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	<title>Lost Highways &#187; Yesterday Roads</title>
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	<description>Seek your mood, Find your lost highways!</description>
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		<title>Il Fiore Dell&#8217;agave &#8211; Santo Niente</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 07:04:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piera Tedde</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Yesterday Roads]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Santo Niente e Umberto Palazzo sono un gruppo rock italiano fondato da Umberto Palazzo, già co-fondatore dei Massimo Volume. I primi due dischi, rispettivamente del 1995 e del 1997, La vita e facile e &#8216;sei na ru mo&#8217;no wa na &#8216;i furono uno dei più interessanti progetti dell’allora Consorzio Suonatori Indipendenti. Nel 2004 dopo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/palazzo.jpg" alt="" width="200" height="200" />Il Santo Niente e Umberto Palazzo sono un gruppo rock italiano fondato da Umberto Palazzo, già co-fondatore dei Massimo Volume. I primi due dischi, rispettivamente del 1995 e del 1997, <strong><em>La vita e facile</em></strong> e <strong><em>&#8216;sei na ru mo&#8217;no wa na &#8216;i </em></strong> furono uno dei più interessanti progetti dell’allora Consorzio Suonatori Indipendenti. Nel 2004 dopo sette anni di silenzio Umberto Palazzo con una nuova line up torna con il suo progetto Santo Niente ad incidere l’ep che si intitolò <strong><em>Occhiali scuri al mattino</em></strong>, che non poteva passare inosservato ad una che come me odia la luce diffusa di certi risvegli, e, nel 2005, ci porgono in dono un fiore di agave con tutte le sue profonde e numerose radici fatte di angeli e demoni che il <em>“cinismo non salverà”</em>, intrecciando storie di vita, di ogni essere che vive e non semplicemente esiste, storie per ogni vita in cui <em>“quello che è stato non è passato invano”</em>. Parlano alle anime inquiete della pochezza intorno con parole mai banali, con la rabbia della disillusione, ma allo stesso tempo aprono la visuale su una salvifica spiritualità in cui ancora sperare e credere come in una <em>“dolce musica che scaccia la morte”</em>. Tessono il disincanto con musiche grezze e taglienti, seducono la mente con melodie morbide, rapiscono i sensi con sperimentazioni noise. Credo sia stato uno dei migliori album della scena musicale indipendente nostrana, uno di quegli album che resta lì sempre, pronto per essere rispolverato in certe mattine di luce diffusa in cui sei ancora nel limbo tra il sogno e la lucidità catapultata con un minimo preavviso ad affrontare l’asfalto della metropoli che non dorme mai.</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Label: </span>Black Candy Records -2005</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Line-up: </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Umberto Palazzo (voce e chitarra) – Alessio D’Onofrio (chitarra) – Raffaello Zappalorto (basso) – Gino Russo (batteria)</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li>Luna Viola</li>
<li> Spirituale</li>
<li> Prima della caduta</li>
<li> Nuove Cicatrici</li>
<li> Facce di nylon</li>
<li> Occhiali scuri al mattino</li>
<li> Candele</li>
<li> Le superscimmie</li>
<li> Santuario</li>
<li> L’attesa</li>
<li> Aloha</li>
<li></li>
</ol>
<p><span style="color: #971b7a;">Link: <a href="http://www.myspace.com/santonienteband">MySpace</a></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Razorblade Romance &#8211; Him</title>
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		<pubDate>Mon, 09 May 2011 08:08:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Katia Arduini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Yesterday Roads]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel 1991, il cantante Ville Hermanni Valo, il chitarrista Lizy Lazer e il bassista Mige Amour decidono di formare una band. Nascono così gli Him, acronimo che sta per His Infernal Majesty e usato dalla band finlandese più per gioco che per reali collegamenti col demonio (cosa tra l’altro sempre smentita da Valo). Il giorno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/Him_-_Razorblade_Romance.jpg" alt="" width="200" height="200" /></a>Nel 1991, il cantante Ville Hermanni Valo, il chitarrista Lizy Lazer e il bassista Mige Amour decidono di formare una band. Nascono così gli Him, acronimo che sta per His Infernal Majesty e usato dalla band finlandese più per gioco che per reali collegamenti col demonio (cosa tra l’altro sempre smentita da Valo). Il giorno del suo ventesimo compleanno Ville fa uno schizzo: un simbolo raffigurante un cuore intrecciato ad un pentacolo rovesciato e racchiusi in un cerchio. Questa immagine rappresenta la sua concezione dell&#8217;amore: la convivenza tra la vita e la morte, l&#8217;amore e l&#8217;odio, il bene ed il male. Questo “Heartagram” diventerà poi l&#8217;icona grafica della band. Siamo nel 2000, più o meno. Tv accesa su Mtv che passa un video: ambientazione glaciale, un tizio con un abbigliamento alquanto improbabile, ma con un trucco impeccabile canta di un amore talmente forte da voler durare anche oltre la morte. Quella era la porta che mi avrebbe fatto entrare nel mondo degli Him. Vi abbiamo già parlato di loro qualche anno fa in occasione dell’uscita del loro album <strong><em>Venus Doom</em></strong> e adesso siamo qui per fare un tuffo nel passato degli inventori del Love Metal, questo genere musicale che unisce le atmosfere dark, goth, metal, glam a quelle più pop. La storia degli Him inizia nel 1996, con la pubblicazione dell’Ep <strong><em>666 Way to Love: Prologue</em></strong>, al quale fa seguito nel 1997 l’album <strong><em>Greatest Love Songs Vol.666</em></strong>, col quale riescono a farsi conoscere un po’ in tutti i paesi nordici, soprattutto grazie alla cover del brano di Chris Isaak <strong><em>Wicked Game</em></strong>. Ma è nel 1999, con l’uscita di <strong><em>Razorblade Romance,</em></strong> prodotto da John Fryer e distribuito dalla BMG, che gli Him iniziano la vera scalata al successo mondiale. Cos’ha di così speciale questo album? Scopriamolo insieme.<br />
