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	<title>Lost Highways &#187; Rosa D&#8217;Ettore</title>
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	<description>Seek your mood, Find your lost highways!</description>
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		<title>Achtung – The Banditi</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Apr 2011 06:53:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rosa D'Ettore]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[The Banditi non sono altro che i Jacinto Canek, la band che ha esordito nel 2007 con l’album Banditi proprio per la Cinico Disincanto. The Banditi, ex Jacinto Canek, suonano dal 2002, e dopo la pubblicazione del primo album hanno attirato l’attenzione della critica anche grazie al tour che li ha visti impegna in Italia, &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/Achtung_The_Banditi_cover.jpg" alt="" width="200" height="200" />The Banditi<strong> </strong>non sono altro che i Jacinto Canek<strong>,</strong> la band che ha esordito nel 2007 con l’album <strong><em>Banditi </em></strong>proprio per la Cinico Disincanto.<br />
The Banditi, ex Jacinto Canek, suonano dal 2002, e dopo la pubblicazione del primo album hanno attirato l’attenzione della critica anche grazie al tour che li ha visti impegna in Italia, Serbia, Bulgaria, Croazia, Bosnia e Macedonia con più di cento date. Dopo aver vissuto questa esperienza la band decide, nel 2009, di cambiare il proprio nome. E così i Jacinto Canek diventano The Banditi.<br />
Quest’anno sono tornati con un nuovo album, <strong><em>Achtung!</em></strong>, il cui titolo ricorda anche il film  <strong><em>Achtung! Banditi! </em></strong>di Carlo Lizzani del 1951, un chiaro riferimento all’espressione che utilizzavano i tedeschi per segnalare i partigiani. Dodici brani che prendono vita tra influenze rock, punk, folk ed elettronica. C’è spazio anche per la musica balcanica e per diverse collaborazioni. Infatti, per il brano <strong><em>Afghandub </em></strong>hnnoa collaborato con il cantante dei Kultur Shock, Srdan Gino Jevdevic<em>. </em>Ma spunta fuori anche il nome di Piotta in <strong><em>Globalover.</em> </strong><br />
Il brano che apre il disco è <strong><em>Zero</em></strong> che ricorda a tratti i Subsonica<em>.</em> <strong><em>Bello, ricco e famoso</em></strong>, invece, è un brano che descrive come si finisce, facilmente, con il diventare una vittima del nostro banale sistema televisivo; sembra quasi voler denunciare quell’influenza che nasce dai mezzi di comunicazione di massa e che porta gli individui a rincorrere il sogno di diventare famosi, denuncia perfettamente la realtà attuale.<br />
<strong>Achtung!</strong> è un disco da ascoltare perché vive di una propria identità.</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Label: </span>Cinico Disincanto &#8211; 2011</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Line-up: </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"> Mirko Fischetti  (voce, percussioni) – Antonella La Carpia (voce) &#8211; Alessandro Cuscov  (tastiere) – Giordano Iannazzo  (batteria) &#8211; Damiano Martignago (basso) &#8211; Andrea Pontara  (chitarra)</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li>Zero</li>
<li>La maison de l&#8217;amour</li>
<li>Bello ricco e famoso</li>
<li>Se ti accontenti ti penti</li>
<li>Globalover</li>
<li>Afghandub</li>
<li>Trasparente</li>
<li>Kalinifta</li>
<li>Nemici</li>
<li>Mi manca l&#8217;aria</li>
<li>Tup e tup</li>
<li>La me fameja</li>
</ol>
<p><span style="color: #971b7a;">Links:</span><a href="http://thebanditi.com">Sito Ufficiale</a>,<a href="http://www.myspace.com/thebanditi">MySpace</a></p>
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		<title>Sul tetto del mondo – Modena City Ramblers</title>
		<link>https://www.losthighways.it/2011/03/29/sul-tetto-del-mondo-modena-city-ramblers/</link>
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		<pubDate>Tue, 29 Mar 2011 15:25:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rosa D'Ettore]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Album]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Sul tetto del mondo è il dodicesimo album in studio dei Modena City Ramblers. Ancora una volta la band ha curato la produzione, la scrittura e gli arrangiamenti di tutti i brani presenti nell’album. Il disco, sempre fedele al combat folk, sembra essere a tratti riflessivo, a tratti ironico e a tratti intimo. I Modena &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><em><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/Sul-tetto-del-mondo2-MCR_cover.jpg" alt="" width="200" height="180" />Sul tetto del mondo</em></strong> è il dodicesimo album in studio dei Modena City Ramblers<strong>. </strong>Ancora una volta la band ha curato la produzione, la scrittura e gli arrangiamenti di tutti i brani presenti nell’album.<br />
Il disco, sempre fedele al combat folk, sembra essere a tratti riflessivo, a tratti ironico e a tratti intimo.<br />
I Modena City Ramblers con il nuovo lavoro in studio, il cui titolo prende spunto dal brano <strong><em>Seduto sul tetto del mondo,</em> </strong>riescono ad effettuare un passaggio dall’attualità alla canzone d’amore in modo impeccabile.<br />
Però dai brani, le cui sonorità in alcuni casi sono anche più dure del solito, emerge una speranza. Quella stessa speranza che porta ancora qualcuno a credere che tra gli aspetti fondamentali della vita di ogni essere umano possa esserci la coerenza, la passione, l’onestà, l’uguaglianza. La speranza di  chi <em>“</em><em>lotta perché trova normale far politica col cuore e non farsi catturare dalla giostra dei corrotti e di chi fiuta l&#8217;affare”</em>, oppure la speranza di  <em>“Simone da Torino si è appena laureato. Praticante giornalista, nemmeno un po&#8217; pagato, le storie che racconta le scrive per passione perché ci crede ancora nell&#8217;onesta informazione”,</em> o di chi<em> “Ai preti ed al vangelo Graziano non ci crede, ma sa cosa vuol dire parlare un po&#8217; di fede. Lo legge negli occhi dei bambini in ospedale vestito da pagliaccio come fosse Carnevale”. </em><br />
Queste sono le storie che i Modena City Ramblers descrivono nel brano <strong><em>AltrItalia</em></strong>. Sono le storie di tutti coloro che quotidianamente anche con il volontariato si muovono per creare un’Italia migliore: <em>“C&#8217;è un&#8217;AltrItalia che vive e si diffonde, non la trovi sui giornali, la TV ce la nasconde. É un&#8217;AltrItalia che ti tende la mano, migliaia di volti di un paese in cammino”</em>. Anche il brano <strong><em>I giorni della crisi</em> </strong>è uno specchio della nostra attualità.<br />
Non manca anche un’ottima prova di canzone d’amore, <strong><em>Specchio dei miei sogni</em></strong>:<strong><em> </em></strong><em>“E i fantasmi di questa notte mi sorprendono a pensare a che fine avrei fatto se non ti fossi innamorata di me, tu che per me sei magia, sei ragione e sei follia, tu che per me sempre sarai lo specchio dei sogni miei”. </em>Proprio <strong><em>Specchio dei miei sogni</em></strong> e <strong><em>Povero Diavolo</em> </strong>di sicuro possono essere considerati tra i migliori  brani del disco.<br />
Immancabile il brano in dialetto modenese:<em> <strong>S’ciop e Picòun</strong></em>. Con <strong><em>Il Posto dell’Airone</em></strong><em> </em>i Ramblers rendono omaggio alla sala di registrazione dell’Esagono di Rubiera che ha chiuso proprio in questi mesi. I Modena City Ramblers, infatti, proprio all’Esagono hanno registrato gran parte della propria discografia.<br />
Un altro brano che vanta un’incredibile interpretazione di Davide Dudu Morandi<em> </em>è<em> <strong>La mosca nel bicchiere</strong> </em>che a tratti ricorda anche Vinicio Capossela.<br />
