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Un paradiso tragico: intervista ad Amaury Cambuzat

Amaury Cambuzat, divenuto ormai negli anni un vero e proprio guru della scena indie sperimentale europea per merito dei suoi Ulan Bator, con l’ultimo disco The Sorcerer, lavoro colto ed ambizioso, riconferma fuori da ogni schema l’importanza di mantenere un’attitudine indipendente. Le nostre strade perdute hanno avuto l’onore di incrociare le sue per un’intervista.

Amaury, cosa vuol dire essere indipendenti oggi?
Essere indipendente oggi rappresenta una scelta ma anche una necessità. Il mercato del disco sta crollando totalmente, nessuno investe su di te quindi, se uno crede in quello che fa, deve organizzarsi per andare avanti. Io sono sempre stato “indipendente” e non mi sono spaventato di dover ancora una volta fare tutto da solo. E’ diventato molto difficile vendere dischi ma allo stesso tempo, oggi ho a disposizione tanti mezzi utili per comunicare che all’inizio non possedevo. Prima non avevo internet, non avevo mp3 per lavorare, computer per registrare, ecc. Tutto ciò ha pregi e difetti.
Adesso siamo arrivati un po’ ai limiti con questi mezzi e non siamo stati ancora capaci di essere creativi artisticamente quanto lo è stata la tecnica. Una volta creavamo macchine per spingere i limiti, le idee c’erano ma mancava la tecnica, la scienza per dargli vita. Oggi la tecnica c’è ma la nostra creatività non richiede un tale bisogno tecnico. Ora come faremo? Come tornare a qualcosa di più profondo senza retrocedere? Siamo tutti di fronte ad una pagina bianca dove scrivere… E’ spaventoso ed allo stesso tempo molto stimolante.

Indipendente come poteva esserlo un maestro indiscusso del Cinema e padre dell’espressionismo tedesco come Friedrich Wilhelm Murnau quasi ottanta anni fa, nella cui materia artistica ti sei andato ad immergere con il tuo ultimo lavoro creando una sorta di sonorizzazione del tutto personale del film Tabù del 1931. Quali sono i legami fra il tuo percorso artistico e quello di un maestro come Murnau? Cosa ti ha portato a sperimentare su questo fronte?
Non so se Murnau era da considerarsi del tutto indipendente. Artisticamente sicuramente lo era ma i finanziamenti per i suoi film arrivavano da grosse compagnie come ad esempio la Paramount nel caso di Tabù. Credo che Murnau fosse anche una specie di genio, ed era molto famoso ed universale. Per quanto mi riguarda ancora non te lo so dire. Magari l’unico punto in comune che potrei azzardarmi a trovare con il maestro è semplicemente il fatto di essere entrambi attratti da una certa forma di poesia che si rifletta nella nostra arte e ed una grande voglia di comunicare emozioni, ognuno con la sua propria espressione artistica.

In The Sorcerer, più che ad una classica soundtrack, sembra di trovarsi difronte ad un eterogeneo mosaico sonoro che pare raccontare immagini, incasellare visioni e sensazioni usando linguaggi sempre diversi. Qual è stato il tuo approccio nella stesura di queste partiture?
Ho voluto far sentire più aspetti, più sfaccettature della mia musica. Non volevo comporre tutto nello stesso genere anche perché in qualsiasi film ci sono atmosfere diverse rispetto a diversi momenti della storia. Tabù e diviso in due parti distinte: paradiso e paradiso perduto. Credo che The Sorcerer abbia un’evoluzione fluida come quella storia nel film. Un crescendo che parte dal paradiso fino al suo finale tragico.