La musica degli Him è un connubio tra la dolcezza dell’amore e la durezza della morte. Come nei testi, anche nelle sonorità persiste questo dualismo: sono capaci di alternare pezzi dall’anima rock, come <strong><em>Your sweet 666</em></strong>, <strong><em>Poison Girl</em></strong>, <strong><em>Right here in my arms</em></strong>, a brani struggenti come <strong><em>Bury me deep inside your heart</em></strong>. I brani trascinanti dell’album sono <strong><em>Join me in death</em></strong> e la cover in chiave rock del brano <strong><em>Wicked game</em></strong> di Chris Isaak, già presente nell’album precedente e qua ripresa in un’altra versione. La voce di Valo spazia dalle tonalità più suadenti, sofferte, cupe (come nel brano <strong><em>Gone with the sin</em></strong>), a quelle più vibranti dei toni alti senza mai sbavare. Grazie anche ad una rotazione massiccia dei video su emittenti come Mtv, <strong><em>Razorblade romance</em></strong> diventa un vero e proprio trampolino di lancio per la band di Valo. Nonostante la critica non li abbia mai consacrati definitivamente (sono sempre stati considerati troppo pop da un certo tipo di stampa), gli Him hanno di fatto inventato un nuovo genere e negli anni hanno dimostrato coerenza continuando a portare avanti il loro progetto senza farsi troppo influenzare.<br />
Nel 2010 è uscito l’ottavo lavoro della band, l’album <strong><em>Screamworks: love in theory and practice</em></strong>. Nel marzo 2011 hanno annunciato la separazione dalla Sire Records e attualmente risultano senza etichetta. Attendiamo nuovi sviluppi per poter ancora godere della loro splendida musica.</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Label: </span> BMG – 1999</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Line-up: </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Ville Valo (voce) &#8211; Lily Lazer (chitarra) – Migé Amour (basso) &#8211; Gas Lipstick (batteria) &#8211; Emerson Burton (tastiera) </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li>Your sweet 666</li>
<li>Poison Girl</li>
<li> Join Me In Death</li>
<li> Right Here In My Arms</li>
<li> Bury Me Deep Inside Your Heart</li>
<li> Wicked Games</li>
<li> I Love You</li>
<li> Gone With the Sin</li>
<li> Razorblade Kiss</li>
<li> Resurrection</li>
<li> Death is in Love With Us</li>
<li> Heaven Tonight</li>
</ol>
<p><span style="color: #971b7a;">Links:</span><a href="www.heartagram.com/">Sito Ufficiale</a></p>
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		<title>XX &#8211; The XX</title>
		<link>http://www.losthighways.it/2011/03/01/xx-the-xx/</link>
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		<pubDate>Tue, 01 Mar 2011 09:26:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Gabola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Yesterday Roads]]></category>

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		<description><![CDATA[Sembrano arrivare dal nulla i The XX, giovanissimo gruppo inglese che ha esordito con un disco omonimo poco più di un anno fa. Un successo clamoroso, raggiunto in pochissimo tempo dal quasi totale anonimato e che sembra essere arrivato pressoché senza sforzo con una maturità incredibile. Quello che colpisce di più infatti è proprio questo. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/xx200.jpg" alt="" width="250" height="250" />Sembrano arrivare dal nulla i The XX, giovanissimo gruppo inglese che ha esordito con un disco omonimo poco più di un anno fa. Un successo clamoroso, raggiunto in pochissimo tempo dal quasi totale anonimato e che sembra essere arrivato pressoché senza sforzo con una maturità incredibile. Quello che colpisce di più infatti è proprio questo. <strong><em>XX</em></strong> è un disco bello, di ascolto immediato, coinvolgente, dai ritmi minimali, semplici ma efficaci che subito ti ritrovi in testa e nelle mani, senza essere mai banale. Un disco senza eccessi, né sbavature. È come un romanzo dalla trama perfettamente calibrata, o meglio ancora è come una raccolta di racconti a cornice. 12 pezzi diversi ma uniti, 12 facce della stessa medaglia. Persino l’uso delle voci dei due musicisti-cantanti, Romy Madley Croft e Oliver Sim, sembra non voler turbare l’equilibrio. Nessun acuto, nessun eccesso o virtuosismo. Voci ferme, pulite, misurate che diventano esse stesse strumenti, che dialogano tra di loro in perfetto equilibrio. Dall’inizio alla fine non c’è un brano che non piaccia.<br />
A partire da <strong><em>Intro</em></strong>, vera e propria presentazione dall’idea musicale della band. Pezzo totalmente strumentale, breve. Ammaliante e trascinante, di sicuro ti fa venire voglia di ascoltare il resto. Segue la particolare <strong><em>VRC</em></strong>, atmosfera sognante, melodia di grande immediatezza e impatto, testo ironico. <strong><em>Crystalised </em></strong>è stato il primo singolo della band. Nel video sono tutti vestiti di nero con i loro strumenti in mano, assolutamente immobili, quasi impassibili nei volti illuminati dalle luci e dalle immagini proiettati dietro di loro. Quale migliore rappresentazione della loro musica e del loro modo d’essere? Il brano è di quelli che ti cattura, che dopo il primo ascolto lo stai già canticchiando e lo farai anche molto tempo dopo senza neanche ricordarti perché.  Lo stesso si può dire per <strong><em>Islands</em></strong>, non a caso entrambi i pezzi sono stati scelti come colonne sonore di celeberrime serie televisive. Pochi accordi, semplici e diretti, mi verrebbe da dire giocosi. Scura e introspettiva è invece <strong><em>Fantasy</em></strong>, vera e propria visione onirica. La melodia è ridotta all’osso, la voce di Oliver Sim sembra arrivare da lontano. Decidete voi: dolce ninna nanna, o voce perturbante. Seducente è <strong><em>Infinity</em></strong>, soprattutto nelle voci dei due cantanti che sembrano giocare tra di loro in un gioco di conquista.<br />