Insomma dopo aver ascoltato <strong><em>Sul tetto del mondo</em> </strong>si giunge ad una sola conclusione: è di sicuro uno degli album migliori dei Modena City Ramblers.</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Label: </span>Modena City Records e Mescal &#8211; 2011</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Line-up: </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Davide “Dudu” Morandi ( voce ) – Franco D’Aniello ( flauti ) – Massimo “Ice” Ghiacci ( basso ) – Francesco “Fry” Moneti ( violino, chitarra ) – Roberto Zeno ( batteria, percussioni ) – Leo Sgavetti ( fisarmonica, tastiere ) – Luca Serio Bertolini ( chitarra acustica ), Luciano Gaetani ( banjo, bouzouki ). Ha collaborato: Tony Esposito (percussioni in Que Viva Tortuga!)</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li>AltrItalia</li>
<li>I giorni della crisi</li>
<li>Interessi zero</li>
<li>Seduto sul tetto del mondo</li>
<li>Dieci volte</li>
<li>S&#8217;ciop e picòun</li>
<li>Povero diavolo</li>
<li>Tra nuvole e terra</li>
<li>Que viva Tortuga!</li>
<li>La mosca nel bicchiere</li>
<li>Camminare</li>
<li>Il posto dell&#8217;airone</li>
<li>Specchio dei miei sogni</li>
</ol>
<p><span style="color: #971b7a;">Links:</span><a href="http://www.ramblers.it">Sito Ufficiale</a>,<a href="http://www.myspace.com/modenacityramblers">MySpace</a></p>
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		<title>Atmosfere notturne: Massimo Volume @ Circolo degli Artisti 02-12-2010</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Dec 2010 09:29:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rosa D'Ettore]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[È la sera del due dicembre. Per le strade di Roma si respira già un’aria natalizia. Cade la pioggia. Cade forte sull’asfalto quasi come se volesse costringere le persone a non uscire. In effetti questa sembra presentarsi come la classica serata da trascorrere a casa ascoltando buona musica, magari davanti ad un bel camino. Ma &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/massimovolume_live121002.jpg" alt="" width="300" height="207" />È la sera del due dicembre. Per le strade di Roma si respira già un’aria natalizia. Cade la pioggia. Cade forte sull’asfalto quasi come se volesse costringere le persone a non uscire. In effetti questa sembra presentarsi come la classica serata da trascorrere a casa ascoltando buona musica, magari davanti ad un bel camino. Ma non si può. Bisogna andare al Circolo degli Artisti dove i Massimo Volume portano il loro <strong>Cattive Abitudini Tour</strong>.<br />
Bisogna attraversare una parte di Roma e per farlo si aspettano i mezzi pubblici per più di trenta minuti. Ma ciò che quotidianamente risulta snervante, stasera è piacevole. Perché piacevole è la meta da raggiungere.  Stasera si sfida la pioggia. Bagnarsi per vedere live i Massimo Volume è più che sopportabile.<br />
Il Circolo degli Artisti è pieno, infatti alle 22 i biglietti sono esauriti.<br />
Ad aprire i Massimo Volume ci sono i Bachi da Pietra, che assolvono il compito loro affidato nel modo migliore.<br />
Quando <a title="Intervista" href="http://www.losthighways.it/2010/11/15/intervista-emidio-clementi/">Emidio Clementi</a>, Egle Sommacal, Vittoria Burattini e Stefano Pilia si impadroniscono della scena all’interno del Circolo si crea un’atmosfera incredibile. Sono tutti in silenzio, quasi come se nessuno volesse correre il rischio di distrarsi per non perdere né una nota né una parola dei Massimo Volume.  Scorrono i brani dell’album <a title="r" href="http://www.losthighways.it/2010/10/26/cattive-abitudini-massimo-volume/"><strong><em>Cattive Abitudini</em></strong></a>, da <strong><em>Robert Lowell</em></strong> a <strong><em>In un mondo dopo il mondo</em></strong>, passando per <strong><em>Litio</em></strong>, <strong><em>Avevi fretta di andartene</em></strong>,<strong><em> La bellezza violata, Mi piacerebbe ogni tanto averti qui</em></strong>,<strong><em> Fausto.</em></strong><br />
Il silenzio che caratterizza la serata è quasi impressionante. Tra un pezzo e l’altro si riesce anche a sentire il suono della pioggia. I Massimo Volume salutano il pubblico e, per pochi attimi, qualche voce rompe la quiete. Si tratta solo di qualcuno che spera di sentire live il proprio brano preferito. Ed ecco che i Massimo Volume tornano per proporre anche vecchi brani come <strong><em>Vedute dallo spazio, Il primo dio, Il tempo scorre lungo i bordi </em></strong>e<strong><em> Fuoco Fatuo. </em></strong><br />
Il tempo scorre e forse nessuno se ne accorge. Questa splendida serata volge al termine troppo in fretta. La band saluta il pubblico e questa volta non risalirà sul palco. Ci mettiamo in fila per uscire fuori dove continua a piovere. I Massimo Volume sono stati impeccabili, come sempre. Una loro esibizione live evoca affascinanti atmosfere notturne. (<a href="http://www.losthighways.it/lost-gallery-2/2010/Massimo%20Volume%20%40%20Circolo%20degli%20Artisti%20Roma%2002-12-10/?lg_offset=0">Lost Gallery</a>; in collaborazione con Candido Romano)</p>
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		<title>Le luci della centrale elettrica @ La Feltrinelli (RM) 17/11/10</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Dec 2010 09:09:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rosa D'Ettore]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Live report]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo scorso 9 novembre è uscito il nuovo album de Le Luci della centrale elettrica dal titolo Per ora noi la chiameremo felicità. Vasco Brondi ha presentato il suo ultimo lavoro in alcuni punti vendita de La Feltrinelli tra cui quello di Roma in Via Appia Nuova. Il 17 novembre più di duecento persone hanno &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/Le-luci-live1210.jpg" alt="" width="300" height="200" />Lo scorso 9 novembre è uscito il nuovo album de Le Luci della centrale elettrica dal titolo <strong><em><a title="Recensione" href="http://www.losthighways.it/2010/11/18/per-ora-noi-la-chiameremo-felicita-le-luci-della-centrale-elettrica/">Per ora noi la chiameremo felicità</a>. </em></strong>Vasco Brondi ha presentato il suo ultimo lavoro in alcuni punti vendita de La Feltrinelli tra cui quello di Roma in Via Appia Nuova. Il 17 novembre più di duecento persone hanno aspettato con trepidazione la sua entrata in scena. Durante l’attesa chi scrive ha avuto modo di ascoltare i racconti di diverse persone. C’è chi racconta di essere stato alla Data Zero dell’11 novembre a Ferrara. C’è chi invece racconta di aver già acquistato i biglietti per la data all’Auditorium di Roma del 29 novembre solo perché non vuole correre il rischio di non riuscire ad entrare. C’è chi viene da fuori Roma e ha macinato chilometri in treno per non perdersi la presentazione. Tanti non vedono l’ora di ascoltare i nuovi brani live, quegli stessi brani in cui sostengono di ascoltare il racconto della propria storia. Ci sono anche coloro che commentano le recensioni del nuovo album, mentre altri lo confrontano con il precedente. La maggior parte delle persone presenti stringe tra le mani qualcosa: c’è chi ha il disco <a title="Recensione" href="http://www.losthighways.it/2008/05/05/canzoni-da-spiaggia-deturpata-le-luci-della-centrale-elettrica/"><strong><em>Canzoni da spiaggia deturpata</em></strong></a>, c’è chi sfoglia il booklet di <strong><em>Per ora noi la chiameremo felicità</em></strong> e chi ha una copia del libro di Vasco Brondi <strong>Cosa racconteremo di questi cazzo di anni zero</strong>.<br />
Quando Brondi sale sul palco e tutti l’ascoltano in silenzio. Il moderatore dell’evento è Andrea Satta, cantante del gruppo romano Tetes de Bois.  Brondi parla de Le luci della centrale elettrica, di Ferrara e dell’ultimo disco facendo ascoltare anche alcuni brani in acustico tra i quali<strong><em> L’amore ai tempi dei licenziamenti dei metalmeccanici, Quando tornerai dall’estero </em></strong>e<strong><em> Una guerra fredda.</em></strong> Scherza Brondi, infatti per presentare il suo brano <strong><em>Anidride Carbonica</em></strong> afferma: <em>“Questa è una canzone di cui sono molto fiero perché alla fine sono riuscito  a farla su un accordo solo”</em>.<br />