Nel film quello tra Matahi e Reri sembra un amore incontaminato ambientato sullo sfondo di in un paradiso terrestre ancora possibile. Un amore che è destinato però ad evaporare e soccombere per colpa di schemi sociali imposti e ben delineati, ancora troppo forti per essere spezzati (Reri viene consacrata alla divinità locale e quindi deve restare vergine e rinunciare al suo amore, ndr.). Astraendo, nasce l’esigenza di un’arte che si faccia carico ancora di varcare i confini, rompere gli schemi ed i tabù appunto. Qual è secondo te il ruolo dell’artista oggi? È possibile sperare di rompere ancora qualche argine e sciogliere qualche tabù in un contesto sociale che spesso pare così distratto e disinteressato?
Bisogna farlo. E’ questo il tabù oggi, fare delle cose contro l’indifferenza che persiste. Contro la futilità, la superficialità dei rapporti fra esseri umani. Se ti fermi, la dai vinta all’ignoranza. Se vai avanti almeno è chiaro che disturbi ed è così che puoi contribuire a cambiare un pochino le cose. Comunque, per tornare al film di Murnau, la storia di Tabù è sempre d’attualità. In questo mondo, in Occidente, a casa nostra, purtroppo esistono ancora persone che provano a cambiare la vita di altri facendo pressione sul libero arbitrio. Forse oggi succede di più per motivi economici. Esistono ancora persone che provano ad impedire amori “impossibili” con ragioni pecuniarie. Bisogna lottare ancora ma oggi, la lotta non si fa più ad un livello nazionale ma internazionale. Ed è proprio questa la novità. Non esistono più le rivoluzioni a livello nazionale, ma se ci deve essere una vera rivoluzione sarà a livello mondiale.

In The Sorcerer le fonti di ispirazione paiono davvero tante, a volte anche lontane dal contesto in cui eravamo abituati ad ascoltarti con i tuoi Ulan Bator. L’elettronica, la world music, il folk, malinconie strumentali contemporanee. Cosa metteresti ancora nel paniere?
Credo che sia un disco atipico. Non essendo strettamente “schiavo” di un genere particolare, per me rimane ancora un disco sperimentale con la preoccupazione permanente che sia ascoltabile. Non mi piace pensare che la mia musica sia di nicchia. Strana, particolare mi va bene ma faccio musica sempre sperando di essere ascoltato da più gente possibile.

Se dovessi oggi consigliare ai nostri lettori tre dischi e tre film che hanno influenzato fortemente la tua carriera e senza i quali oggi non saresti qui, quali sarebbero?
Per quanto riguarda i dischi consiglierei: Another Green World di Brian Eno,  Clockwork Orange soundtrack di Wendy Carlos e Low di David Bowie. Per i film Bad Lieutenant di Abel Ferrara, The belly of an architect di Peter Greenaway” e Casanova di Federico Fellini.

The Sorcerer è uscito per la Acid Cobra ed in Italia per Deambula Records. Come è avvenuta la scelta di entrare in questo roster? Ci sono progetti italiani del panorama indipendente che ritieni interessanti e degni di nota?
Marco della Deambula è un amico che segue Ulan Bator da tempi. Abbiamo già avuto l’occasione di collaborare insieme e mi sembrava la persona ideale per lavorare ad un progetto così difficile come The Sorcerer. Come me, è un appassionato di musica quindi mi fido al 100% del suo lavoro.
In Italia ci sono tanti gruppi interessanti. Ne ho più di uno sulla mia etichetta Acid Cobra: I Sexy Rexy sono incredibili e coinvolgenti dal vivo per esempio, stessa cosa per The Somnambulist che vivono a Berlino. Purtroppo è diventato difficile oggi avere uno riscontro all’altezza per questo genere di musica. E’ come se tutto sia stato formattato. Credo ci sia poco spazio per l’originalità oggi.

Questo lavoro è la tua prima fatica solista fuori dai confini degli Ulan Bator. Hai in programma altre uscite future come solista? Cosa bolle in pentola per i prossimi mesi?
Vorrei suonare The Sorcerer in giro il più possibile assieme alla proiezione del film. Non credo che avrò il tempo di registrare altro da solo prima del 2012. Vedremo. In realtà l’etichetta mi dà tantissimo lavoro. Farò uscire uno doppio DVD dei tedeschi Faust (che vede la mia collaborazione alla chitarra) a febbraio e subito dopo il nuovo album dei TV Lumière. Poi, stiamo lavorando alla realizzazione di un DVD live con Ulan Bator che uscirà a Marzo per la mia etichetta la Acid Cobra Records.

Ti ringraziamo per averci concesso questa intervista con l’augurio di risentirci presto.
Grazie a te.

The Sorcerer (Part 2) – Preview

DVD live Ulan Bator – Trailer

http://vimeo.com/17880775

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