La sensazione che l’ascolto di questo disco nella sua totalità lascia è quello di un equilibrio formale, melodico, vocale davvero invidiabile, soprattutto per essere un esordio. <strong><em>XX</em></strong> è un disco che puoi apprezzare molto ma che può anche un po’ irritarti per troppa perfezione, troppa misura.<br />
Per l’inizio di questo nuovo anno dovrebbe uscire il secondo album. Restiamo in attesa?</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Label: </span>Young turks &#8211; 2009</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Line-up: <!-- font--><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Jamie Smith (beats/production) &#8211; Oliver Sim (bass, voice) &#8211; Romy Madley Croft (voice, guitar)</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;"><span style="color: #971b7a;">Tracklist:</span><!-- p--></span></p>
<ol> <span style="color: #971b7a;"></p>
<li>Intro</li>
<li>VRC</li>
<li> Crystalised</li>
<li> Islands</li>
<li> Heart skipped a beat</li>
<li> Fantasy</li>
<li> Shelter</li>
<li> Basic Space</li>
<li> Infinity</li>
<li>Night time</li>
<li>Stars</li>
<li>Hot like fire (bonus track)</li>
<p></span></ol>
<p><span style="color: #971b7a;"><span style="color: #971b7a;">Links:</span><a href=" http://thexx.info//">Sito<br />
Ufficiale</a>,<a href="http://www.myspace.com/thexx">MySpace</a></span></p>
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		</item>
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		<title>Biscuits for Breakfast &#8211; Fink</title>
		<link>http://www.losthighways.it/2011/02/23/biscuits-for-breakfast-fink/</link>
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		<pubDate>Wed, 23 Feb 2011 18:56:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vladimiro Vacca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Yesterday Roads]]></category>

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		<description><![CDATA[Questa notte ti stavo aspettando, sai baby? Seduto su questo pavimento ti fumerei come questa ultima sigaretta. Nell’attesa che ti faccia viva nelle mie vene, adesso chiederò al suono della chitarra assonnata il segreto di questa notte. Ti sento sotto pelle e nel cervello… le gambe affondano alla corte del dio che non abbiamo ancora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/Fink-Biscuits_For_Breakfast_b.jpg" alt="" width="200" height="201" />Questa notte ti stavo aspettando, sai baby? Seduto su questo pavimento ti fumerei come questa ultima sigaretta. Nell’attesa che ti faccia viva nelle mie vene, adesso chiederò al suono della chitarra assonnata il segreto di questa notte. Ti sento sotto pelle e nel cervello… le gambe affondano alla corte del dio che non abbiamo ancora conosciuto. Ed ecco il film di una vita comparire sullo sfondo di questi miei occhi stanchi…che vita vacua, inseguendo il momento dei <strong><em>Biscuits for breakfast</em></strong> fino a quel maledetto quinto piano dove c’è la nostra cella quotidiana: il nostro ufficio. Di seguito i momenti di sesso ed incomprensioni con te… l’ammettere di svegliarsi in ritardo dopo notti di false risate con l’intento di bere quell’ultimo bicchiere per vedere attraverso il fumo, gli specchi, i segreti e le bugie di questa città. Di questo e di altri demoni della nostra vita quotidiana avrai sentore attraverso le parole di uno schietto song-writing: Fink sorprende con un suadente e sexy blues, in bilico tra folk e soul. Il cd ha una splendida confezione cartonata:  tutto è schizzo di inchiostro, trasfigurazione di brandelli di vita e di riflessione in brani come <strong><em>Pretty little thing,</em></strong><em> <strong>You gotta chose, So Long e Biscuits</strong></em>. Splendida è anche la cover di <strong><em>All cried out</em></strong>. La voce di Fink è quella di un Jeff Buckley mai acuto, sempre calda, indimenticabile. La chitarra acustica sorretta da arrangiamenti perfetti ed originali apre un universo sonoro di poesia quotidiana sulla mediocrità del nostro essere. Dall’Hip-hop al songwriting, Fink non ha sbagliato il passaggio… regalandoci un album da non perdere e non dimenticare mai.</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Label: </span> Ninjatune – 2006</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Line-up: </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"> Fink  (Voce, chitarra). </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li>Pretty Little Thing</li>
<li>Pills In My Pocket</li>
<li>You Gotta Choose</li>
<li>All Cried Out</li>
<li>Tina Country</li>
<li>Biscuits</li>
<li>So Long</li>
<li>Kamlyn</li>
<li>Sorry I&#8217;m Late</li>
</ol>
<p><span style="color: #971b7a;">Link: <a href="http://www.myspace.com/finkmusic">MySpace</a></span></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>In2i &#8211; da&#8217;namaste</title>
		<link>http://www.losthighways.it/2010/03/08/in2i-danamaste/</link>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 08:59:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vladimiro Vacca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Yesterday Roads]]></category>