Le luci della centrale elettrica saluta il suo pubblico. In attesa di incontrarlo sotto ad un palco lo lasciamo a firmare autografi.</p>
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		<title>Per ora noi la chiameremo felicità – Le luci della centrale elettrica</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Nov 2010 07:16:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rosa D'Ettore]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo aver vinto nel 2008 la Targa Tenco come Miglior Opera Prima e dopo aver pubblicato il libro Cosa racconteremo di questi cazzo di anni zero (Baldini Castoldi Dalai, 2009) torna Le luci della centrale elettrica con il nuovo album Per ora noi la chiameremo felicità. A due anni di distanza dal disco d&#8217;esordio Canzoni &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/2010/11/le_luci_10.jpg" alt="le_luci_10" width="200" height="200" />Dopo aver vinto nel 2008 la Targa  Tenco<em> </em>come<em> </em>Miglior Opera Prima<em> </em>e dopo aver pubblicato il libro <strong>Cosa racconteremo di questi cazzo di anni zero</strong><em> </em>(Baldini Castoldi Dalai, 2009)<em> </em>torna Le luci della centrale elettrica con il nuovo album<em> <strong>Per ora noi la chiameremo felicità</strong></em><strong>.</strong><br />
A due anni di distanza dal disco d&#8217;esordio <a href="http://www.losthighways.it/2008/05/05/canzoni-da-spiaggia-deturpata-le-luci-della-centrale-elettrica/"><strong><em>Canzoni da spiaggia deturpata</em></strong></a>, Vasco Brondi torna a fondere la realtà con poesia e musica in un album il cui titolo cita una frase di Leo Ferrè: <em>&#8220;La disperazione è una forma superiore di critica, per ora noi la chiameremo felicità&#8221;. </em><br />
Di sicuro qualcuno che si è limitato al primo ascolto avrà pensato che i dieci brani siano simili a quelli del primo disco. Beh, in fondo succede sempre così. Se un nuovo album è simile al precedente non va bene perché non ha niente di nuovo, se invece è diverso non va comunque bene perché sembra essere troppo distante dal progetto iniziale. <strong><em>Per ora noi la chiameremo felicità</em></strong> a tratti ricorda <strong><em>Canzoni da spiaggia deturpata</em></strong>, ma se ascoltato come merita risulta essere ancora più maturo nelle melodie e negli arrangiamenti.<br />
Gli ecomostri, i lacrimogeni, i manganelli del disco d&#8217;esordio cedono il posto ai call center, ai lavoratori precari, ai licenziamenti, alle morti bianche, ai pendolari, agli amori sofferti, ai rom, alle ronde, ai cani in A1,ai bilocali a 300 euro al mese, alle centrali nucleari, alle raffinerie di Ravenna. Brondi canta e urla la realtà di coloro che forse torneranno dall&#8217;estero in <strong><em>Quando tornerai dall&#8217;estero</em></strong>, o la realtà delle <em>repubbliche democratiche fondate sui telespettatori</em> in <strong><em>Fuochi artificiali</em></strong> o la realtà dei contratti non rinnovati ne <strong><em>Le petroliere</em></strong>.  Tra i brani più orecchiabili spiccano <strong><em>L&#8217;Amore ai tempi dei licenziamenti dei metalmeccanici</em></strong>, <strong><em>Per respingerti in mare</em></strong> e <strong><em>Le ragazze Kamikaze</em></strong>.<br />
Ascoltando il disco sembra quasi di riuscire a vedere rappresentata una realtà ormai alla deriva. Forse perché lo stesso Brondi dà molta importanza proprio alla comunicazione visiva. Non a caso la copertina e il booklet del primo disco furono affidatati alle mani di Gipi e quelli del secondo al disegnatore Andrea Bruno.<br />
La produzione artistica del disco è de Le luci della centrale elettrica, con la partecipazione di Giorgio Canali e Paolo Mauri, ma il nuovo lavoro di Vasco Brondi vanta nomi come Rodrigo D&#8217;Erasmo, Stefano Pilia, Enrico Gabrielli. Un progetto in continua evoluzione che ancora una volta farà parlare di sé per la sua intensità.</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #971B7A;">Label: </span>La Tempesta – 2010</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #971B7A;">Line-up: </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial">Vasco Brondi (testi, voce e chitarra) – Rodrigo D’Erasmo (violino) – Enrico Gabrielli (fiati) – Stefano Pilia (chitarra)</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #971B7A;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li>Cara Catastrofe</li>
<li>Quando tornerai dall&#8217;estero</li>
<li>Una guerra fredda</li>
<li>Fuochi artificiali</li>
<li>L&#8217;amore ai tempi dei licenziamenti dei metalmeccanici</li>
<li>Anidride carbonica</li>
<li>Le petroliere</li>
<li>Per respingerti in mare</li>
<li>I nostri corpi celesti</li>
<li>Le ragazze kamikaze</li>
</ol>
<p><span style="color: #971B7A;">Links:</span><a href="http://www.leluci.net">Sito Ufficiale</a>,<a href="http://www.myspace.com/lelucidellacentraleelettrica">MySpace</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Le luci della centrale elettrica &#8211; Per ora noi la chiameremo felicità</title>
		<link>https://www.losthighways.it/2010/10/20/le-luci-della-centrale-elettrica-per-ora-noi-la-chiameremo-felicita/</link>
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		<pubDate>Wed, 20 Oct 2010 08:51:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rosa D'Ettore]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Le luci della centrale elettrica Per ora noi la chiameremo felicità La Tempesta Dischi / Venus Distribuzione Nuovo album e nuovo video Dopo due anni dal disco d&#8217;esordio Canzoni da spiaggia deturpata tornano Le luci della centrale elettrica. Martedì 9 novembre esce il nuovo album Per ora noi la chiameremo felicità. Vasco Brondi, che del &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Le luci della centrale elettrica<br />
<em>Per ora noi la chiameremo felicità</em><br />
La Tempesta Dischi / Venus Distribuzione<br />
Nuovo album e nuovo video</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><img class="size-full wp-image-10843   aligncenter" title="lelucidellacentraleelettrica_news1010" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/2010/10/lelucidellacentraleelettrica_news1010.jpg" alt="lelucidellacentraleelettrica_news1010" width="400" height="261" /><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo due anni dal disco d&#8217;esordio <strong><em>Canzoni da spiaggia deturpata </em></strong>tornano <em><strong>Le luci della centrale elettrica</strong>.</em><br />
Martedì 9 novembre esce il nuovo album <strong><em>Per ora noi la chiameremo felicità</em></strong>.<br />
Vasco Brondi, che del progetto Le luci della centrale elettrica è l&#8217;ideatore, cita Leo Ferrè per il titolo del suo secondo album: &#8220;C&#8217;è una frase di Leo Ferrè che mi ha colpito, <em>La disperazione è una forma superiore di critica, per ora noi la chiameremo felicità.</em> Ecco.. il titolo arriva da lì&#8221;. E prosegue: &#8220;Le canzoni parlano di lavori neri, di licenziamenti di metalmeccanici, di cristi fosforescenti, di tramonti tra le antenne, di guerre fredde, di errori di fabbricazione, dei tuoi miracoli economici, di martedì magri e di lunedì difettosi, di amori e di respingerti in mare, insomma delle solite cose. C&#8217;è questa orchestra minima, di quattro persone in una stanza, di archi negli amplificatori, di chitarre distorte, di organi con il delay, di acustiche pesanti e di parole nei megafoni&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Per ora noi la chiameremo felicità</em></strong> viene anticipato  dal video di <strong><em>Cara catastrofe</em></strong>, che Vasco Brondi presenta così: <em>&#8220;Cara catastrofe, la prima canzone del disco, la prima canzone che ho scritto di questo album. Mi immaginavo questo rave su una chitarra acustica. Questi palazzi con qualche finestra accesa, i fari delle macchine che girano attorno ad una rotatoria e non si sa dove vanno. Le nostre lettere d&#8217;amore scritte a computer che poi ci metteremo a tremare come la California amore&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Le luci della centrale elettrica è un progetto in continua evoluzione e con collaborazioni sempre diverse. Hanno suonato in questo disco Stefano Pilia (Massimo Volume) Rodrigo D&#8217;erasmo (Afterhours) Enrico Gabrielli (Calibro 35, Vinicio Capossela, Mike Patton).<br />
