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Wherever you might fall from grace: intervista a Casador (Alessandro Raina)

Alessandro Raina (Giardini di Mirò, N00rda, Amor Fou) apre il nuovo capitolo solista adottando il nome di Casador e lanciando un EP in free download che anticipa il terzo full length, dopo Colonia Paradi’es (1999) e Nema Fictione (2006). La ricerca della “musicalità” è il canone interpretativo di un nuovo percorso artistico che si avvale della collaborazione di Leziero Rescigno (La Crus, Soul Mio, Amor Fou) e Paolo Mauri (Scisma, Afterhours, Verdena, La Crus). Strutture testuali che accarezzano le movenze della poesia e primi piani su chitarre e pianoforte. The Puritans fa di Damocle il paradigma delle contraddizioni dell’uomo moderno, in bilico tra futili piaceri, vanità, ambizioni al potere, fughe egoistiche, cadute e sconfitte. Un uomo visto e raccontato con gli occhi delle donne. (Foto by Agostino D’Antonio e Rosa D’Ettore)

Perché Casador per The Puritans, ep in free download che anticipa il tuo terzo album?
Il principe di Casador è un personaggio di Totò, ed è un soprannome che Leziero mi diede un anno fa, un po’ per reinterpretare il fatto che alcuni amici mi hanno sempre sfottuto chiamandomi “principe” e un po’ per celebrare il nostro culto dell’indimenticato maestro De Curtis. E poi volevo eclissare il mio vero nome che peraltro all’estero non credo funzionerebbe molto.

E Casador guarda indietro nel tempo, fino a Damocle. Due tangenti allo stesso piano concettuale. Il ribaltamento dei ruoli e dei valori. Come le loro storie (metaforiche), tra cultura popolare e cultura classica, possono ancora avere un senso… oggi?
Non saprei. Trovo semplicemente che la storia di Damocle descriva uno stato di cose molto moderno, che si ripropone nei secoli e si presta alla rilettura di un cantautore. La vanità che porta all’autodistruzione, la crudele parzialità dei giudizi del popolino che invidia il potere che non ha, con i suoi luoghi comuni e le sue meschinità. Sono tutti temi attualissimi. Non vorrei si leggesse troppa ricercatezza culturale nel riferimento classico. Potevo ispirarmi anche alla vita di un illustre sconosciuto, come accade per le cose che scrivo con Amor Fou.

The Puritans. Spiegami il titolo dell’ep… quindi…
Damocle, che sarà il protagonista dell’intero LP, è un uomo che rinuncia a tutto, ai suoi valori, ai suoi legami, per dare seguito alla propria smania di potere, pur di ostentare una patologica necessità di apparire. Per il mio Damocle moderno i puritani sono tutti coloro i quali – a partire dalla sua buona coscienza repressa – lo biasimano o cercano di dissuaderlo, usando argomenti morali, affettivi, fino ad abbandonarlo per sfinimento.

Un’edizione limitata dell’ep sarà in vendita ai concerti, ma scegli di aprire il tuo nuovo capitolo solista con la distribuzione digitale (gratuita)…
E’ una scelta dettata dall’esigenza di economizzare i costi e snellire l’iter promozionale, tenendo conto del fatto che questi brani verranno presumibilmente ascoltati in cuffia. Un artista come me (e lo stesso vale per gente molto più affermata) oggi vive grazie ai concerti e a uno sviluppo autonomo del suo lavoro. L’ep e la relativa promozione in Italia e all’estero devono essere un viatico per giungere alla migliore collocazione dell’album. Oltre che testimoniare un nuovo capitolo della mia storia musicale, che sentivo il bisogno di palesare anche per svincolarmi da vecchi cliché.

L’ep comprende tre pezzi. “Suonano” secondo linee molto diverse rispetto ai tuoi precedenti lavori…
L’ep è stato scritto in due settimane, ma è frutto di un percorso di ascolto e apprendimento di tre anni a stretto contatto con musicisti, produttori, fonici che mi hanno insegnato tantissimo. Un lavoro su me stesso che con Giacomo Spazio o i Giardini di Mirò, per vari motivi, non era stato possibile fare e in questo vedo un mio limite personale, ma anche del contesto musicale italiano che “insegna” poco, che troppo spesso ignora una grande impreparazione di fondo e non suggerisce ai giovani artisti i percorsi necessari a crescere, ma li coccola, prendendoli quasi tutti per buoni finchè durano, per poi concentrarsi sugli altri.

L’intreccio di chitarre e piano tesse una struttura molto morbida, malinconica, evocativa…
Forse c’è un marchio di fondo che contraddistingue ciò che scrivo. Credo che in questo lavoro si percepisca una decisa svolta, non tanto verso l’originalità, ma verso la musicalità. Prima, in chiave solista, ho cavalcato delle ispirazioni, delle tendenze momentanee, sempre guidato da qualcuno. In questo caso ho scritto delle canzoni e sono andato in studio a inciderle meglio che potessi per vedere il risultato. Al di là del genere, del mood o di qualsiasi altra congettura.

