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Honora – Flea

FleaChe fare dopo quarant’anni di carriera? Che fare quando la tua band principale ha sfondato a livello planetario, trasformando un esperimento di ardori giovanili in una formula mainstream che scala le classifiche e riempie gli stadi? Per molti questo ha significato una parabola discendente, essere imbolsiti e poco reattivi sotto il peso degli agi. Poi c’è chi non perde quella scintilla, lo abbiamo visto con McCartney, e sceglie di mettersi alla prova, di rischiare, seguendo la propria ispirazione per non perderla, coltivando la passione del suonare. Anche imparando nuovi strumenti, in questo caso una tromba che Flea impugna soffiandovi l’anima in un album di complessa meditazione, ma anche di arditi esperimenti, come l’intro da prova d’orchestra interstellare Golden Wingship, appena un minuto di suoni in orbita prima di precipitare all’apicentro di un terremoto. Perché A Plea è il pezzone che rischia di mettere se non proprio in secondo piano il resto della scaletta quantomeno di far fraintendere l’operazione di Flea, che qui mette a segno un vibrato riff di basso, degno del miglior crossover dei RHCP, a reggere una costruzione armonica di due soli accordi con groove di tale trascinante energia da catturare subito l’attenzione. Eppure già le divagazioni jazz della chitarra di Jeff Parker in dialogo con le frasi meditative della tromba dello stesso Flea dovrebbero mettere in guardia sull’orizzonte creativo emozionale alla base di questa sua inedita prova solista. Quegli stacchi sul tempo, quelle chiusure in picchiata, quei disegni di fiati intrecciati a movimentare lo sfondo, descrivono un mondo di bellezza costretta a lottare per la sopravvivenza. La foga delle spoken word imprime la giusta determinazione, “there’s hate all around / I don’t care about your fucking politics“, e anche se si chiude in calando come alla fine di un commosso funerale le parole, ormai un sussurro, incitano ad andare avanti “Build a bridge, it’s where the courage is / Shine your light“. In Traffic Lights Flea duetta nuovamente con Thom Yorke, a 13 anni da Amok della superband Atoms for peace, fondendo una ritmica d’ascendenza carioca e tribale alle frecce vocali sibilanti di Thom, cui fanno da controcanto una tromba arrotata e una chitarra di frammenti jazz dalle pause inaspettate, in un battito incessante di note variopinte. Orizzonte fumoso, pulsazione cardiaca, ipnosi, tromba di vapori sulfurei, aperture tropicali e un fraseggio che guarda al Davis cool per lasciare il posto al violino dolente di Warren Ellis, gli ingredienti dell’alchimia meditativa di Frailed che sfiora gli undici minuti come un derviscio in trance che si inerpica su una scala di Escher che conduce a uno specchio di Alice dal quale scrutare il proprio io nascosto. Ed è quindi questo, non solo per durata, il brano che racconta meglio il momento di Flea, la sua ricerca musicale, il suo intimo sentire. Morning Cry è invece una dichiarazione d’amore verso il be-bop di Charlie Parker e Dizzie Gillespie con quell’inciso scoppiettante e sincopato, per poi risolvere l’improvvisazione con lunghi fraseggi calanti, in coppia ancora con la chitarra di Parker, su un un gran lavoro ritmico di Deantoni Parks che modernizza gli schemi di batteria del genere. E ancora un omaggio è la seguente Maggot Brain, dall’omonimo album dei Funkadelic di George Clinton, certo tra le band faro dei RHCP, di cui Flea recita il breve testo introduttivo, che è un altro incitamento alla crescita, stavolta spirituale, dell’umanità, “For I knew I had to rise above it all / Or drown in my own shit”. Il lungo, doloroso e straziante assolo della chitarra di Eddie Hazel, dai lunghi singulti e wah-wah hendrixiano, viene qui raccolto dalla tromba di Flea, sulle ali dello stesso arpeggio d’armonia discendente ma qui retto da fiati e vibrafono, con intonazione vibrata e tavolozza crepuscolare ricca di pathos. Nick Cave presta una voce da crooner per l’incedere lento e colloso di Wichita Lineman di Jimmy Webb, che rimuove il piano maestoso che rendeva tanto lirico l’originale, sostituendolo con un pattern di timpani lontani e ritmiche sommesse, contrabasso glissato e tromba liquefatta. Flea imbraccia ancora il suo amato basso in Thinkin Bout You trasformando in fluidi fraseggi sulle quattro corde la linea vocale soul del rapper Frank Ocean, autore del brano, su un tappeto di archi romantici che prepara il ritornello in cui i falsetti dell’originale diventano una tromba epica di un tramonto solitario. Simile trattamento riceve Willow Weep for Me, standard anni ’30 di Ann Ronell dedicato a George Gershwin, qui trasposto in un visionario mondo di sintetizzatori krautrock in antitesi col frizzante fraseggio jazz della tromba. E la chiusura arriva con un riff black che risale al funk psichedelico ancora una volta di Clinton, ma anche di Sly Stone, per la dichiarazione anarchica Free As I Want to Be, coi suoi tempi spezzati, il basso slappato e rotondo, la chitarra satura e i cori da gospel blues, aperti da un improvvisa finestra sul minimalismo di Satie, poi richiusa con forza da una tromba distorta che richiama la svolta elettrica di Davis.
Disco di una mente aperta, per menti aperte.