La produzione artistica del disco è de Le luci della centrale elettrica, con la partecipazione di Giorgio Canali e Paolo Mauri.<br />
La copertina e il booklet sono stati curati dal disegnatore Andrea Bruno, che ha ricevuto il Premio Micheluzzi, come migliore disegnatore 2010 al Comicon di Napoli.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ecco le prime date del tour:</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><strong>11 novembre Ferrara</strong> : Teatro Comunale, anteprima del tour di presentazione del nuovo album con Orchestra distorta</strong><br />
<strong><strong>29 novembre Roma</strong> : Auditorium Parco della Musica</strong><br />
<strong><strong>03 dicembre Milano</strong> : Teatro Dal Verme</strong><br />
<strong><strong>10 dicembre Bari</strong> : Teatro Kursaal Santa Lucia</strong><br />
<strong><strong>11 dicembre Firenze</strong> : Odeon</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Info<br />
<a href="http://www.leluci.net/">www.leluci.net</a><br />
<a href="http://www.myspace.com/lelucidellacentraleelettrica">www.myspace.com/lelucidellacentraleelettrica</a></p>
<h2 class="sectionhead">Cara Catastrofe &#8211; Video</h2>
<p><object width="560" height="340" data="http://www.youtube.com/v/2Dnkc_-7tHo?fs=1&amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/2Dnkc_-7tHo?fs=1&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></p>
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		<title>Le tragifavole – Duecento Bullets</title>
		<link>https://www.losthighways.it/2010/08/05/le-tragifavole-duecento-bullets/</link>
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		<pubDate>Thu, 05 Aug 2010 14:58:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rosa D'Ettore]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Album]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Le Tragifavole sono un fumetto e sono un disco. Sergio ha disegnato come se la sua matita fosse uno strumento musicale, spinto da una forte ispirazione. E le note delle canzoni dei 200 Bulletts aggiungono colori al suggestivo chiaroscuro delle tavole&#8221;. Queste sono le parole di Tito Faraci, autore della prefazione al fumetto Le tragifavole &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/2010/08/letragifavole.jpg" alt="letragifavole" width="200" height="200" />&#8220;<strong>Le Tragifavole</strong> sono un fumetto e sono un disco. Sergio ha disegnato come se la sua matita fosse uno strumento musicale, spinto da una forte ispirazione. E le note delle canzoni dei 200 Bulletts aggiungono colori al suggestivo chiaroscuro delle tavole&#8221;</em>.<br />
Queste sono le parole di Tito Faraci, autore della prefazione al fumetto <strong><em>Le tragifavole</em></strong> che apre il disco dei Duecento Bulletts..<br />
La contaminazione tra fumetto e musica rende <strong><em>Le tragifavole </em></strong>un prodotto eccezionale.<br />
Quattro storie brevi si sviluppano attraverso i tratti delineati da Sergio Gerasi, disegnatore e batterista dei Duecento Bulletts.<br />
<strong><em>Il burattinaio</em></strong> è la storia di un uomo che diventa di legno ed entra così nel mondo che meglio comprende. <strong><em>Salute e Solitudine </em></strong>racconta  di un uomo solo che riesce a far sparire tutte le persone a cui rivolge la parola. <strong><em>Una mia faccia</em></strong> è invece l&#8217;ultima storia che introduce il disco: un uomo riflettendo il proprio volto nei Navigli di Milano vede riflesso ciò che gli pare. Riesce a vedere la faccia dei diversi autori delle sue storie, quella delle ragazze alla moda ( <strong><em>Una ragazza YèYè</em></strong> ), quella di Giorgio Gaber, quella di Jack Kerouac, quella del bambino senza memoria con una zip sulla testa ( <strong><em>Bambino con la zip</em></strong> ). <strong><em></em></strong><br />
Tra ballate rock e influenze che giungono sino a Beatles, tra amori e odori, scorrono i brani che concludono la narrazione iniziata con il fumetto. La tentazione di ascoltare per la seconda volta il disco rileggendo il fumetto è forte. Impossibile resistere ad un&#8217;opera così innovativa.</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #971B7A;">Label: </span>Duecento200Bullets / ReNoir Comics</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #971B7A;">Line-up: </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial">Massi Squillace ( voce, chitarra e pianoforte ) – Dario Zanaboni ( voce e chitarra) – Andrea Soldati ( basso elettrico ) – Sergio Gerasi ( batteria e matite)</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #971B7A;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li>La Mia Faccia</li>
<li>Gli Anni dei Pupazzi di Gomma</li>
<li>Una ragazza YèYè</li>
<li>Al Cinema Gratis</li>
<li>Bambino con la Zip</li>
<li>Vecchio Angelo Mezzanotte</li>
<li>Odore</li>
<li>La Massa</li>
<li>Un’altra mezz’ora</li>
</ol>
<p><span style="color: #971B7A;">Links:</span><a href="http://www.200bullets.com">Sito Ufficiale</a>,<a href="http://www.myspace.com/200bullets">MySpace</a></p>
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		<title>Con il tempo inseguo sempre più la semplicità: intervista ad Andrea Chimenti</title>
		<link>https://www.losthighways.it/2010/06/13/intervista-andrea-chimenti/</link>
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		<pubDate>Sun, 13 Jun 2010 07:08:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rosa D'Ettore]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[Negli anni Ottanta Andrea Chimenti era il cantante dei Moda, ma quando questi si sciolgono (1989) ha inizio la sua carriera da solista. A cinque anni di distanza da Vietato Morire, Chimenti torna con un album caratterizzato da poesia, musica, speranza, eleganza. Dodici brani, un anno di lavorazione, registrazioni in teatro, importanti collaborazioni: questi sono &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/2010/06/andreachimenti_inter01.jpg" alt="andreachimenti_inter01" width="300" height="200" />Negli anni Ottanta Andrea Chimenti era il cantante dei Moda, ma quando questi si sciolgono (1989) ha inizio la sua carriera da solista. A cinque anni di distanza da <strong><em>Vietato Morire</em>, </strong>Chimenti torna con un album caratterizzato da poesia, musica, speranza, eleganza. Dodici brani, un anno di lavorazione, registrazioni in teatro, importanti collaborazioni: questi sono gli ingredienti dell&#8217;ultimo lavoro discografico di Andrea Chimenti, <strong><a href="http://www.losthighways.it/2010/05/26/tempesta-di-fiori-andrea-chimenti/"><em>Tempesta di Fiori</em></a> </strong>(Soffici dischi/Santeria), con la produzione artistica di Stefano Cerisoli e Guglielmo Ridolfo Gagliano. Chimenti racconta ai lettori di Losthighways la sua personale tempesta, ma anche <em>quella di molti, di chi decide di &#8220;indossare un vestito del colore dei propri occhi&#8221;. </em>(<strong><em>Bellissima</em></strong> è in streaming autorizzato)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Parola chiave: cambiamento. Un amore che nasce o un amore che muore, il trascorrere delle stagioni, la quotidianità. Tu stesso hai affermato che il cambiamento esplode in una tempesta. Raccontaci come esplode la tua <em>Tempesta di Fiori</em>. </strong> La mia tempesta quando è esplosa ha colpito la mia vita privata, ma essendo tutto collegato, ha trascinato con sé il lavoro e le amicizie. Probabilmente erano anni che preparavo dentro di me un cambiamento di vita. E&#8217; quasi sempre così, prepariamo la nostra personale tempesta senza accorgerci. Le canzoni che stavo scrivendo negli ultimi anni mi davano l&#8217;avvisaglia che qualcosa si stesse preparando. Le canzoni sono come i sogni, sanno presagire quello che presto dovrà accadere. Niente di magico, è solo il nostro inconscio che si libera nel momento in cui ci si lascia andare ad un atto creativo&#8230; si libera come nei sogni.<strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em><img style="margin: 2px 6px; float: left;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/2010/06/andreachimenti_inter03.jpg" alt="andreachimenti_inter03" width="230" height="307" /></em></strong><strong><em>Tempesta di Fiori</em></strong><strong> </strong><strong>è un anno di lavorazione, registrazioni in teatro, diverse collaborazioni. <em>Tempesta di Fiori</em> è poesia, musica, speranza, eleganza. Cosa significa questo disco per Andrea Chimenti?</strong> Come sempre, l&#8217;ultima fatica è la più importante e in qualche modo la prediletta. <strong><em>Tempesta di Fiori</em></strong> rispecchia la mia vita di oggi. C&#8217;è uno sguardo diverso sulle cose. Credo di aver abbandonato un po&#8217; di carico per continuare il mio viaggio con maggiore leggerezza. Con gli anni è bene spogliarsi per lasciar vivere ciò che abbiamo di più vero. Non c&#8217;è più tempo per costruzioni complesse e a volte macchinose. Con il tempo inseguo sempre più la semplicità. La semplicità credo che sia uno dei frutti dell&#8217;esperienza e della maturità.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Era di notte</em></strong><strong> </strong><strong>e <em>Lezioni pratiche di volo</em>, rispettivamente primo e ultimo brano del disco, sembrano avere un legame. Dopo la fine di un amore si prova a guardare avanti e andare via è l&#8217;unica soluzione per sfuggire ad una situazione insostenibile, dando vita ad una rinascita &#8230;</strong> Sì, hai colto perfettamente il senso di queste due canzoni. Non a caso la prima apre il disco e la seconda lo chiude. <strong><em>Era di Notte</em></strong> rappresenta il tempo della crisi. La notte è il terribile scenario che come uno scheletro si china sul protagonista che scopre di non essere mai stato amato. E&#8217; il momento della presa di coscienza, spesso dolorosa. E&#8217; la canzone che dà il via ad un cammino. Al protagonista ancora non è chiaro dove andrà, ma non importa. L&#8217;importante è iniziare a camminare, la meta è secondaria e si delineerà strada facendo. L&#8217;ultima canzone è la voglia di rinascere, il dolore è superato, resta solo il viaggio, carico di nuove prospettive. È una canzone ironica e giocosa dove il protagonista prende lezioni di volo e parte con un dirigibile verso la costellazione delle Pleiadi. Il viaggio del primo pezzo era rappresentato da un solco lasciato sulla terra, un camminare pesante, ma determinato. Nell&#8217;ultimo il viaggio è leggero e festoso con un pizzico di follia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come nasce l&#8217;idea di inserire nel tuo lavoro <em>Vorrei incontrarti</em> di Alan Sorrenti? </strong> È una canzone tratta dal primo disco di Alan Sorrenti, <strong><em>Aria</em></strong> del 1972, un disco straordinario che mi ha fatto sognare quando ero ragazzo. Sono sempre stato affezionato a quella canzone dove l&#8217;amore spirituale si mescola con quello carnale. Piccolo capolavoro di uno dei più interessanti cantautori che abbiamo avuto in Italia. È la prima volta che metto una cover all&#8217;interno di un mio album. <strong><em>Vorrei Incontrarti</em></strong> mi è sembrata una canzone che si sposasse perfettamente con il resto del disco. L&#8217;approccio mio e di quello dei miei produttori, Stefano Cerisoli e Guglielmo Ridolfo Gagliano, è stato quello di farne una lettura diversa dal punto di vista musicale. Credo che una cover non debba mai assomigliare troppo all&#8217;arrangiamento originale, perderebbe la motivazione di esistere.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/2010/06/andreachimenti_inter02.jpg" alt="andreachimenti_inter02" width="300" height="214" />Musica, poesia, danza, teatro, letteratura:  quanto ti affascinano le contaminazioni?</strong> La contaminazione è determinante per portare nuova linfa alla musica. Diversi anni fa, il mio mestiere era quello di disegnatore di cartoni animati. Quando ho lasciato tutto per la musica, è rimasto in me un approccio visivo verso le emozioni. Approccio che cerco di mettere anche nelle canzoni. Mi piace immaginarle come piccole colonne sonore di film. Quando posso realizzarlo nella realtà sono molto contento. Quindi mi sono trovato in modo naturale ad avere necessità di accostare la mia musica al cinema, teatro, danza, installazioni ecc.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come credi sia cambiato il modo di fare musica dall&#8217;inizio della tua carriera ad oggi?</strong> Credo che sia cambiato moltissimo dai primi tempi. Odio lo stagno e tutto ciò che appare immobile o si ripete all&#8217;infinito. Ho attraversato molte fasi nella mia carriera e spero di averne molte ancora da attraversare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quando e come &#8220;esploderà&#8221; il tour di <em>Tempesta di Fiori</em>?</strong> Questa estate faremo qualche data in giro per l&#8217;Italia, ma il tour vero e proprio di <strong><em>Tempesta di Fiori</em></strong> partirà con l&#8217;autunno.</p>
<h2 class="sectionhead">Bellissima – Preview</h2>
<p><object width="270" height="18" data="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf" type="application/x-shockwave-flash"><param name="flashvars" value="&amp;file=http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/03-Andrea Chimenti _ Bellissima.mp3&amp;width=270&amp;height=18&amp;autostart=true&amp;repeat=true&amp;frontcolor=0x971B7A&amp;backcolor=0xffffff" /><param name="src" value="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></p>
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		<title>Tempesta di Fiori – Andrea Chimenti</title>
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		<pubDate>Wed, 26 May 2010 06:36:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rosa D'Ettore]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Album]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Elegante, intimo. Poesia, musica. Tempesta di fiori è il nuovo album di Andrea Chimenti che entra a far parte della storia del cantautorato italiano. &#8220;Credo che tutti i grandi cambiamenti, anche quelli improvvisi, inaspettati e apparentemente non voluti, siano, in qualche modo, preparati da tempo e desiderati nel profondo. È così che arriva inesorabile il &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/2010/05/tempestadifiori_cover.jpg" alt="tempestadifiori_cover" width="200" height="200" />Elegante, intimo. Poesia, musica. <strong><em>Tempesta di fiori</em></strong> è il nuovo album di Andrea Chimenti che entra a far parte della storia del cantautorato italiano.<br />
<em>&#8220;Credo che tutti i grandi cambiamenti, anche quelli improvvisi, inaspettati e apparentemente non voluti, siano, in qualche modo, preparati da tempo e desiderati nel profondo. È così che arriva inesorabile il giorno della &#8220;tempesta&#8221; dove tutto sembra crollare, ma in realtà tutto è destinato a cambiare forma. Dopo lo smarrimento si comincia a delineare ai nostri occhi un nuovo paesaggio che non conoscevamo, ma che forse inconsciamente abbiamo fortemente voluto. Il disco è semplicemente questo, la mia tempesta, quella di molti, di chi decide di &#8220;indossare un vestito del colore dei propri occhi&#8221; tagliando i ponti con una realtà che non gli appartiene più. Il titolo è Tempesta di fiori, i fiori perché rappresentano una nuova primavera, una sorta di rinascita&#8221;.</em> Con queste parole Andrea Chimenti presenta il suo album in cui domina l&#8217;amore. Quell&#8217;amore che oltre alla serenità può dare anche tanta sofferenza. Quell&#8217;amore così intenso da portare a tanti cambiamenti che, alla fine, esplodono in una tempesta. Dopo la tempesta l&#8217;uomo trova la propria salvezza, una nuova dimensione o una nuova primavera, tanto per citare lo stesso Chimenti.<br />
