensiero magico
  5. Una sangre
  6. Il gusto del ricordo
  7. Tutto ci appartiene
  8. Ellesmere St.
  9. Non era tempo per noi
  10. Minuti e attimi

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4 commenti

  1. La carezza della poesia…nella musica, nelle tue parole.

  2. semplicemente grazie..per sensibilità e competenza.lo.mo

  3. Rob2… semplicemente verità per la tua musica.
    Rob1… TU.

  4. Il dono della tua poesia per raccontare la poesia della musica di un grande amico al di là del tempo dello spazio!

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