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Il rock in due dimensioni: intervista a Italian Poster Rock Art

Nei nostri viaggi, agli incroci delle strade perdute tra musica e arte, abbiamo incontrato i ragazzi di Italian Poster Rock Art. È avvenuto per caso, di sfuggita in una sera estiva. Dopo qualche tempo li abbiamo cercati senza attendere “il caso”: questa volta l’incrocio lo abbiamo creato noi, per sostare con loro. Alle nostre domande curiose ha risposto Martina Esposito (aka Oregon Pizza), con un entusiasmo che sentiamo familiare.

Cos’è Italian Post Rock Art e quando è nato?
I.P.R.A. è un’associazione toscana nata nel 2010. Le due menti dietro questo pazzo progetto sono Francesco Ciaponi e Andrea Pacini, amici e amanti del rock in tutte le sue forme. Si tratta di un’iniziativa tesa a promuovere e salvaguardare la poster art italiana, attraverso diversi eventi. Io sono entrata a far parte di I.P.R.A. nel 2011, quando sono venuta a conoscenza dell’iniziativa. Ci siamo incontrati, e ci siamo piaciuti, da quel momento abbiamo iniziato a collaborare.

Nel panorama britannico e americano è una pratica storicamente più diffusa; da quando in Italia è presente la poster art relativa ad eventi e musica rock?
Si può dire che la poster art sia presente in Italia dagli anni Settanta con il lavoro di Matteo Guarnaccia, figura di spicco del panorama musicale, artistico e culturale underground. In America la poster art è nata nelle stamperie del Tennessee con i concerti di Elvis Presley, e pochi anni dopo l’eco è arrivato nell’Inghilterra Psichedelica. Tutto sommato, siamo stati al passo col resto del mondo ma, a differenza degli altri, non siamo mai stati riconosciuti ufficialmente. La poster art soffre dello stesso problema del graffito: non la si riesce ad accettare come forma d’arte quanto come variazione sul tema. Ma in realtà un poster serigrafato è un pezzo unico esattamente come un dipinto, pensiamo anche solo ad Andy Warhol. Dovremmo imparare dall’estero, e dal valore che il resto del mondo da a questo tipo di grafica.

Diamo i numeri: quanti sono gli artisti che trattate?
Sotto Italian Poster Rock Art ci sono, attualmente, più di trecento artisti. Dal 2010 in poi c’è stata una continua crescita, e speriamo di poter continuare a espanderci.

Per lo più si tratta di semplice e disinteressata creatività, o si lavora anche su commissione? Si tratta più di celebrare un evento o proprio di promuoverlo con una determinata grafica?
Dipende dai casi. Molti artisti realizzano manifesti per eventi minori, non necessariamente per grandi palchi. Agli inizi includevamo nel catalogo anche chi volesse sperimentare la poster art a prescindere da una commissione, ma ci siamo accorti che sarebbe diventato un punto a sfavore, che avrebbe indebolito il progetto.

Attualmente, in Italia, c’è una scena musicale che più degli altri subisce/alimenta il fascino della poster art?
Direi che la musica indipendente italiana sia quella che più di tutte si mostra interessata all’argomento.
È sempre stato così, dopotutto. Le band di Seattle agli inizi degli anni Novanta puntavano molto su un lavoro di artwork e immagine autoprodotti, difatti la Ames Bros. Design, uno degli studi grafici più potenti d’America, fu fondato dal bassista della rock band Pearl Jam, Jeff Ament. La musica indipendente ha sempre preferito il canale artistico a quello mass mediatico, e piuttosto che rilasciare interviste preferisce che sia un’immagine a parlare, a raccontarla. Il binario indipendente in Italia si sta rinforzando nuovamente, dopo qualche anno di fermo, e chiede a gran voce di essere celebrato con grafiche e loghi. Credo sia anche una questione di audience. Il pubblico che segue band indipendenti è alla costante ricerca di merchandise di un certo tipo.