Un anno di lavorazione con registrazioni al Teatro Comunale di Castiglion Fiorentino, un disco che vede la produzione artistica di Stefano Cerisoli e Guglielmo Ridolfo Gagliano. <strong><em>Tempesta di Fiori</em></strong> è un album che raccoglie 12 brani, di cui una cover: <strong><em>Vorrei Incontrarti</em></strong> di Alan Sorrenti. Il dolore per la fine di un amore è racchiuso nel brano d&#8217;apertura, <strong><em>Era di notte</em></strong>. Così ha inizio il viaggio di Andrea Chimenti. Ad accompagnarlo ci sono delicate melodie. La meta di questo intenso viaggio è la rinascita, ma per raggiungerla bisogna  prima affrontare una tempesta. Nonostante il dolore (<strong><em>Il cielo che si avvicina</em></strong><em>, </em>brano cantato con Valentina Cidda già voce dei Kiddycar) sembra esserci uno spiraglio di luce, una speranza. <strong><em>Bellissima</em></strong> oltre ad essere il singolo è anche uno dei brani più sensuali del disco. <strong><em>Sangue</em></strong> svela i versi più toccanti: <em>&#8220;Stringimi forte / ad ogni respiro una foglia che cade / ad ogni respiro mi farai male / io ti darò sangue / che tutta la neve può colorare  / Ho costruito un faro in mezzo al mare / per dirti che io sono ancora qui&#8221;. </em>La title track sembra voler descrivere una personale tempesta sotto forma di inno alla speranza: <em>&#8220;Lascia apparire chi vuol sembrare / a te il compito più arduo: volare / C&#8217;è una vita infinita là fuori / che si manifesta in tempesta di fiori&#8221;. </em><br />
Speranza, sogno. Tutto può ancora accadere perché <strong><em>Qualcosa cambierà</em></strong>. La meta si avvicina. Sta per arrivare la primavera, sta per arrivare il tempo di prendere <strong><em>Lezioni pratiche di volo</em></strong> per poter partire, per andare lontano verso una nuova rinascita.</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #971B7A;">Label: </span>Soffici Dischi-Santeria/Audioglobe &#8211; 2010</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #971B7A;">Line-up: </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial">Andrea Chimenti (voce, cori, chitarra elettrica, chitarra acustica, pianoforte, programmazioni, clavicembalo, metallofoni, risate, speaker) – Alberto Seragini “Gumo” (batteria, percussioni) – Stefano Cerisoli (chitarra elettrica, acustica, 12 corde, percussioni, organo, batteria) – Guglielmo Ridolfo Gagliano (basso, chitarra elettrica, pianoforte, synth, violoncello, chitarra acustica, 12 corde, cori, basso slide, chitarra classica, cumbus, lap steel guitar, archi, vibrafono, programmazioni, violoncello elettrico, accordion, diamonica) – Valentina Cidda (voce in Il cielo che si avvicina) &#8211; Andrea Allulli (pianoforte in Era di notte, Qualcosa cambierà) – Manuel Schicchi (chitarra acustica in Era di notte) – Simon Chiappelli (trombone) – Umberto “Rumble” Bartolini (batteria) – Mariel Tahiraj (violino) – Cesare Chiodo (basso) – Matteo Badii (tromba in Bellissima) – Francesco Chimenti (violoncello, ispirazione, chitarra acustica) – Giovanni Dall’Orto (basso) &#8211;  Giovanna Strivieri (voce e cori in Vorrei Incontrarti)</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #971B7A;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li>Era di notte</li>
<li>Il cielo che si avvicina</li>
<li>Bellissima</li>
<li>Feroce e inerme</li>
<li>Stupido</li>
<li>Sangue</li>
<li>Delicato guerriero</li>
<li>Tempesta di fiori</li>
<li>Perduto</li>
<li>Qualcosa cambierà</li>
<li>Vorrei Incontrarti</li>
<li>Lezioni pratiche di volo</li>
</ol>
<p><span style="color: #971B7A;">Links:</span><a href="http://www.andreachimenti.com">Sito Ufficiale</a>,<a href="http:// www.myspace.com/andreachimenti">MySpace</a></p>
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		<item>
		<title>Il mondo non cambia: intervista a Giorgio Canali</title>
		<link>https://www.losthighways.it/2010/02/02/intervista-giorgio-canali/</link>
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		<pubDate>Tue, 02 Feb 2010 19:45:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rosa D'Ettore]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[Era il 16 gennaio. Sulla Capitale calava la notte e con essa il gelo. Al Circolo degli Artisti era in scena Giorgio Canali. Losthighways incrocia di nuovo la strada di quest&#8217;uomo eccezionale e decide di fare una sosta per una piacevole chiacchierata. Le piazzole di sosta però sono tutte occupate, è sabato e subito dopo &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/2010/02/canali_inter10_01.jpg" alt="canali_inter10_01" width="300" height="211" />Era il 16 gennaio. Sulla Capitale calava la notte e con essa il gelo. Al Circolo degli Artisti era in scena Giorgio Canali. Losthighways incrocia di nuovo la strada di quest&#8217;uomo eccezionale e decide di fare una sosta per una piacevole chiacchierata. Le piazzole di sosta però sono tutte occupate, è sabato e subito dopo il concerto di Giorgio Canali &amp; Rossofuoco i deejay si sono dati da fare. Lo stesso Canali prova a cercare un posto, ma non c&#8217;è nulla ed è molto difficile comunicare tra noi perché non riusciamo a sentirci. Giorgio Canali ha un&#8217;idea: c&#8217;è il bagno. Saltiamo la fila, spieghiamo ai presenti che si tratta di un&#8217;intervista e ci barrichiamo con la speranza di riuscire a comunicare, appunto. Ci riusciamo, ma le persone bussano di continuo alla porta e Giorgio risponde bussando dall&#8217;interno. Ecco, così nasce quest&#8217;intervista. (<strong><em>Nuvole senza Messico</em></strong> è in streaming autorizzato; foto di Rosa D&#8217;ettore)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ci siamo incontrati già nel 2007 e mi dicesti che <em>Tutti contro tutti</em> era stato registrato ad otto mani, quattro cervelli e  quattro cuori. E&#8217; stato così anche per  <a href="http://www.losthighways.it/2009/04/12/nostra-signora-della-dinamite-giorgio-canali-rossofuoco/"><em>Nostra Signora della Dinamite</em></a>?</strong><br />
Sì, metà dell&#8217;album è composto così. Un&#8217;altra metà parte da me e poi alla fine ha quelle stesse diramazioni. I pezzi un po&#8217; più calmi e tranquilli sono stati scritti da me e da Claude, la bassista, da soli in casa, e poi si sono aggiunti gli altri. Metà dell&#8217;album è registrato col solito stile canonico di Rossofuoco ovvero entrare in studio ed improvvisare, registrare, andare avanti e poi montare e creare. Quindi sì, in questo album c&#8217;è un po&#8217; più di farina del mio sacco, però alla fine  Rossofuoco è Rossofuoco. Certe ballate, certe composizioni sono un po&#8217; più personali perché i testi parlano un po&#8217; più di me stesso invece di tutto quello che c&#8217;è attorno. Però è un album di Rossofuoco a tutti gli effetti, non è un album di Giorgio Canali.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Anche se Rossofuoco è sempre scritto troppo piccolo rispetto al tuo nome.</strong><br />
Funziona così perché forse sono il più vecchio! Anzi, mettiamola così: perché sono il più vecchio. I vecchi in Italia, lo sai bene, comandano. Qua i vecchissimi comandano, cioè abbiamo una classe dirigente di rincoglioniti, quindi anche se abbiamo del rock&#8217;n roll gestito dai rincoglioniti è uguale!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nella preghiera di pubblicazione a <em>Nostra signora della dinamite</em> affermi che sono passati dieci anni dall&#8217;inizio della tua inchiesta per capire che fine avesse fatto Lazlotoz e che sei giunto al tuo quinto album. Ti andrebbe di fare un resoconto di questi anni?</strong><br />
