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Tra rime urbane e melodie intime: Intervista ai DODO Q

DodoQ

I DODO Q sono un’altra anima della rassegna Carne Fresca, Suoni dal Futuro. La giovane band cagliaritana, nata da un’improvvisata jam session e sviluppatasi in un solido progetto musicale, incarna una vibrante fusione di rap, indie pop e cantautorato. Dopo l’EP San Domenico (2023), hanno pubblicato il loro primo album 75 Idee (2025). Entriamo nel loro mondo ibrido e sincero.

Quando, come e perché è nato il vostro progetto musicale?
Il nostro progetto nasce a Cagliari verso la fine del 2021 con il solo scopo di fare un unico concerto e poi sciogliersi. Ci battezziamo momentaneamente “Dodo Quartet”, facendo riferimento all’estinzione dell’iconico animale e alle formazioni Jazz basate sull’improvvisazione. Il sound è un ibrido dato dalla somma del repertorio dei membri fondatori: Rap e Cantautorato con sonorità Indie e Alternative. L’esibizione però va benissimo e noi ci divertiamo così tanto da decidere di non fermarci, finendo quindi per continuare a provare, suonare e infine registrare un EP (San Domenico, 2023) e un album (75 Idee, 2025). Cambiamo quindi nome definitivamente in “dodo q” e diventiamo a tutti gli effetti una band.

Cosa significa “suonare” rock per dei giovani come voi?
Fare questo genere significa prima di tutto portare avanti l’eredità dei giganti che ci hanno plasmato e che, prima di noi, hanno creduto nella libertà di espressione e nella comunicazione senza filtri, in cui il cuore contava più di ogni altra cosa. La meraviglia sta poi soprattutto nel suonare assieme, farsi forza a vicenda e condividere fisicamente e mentalmente ciò che altrimenti sarebbe inevitabilmente taciuto.

Quali sono i vostri principali riferimenti musicali?
Sono davvero tantissimi, ci limitiamo a citarne qualcuno fra quelli che hanno contribuito alla creazione 75 Idee, il nostro album: il Rap di Mac Miller e il Folk di Nick Drake, le atmosfere ruvide Punk e Post Punk di Fontaines D.C. e Idles, la sperimentazione sonora di Daniela Pes e Iosonouncane.

Cosa significa per voi sperimentare e mescolare le carte?
Sperimentare per noi vuol dire ascoltarsi l’un l’altro, giocare e superare i propri limiti. È una forma di espressione molto pura e fondamentalmente la più spontanea: come nell’ascolto anche nella creazione siamo decisamente attratti da ciò che non conosciamo, non sappiamo fare e ci illumina gli occhi. È tra l’altro un modo per dire la propria e prendere dall’ambiente senza costringersi in forme preconfezionate.

Cosa significa per voi essere stati selezionati nell’ambito della rassegna “Carne Fresca, Suoni dal Futuro”?
È una cosa che ci emoziona, ne siamo veramente contenti. Carne Fresca è un contesto vivo e pulsante, pieno di idee e persone che vogliono comunicare in maniera originale. È una fucina di musica ed è bello sapere di farne parte e dare il proprio piccolo contributo.

Gli animi di Carne Fresca tipo Succi, Segale ed Agnelli vi hanno dato qualche consiglio?
Non abbiamo ancora avuto occasione di incontrarci, ma siamo sicuri che potrebbero nascere delle chiacchierate molto interessanti.

Cosa rappresenta per voi Germi LdC di Milano?
Germi è a tutti gli effetti “il locale”: un posto in cui una band come noi, che porta avanti certi ideali e determinate sonorità, punta a frequentare sia da sotto che da sopra il palco. Per noi rappresenta un punto di connessione tra la scena sotterranea e una dimensione più visibile. Sarebbe bellissimo suonarci.

Come è stato aprire un gruppo storico come gli Afterhours? Il fatto di ritrovarvi con altre band in un cartellone così prestigioso vi fa sentire effettivamente parte di una scena? La vostra generazione concepisce questo concetto oppure vi sentite delle monadi?
Di sicuro è un colpo al cuore ritrovarsi a suonare prima di una band che è stata così tanto nelle nostre orecchie. Vivendo in Sardegna, è complicato parlare di “scena”, sicuramente però sentiamo che i nostri sforzi siano stati visti e che c’è un ecosistema attento a certe realtà. È una cosa che tutti cerchiamo e vorremmo sentire attorno.

Se un giorno qualcuno del mondo mainstream vi chiedesse di modificare radicalmente il vostro sound per raggiungere il successo mediatico, accettereste compromessi?
Sappiamo che non saremmo mai contenti, se rinunciassimo alla nostra identità: se con compromesso si intende una forma di esplorazione nell’ambito di sonorità anche più immediate mantenendo però fede ai propri ideali ben venga, altrimenti si tratta di un gioco che proprio non ci interessa.

Come vi rapportate all’attuale sistema di promozione fatto di doping su ogni canale social? Lo condividete in qualche modo oppure credete ci sia un modo per arginarlo?
Possiamo dire onestamente che non ne facciamo proprio parte e nemmeno sappiamo come funzioni. Utilizziamo i vari social unicamente come medium per trasmettere la nostra musica e le nostre idee, lo scopo è sempre e solo questo. Il modo per arginarlo per noi è fare comunità, andare ai concerti, comunicare e suonare il più possibile e al meglio possibile.

Cosa significa costruire un’alternativa per voi?
Sono in gran parte concetti che abbiamo in qualche modo già espresso, ma possiamo semplificarla così: si tratta di rimanere fedeli a sé stessi, cercare di essere come si vorrebbe essere, suonare e scrivere come ciò che si vorrebbe ascoltare. Fare comunità, incontrarsi e condividere, ricordandosi che dietro a ogni cosa ci sono sempre le persone e la loro vita. Mettere questo al centro di tutto, come unico focus possibile.

Cresceranno Nuovi – Video

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