Home / Recensioni / Album / Forget About – Kiddycar

Forget About – Kiddycar

kiddycar_forget.jpgQuanti viaggi compie la nostra anima in un istante? Da dietro il finestrino dell’autobus osservo la pioggia sfocare i contorni delle cose là fuori, rendere inesatta la mia immagine riflessa. E che bella la città che si scolora, mentre perde le sue forme. Che bello osservare il mondo stesso farsi goccia che cade… mi accorgo che sto piangendo anch’io. La musica che esce fuori da questo Forget About è l’intima colonna sonora di un sogno metropolitano sepolto di petali bagnati di rugiada, è il tuo sguardo fuori da quel finestrino, mentre cerchi di convincerti che il mondo un po’ ti somiglia, prima di rassegnarti che non lo fa quasi mai. Forget About è, di fatto, opera prima degli aretini Kiddycar presso l’attenta scuderia della Seahorse Recordings, regno dell’eclettico e sensibile Paolo Messere per intenderci, sempre interessato a dare risalto e degna produzione a realtà brillanti nascoste nei sottoboschi indipendenti. Formazione elegante ed eclettica, i Kiddycar,composti dalla cantante ed attrice Valentina Cidda, dal chitarrista Stafano Santoni, dal polistrumentista Simon Chiappelli a trombone, chitarre e tastiere e dal bassista Paolo Ferri, propongono un ambient-pop intimista dalle tinte pastello, che non rinuncia a suggestioni elettriche ed elettroniche. Dieci nostalgici bozzetti impressionisti che volutamente stentano a decollare e preferiscono, rubando i versi a Cristina Donà, essere quella goccia che non cade, quel rumore sospeso che non esplode. Dieci brani che sanno pescare con grande classe nel repertorio indie-pop, collezionando fragili melodie ed atmosfere mai banali che convincono sempre di più. La voce di Valentina è sempre dimessa, magicamente soffusa, monocorde, un ultimo soffio ad appannarsi sul vetro che ci separa dal mondo, tutti gli strumenti puntano a farle da contorno con umile disciplina. L’umbratile e nostalgica apertura di Human Logic sembra imprimere in un quadro di Monet le suggestioni dei Velvet Undergound di Sunday Morning: il contrasto tra il soffice tintinnare del sinth e la cupa elettronica di fondo, unita alla dolce melodia di Valentina, introducono nel mondo magico dei Kiddycar, dove la logica umana si scopre dichiaratamente sbagliata. L’elettronica oscura di No Gravity muta in una ballata fragilissima debitrice forse ai Tortoise quanto al trip-hop, così anche la successiva e più sperimentale Small Things che fa ricorso anche al rumore, e porta alla mente la Kazu Makino degli ultimi Blonde Redhead. Il piglio da camera si riconferma nella successiva psichedelica The Dawn and the Fly, una ballata completamente sospesa nel tempo, in cui su un pattern elettronico si sovrappongono atmosfere aperte ed orchestrali. Ma il capolavoro arriva con la successiva Ame et Peau, cantata in francese, dolcissima fantasia acustica che ha il sapore di una domenica d’autunno, col sole ad asciugarti le lacrime che la notte ti ha lasciato sul volto: un lungo respiro imbevuto di tenerezza. L’eletto-pop di Trust fa uso anche del moog, a ricordare gli Air di Moon Safari, e vanta una chiusura di ottoni molto intensa ed inaspettata, mentre Nick Drake rivive riflesso nel bellissimo sogno indie di Nothing Serious. I due brani finali, si stendono in dolcezza superando addirittura il muro dei sette minuti, seguendo una prassi più vicina alla musica ambient che non al pop: bellissimo il dialogo tra trombone e pianoforte nella pacatissima Time, così come nell’ultima morriconiana Trop Facile, dove la melodia è affidata ad un trombone prima, ad un vibrafono poi. Un disco intenso e con una grande attenzione ai dettagli, che sa regalare grandi emozioni se gli si concedono i giusti ascolti, che cancelleranno la possibile tentazione di considerare alcune soluzioni troppo ripetitive o abusate, o un po’ pesante la prolissità di alcuni brani. Un dolcissimo esordio per uno dei progetti più interessanti del panorama indie italiano.

Credits

Label: Seahorse Recordings – 2007

Line-up: Valentina Cidda (voce) – Simon Chiappelli (trombone, chitarre, tastiere) – Paolo Ferri (basso, contrabbasso elettrico) – Stefano Santoni (chitarre)

Tracklist:

  1. Human Logic
  2. No Gravity
  3. Small Things
  4. The Dawn and the Fly
  5. Ame et Peau
  6. Can I Have your Desert Please?
  7. Trust
  8. Nothing Serious
  9. Time

Links:Sito Ufficiale,MySpace

Ti potrebbe interessare...

Kikagaku Moyo - Kumoyo Island

Kumoyo Island – Kikagaku Moyo

Al quinto album lo schema geometrico della band nipponica affina le coordinate per una perfetta …

2 commenti

  1. Una recensione emozionata e emozionante.
    la tua spudorata ammiratrice 😉

  2. Il basso più metallico della terra di mezzo comunica gesti limpidi e descrive parole tenui per i miei sensi.
    recensione cogliere!!!

Leave a Reply