
In lungo e in largo nella Penisola attraverso le strade di Carne Fresca, questa volta facciamo tappa nel regno dei Koala Katana Kiwi, che propongono un sound ibrido denso di stop and go tra movenze emo e postpunk, con una scrittura di testi in italiano di buon livello. Questi cinque ragazzi hanno già all’attivo un EP d’esordio: Per farmi coraggio mi sono buttato dal piano terra (2024). Sono stati in tour in Italia, esibendosi in locali come Germi, Santeria Toscana 31, Covo Club e Largo Venue ed apriranno gli Afterhours nella data di Pordenone al Pordenone Blues & C. Festival del 19 luglio. Scopriamoli un po’!
Quando, come e perché è nato il vostro progetto musicale?
Andre: Io e Alessandro suoniamo assieme dal 2016. Eravamo in un power trio e cantavamo in inglese. Nel corso del tempo abbiamo avuto molti cambiamenti di formazione, di genere. La formazione attuale è nata nel 2021.
Ale: Katana Koala Kiwi nasce per esigenza. Suonare ci fa realmente stare bene. Prima di essere una band però, siamo soprattutto un gruppo di amici.
Cosa significa il rock per dei giovani come voi?
Andre: Diciamo che in generale ci troviamo in tempi in cui apparentemente la musica suonata si sta un po’ perdendo. Per ora si tratta di una sfida contro la fatica immensa nel trovare realtà che promuovano la musica dal vivo.
Ale: Sparare il volume dell’amplificatore a 11 ha un che di catartico e liberatorio.
Quali sono i vostri principali riferimenti musicali?
Ale: Ognuno di noi ha dei riferimenti diversi. Da Björk a Jeff Buckley, dai Radiohead ai Sigur Rós, i nostri ascolti variano nella maniera più disparata. Se dovessi trovare però quattro progetti musicali che mi stanno influenzando in questo momento potrei dire: Deftones, Fontaines D.C., Idles e Big Thief.
Andre: Tutti ascoltiamo molta roba diversa. Per quanto mi riguarda, io tendo molto verso il post punk, l’alternative e l’emo. L’altra mia anima è la musica tradizionale di diverse aree del mondo. Cerchiamo di far convivere un po’ di tutto.
Cosa significa per voi sperimentare e mescolare le carte?
Ale: Sperimentare, provare, esprimersi e divertirsi sono una parte fondamentale del fare musica.
Andre: Si tratta di una delle ragioni per cui suoniamo, secondo me. Alcune soluzioni interessanti dei nostri brani non sarebbero nate, se non avessimo avuto il gusto di scompigliare un po’ tutto.
Cosa significa per voi essere stati selezionati nell’ambito della rassegna “Carne Fresca, Suoni dal Futuro”?
Ale: È stata veramente una figata. Appena letto dell’iniziativa a Dicembre ho subito voluto provare a farne parte. Iniziative di questo tipo per i progetti emergenti come il nostro, sono delle occasioni preziose ed entusiasmanti
Gli animi di Carne Fresca tipo Succi, Segale ed Agnelli vi hanno dato qualche consiglio?
Ale: Più che dare qualche consiglio, ci hanno fatto assaporare per la prima volta un certo tipo di professionalità. Suonare è dopotutto anche un mestiere, e tutto ciò che accade attorno al suono va gestito in un certo modo.
Cosa rappresenta per voi Germi LdC di Milano?
Ale: Il nostro primo concerto a Milano come Katana Koala Kiwi. Per suonare quel giovedì sera e lavorare la mattina dopo a Trieste ho preso una serie di pullman notturni appena finita l’esibizione. Concerto emozionante. Veramente un’esperienza di cui faccio tesoro.
Andre: A Germi ci siamo sentiti come a casa. Vedere la gente presa bene direttamente sotto al palco in un ambiente così intimo mi ha scaldato il cuore.
Come sarà aprire un gruppo storico come gli Afterhours? Il fatto di ritrovarvi con altre band in un cartellone così prestigioso vi fa sentire effettivamente parte di una scena? La vostra generazione concepisce questo concetto oppure vi sentite delle monadi?
Ale: Ho divorato Hai paura del Buio?. Aprire questo concerto è un onore, un orgoglio e anche una bella responsabilità. La scena è tutto. Bisogna tornare a tessere una rete tra tutti i musicisti. Bisogna spalleggiarsi e supportarsi con spontaneità e sincerità.
Andre: Il concetto di scena è molto importante, e noi ci crediamo tanto, specialmente per la nostra città Trieste. Naturalmente la possibilità di avere un’apertura così prestigiosa è veramente un sogno, che speriamo possa avere una ricaduta positiva anche per tutti gli altri progetti del FVG che ci piacciono e che supportiamo.
Se un giorno qualcuno del mondo mainstream vi chiedesse di modificare radicalmente il vostro sound per raggiungere il successo mediatico, accettereste compromessi?
Ale: Credo dipenda tutto dal risultato finale. La musica per noi è al primo posto. Se ci piace come suona, siamo apertissimi a qualsiasi tipo di sfida.
Come vi rapportate all’attuale sistema di promozione fatto di doping su ogni canale social? Lo condividete in qualche modo oppure credete ci sia un modo per arginarlo?
Andre: Devo ammettere che non è un qualcosa che personalmente mi va molto a genio. I tempi cambiano però, e ciò che fino a poco tempo fa era solo una scocciatura diventa sempre molto più importante, e bisogna rimanere al passo.
Ale: Credo che in qualche modo qualcuno voglia che l’apparenza valga più della sostanza. Secondo me, l’importante è conoscere le regole del gioco. Una volta che le conosci, puoi trovare una strada differente.
Cosa significa costruire un’alternativa per voi?
Ale: Costruire un’alternativa significa tornare a dare il giusto peso alle parole, alle emozioni e alla condivisione. Il concerto è quel luogo magico dove è facile non sentirsi giudicati.
Lost Highways Seek your mood, Find your lost highways!