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		<description><![CDATA[Riscoprirsi senza una coperta nel mezzo degli inverni interiori che ci portiamo dietro da una vita. Come il diradarsi della Nebbia nella campagna che si risveglia si alza il sipario su In2i, album d’esordio del gruppo campano da’namaste. La sospesa incipienza di Chiara come d’assenza lievita sulla tela dello spleen tessuta mirabilmente su ritmiche ipnotiche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/2010/03/in2i.jpg" alt="in2i" width="200" height="200" />Riscoprirsi senza una coperta nel mezzo degli inverni interiori che ci portiamo dietro da una vita. Come il diradarsi della <em><strong>Nebbia</strong></em> nella campagna che si risveglia si alza il sipario<span> </span>su <strong>In2i</strong>, album d’esordio del gruppo campano da’namaste. La sospesa incipienza di <strong><em>Chiara come d’assenza</em></strong> lievita sulla tela dello spleen tessuta mirabilmente su ritmiche ipnotiche di chitarre e batteria di pregevole fattura. <strong><em>Mira le cattedrali</em></strong> poteva far parte della soundtrack di film come B<strong>lade runner</strong> o <strong>Matrix</strong>. La voce di Teresa Tedesco<span> </span>disegna cerchi di raggio variabile che si espandono nella stanza interiore dell’ascoltatore, un esempio di tale effetto è nell’impetuosa <strong><em>Nebbia</em></strong>. I continui cambi di tempo e le virate vocali di colore maschile/femminile di Teresa e Francesco Tedesco magicamente disorientano e conducono ad una cifra stilistica dei da’namaste veramente originale ed unica, come accade in brani quali <strong><em>L’uomo ed il resto</em></strong> ed il capolavoro <strong><em>Inverno Inverno Inverno Inverno</em></strong>. I testi sono dialoghi di riflessione indirizzati verso l’esterno. Da questo punto di vista colpisce <strong><em>Per Nulla e tutto</em></strong> e <strong><em>Pre-Visione</em></strong>. Sembra un progetto partorito dalla mente geniale di Steven Wilson. Un disco che ammalia nel tempo e si fa strada nei meandri più segreti dell’animo umano. Un disco da riprendere all’infinito. Un disco che resta.<span> </span></span></p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #971B7A;">Label: </span> Tomato &#8211; 2008</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #971B7A;">Line-up: </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"> Francesco Tedesco (Vocals, Guitars, Back. Vox) &#8211; Teresa Tedesco (Vocals, Guitars, Back. Vox) &#8211; Giulio Citarella (Bass) Rita Marchitiello (Drums).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #971B7A;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li> Chiara come d&#8217;assenza</li>
<li> Mira le cattedrali</li>
<li> Nebbia</li>
<li> L&#8217;uomo e il resto</li>
<li> Come ora</li>
<li> Per nulla e tutto</li>
<li> Pre-visione</li>
<li> Inverno/Inverno/Inverno/Inverno</li>
<li> La pancia dei pesci</li>
<li> L&#8217;idea del secolo</li>
</ol>
<p><span style="color: #971B7A;">Links: <a href="http://www.myspace.com/in2i">MySpace</a></span></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Grafio Ricerca 002 &#8211; DsorDNE</title>
		<link>http://www.losthighways.it/2010/01/02/grafio-ricerca-002-dsordne/</link>
		<comments>http://www.losthighways.it/2010/01/02/grafio-ricerca-002-dsordne/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 02 Jan 2010 20:09:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vladimiro Vacca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Yesterday Roads]]></category>

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		<description><![CDATA[In ascensione piena. Ergersi al di sopra della città. I palazzi ed i grattacieli diventare forme geometriche in riduzione sensoriale. Sempre più su al di là della stratosfera dove solo aerei possiamo vedere. Percezioni tradotte da un’elettronica primordiale che esplica tutta la sua natura metamorfica. Questo è Cielo. Orizzonte pieno. Scariche di luce. Solitudine sulla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/2010/01/grafio_ricerca002.jpeg" alt="grafio_ricerca002" width="200" height="200" />In ascensione piena. Ergersi al di sopra della città. I palazzi ed i grattacieli diventare forme geometriche in riduzione sensoriale. Sempre più su al di là della stratosfera dove solo aerei possiamo vedere. Percezioni tradotte da un’elettronica primordiale che esplica tutta la sua natura metamorfica. Questo è <strong><em>Cielo</em></strong>. Orizzonte pieno. Scariche di luce. Solitudine sulla strada che attraversa la <em><strong>Terra</strong><strong> del Fuoco</strong></em>. Nel crepitio dell’immersione. Nell’apertura degli occhi verso gli abissi interiori. Il peso dell’esistenza diventa il peso dell’<strong><em>Acqua</em> </strong>che lasciamo dietro le spalle. E’ dolore nella grotta della Sibilla, è il richiamo de <strong><em>La Voce</em></strong>.  Approderai al <strong><em>Respiro</em></strong> di Dio. Ti sveglierai nel treno destinazione <strong><em>Stammneim</em></strong>. All’improvviso nella piazza dei ricordi udirai le campane del non-ritorno. Giungeranno al tuo orecchio nel vento di ieri i passi del gigante che oggi ti schiaccia e ti dà <em><strong>La forma</strong></em>. Ti troverai in fondo alla strada nel paese sotterraneo della memoria e scoprirai di avere riacquistato la tua <strong><em>Sensitivity</em></strong>. Il segreto è lì a portata di mano. Devi essere <em><strong>Piano inside</strong></em>. La musica di DsorDNE (aka Marco Milanesio) è elettronica concettuale. <strong><em>Grafio Ricerca 002</em></strong> è una produzione del 1988 per HAX cassette edition quando le possibilità della distribuzione via internet e le netlabel erano fantascienza. Adesso l’etichetta Lunhare ristampa in CD-R i frutti dell’elettronica di qualità dell’underground italiano corredati da cover suggestive e intense al pari del sound custodito nei CD-R. Sostanza e forma si fondono per un viaggio iper-sensoriale.</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #971B7A;">Label: </span> Lunhare &#8211; 2008</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #971B7A;">Line-up: </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"> Marco Milanesio (Performer, Producer). </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #971B7A;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li> Cielo (In Ascensione)</li>