Credits

Label: Nonesuch Records – 2026

Line-up: Flea (electric bass, 1–4, 8, 10; vocals, 2, 10; trumpet, 2–6, 8–10; Flumpet, 7) – Deantoni Parks (drums, 1–5, 7, 10; vocals, 2) – Mauro Refosco (percussion, 1–4, 7) – Nathaniel Walcott (Fender Rhodes, 1, 3, 4; vocals, 2; string arrangement; string orchestration, 8) – Anna Butterss (upright bass, 1, 2, 5, 7, 8; vocals, 2) – Jeff Parker (guitar, 1–5, 7, 9, 10; vocals, 2) – Chad Smith (drums, 1) – Josh Johnson (alto saxophone, 2, 3; vocals, 2, 10; piano, 4, 10; Moog synthesizer, 9) – Rickey Washington (alto flute, 2) – Vikram Devasthali (trombone, 2) – Chris Warren (vocals, 2) – Thom Yorke (vocals, piano, synthesizer, 3) – Warren Ellis (alto flute, viola, 4) – John Frusciante (treatments, 4, 9) – Sasha Berliner (vibraphone, 6) – Brian Walsh (clarinet, bass clarinet, 6) – Derek Davis (flute, 6) – Nick Cave (vocals, 7) – Suzie Katayama (conductor, 8) – Paul Cartwright (concertmaster, 8) – Luanne Homzy (violin, 8) – Alyssa Park (violin, 8) – Stephanie Matthews (violin, 8) – Jennifer Takamatsu (violin, 8) – Andrew Duckles (viola, 8) – Zach Dellinger (viola, 8) – Vanessa Freebairn-Smith (cello, 8) – Jacob Braun (cello, 8) – Thomas Harte (bass, 8) – Joel Virgel Vierset (vocals, 10) – Cyprienne Virgel Vierset (vocals, 10) – SJ Hasman (vocals, 10) – Julian Hasman (vocals, 10) – Melissa Dougherty (vocals, 10) – Jessica Vautor (vocals, 10) – Alejandro Montoya (vocals, 10)

Tracklist:

  1. Golden Wingship
  2. A Plea
  3. Traffic Lights
  4. Frailed
  5. Morning Cry
  6. Maggot Brain
  7. Wichita Lineman
  8. Thinkin Bout You
  9. Willow Weep for Me
  10. Free As I Want to Be


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