In dieci anni non è mai cambiato nulla, un cazzo di niente. La caduta del Muro di Berlino aveva leggermente modificato l&#8217;assetto del cuore del mondo. Dal 1900 al 2000 se c&#8217;è una cosa che vince è il mondo occidentale capitalistico e gli altri che remano attorno. L&#8217;unica consolazione che possiamo avere è che questo mondo capitalistico è arrivato in fondo, è in crisi e quindi probabilmente imploderà in qualche modo. Poi ci sono i soliti menagramo del 2012 che tirano fuori teorie farlocche basate su fandonie maya o cose del genere. Però queste teorie le abbiamo sentite mille volte, anche quando non parlavano di quello&#8230; e parlavano di altre cose, come dei comunisti che mangiavano bambini, perciò voglio dire tutto è possibile a livello di comunicazione. Penso che non sia cambiato nulla. Una delle poche cose che è cambiata è la caduta del Muro di Berlino, però in fondo l&#8217;assetto si è spostato di pochissimo. Il mondo è sempre diviso in due: quelli che possono e quelli che vorrebbero ma non possono.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nel 2009 oltre al tuo disco è uscito anche <em>Ultime Notizie di Cronache</em> dei PGR. Entrambi sono usciti il 17 aprile, che tra l&#8217;altro cadeva di venerdì&#8230;</strong><br />
Quella è stata una coincidenza pura, ma forse nemmeno tanto. Le coincidenze sono alla base delle cose. Non so se ti è mai capitato di mettere gli occhi su quella serie americana che si chiama Lost, ecco lì le coincidenze imperano. Niente è per caso, ma niente ha senso allo stesso tempo. Diciassette è un numero che porta sfiga agli italiani e basta. Non so se mi spiego. In Germania, se gli dici diciassette, ti dicono: &#8220;e allora?&#8221;. Negli alberghi in giro per il mondo si toglie la stanza numero tredici, non si toglie la stanza diciassette. In Italia non esiste né la tredici né la diciassette perché siamo proprio sfigati.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Com&#8217;è stato lavorare con Ferretti e Maroccolo all&#8217;ultimo album dei PGR?</strong><br />
Lo sai, l&#8217;ultimo album era: A obbligatorio, B divertente e C<strong> </strong>per fortuna che è finito tutto. Sai, arrivi ad una certa età e sei saturo da tutte le parti delle cose che comunque sono state molto importanti per te, però allo stesso tempo sai che è inutile rinverdire delle situazioni in agonia. In agonia perché comunque ognuno di noi aveva da dire la sua. Secondo me questo ultimo capitolo della saga dei PGR, CSI, CCCP, di quello che ti pare, è forse una delle più belle cose che abbiamo mai scritto insieme. Ho avuto la possibilità di gestire un bel po&#8217; della logistica e del come questa cosa potesse finire in termini di direzione artistica mia. Sono soddisfattissimo, per me è il nostro album migliore da sempre. A quelli che mi obiettano che <em>Linea Gotica</em> o <strong><em>Tabula Rasa</em></strong> erano molto meglio, io dico: aspettate vent&#8217;anni e ascoltatelo fra vent&#8217;anni, quando sarà passato lo stesso tempo, se siete liberi di testa senza avere preconcetti&#8230; capirete che non è come pensate ora. È diverso, forse anche molto meglio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>(A questo punto veniamo interrotti. Qualcuno bussa alla porta del bagno in cui siamo rinchiusi. Vorrebbero entrare, ma Giorgio apre la porta e prova a spiegare che all&#8217;interno del bagno c&#8217;è un&#8217;intervista in corso. Ma da questo momento in poi busseranno di continuo)&#8230; Accidenti!</strong><br />
Bussa, e che cavolo! I deejay, questo è il mondo dei deejay. Gli amici dei deejay sono terribili. Sono disperato perché questa gente è terrificante. Il mondo è terrificante, non ci posso fare nulla. La musica italiana è come il mondo dei deejay, guarda! Tutta gente che ha delle idee molto farlocche, molto strane. Questa è convinta che deve entrare in bagno perché comunque è amica dei deejay perciò non deve andare nell&#8217;altro come tutti gli altri, ma deve venire in questo dove noi stiamo facendo paradossalmente un&#8217;intervista. Che brutta gente!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img style="margin: 2px 6px; float: left;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/2010/02/canali_inter10_03.jpg" alt="canali_inter10_03" width="230" height="339" />Giorgio proviamo a ritornare a <em>Nostra Signora della Dinamite</em>, un album in cui poesia e rabbia si incastrano alla perfezione. Penso a <em>Lezioni di poesia</em> che hai dedicato a tutti coloro che non hanno capito nulla del mondo.  Però a me sembra che dal brano emerga della sofferenza, forse causata dal&#8230;</strong><br />
E&#8217; causata dalla vita, perché siamo nati per soffrire. È un vecchio modo di dire degli anni Ottanta. Non so perché e chi l&#8217;abbia detto per la prima volta, però c&#8217;era proprio un pensiero post nichilista, post punk ed il mondo era organizzato nella modalità del &#8220;siamo nati per soffrire&#8221;, ma non si capisce bene perché. Probabilmente perché, essendo italiani e avendo la ritorsione cattolica, da sempre siamo nati per soffrire ci sta. Non lo so, era così.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Mentre <em>Tutti contro tutti</em> era il titolo di un album rimasto nel cassetto&#8230;</strong><br />
Sì, una vecchia roba di mille anni prima.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8230; Invece nell&#8217;ultimo album riprendi le strofe di un brano dei Politrio della fine degli anni Ottanta. Mi riferisco a <em>Quello della foto</em>. Cosa ti ha spinto a riprendere quelle strofe? Nostalgia o altro?</strong><br />
Ho usato un bel po&#8217; di strofe. Erano lì, ci stavano benissimo. Con le parole nuove del ritornello si incocciava molto bene. Sai, il fatto di non sapere chi sei, dove vai, cosa fai è una specie di amnesia volontaria del non ricordare il tuo progetto, il tuo passato, il tuo come e perché. È quella filosofia del non essere, è come quando in <strong><em>Morti sotto il letto</em></strong> dico <em>&#8220;sarà perché questo pessimismo troppo spesso mi conviene&#8221;</em>. È la stessa cosa, questa specie di gioco anche troppo estetico, nemmeno troppo mentale, nemmeno troppo etico. Solamente un&#8217;estetica del piccolo maledetto e quando mi definisco poeta maledetto ci scherzo sopra e dico: maledetto da chi? Dagli altri? Dal mio vicino di casa perche gli rompo i coglioni con la mia musica? Io penso che l&#8217;ironia sia importante, spesso giocare con le parole è fondamentale, prendersi per il culo è vitale. Nel momento in cui mescoli tutto questo non sai più chi prende per il culo chi e chi fa sul serio e chi scherza. É un gioco molto strano, però è tutto lì il fulcro. È un autoderisione portata sempre allo stremo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>C&#8217;è un altro brano che colpisce fin dal primo ascolto, <em>Schegge Vaganti</em>&#8230;</strong><br />
Anche quella è una roba molto vecchia, sempre di quell&#8217;epoca di cui ti dicevo. Ogni tanto becco le robe vecchie, ho imparato a farlo da Ferretti. Sai, lui può scrivere una cosa che lo convince e può tenerla lì anche dieci anni, provandola e cercando di incollarla a duecento pezzi successivi, poi quando trova la collocazione esatta diventa la cosa ufficiale. Però magari la frase, il pensiero o il periodo appartengono a dieci, quindici anni prima. E a me è successo questo sia in <strong><em>Quello della foto</em></strong> che in <strong><em>Schegge vaganti</em></strong>, tutte le strofe sono parole scritte tra l&#8217;82 e l&#8217;85. È buffo, perché ti dà veramente la dimensione di come per me sono ancora attuali, e il mondo non cambia un cazzo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Secondo te il mondo è fermo o peggiora sempre di più?</strong><br />