<li> Terra Del Fuoco</li>
<li> Acqua</li>
<li> La Voce (II)</li>
<li> Il Respiro</li>
<li> Interno</li>
<li> Stammheim</li>
<li> La Forma</li>
<li> Tch Tch</li>
<li> Sensitivity</li>
<li> Piano Inside</li>
</ol>
<p><span style="color: #971B7A;">Links:</span><a href="http://www.myspace.com/9cento9">MySpace</a></p>
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		<title>Bufalo Bill – Francesco De Gregori</title>
		<link>http://www.losthighways.it/2009/06/22/bufalo-bill-francesco-de-gregori/</link>
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		<pubDate>Mon, 22 Jun 2009 16:35:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carmine Ricciardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Yesterday Roads]]></category>

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		<description><![CDATA[Spicca quel suo celeste come cielo americano che narra, inossidabile nel tempo, resiste la sua leggenda anche nel 2009. De Gregori, insieme a pochi altri &#8220;giusti&#8221; della nostra musica, è sempre riuscito a cogliere gli argomenti con un linguaggio contorto e affascinante, la sua poetica è stata sempre ermetica. Bufalo Bill è un prodotto della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/2009/06/bufalobill.jpg" alt="bufalobill" width="200" height="200" />Spicca quel suo celeste come cielo americano che narra, inossidabile nel tempo, resiste la sua leggenda anche nel 2009. De Gregori, insieme a pochi altri &#8220;giusti&#8221; della nostra musica, è sempre riuscito a cogliere gli argomenti con un linguaggio contorto e affascinante, la sua poetica è stata sempre ermetica. <strong><em>Bufalo Bill</em></strong> è un prodotto della scuola italiana, e che lo si dica, la canzone d&#8217;autore l&#8217;abbiamo sempre saputa fare. In quegli anni album come <strong><em>Bufalo Bill</em> </strong>si distinguevano per la semplicità più assoluta, colpendo diritto al cuore. Per la società e per i giovani erano anni bui, anni di piombo, chiusure di fabbriche, manifestazioni, terrorismo, le cariche dei carabinieri. In quegli anni la società non fece tanti regali ma la musica, di regali, ne fece tanti. <strong><em>Bufalo Bill</em></strong><em> </em>era uno di questi e, paradossalmente, De Gregori, cantautore di sinistra, non raccontava quasi mai &#8220;cose di sinistra&#8221; o almeno lo faceva con un linguaggio tutto suo, sembrava quasi sempre scollegarsi da certe azioni massimaliste, voleva solo raccontare amore, sentimento, guerra, cose italiane. Cose che questo paese aveva vissuto sulla propria pelle, ma viste dal lato buono, viste con gli occhi dell&#8217;amore. Amore, la parola di questo album. Nella title track l&#8217;autore parla in prima persona, come se fosse lui stesso il leggendario cavaliere del west americano che, anche se <em>giocava a ramino e fischiava alle donne</em>, aveva già voglia di crescere e di poter decidere la strada da fare. Pochi sanno che, ispirandosi al film <strong>La ballata di Cable Hogue </strong>e al cowboy che al tramonto viene accidentalmente schiacciato da un&#8217;automobile, ha dato forma al personaggio &#8220;culo di gomma famoso meccanico&#8221;. <strong><em>Bufalo Bill</em></strong> ci trascina tra le avventure del  <strong><em>Piccolo Esploratore Tobia</em></strong>, accompagnato al pianoforte e al canto dall&#8217;amico Lucio Dalla. In questo disco l&#8217;ascoltatore scopre come e perché viene ucciso Babbo Natale, in quella stupenda e allusiva <strong><em>L&#8217;Uccisione di Babbo Natale</em></strong>, un brano allucinogeno e delicato. I due protagonisti della canzone, <em>Dolly dal mare profondo</em> e <em>il figlio del figlio dei fiori</em> ci fanno capire cosa succede quando si eccede con alcuni tipi di sostanze. Forse in <strong><em>Disastro Aereo Nel Canale Di Sicilia</em></strong>, il <em>Principe (</em>soprannome storico di De Gregori, a simboleggiare la sua aria schiva e, perché no, altezzosa<em>) </em> anticipa un po&#8217; i tempi raccontando già le evidenti difficoltà tra Occidente e Oriente. Non si può poi non citare un altro brano entrato di prepotenza nella nostra storia musicale, è uno dei più delicati omaggi resi alla memoria del mai dimenticato Luigi Tenco, quel <strong><em>Festival</em> </strong>che trova nella delicatezza e nelle sue note malinconiche la sua ragione d&#8217;essere<em>. <strong>Atlantide</strong></em> racconta l&#8217;amore globale, quello che racchiude l&#8217;amore del singolo e l&#8217;amore cosmico, a mio parere uno dei migliori De Gregori<strong> </strong>di sempre. L&#8217;album poteva solo chiudersi in bellezza con un brano di qualità musicale e lessicale elevatissimo, quel <strong><em>Santa Lucia</em></strong> che è un atto di devozione alla vita e all&#8217;Uomo.<br />
<strong><em>Bufalo Bill</em></strong> rimarrà indimenticabile e sempre attuale perché quando la poesia sposa la musica nasce qualcosa che non è né l&#8217;uno né l&#8217;altra.</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #971B7A;">Label: </span>RCA Italia &#8211; 1976</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #971B7A;">Line-up: </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial">Francesco De Gregori (voce, chitarra) &#8211; Mario Scotti (basso) &#8211; Roberto Rosati (chitarra) &#8211; Carlo Marcovecchio (batteria) &#8211; Antonio Torquati (tastiere)</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #971B7A;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li>Bufalo Bill</li>
<li>Giovane esploratore Tobia</li>
<li>L&#8217;uccisione di Babbo Natale</li>
<li>Disastro aereo sul canale di Sicilia</li>
