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Un insolito corto circuito ispirato dal Peplum: intervista ad Alessandro Grazian

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Abbiamo incontrato Alessandro Grazian, uno dei nomi che, negli anni, si è maggiormente distinto per la delicatezza e il talento cantautorale. Questa volta vi raccontiamo una storia molto diversa da quelle che hanno portato alla realizzazione dei suoi precedenti dischi (Caduto, 2005; Indossai, 2008; Armi, 2012; L’età più forte, 2015). Una vecchia foto di famiglia porta alla scoperta di un passato dove le proprie radici si uniscono all’estetica del nostro Paese alle prese con il boom economico. L’immagine di un padre in posa “forzuta” spinge la curiosità di un figlio che, con la giusta dose di metodo e levità, traduce à rebours la passione per il genere Peplum. Nasce così Torso Virile Colossale (AMS Records), un disco che mescola i generi scardinandoli e riporta ai nostri giorni, in chiave moderna, una parentesi glorisosa del cinema.

Vorrei cominciare dalla precisione con cui presenti questo lavoro discografico, un aspetto che ritengo prioritario, soprattutto di questi tempi votati alla voracità della musica e delle informazioni ad essa relative. Potrei dire che un saggio breve mi ha aperto le porte di Torso Virile Colossale, fornendomi anche indicazioni filmografiche e bibliografiche. Questa direzione svela anche un livello di fruizione che reclama approfondimento. Non solo un disco, ma un invito ad esplorare…
Grazie per le tue parole, mi danno l’occasione di puntualizzare che il concept su cui è fondato Torso Virile Colossale, ovvero il cinema Peplum italiano, è imprescindibile dalla musica che ho scritto, perciò nel comunicato stampa ho cercato di raccontare per bene la genesi del progetto e il senso di questa nuova avventura, non lasciando nulla al caso. Ho avuto chiaro fin dall’inizio che scrivere un album e fondare un progetto su un immaginario preciso non doveva lasciare spazio a fraintendimenti, fraintendimenti di cui in qualche modo è vittima pure il Peplum. Man mano che sono andato avanti con lo sviluppare l’idea ho capito che Torso Virile Colossale è qualcosa di più di un divertissement perché sono entrati in gioco tanti elementi oltre alla mia necessità creativa. Per esempio, in questi anni di esplorazione del Peplum mi sono accorto che per molti della mia generazione si tratta di un cinema nebuloso e misterioso, spesso travisato, quasi sempre misconosciuto. Per questa ragione, ad un certo punto, ho pensato che Torso Virile Colossale potesse anche essere l’occasione di fare riscoprire un pezzo di storia che ci appartiene molto più di quanto si pensi.

Una vecchia foto di famiglia all’origine del tuo viaggio tra le pellicole e le musiche del genere Peplum. Cosa ti ha emozionato di più via via che ti documentavi? E cosa rileggi oggi in quella foto che tanto ti colpì?
La vecchia foto di famiglia che ha scatenato tutto è la foto riprodotta nella copertina del mio album Indossai del 2008. In quella foto sono ritratti i miei genitori da giovani. Fin qui tutto normale se non fosse che nella foto mio padre svela il suo fisico atletico. In effetti mio padre da giovane è stato un po’ il Maciste del paese perché da ragazzo ha cominciato a fare sport e culturismo in modo pioneristico proprio vedendo i film Peplum nei cinema parrocchiali durante l’età d’oro del genere. Quella foto perciò è stata la punta dell’iceberg e da lì ho ritrovato un intero album di fotografie dei primi anni ’60 che ritraggono mio padre giovanissimo in pose vagamente cinematografiche ispirate ai ‘sandaloni’: una raccolta di immagini naif ed emozionanti che ancora oggi mi raccontano molto delle mie radici ma anche di un momento storico cruciale per questo Paese, ovvero il boom economico. Di fatto queste foto, unite ad una concatenazione di eventi, hanno fatto scatenare la scintilla di Torso Virile Colossale. Pochi lo direbbero ma la storia del Peplum è più affascinante e complessa di quanto si creda e soprattutto è ricchissima di legami con la storia del costume di questo Paese e con la vita di tantissimi artisti. Da Michelangelo Antonioni a Serge Gainsbourg, da Sergio Leone a Ornella Vanoni, in tantissimi e insospettabili hanno intrecciato la propria vita a questo cinema! È un dato di fatto che le stesse persone che hanno lavorato in questo genere cinematografico talvolta ne hanno preso le distanze ma io trovo che invece ci siano tantissimi di tesori nascosti che vale la pena riportare alla luce e anche questa idea mi ha spinto ad arrivare a pubblicare l’album d’esordio.

Vorrei che mi parlassi degli umori e delle scelte tecniche che costruiscono la contemporaneità di Torso Virile Colossale rispetto alle sue matrici…
Mi sta a cuore dire che Torso Virile Colossale, oltre ad essere musica originale, non ha un vero intento filologico rispetto alle colonne sonore del vecchio cinema Peplum. Torso Virile Colossale è una sorta di cortocircuito tra musica classica, musica esotica, metal e psichedelia. Detta così può sembrare una boutade ma in realtà la mia idea era quella di dare alla chitarra elettrica, suonata con riff muscolari e timbriche un po’ primitive (e in questo senso parlo di proto-metal), una sorta di ruolo da protagonista forzuto contemporaneo. Da subito, quando ho cominciato a sviluppare l’aspetto musicale di questo progetto mi sono posto la questione di come riuscire a raccogliere l’eredità musicale ed estetica del Peplum e di come restituirla oggi. Nell’album ci sono perciò presunti elementi ‘antichi’ (chi può dire quale fosse davvero la musica del mondo antico?) declinati in chiave sì contemporanea ma a volte volutamente un po’ atemporale. In qualche modo se, quando era ragazzo, per mio padre l’emancipazione è passata attraverso i muscoli, quando sono stato ragazzo io è passata attraverso la chitarra elettrica e credo che sia stata in modo inconsapevole anche questa ragione a portarmi a creare questa fusione di elementi. Ma a questo punto qui ci vorrebbe Freud!