Entriamo un po’ più nel dettaglio cercando di capire cosa ci sta dietro al risultato finale dell’opera: quali sono le principali tecniche utilizzate e quanto lavoro possono richiedere?
Essendo tanti, ogni artista ha una tecnica differente. C’è chi lavora in digitale, chi no. Ma occorre fare una premessa: elaborazione e metodo di stampa sono due cose ben distinte. Esistono discussioni infinite su cosa è un rock poster e cosa non lo è. Nel 2002 in California è stato fondato l’American Poster Insitute, che promuove la poster art con una mostra mercato all’anno chiamata Flatstock. Si svolge in America, solitamente ad Austin durante l’SXSW Festival, e da diversi anni anche in Europa ad Amburgo, durante il Reeperbahn Festival. Chi gestisce l’API ha poche ma ferree regole: se non si stampa in serigrafia non si può entrare fra gli artisti accreditati. Per cui è una limitazione, ma dall’altra parte un modo chiaro di intendere la poster art. Alcuni degli artisti presenti in I.P.R.A. stampano con metodo serigrafico, ossia con retini e inchiostro; altri in digitale e c’è chi usa persino il ciclostile. Non abbiamo la pretesa di richiedere le stesse caratteristiche che esige l’API californiano, non ne siamo all’altezza e nemmeno ci interessano. Un rock poster è popolare, sia esso stampato in serigrafia, in litografia, o in offset.

Senza fare sgarbi a nessuno, potete indicare qualche nome tra gli artisti più riconosciuti al momento in Italia e le rispettive peculiarità?
Indubbiamente molti dei nostri artisti sono decollati, e questo ci fa immenso piacere. Johnny Cobalto, poster artist dallo stile ben definito, è volato a Toronto qualche tempo fa, e lavora molto. Ale Giorgini, altro interessantissimo artista di Vicenza, ha in passato realizzato poster per svariate band, da Caparezza agli Editors, dagli Afterhours ai Gogol Bordello, dai Linea 77 alla Dave Matthews Band. Di recente la Warner Bros gli ha chiesto di poter utilizzare un suo lavoro per una serie televisiva americana, e anche queste sono belle soddisfazioni.

Il vostro sito web offre una vetrina agli artisti, la possibilità di ricerca delle opere, ma anche una sezione volta all’informazione e alla cultura della poster rock art. Sta mutando l’interesse negli appassionati di musica verso la poster art?
Ammettiamo di si, dal momento che si è sempre in numero crescente. Il pubblico aumenta, di iniziativa in iniziativa. Questa estate siamo stati al festival Bolognetti Rocks di Bologna per tre giorni e la gente era interessata al procedimento di stampa, alla storia della poster art. E’ chiaro che, come detto sopra, non è un’arte che ci appartiene quanto appartiene all’America, che l’ha creata. Per gli Stati Uniti la poster art è un po’ il nostro Rinascimento, è chiaro che abbia un’altra influenza. Ma col tempo sta diventando un linguaggio comune anche nel Bel Paese, speriamo vada sempre meglio.

Io stesso ho potuto ammirare le opere esposte questa estate al Bolognetti Rocks. Ho notato le differenti capacità espressive, ho visto vere e proprie pubblicazioni collettive, ed ho potuto riconoscere una “scena” artistica fatta di persone. Dal vostro punto di vista, qual è lo scopo della realizzazione di questi eventi? Ne avete altri in programma?
Come dicevamo, I.P.R.A. crea eventi perchè siano testimonianze tangibili di tutto ciò che elabora e costruisce durante l’anno. Di tutti i rapporti che tesse, di tutta l’attenzione alla lavorazione e di tutto l’amore per la grafica e per la musica. Un evento è sempre un ottimo modo di dirsi presenti, di far sentire la propria voce. Per questo quest’anno abbiamo deciso di spostarci da Santa Croce sull’Arno, che per due anni è stata splendido palco della nostra expo, e di direzionarci a Bologna. Avevamo sete di nuovo, e volevamo provare a testarci in una zona che fosse neutrale, che non ci appartenesse. Il riscontro è stato molto positivo. Bologna ha risposto bene e adesso stiamo ipotizzando un evento invernale relativo alla grande poster art internazionale. E’ un progetto che ci elettrizza, e che speriamo possa andare a migliorarci.

Forse progetti come i vostri riescono ad essere anche referenti unici con promoter, musicisti, locali, organizzatori in un ambiente estremamente frammentato. È anche questo uno degli obiettivi i I.P.R.A.?
Cercare la sintonia con la scena musicale è la prima cosa. L’arte va promossa e premiata, quando è tale. Se ci si conosce fra artisti, seppur di ambiti differenti, e ognuno stima il lavoro altrui, si ha già vinto. Nasce un rapporto, una relazione disinteressata, basata sulla pura voglia di scoprire ciò che l’altro ha da dire. Le band indipendenti, italiane e straniere, sentono il bisogno di questo tipo di promozione, si appassionano a un’immagine che possa incarnare le loro sonorità, ed è un’ottima cosa. L’obiettivo di I.P.R.A. è sicuramente quello di far conoscere questo tipo di grafica, di svilupparlo e di renderlo un mestiere vero e proprio. E’ una grave mancanza, specialmente in un paese che ha vissuto di arte, da sempre.

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