<li>Ninetto e la colonia</li>
<li>Atlantide</li>
<li>Ipercarmela</li>
<li>Festival</li>
<li>Santa Lucia</li>
</ol>
<p><span style="color: #971B7A;">Links:</span><a href="http://www.francescodegregori.net/">Sito Ufficiale</a>,<a href="http://www.myspace.com/francescodegregori">MySpace</a></p>
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		<title>Mud Slide Slim And The Blue Horizon &#8211; James Taylor</title>
		<link>http://www.losthighways.it/2009/05/10/mud-slide-slim-and-the-blue-horizon-james-taylor/</link>
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		<pubDate>Sun, 10 May 2009 16:26:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carmine Ricciardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Yesterday Roads]]></category>

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		<description><![CDATA[Mud Slide Slim And The Blue Horizon è uno di quei dischi che sembra essere nato per volare di fantasia su un certo tipo di  America, su quell&#8217;America che ci piace ricordare un po&#8217; perché siamo figli degli anni &#8217;80 e un po&#8217; perché il presente non sembra appartenere a nessuno. La voce di Taylor [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><em><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/2009/05/album-mud-slide-slim-and-the-blue-horizon.jpg" alt="album-mud-slide-slim-and-the-blue-horizon" width="200" height="198" />Mud Slide Slim</em></strong> <strong><em>And The Blue Horizon</em></strong> è uno di quei dischi che sembra essere nato per volare di fantasia su un certo tipo di  America, su quell&#8217;America che ci piace ricordare un po&#8217; perché siamo figli degli anni &#8217;80 e un po&#8217; perché il presente non sembra appartenere a nessuno. La voce di Taylor sembra fatta su misura per il suo sound, s&#8217;incastra bene negli accordi e negli arrangiamenti modellati da maestri dello strumento, ogni passaggio d&#8217;ogni canzone deve essere ascoltato in silenzio per capirne l&#8217;eleganza e la semplicità. Ogni cosa è al posto giusto e, ovviamente, fin dalla sua uscita credo che sia entrato di diritto nella storia della musica. Gli album che entrano nella storia non moriranno mai, neanche quando il sole si spegnerà, continueranno a riecheggiare nell&#8217;universo, mano nella mano con la luce del silenzio.<br />
<strong><em>Love has brought me araund</em></strong> è la prima traccia, splendido l&#8217;attacco così liscio, così penetrante, easy life in poche parole. L&#8217;arrangiamento di chitarra di Taylor è studiato a pennello, è come dovrebbe suonare un chitarrista di tutto rispetto. Buttare qualche nota qua e là nei punti cardini del brano, nei punti dove l&#8217;ascoltatore le può sentire. Il ritornello completa il pezzo nella sua semplice e un po&#8217; commerciale bellezza, brillante e positiva. <strong><em>You&#8217;ve got a friend</em></strong>, cosa si può ancora dire su questo pezzo che non sia stato detto? E&#8217; un brano figlio del mondo, tutti noi abbiamo avuto a che fare con vicende che hanno attinenza con l&#8217;amicizia nel bene e nel male, e nonostante tutto riesce sempre a catturarti. E poi diciamoci la verità: James Taylor è un maestro nel riprodurre un certo tipo di musica in acustico. In <strong><em>Riding on a railroad</em></strong> il cantautore ci scorta nella parte dell&#8217;America meridionale più nascosta, più calda della Carolina, con uno splendido violino che ci fa immaginare il luogo in tutta la sua bellezza. Come viaggiare su di un treno in corsa che nove soldati fortunati hanno visto appena passare. Infatti, in <strong><em>Soldiers</em></strong>, uno spettacolare brano acustico, Taylor ci fa immaginare questi nove militi che camminano lentamente all&#8217;orizzonte durante una notte stellata, affamati, sporchi e con tante storie da raccontare che tacciono perché sono a casa e vogliono solo che l&#8217;indomani possa essere una bella giornata. <strong><em>Hey mister, that&#8217;s me up on the jukebox</em></strong><strong> </strong>è strumentalmente squisita. Ha tutte le influenze country d&#8217;autore, passaggi, arrangiamenti, atmosfera e chitarre. Il bello di queste canzoni è che quando le ascolti ti fanno vedere quello che raccontano, le camicie a quadrettoni, i cavalli e la gente che voleva andare via da una parte d&#8217;America bigotta e rimasta sempre la stessa, facendo l&#8217;autostoppista pur di avviarsi nella Grande Mela a trovare fortuna. Si può immaginare tutto questo in <strong>Mud Slide Slim</strong>, puoi chiudere gli occhi, puoi evadere da tutto per un paio di minuti che vorresti non far finire mai. Quest&#8217;album ci scioglie in un country simpatico e colorato, miscelato dalla capacità dell&#8217;autore di scrivere con fantasia la verità. Musicalmente orecchiabile, è difficile resettarlo completamente. E&#8217; ricco di groove puro e sudato, di groove che si sente in sala, di un groove tranquillo che può essere regalato solo a pochi. La tranquilla <strong><em>Let me ride</em></strong> è un volo di genialità. Sappiamo che la costante compagna musicale di Taylor era Carole King, che infatti lo segue splendidamente anche in quest&#8217;album e specialmente nelle due canzoni finali: <strong><em>Highway song</em></strong> e <strong><em>Isn&#8217;t it nice to be home again</em></strong>.<br />
