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Il caos come metodo: Intervista ai Kahlumet

Kahlumet

Proseguiamo il racconto della rassegna Carne Fresca con l’intervista ai Kahlumet, band milanese dall’anima sperimentale con all’attivo già una densa discografia che attraversa l’alternative rock, il dream pop e la psichedelia, con titoli come Homeless Recordings (2021), Shameless Meaningless (2023) e il recente Someday (2025), che segna una svolta verso sonorità più contaminate da jazz e soul. La loro ricerca sonora è liquida, malinconica e sempre in movimento. Dopo essere stati selezionati per la compilation Carne Fresca (Suoni dal Futuro), pubblicata da Woodworm, i Kahlumet hanno avuto l’onore di aprire in occasione del tour celebrativo Ballate per piccole iene degli Afterhours. In questa intervista, ci raccontano cosa significa per loro fare musica oggi, tra visione artistica, rifiuto dei compromessi e desiderio di costruire un’alternativa reale.

Quando, come e perché è nato il vostro progetto musicale?
La musica è la forma d’arte che più mi colpisce e mi seduce. L’ho ascoltata da ancora prima di nascere perché i miei genitori sono appassionati, nonostante non siano musicisti. Entrambi mi hanno fatto ascoltare musiche senza il cui incontro non avrei mai e poi mai iniziato a suonare. Da mio papà ho preso i Doors, Smiths, Depeche Mode, De Andrè, mentre mia mamma mi ha introdotto ai Cure, Red Hot, Lucio Dalla. Solo per dirne alcuni. Ho anche sempre amato leggere e scrivere, per cui mi è venuto naturale di cimentarmi nel comporre e scrivere canzoni, mi ha subito intrigato e da lì sono partito: è il mio disegno, la mia visione, il filtro attraverso cui vivo e racconto il mondo e decido di esprimere ed imprimere ciò che mi pare. Ho iniziato a scrivere le mie canzoni a 16 anni. Al liceo ho legato con Elia Pozzi, Ferruccio Perrone e Giovanni Doneda di “De Strangers” , “Cimice Production” e “Il Mago del Gelato”. Con loro ho prodotto nel 2021 Homeless Recordings, il mio primo ep, allo studio La Sabbia. È stato un periodo molto bello, durante la pandemia ci siamo chiusi sotto terra a registrare per mesi, è stata la mia prima volta in uno studio di registrazione. Da fine 2023 collaboro con Carlo Gasparetto, amico il cui ruolo è variegato: è il mio produttore, fonico, manager/consigliere; e Romeo Boni, amico attualmente tastierista nel mio gruppo, nonché una grande risorsa in fase di arrangiamento e scelta estetica. Dopo parecchio tempo di produzione passato in solitudine, per me oggi è importante collaborare con le persone, fare squadra. Con loro ho prodotto Someday e Bed Man, uscite quest’anno. Il nostro sodalizio ha in vista altre pubblicazioni, a partire da settembre. Fondamentali per la mia formazione e la mia ispirazione sono state anche le esperienze teatrali al seguito di Tindaro Granata per la rassegna “Situazione Drammatica”.

Cosa significa “suonare” rock per dei giovani come voi?
Suonare rock alternativo, soprattutto in Italia, richiede di essere consapevoli di fare una musica che ormai non muove più le masse. Non è un genere morto, perché sono tanti i ragazzi che lo portano avanti con dedizione. Ad essere in pericolo di vita è invece l’ interesse del grande pubblico per questo tipo di sonorità. Non voglio dilungarmi sulle ragioni di questo fenomeno, ma spesso sono legate alle logiche discografiche. E a certe imposizioni di gusto. Il motivo per cui la mia generazione continua a fare questa roba sta esattamente qui: la musica è cultura, emozione, aggregazione e libertà, e la rabbia di vedere questi capisaldi dell’arte venire continuamente scavalcati e strumentalizzati per scopo di lucro è catarticamente vivibile in un qualsiasi pogo di un qualsiasi concerto rock in un qualsiasi centro sociale. Lunga vita all’urgenza espressiva, all’autogestione, al rifiuto dei compromessi, al credere nella propria visione. Questo è il rock, ed è la linfa della mia motivazione.

Quali sono i vostri principali riferimenti musicali?
I miei capisaldi del passato sono Pink Floyd, Doors, Bowie, Lou Reed/Velvet, Tim/Jeff Buckley, Neil Young, Nick Drake, PJ Harvey, Radiohead, Elliot Smith, The Smiths, Talking Heads, Red Hot, ma ce ne sono troppi… impossibile fare una lista soddisfacente. Oggi amo King Krule, Crumb, Alice Phoebe Lou, Rosalia, Mount Kimbie, Fontaines D.C., Karate. Anche qui non posso fare a meno di lasciare indietro qualcuno. Questo sul versante rock. Altrimenti si apre un capitolo difficile: ascolto e ho sempre ascoltato tutto. Amo tutta la buona musica. Amo soprattutto il funk, afrobeat, bossa nova, jazz . Ultimamente la mia grande passione è la library e soundtrack music, soprattutto italiana anni ’50-’80, ragione che mi ha spinto ad iscrivermi al corso triennale di Musica Applicata alle immagini della Scuola Civica di musica di Milano.

