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Un bisogno di salvezza: intervista alla Casa del vento

Lo scorso 20 novembre è uscito l’ultimo lavoro della Casa del vento: Giorni dell’Eden (Mescal/Self). Un’amalgama bilanciata di folk, venato ed irruvidito da rock potente e preciso, consapevole del momento in cui farsi da parte a vantaggio di ballads ed inframezzi toccanti e nostalgici. La semplicità degli elementi basici e naturali, come il cielo, le nuvole, l’acqua ed il sole, sono utilizzati per dare risalto a tematiche e significati socialmente ed umanamente importanti. Un album che vede la collaborazione di molti artisti, tra i quali il rapper marocchino Youss Yakuza (in Hurriya), Francesco Chimenti (voce dei Sycamore Age), Daniele Sanzone (voce degli A67), Violante Placido aka Viola e Lenny Kaye (chitarrista di Patti Smith). Abbiamo cercato di saperne qualcosa in più su questo significativo e variopinto Eden, incontrando gli abitanti della Casa del vento.

L’Eden che descrivete è composto da elementi basici: le nuvole, l’acqua, il sole. Un ritorno alle origini e alla semplicità. Si tratta di un augurio, di una speranza o cos’altro?
Volevamo descrivere il bisogno di salvezza che gli “ultimi”, spesso descritti nelle nostre canzoni, dovrebbero meritare. Persone avvilite e alienate, al limite della sopravvivenza, che tentano quotidianamente la scalata a un “proprio cielo” rischiando di cadere, tra il tentativo di non arrendersi, di realizzare i propri sogni e il lasciarsi andare. Per questo abbiamo utilizzato nelle liriche molte metafore e simbologie come il volo, il sole, il cielo e le nuvole, che ben rappresentano ciò che volevamo descrivere.

Cultura di massa, o meglio, massizzazione (passate il termine) della cultura: televisioni, internet, social network sono i mezzi per l’attuazione di questa tendenza. La cultura è la base della libertà dell’uomo, come sottolineato nel vostro brano La parola rende uguali. Secondo voi un ragazzo di 20 anni nel 2013 è più “libero” rispetto ad un ragazzo di 20 anni di qualche anno fa?
In teoria, s’ì Oggi un giovane ha a disposizione strumenti che possono dargli più opportunità nell’incontro con la cultura e con le informazioni. I ragazzi di “Don Milani” erano isolati e destinati all’abbandono scolastico. Ma internet non è abbastanza; l’orientamento educativo lo deve creare una scuola moderna e all’avanguardia. I tagli degli ultimi anni al sistema scolastico italiano metteranno invece drammaticamente in evidenza quanto misero sarà il livello culturale del nostro Paese. Torneremo indietro, con i figli della gente più umile che dovrà interrompere gli studi e chi si potrà permettere un tutor o una scuola privata andrà avanti. Il nostro Paese è sempre più ingiusto. Le nuove generazioni saranno meno libere, perché meno formate.

Patti Smith, un’icona della musica rock. Com’è vi siete conosciuti e piaciuti?
Nel settembre 2009 fummo invitati al Meeting fiorentino di Emergency, come la stessa Patti Smith.  Lei ci vide suonare e rimase talmente affascinata dal nostro “gipsy style” da chiederci di collaborare alla registrazione di alcuni suoi brani. Patti ci raggiunse ad Arezzo direttamente da New York. Da lì in poi sono successe tante cose: tre concerti con lei in Italia, due a Parigi, due la scorsa estate (nel primo lei e Lenny Kaje ospiti di un nostro concerto, nel secondo noi come ospiti loro) tra Arezzo e Montevarchi, ma soprattutto la nostra presenza in due brani, Seneca e Costantine’s dream inseriti in Banga, il suo recente ultimo album!

Un album ricco di ospiti il vostro; come nascono le vostre collaborazioni?
Nascono dalla voglia di dare bellezza alle canzoni e dal desiderio di aggiungere emozione, energia e poesia. In Giorni dell”Eden ci sono infatti Lenny Kaje, Francesco Chimenti (Sycamore Age), Daniele Sanzone (A67), Violante Placido aka Viola, Youss Yakuza, Francesco Moneti (Modena City Ramblers), Laura Mars; ognuno di loro ha esaltato al massimo le nostre canzoni. E poi noi siamo una “Casa”: una casa ospitale.

Just Breathe, cover dei Peral Jam. Com’è stata scelta? Into the Wild, il film a cui è strettamente legata, ha influenzato tale scelta? In fondo si tratta sempre di un ritorno alla dimensione naturale ed elementare dell’essere umano.
Into the wild ne è in parte responsabile. Scappare via per un sentimento di disagio sociale, tornare alla natura è anch’esso un atto legato al concetto di salvezza. Just breathe è una dissertazione sull’essere umano, sulle sue fragilità e sulle proprie tenerezze legate all’amore. La stima e l’ammirazione per Eddie Vedder hanno fatto il resto.
Non è un caso poi l’avere registrato il brano in una casa in mezzo alle foreste del Casentino, qua in provincia di Arezzo, di proprietà di Andreas Petermann, il nostro violinista; un luogo carico di atmosfera e di “buona energia”, dove portammo la stessa Patti Smith la prima volta che registrammo insieme.

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