“I did distill a cup of your grace / held my head and rest another day”. Story of Damocles ovvero il primo brano. Un testo splendido, conciso come certa poesia sa essere. Me ne parli?
E’ il brano che probabilmente chiuderà l’album, e celebra in modo sospeso, pastorale, la caduta di quest’uomo che ha fatto il passo più lungo della gamba e non può trovare parole di consolazione ma di condanna, una condanna definitiva nonostante conservi amore per il condannato. A parlare è una donna. Trovo incredibilmente stimolante scrivere impersonificando l’altro sesso.

La grazia. La decadenza. La contraddizione. The puritans è un po’ il centro dell’ep, in senso lato…
In un certo senso sì, e lo sarà anche del disco. E’ la canzone che mi ha dato la spinta a concretizzare tutto e che in studio ci ha fatto comprendere quali “colori” usare. E’ anche questo un testo in cui è una donna a parlare, nell’estremo tentativo di redimere un uomo ormai perduto, salvo poi comunicargli di avere esaurito la pazienza e la fiducia, dopo averlo amato troppo. E’ in un certo senso un piccolo manifesto di liberazione.

L’intro di Vermillion
E’ il brano più arioso, forse il meno peculiarmente “indie” (ragionando secondo il senso comune italiano), quello che avrei potuto nascondere sull’album ma ho voluto inserire per rimarcare il fatto che ho scritto innanzitutto delle canzoni e queste voglio proporre al pubblico, augurandomi che non piacciano di più o di meno perché ricalcano gli stilemi di un genere.

Leziero Rescigno, Paolo Mauri. Mi racconti questa collaborazione? Continuerà e segnerà l’album che seguirà l’ep?
Leziero è un riferimento costante nel mio fare musica, con lui l’affinità è spontanea ma questo EP esiste grazie alla generosità di Paolo Mauri, un fonico che ha influenzato la storia della new wave e del rock alternativo italiano (c’è un bellissimo passaggio sul dvd degli Afterhours in cui Manuel parla proprio di lui in questo senso). Paolo mi ha regalato alcuni giorni in studio e in questi giorni si è cercato di fare il meglio, lasciandoci aperta la possibilità di lavorare con  più calma ai brani quando il progetto verrà completato.

Sta per partire il nuovo tour che ti porterà in giro per l’Europa. La dimensione live ti ha visto aprire i concerti di Wilco, Piano Magic, Shannon Wright, Elvis Perkins, Piers Faccini, Ra Ra Riot. Che percezione hai della scena alternativa estera rispetto a quella italiana?
Vado all’estero a cercar fortuna, dove mi hanno consigliato di andare gli artisti che hai citato. Come ti dicevo prima il solo panorama italiano è per me, ad oggi, troppo spesso inattendibile se non fuorviante. Sento di dovermi confrontare con tutt’altro contesto e capire se quello che faccio gratifica non solo me ma può trovare sviluppi che vadano al di là di quelli attuali, anche se all’inizio implicherà altri sacrifici economici. In questo leggi pure una critica anche ai mezzi di comunicazione, anche a voi. Ci sono persone umanamente fantastiche che si occupano di musica in Italia oggi, ma questo non basta. Non si può sempre scrivere solo su base emotiva o amicale. Tu sei sicura che l’utente medio italiano o il giornalista medio italiano sappia comprendere e tradurre con chiarezza la differenza fra un musicista di vero talento e un dilettante? Che sappia inquadrare gli artisti in modo meritocratico? E’ evidente che non è così, e questa cosa è un grosso problema per molti che nel sottobosco italiano concepiscono ancora il “fare musica” in modo tradizionale, artigianale, direi quasi etico, fatto di studio, di applicazione e ovviamente di contenuti che si devono a sé stessi e al pubblico e non solo di furbate.

La Bellezza è una conquista che pretende il passaggio per la perdizione transitoria?
Spero proprio di no… Stando a questa generazione sarebbe molto difficile metterci d’accordo sul significato della bellezza. Si assiste a un delirio dell’io da parte di tanti giovani che identificano nel narcisismo la propria massima forma di espressione. Potremmo generalizzare dicendo che se la perdizione è transitoria può essere un viatico verso un’evoluzione, ma non renderemmo giustizia al fatto che per cogliere la bellezza basta essere innanzitutto puri di cuore, o il più puri possibile. Purtroppo i nuovi edonisti hanno un concetto di bellezza molto dozzinale e sempre più futile. Un tempo i libertini si rifacevano a un’idea molta alta di felicità, oggi non sono sicuro sia così. Tuttavia credo che sia una risposta troppo personale, su cui non si possa trovare una visione comune.

The Puritans – Preview

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