Questo è un disco delicato, da ascoltare davanti al camino con una tazza di tè e un buon amico. Pensando, con una piccola lacrima, alla musica di ieri e di oggi.</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #971B7A;">Label: </span>Warner Records &#8211; 1971</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #971B7A;">Line-up: </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial">James Taylor (guitar, piano, vocals) &#8211; Peter Asher (tambourine, backing vocals) &#8211;  Richard Greene (fiddle) &#8211; Gail Haness (backing vocals) &#8211; John Hartford (banjo) &#8211;  Wayne Jackson (trumpet) &#8211; Kevin Kelly (piano, accordion) &#8211; Carole King (piano, backing vocals) &#8211; Danny Kortchmar (guitar, conga ) &#8211; Russ Kunkel (drums, percussion) &#8211; Andrew Love (tenor saxophone) &#8211; Leland Sklar (bass) &#8211; Joni Mitchell (backing vocals) &#8211; Kate Taylor (backing vocals)</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #971B7A;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li>Love Has Brought Me Around</li>
<li>You&#8217;ve Got a Friend</li>
<li>Places in My Past</li>
<li>Riding on a Railroad</li>
<li>Soldiers</li>
<li>Mud Slide Slim</li>
<li>Hey Mister, That&#8217;s Me Up on the Jukebox</li>
<li>You Can Close Your Eyes</li>
<li>Machine Gun Kelly</li>
<li>Long Ago and Far Away</li>
<li>Let Me Ride</li>
<li>Highway Song</li>
<li>Isn&#8217;t It Nice to Be Home Again</li>
</ol>
<p><span style="color: #971B7A;">Links:</span><a href="http://www.jamestaylor.com/">Sito Ufficiale</a>,<a href="http://www.myspace.com/jamestaylormyspace">MySpace</a></p>
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		<title>Sixpence None The Richer &#8211; Sixpence None The Richer</title>
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		<pubDate>Sun, 10 May 2009 16:26:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carmine Ricciardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Yesterday Roads]]></category>

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		<description><![CDATA[Quest&#8217;album è ricco di una complessa semplicità, di sentimento, di pulizia armonica, di novità e di non troppi cromatismi. Sono quasi lampanti i piccoli richiami alle tradizioni europee, il tutto coronato dalla lieve voce di Leigh, bellissima e delicata. Parte in sordina, questo piccolo tesoro, con un brano che da il la allo splendido lavoro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/2009/05/sixpence-none-the-richer-lyrics.jpg" alt="sixpence-none-the-richer-lyrics" width="200" height="200" />Quest&#8217;album è ricco di una complessa semplicità, di sentimento, di pulizia armonica, di novità e di non troppi cromatismi. Sono quasi lampanti i piccoli richiami alle tradizioni europee, il tutto coronato dalla lieve voce di Leigh, bellissima e delicata. Parte in sordina, questo piccolo tesoro, con un brano che da il la allo splendido lavoro composto da questi americani, <strong><em>We Have Forgotten</em></strong>. Si sente quasi che è un brano legato al secolo scorso, ad un certo stile. Alcuni dischi pop sono quasi automatici nei loro movimenti, li puoi prevedere. Invece quest&#8217;album non è contaminato, lo ritengo ancora puro. Puro nella voglia di fare musica, appartenente ad altri tempi, tempi talmente dietro l&#8217;angolo che quasi possiamo allungare il braccio per riconquistarli. Definirei i Sixpence None The Richer un pop di nicchia. Una musica non per la massa, anche se all&#8217;apparenza sembrano innocui e vendibili. Non possono appartenere a tutti perché non tutti hanno quella delicatezza necessaria al loro ascolto. Cosi appena parte <strong><em>We have forgotten</em></strong> la musica sembra risvegliarsi da un sonno profondo. <strong><em>Anithing</em></strong> comunica qualcosa d&#8217;arcano nella musica nuvolosa di cui è composto. Nuvolosa, cupa, ma che  poi riesce ad aprirsi in un raggio di sole, accecante per l&#8217;ascoltatore che, imbavagliato dalle note che fuoriescono dalle casse per entrare nel cervello, non riesce a credere alle proprie orecchie quando il brano torna all&#8217;armonia iniziale. E da nebuolosità a delicatezza, eccoci cadere nella soavità di <strong><em>The waiting room</em>.</strong> Dopo l&#8217;amore per un bacio aspettato di sera, su  una panchina in un parco newyorkese, ecco arrivare il loro brano più famoso, quella <strong><em>Kiss me</em> </strong>che rispecchia il loro stile musicale ed è diventato il singolo dell&#8217;intero disco. <strong><em>Easy to ignore</em> </strong>è infame originalità regalata a chi ha avuto fiducia in loro comprando l&#8217;album, toccando sonorità celtiche che non si sentivano da tempo, che molti addetti ai lavori avevano relegato nella parte più celata della loro mente dando spazio a tante altre cose più oscene che non sto qui ad elencare. Qualcosa di vecchio ma che allo stesso tempo ti cattura e ti fa raffiorare tutto il groove della cara, vecchia, Inghilterra. <strong><em>Puedo scribi</em></strong> riprende una poesia di Pablo Neruda che dal celtico ci fa passare all&#8217;altra parte della musica, ossia al ritmo latino-melodico con un tango old style. Ma i nostri sanno anche essere moderni e <strong><em>Sister mother</em></strong> racconta una storia di vita comune. Strumentalmente particolare è poi l&#8217;arrangiamento e tutto quello che circonda <strong><em>I wan&#8217;t stay long</em>,</strong> un pezzo quasi psichedelico che, anche quando si regala alla cattiveria musicale, non fa male e sa dare in ogni modo sensazioni da ricordare.<br />
Se vi ritenete degli ascoltatori di buona musica, credo con tutta franchezza che quest&#8217;album debba far parte della vostra collezione. Magari nella sezione dei gruppi che, nel loro piccolo, hanno dato (anche solo un pizzico di novità ) alla musica pop.</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #971B7A;">Label: </span>Squint Entertaiment &#8211; 1997</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #971B7A;">Line-up: </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial">Dale Baker (percussion, drums) &#8211; Justin Cary (bass) &#8211; David Davidson (violin) &#8211; Chris Donohue (bass) &#8211;  Tom Howard (piano) &#8211; Peter Hyrka (violin) &#8211; Sean Kelly (guitar) &#8211;  Phil Madeira (Hammond organ) &#8211; Leigh Nash (vocals) &#8211; Mark Nash (cymbals, hi hat) &#8211; John Mark Painter (accordion, multi instruments, bells, oud, muted trumpet, hurdygurdy, mellotron) &#8211; Al Perkins (pedal steel) &#8211; J.J. Plasencio (bass, upright bass) &#8211;  Antoine Silverman (violin) &#8211; Matt Slocum (guitar, cello, multi instruments, Wurlitzer) &#8211; Kristin Wilkinson (viola)</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #971B7A;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li>We Have Forgotten</li>