A proposito, vorrei che raccontassi dello specifico contributo dei tuoi collaboratori…
Il disco è stato per me una grande esperienza di scrittura e arrangiamento ed ho avuto la fortuna di trovare grandi musicisti con cui confrontarmi e vedere fiorire le mie partiture e idee. Innanzitutto ho impiegato un bel po’ di tempo per capire come e con chi registrare e produrre un lavoro simile e ad un certo punto la scelta è caduta in modo naturale su Antonio Cooper Cupertino, con cui avevo già lavorato con soddisfazione per il mio ultimo album da solista. Una volta iniziato a lavorare in studio, ho suonato e inciso tutte le chitarre e organi creando così la trama su cui ‘cucire’ gli altri strumenti. I musicisti coinvolti sono tutte persone che stimo e che ho chiamato personalmente: vecchi amici (Nicola Manzan), nuove conoscenze (Francesco Chimenti) e in alcuni casi sono stati incontri speciali ma fortuiti (penso ad esempio all’incredibile Olga Mazzia, prima arpa della Scala di Milano o al percussionista classico Alessandro Perissinotto). Infine nel caso di Mario Arcari (già collaboratore di Fossati e De André) è stato come realizzare un sogno. Mario Arcari infatti è un collaboratore storico di Mauro Pagani (con cui da anni lavora Cooper) e così l’abbiamo invitato a sentire i brani in studio, gli sono piaciuti e ha deciso di suonarli con un entusiasmo contagioso. Grazie a Mario un brano come La Galea è stato impreziosito ed è diventato (spero mia sia concesso questo mio viaggio mentale) una specie di anello mancante tra Torso Virile Colossale e quel Crêuza de mä di De André a cui lo stesso Arcari collaborò nell’ormai lontano 1984.

Ironia. Credo di aver capito sia un concetto chiave per l’intero progetto. Penso anche ai cliché dei titoli e delle illustrazioni…
Sì, l’ironia è uno degli elementi fondanti di Torso Virile Colossale. In fondo l’idea di TVC mi è venuta un po’ per gioco e questo cinema spesso è ironico in modo sottile, ricco di inside joke piazzati da registi e sceneggiatori. Ma quando nel cinema Peplum l’ironia non è una scelta finisce per esserci in modo involontario perché spesso è un cinema che fa dell’arte del risparmio la propria forza e allora ecco che fa capolino sullo schermo un essere mostruoso ma comico, un tempio di cartapesta, una recitazione legnosa che strappa il sorriso. Sono aspetti verso cui ho sviluppato un certo affetto. Questa povertà di mezzi è bilanciata da un’esuberante e sfrontata (almeno nel periodo d’oro del genere) ricchezza di idee. Un’attitudine che amo anche nella musica e che oggi forse c’è un po’ meno.

Mi racconti delle puntate della trasmissione Torso Virile Colossale Radio Show per la radio digitale Daevid?
Torso Virile Colossale Radio Show è stata una bellissima avventura grazie alla quale mi sono confrontato con il mondo della radio e mi sono anche divertito mettendo a frutto la mia conoscenza del Peplum. L’ultima puntata l’ho trasmessa poche settimane fa e tutti i podcast delle puntate sono disponibili nel sito di Radio Daevid. In sostanza si tratta di una sorta di audio storia del cinema Peplum che ho curato personalmente, raccontando con dovizia di particolari e numerosi contributi audio tutta l’epopea di questo genere cinematografico, dalla sua nascita al suo periodo d’oro, fino alla sua ineluttabile decadenza. Del resto dal 2008 ad oggi, dopo avere visto più di un centinaio di film e avere letto vari libri sull’argomento, mi sono fatto un po’ una cultura sul genere e grazie alla radio ho avuto l’occasione di fare il divulgatore dell’argomento con passione e ironia. La trasmissione radiofonica è stata anche l’occasione di preparare il terreno in vista dell’uscita dell’album d’esordio e infatti in ogni puntata ho fatto ascoltare in anteprima un piccolo assaggio dell’album.

Come potrebbe continuare questo viaggio sonoro in futuro?
Questo album d’esordio si chiama non a caso ‘Volume 1’ perché lo ritengo il primo tassello di un percorso e so di avere ancora un bel po’ di cose da scrivere sull’argomento. I titoli dei brani, così come le illustrazioni che ho realizzato per l’artwork, richiamano i cliché del genere: le vestali, gli oracoli, la lotta tra i forzuti, le marce, i macigni di cartapesta, il mare mediterraneo e così via. Ci sono ancora molte cose da raccontare e chiamando questo album ‘Volume I’ volevo dire a tutti : “Hey, Torso Virile Colossale non è solo un colpo di testa occasionale, è qualcosa di più e tornerà prima o poi con un Volume 2!”

Al di là del genere cinematografico in questione, c’è un regista dei nostri giorni per cui ti piacerebbe comporre una colonna sonora?
Sono molto ferrato sul cinema anni 60, meno sul contemporaneo. Dei registi di oggi Paolo Sorrentino è uno di quelli che mi trasmette più rispetto e attenzione per la musica e allora se devo fare un nome faccio il suo.

Fedeli alla Flaminia

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