Al peggio di questo non c&#8217;è mai fine, è quello il problema. Non è che dopo aver toccato il fondo riemergo, no&#8230; ne tocco un altro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nel 2007 mi parlasti de Le luci della centrale elettrica definendolo il progetto più interessante degli ultimi dieci anni. Hai creduto tanto in Vasco Brondi e sei stato anche in tour con lui. Nel vostro futuro ci sarà ancora una collaborazione?</strong><br />
Non ne ho idea. Penso di sì, ma non è né obbligatorio né automatico. Vasco in questo momento sta cercando di scrivere il secondo capitolo della sua storia, ma se non lo convincerà fino ad essere certo che sarà meglio due volte della precedente&#8230; penso che lo butterà nel cestino e non la farà mai uscire. Vasco Brondi è una persona molto convinta, e quando vuoi migliorare e cambiare in meglio o in peggio le tue cose non puoi avere implicati degli obblighi, quindi non è detto che io lavorerò su quell&#8217;album, come non è detto che quell&#8217;album sia simile al precedente e questo dipende da tanti fattori. È chiaro che la musica di Vasco mi interessa moltissimo, però è lui che sa e saprà come riuscire a raddoppiare il tutto. Penso che fondamentalmente sia molto difficile per lui riuscire a migliorare il numero uno, il numero due deve essere molto più grande, però alla fine sono quasi sicuro che ci riuscirà. Probabilmente ci riuscirà in maniera più facile se in mezzo al gioco non ci sono io, perché vuol dire che sarà diverso, molto diverso dal primo disco e penso che abbia bisogno di questo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come credi sia evoluta la condizione musicale italiana negli ultimi anni? Nel 2007 ai lettori di Losthighways consigliavi Le luci della centrale elettrica, oggi chi consiglieresti?</strong><br />
Di chiudere le luci, di spegnerle proprio! Spegniamo le luci e facciamo casino, è molto bello! Fondamentalmente non c&#8217;è niente di nuovo, non c&#8217;è niente di bello, non c&#8217;è niente di valido in giro. Poi c&#8217;è un sacco di roba bella, c&#8217;è un sacco di roba nuova, c&#8217;è un sacco di roba valida. Però ognuno deve scoprirla. Per esperienza ho capito che è inutile sponsorizzare qualcosa, perché comunque la gente ha la propria testa, le ragioni di mercato hanno il proprio cammino. E va bene così. Ci sono delle magie strane per cui una cosa improvvisamente funziona dal nulla e ci sono magie strane per cui le cose che meritano tantissimo non siano cagate per tutta la vita. E l&#8217;unica maniera forse per questi outsiders che non riescono ad emergere è quella di suicidarsi, e poi dopo devi entrare nella leggenda. Sai, quando uno si è sparato entra nella leggenda, diventa famoso. Luigi Tenco è uno di questi. Cioè prima che lui si sparasse in testa era il signor nessuno che cagava il cazzo a tutti perché scriveva delle robe troppo tristi. Ora invece è diventato l&#8217;esempio del cantautorato mega italiano, cioè parliamoci chiaro: non è obbligatorio spararsi per avere quel riconoscimento lì, se accade è perché siamo messi male.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma c&#8217;è qualcuno che ti incuriosisce?</strong><br />
No. Sto lavorando a dei progetti. Nell&#8217;ultimo anno ho collaborato con un gruppo di Siena, Dondolaluva che per me sono fantastici, ma non interesseranno mai nessuno. Quindi è inutile spendere momenti, fiati e parole per una cosa del genere. I Dondolaluva sono straconvinti, conquistano al primo ascolto,hanno dei testi talmente intelligenti che a volte è anche difficile non sentirsi stupidi mentre li ascolti. Il problema è proprio quello, che sono cose troppo intelligenti. Nobraino, un gruppo di Riccione che sta lavorando insieme a me, è un altro progetto che mi affascina. Mi affascinano perché risultano antipatici alle persone che li va a vedere dal vivo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Scusa Giorgio, ho visto i Nobraino circa tre anni fa e non li ricordo antipatici&#8230;</strong><br />
Ah, forse non ti sembravano antipatici perché quelli erano i tempi in cui erano ancora disponibili. Sai, è molto strano il mondo della musica. Non puoi prevedere niente perché poi alla fine la gente che ascolta ha una visione delle cose, ha una capacità o di fregarsi con le proprie orecchie e con la propria testa oppure di ignorare completamente le cose belle. In fondo è così, perché c&#8217;è tutto che non va.  È molto complesso perché in giro ci sono così tante correnti di pensiero sbagliate che alla fine è difficile capire chi ha ragione e chi ha torto, perché una cosa vale o perché non vale. Non so, non è facile non rimanere intrappolati dai facili giochi dei media. È facilissimo rimanere intrappolati nel video che ti cattura su Mtv, è facile rimanere intrappolato da una cosa che hai sentito tre volte in radio o in televisione. Magari non vale niente, però ti resta dentro, ti piace e ti sembra interessante. Sono così tanti i fattori di diffusione delle idee musicali e della musica delle parole. Come in letteratura, c&#8217;è tanta gente che compra libri di merda e poi magari cose che tu ritieni capolavori li conoscono in tre. Non è una questione di sentirsi élite pensante rispetto alla massa luminante. No, il problema è che la maniera di approfittare dell&#8217;intelletto e dei sentimenti altrui è talmente complesso che poi non puoi definire al volo chi avrà successo, chi funzionerà, cosa funzionerà, ma puoi stabilirlo solo nel momento in cui la roba che funzionerà sai che è già una merda totale, calibrata sull&#8217;ignoranza totale dell&#8217;80% delle persone perché è un genere ludens. Infatti l&#8217;80% della gente è tonta, di merda, lo diceva Borges che è un fascista del cazzo però fondamentalmente in quel momento aveva ragione: <em>&#8220;La mayoría de la gente es tonta&#8221;</em>, è così altrimenti non ci sarebbe il Grande Fratello. Guardo poco la televisione, guardo Tv talk, una specie di viaggio con una classe di una Facoltà di comunicazione che affronta la settimana televisiva. È una delle poche cose che guardo, come Blob su Rai 3.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/2010/02/canali_inter10_02.jpg" alt="canali_inter10_02" width="300" height="208" />Giorgio, ho un&#8217;ultima domanda e poi restituiamo il bagno agli amici dei Deejay, che tra l&#8217;altro non si stancano di bussare. Lo streaming di questa intervista. Quale brano scegli? Voglio la motivazione.</strong><br />
Dell&#8217;album nuovo sceglierei <strong><em>Nuvole senza Messico</em></strong> perché mi rappresenta, è un concentrato di tutto. È pieno di citazioni, di parafrasi, di robe rubate agli altri. A me piace molto rubare perché penso che nel momento in cui rubo un fiore e lo tingo di rosso con lo spray&#8230; il fiore l&#8217;ho fatto io, mi piace: è una specie di intervento artistico simile a quello che faceva Andy Warhol rubando le immagini classiche dei prodotti dei mercati americani. E&#8217; un esempio di come rubare un&#8217;immagine e farne non dico un&#8217;opera d&#8217;arte però una roba che dici: questa la riconosco. Quando c&#8217;è una canzone parafrasata fino all&#8217;estremo di solito è Giorgio Canali, perché secondo me c&#8217;è pochissima gente che fa questo gioco di prendere i pezzi degli altri e stravolgerli. È una cosa che mi diverte molto da un sacco di tempo, lo faccio anche quando scrivo stronzate, riassunti, tentativi di romanzi. La parafrasi è uno dei giochi che mi interessa di più perché è l&#8217;altro lato della luna, <em>The Dark Side of the Moon</em>, anzi nemmeno, è il terzo lato della luna. Sono prospettive di solito inusuali e bisogna utilizzarle spesso per trovare qualcosa di interessante.</p>
<h2 class="sectionhead">Nuvole senza messico – Preview</h2>
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