<li>Anything</li>
<li>The Waiting Room</li>
<li>Kiss Me</li>
<li>Easy to Ignore</li>
<li>Puedo Escribir</li>
<li>I Can&#8217;t Catch You</li>
<li>The Lines of My Earth</li>
<li>Sister, Mother</li>
<li>I Won&#8217;t Stay Long</li>
<li>Love</li>
<li>Moving On</li>
<li>There She Goes</li>
</ol>
<p><span style="color: #971B7A;">Links:</span><a href="http://www.myspace.com/sixpencethericher">MySpace</a></p>
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		<title>Internal Travels &#8211; Gravenhurst</title>
		<link>http://www.losthighways.it/2009/03/30/internal-travels-gravenhurst/</link>
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		<pubDate>Mon, 30 Mar 2009 09:28:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluca Gentile</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Yesterday Roads]]></category>

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		<description><![CDATA[La bellezza insita nel fluire di melodie che attanagliano, prima si immergono a fondo tra le distese desertiche dei sentimenti, tanto ampie quanto celate al futile residuo delle potenzialità comuni, per poi stenderti, sorpreso indifendibile, vulnerabile ed inerme. Sentire il tremore, sulla pelle o sotto di essa, svelare l&#8217;armonia che sostiene l&#8217;essenza delle singole note, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/2009/03/gravenhurst.jpg" alt="gravenhurst" width="200" height="200" />La bellezza insita nel fluire di melodie che attanagliano, prima si immergono a fondo tra le distese desertiche dei sentimenti, tanto ampie quanto celate al futile residuo delle potenzialità comuni, per poi stenderti, sorpreso indifendibile, vulnerabile ed inerme. Sentire il tremore, sulla pelle o sotto di essa, svelare l&#8217;armonia che sostiene l&#8217;essenza delle singole note, vibrazioni che partono forte per poi rallentare pian piano perdendosi nella dissolvenza di un&#8217;evocazione di sogno che lentamente, con grazia, diventa cristallina, accompagnata dal suono delle dita a contatto col metallo nudo delle corde. Quello che puoi ascoltare nel languore delle notti solitarie, passate in compagnia dell&#8217;effimero silenzio che insegna ad ascoltare. Ritrovarsi in solitudine per intraprendere uno dei tanti viaggi interni che un&#8217;anima sensibile sente il bisogno incontrastato di percorrere; circoscrivere le sensazioni, racchiudere l&#8217;infinità tra le sei corde di una chitarra acustica e le suggestioni di una voce esile e precaria, dolce e sofferente, effige dell&#8217;intimità recondita. <strong><em>Internal Travels</em></strong> è il primo disco per l&#8217;inglese Nick Talbot che dal 1997 è sinonimo di Gravenhurst; dieci brani che col passare degli anni tendono ad essere accantonati, declassati rispetto alle prove di maggior maturità per una label importante quale la Warp, complice anche l&#8217;uscita dal catalogo, rimanendo cimelio per collezionisti e ricercatori di gemme preziose. Quella bellezza mostrata con pochi mezzi. La sua voce e la sua chitarra acustica suonata con un ammaliante e serafico fingerpicking, a mostrare il talento che c&#8217;è a prescindere da tutto e tutti, il saper scrivere brani stupendi saturi di celestiali e scarne armonie. La tendenza cantautorale domina accompagnata di tanto in tanto da quella shoegaze che l&#8217;immersione e l&#8217;adolescenza in un luogo come Bristol inevitabilmente portano con se; così effetti di chitarra posano i loro caldi colori dal sapore di archi dolcemente sulle armonie di base, dilatano spesso le atmosfere, le ritardano, le rendono tremolanti; irradiano e non invadono, ponendosi come sottofondo trascinante e debordante. Il tutto impreziosito solo di tanto in tanto, ora dalle fiabesche e aleggianti note da carillon battute sullo xilofono nella strumentale <strong><em>A Call to Arms </em></strong>o <strong><em>In Your Room</em></strong>, ora da una batteria minimale e dai fiati caldi, solenni e commoventi della conclusiva <strong><em>Meet the Family</em></strong>. Sensazioni che nuotano leggere nel profondo delle acque dei grandi mari, lambendo quelle terre che diventeranno imponenti montagne, lasciandosi trasportare dalle correnti, silenti, diventando ghiaccio che freddo si scioglie tra acque nere, rendendole pure. Disponibile ad oggi nella sola versione in download, per <strong><em>Internal Travels</em></strong> urge assolutamente ristampa. Per assaporare ancora la bellezza della musica pura e fisica, non in quanto entità astratta (ed estratta) da un file.</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #971B7A;">Label: </span>Silent Age Records – 2001</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #971B7A;">Line-up: </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial">Suonato e prodotto interamente da Nick Talbot</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #971B7A;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li>Ice on Black Water</li>
<li>Tha High Seas</li>
<li>In Your Room</li>
<li>St. Vincent Rock</li>
<li>The Silent Age</li>
<li>A Call to Arms</li>
<li>Mountain</li>
<li>Song of the Summoning</li>
<li>Song for Luke</li>
<li>Meet the Family</li>
</ol>
<p><span style="color: #971B7A;">Links:</span><a href="http://www.gravenhurstmusic.com">Sito Ufficiale</a>,<a href="http://www.myspace.com/gravenhurst">MySpace</a></p>
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