Cosa significa per voi sperimentare e mescolare le carte?
È la cosa più bella. È l’essenza della creatività. I risultati più interessanti si hanno in caso di incontri e mescolanze impensabili, inaspettate e casuali. Significa abbandonarsi all’energia, al caso, al caos. Significa non accontentarsi mai ma spingere sempre un po’ più in là. Fondamentale è lo stimolo proveniente da altre persone.

Cosa significa per voi essere stati selezionati nell’ambito della rassegna “Carne Fresca, Suoni dal Futuro”?
Significa sentirsi a casa, nel posto giusto, una cornice che valorizza la mia arte e che mi dà l’opportunità di portarla in contesti adatti, se non prestigiosi. Avere la stima e il supporto delle persone che formano questo progetto è un onore indescrivibile, mi riempie di soddisfazione e mi spinge a dare tutto quello che posso. Significa sapere di non essere soli e di fare parte di qualcosa di dirompente e meraviglioso.

Gli animi di Carne Fresca tipo Succi, Segale ed Agnelli vi hanno dato qualche consiglio?
Da subito sono stati accoglienti, di una cura attenta e pronta all’ascolto. Personalmente ho chiesto loro alcuni consigli e ho ricevuto preziose risposte.

Cosa rappresenta per voi Germi LdC di Milano?
Da ben prima di fare parte di Carne Fresca il Germi è sempre stato un punto fisso per me: da fan degli Afterhours, suonare lì ha rappresentato un traguardo. Mai mi sarei immaginato di aprire due loro concerti. Se penso al Germi, mi vengono in mente due scene: 1. 2021 vado al Germi con un’amica con in tasca il mio Ep stampato in casa da consegnare prontamente a Manuel nel miracoloso caso in cui lo incontrassi. Inutile dire che di lui neanche l’ombra; 2. 20 novembre 2024, prima edizione di Carne Fresca, io e Andrea Puricelli, il mio chitarrista, ci presentiamo al Germi per fare il soundcheck e ci accoglie Francesca con una dolcezza e un entusiasmo commoventi. Lì la mia tensione si è sciolta completamente e quella sera suonammo in maniera davvero intensa. Sono due immagini molto esplicative di cosa significhi per me il Germi. Famiglia. Stimolo. Realizzazione.

Come è stato aprire un gruppo storico come gli Afterhours? Il fatto di ritrovarvi con altre band in un cartellone così prestigioso vi fa sentire effettivamente parte di una scena? La vostra generazione concepisce questo concetto oppure vi sentite delle monadi?
Ripeto, ancora non ho bene realizzato. Gli After mi hanno ispirato molto, soprattutto nella scrittura in italiano, Saliva e Luna Piena ne è un esempio lampante, in pieno stile After. Non potrei essere più onorato. Ma dall’altra parte mi sento al posto giusto: con la musica che faccio, in Italia, mi sembra coerente. Finalmente mi sono accorto che non sono solo e la fame che vivo io brontola negli stomaci di tanti altri come me. Questi ragazzi, noi, come i tanti altri che ancora non hanno partecipato a Carne Fresca, siamo la scena: rivendichiamo autenticità.
In senso Leibniziano siamo monadi a metà: da una parte siamo atomi poiché, pur operando in maniera indipendente, ognuno di noi rappresenta questa fame e questo bisogno di autenticità attraverso la propria musica. In una prospettiva più ampia, ogni singolo progetto è unico ma necessario per comporre il totale, ovvero la scena attuale. Dall’altra parte però so che siamo soli, o quasi, in questa lotta alla plastica,  ma questa è la ragione che credo ci spinga a cercare di fare sempre di meglio. Alla fine sono persuaso che avremo l’opportunità di cambiare le regole del gioco, speriamo in meglio.

Se un giorno qualcuno del mondo mainstream vi chiedesse di modificare radicalmente il vostro sound per raggiungere il successo mediatico, accettereste compromessi?
Dipende dai soldi che ci sono in ballo! Penso che la risposta a questa domanda sia facilmente reperibile dalle risposte precedenti.

Come vi rapportate all’attuale sistema di promozione fatto di doping su ogni canale social? Lo condividete in qualche modo oppure credete ci sia un modo per arginarlo?
Io uso solo Instagram, lo faccio in modo personale e naturale. Non faccio il pagliaccio per avere più visualizzazioni. Ognuno faccia quello che vuole, anche perché io mi diverto molto a vedere certi contenuti. Ormai è così. Apparenza pura. Stupidità spettacolarizzata… a me non dispiace così tanto in fondo. Siamo al punto del non ritorno. Per non parlare di TikTok.

Cosa significa costruire un’alternativa per voi?
Dobbiamo essere l’alternativa. Non costruirla. Dobbiamo rimettere le emozioni, l’autenticità e la sperimentazione al primo posto. La gente è stufa di plastica, deve solo accorgersene. E nuova musica può svegliarci da questo assopimento.

Bed Man – Video

Homeless recordings – Streaming

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