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	<title>Lost Highways &#187; Single/EP/Self Released</title>
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	<description>Seek your mood, Find your lost highways!</description>
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		<title>Dove finisce l&#8217;acqua &#8211; XYLEMA</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 20:10:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vladimiro Vacca]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Single/EP/Self Released]]></category>

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		<description><![CDATA[Dalla continua mutazione e dall’urgenza del disorientamento nasce Dove finisce l’acqua, il nuovo EP della giovane band astigiana XYLEMA, che ritorna a sette anni dal debut‑album Linfa grezza. I cinque brani sono il frutto di un’attitudine grunge attraversata da un impeto stoner/punk ai limiti dell’hardcore, in cui gli Afterhours si intrecciano con i Verdena e &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-52058" src="https://www.losthighways.it/wp-content/uploads/Dove-finisce-lacqua-Xylema-200x200.jpg" alt="Dove-finisce-lacqua-Xylema" width="200" height="200" />Dalla continua mutazione e dall’urgenza del disorientamento nasce <em>Dove finisce l’acqua</em>, il nuovo EP della giovane band astigiana XYLEMA, che ritorna a sette anni dal debut‑album <em>Linfa grezza</em>. I cinque brani sono il frutto di un’attitudine grunge attraversata da un impeto stoner/punk ai limiti dell’hardcore, in cui gli Afterhours si intrecciano con i Verdena e i Fluxus. Francesco Grasseri (voce, chitarra) e Gioele Valfrè (batteria) formano un power‑duo che racconta senza filtri i malesseri di una generazione senza coordinate. A sostenerli, tre padrini d’eccezione: Davide Toffolo, che ha collaborato alla stesura del brano <strong><em>Mood</em></strong>; Giulio Ragno Favero, che ha curato il mastering dell’EP; e Manuel Agnelli, che li ha selezionati per la rassegna <em>Carne Fresca – Suoni dal Futuro</em>. <strong><em>Possibilità</em></strong> è il brano in cui la melodia sporca diventa poesia maledetta. <strong><em>Intrusivo</em></strong> è un colpo di punk abrasivo. <strong><em>Stomaco</em></strong> potrebbe tranquillamente trovare posto nella tracklist di <em><strong>Volvonauta</strong>, m</em>entre in <em><strong>Distanti</strong></em> si intravede la loro futura originalità. È bello sentire, nel 2026, un rock suonato così: diretto, viscerale, senza compromessi.</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Label: </span>Autoprodotto &#8211; 2026</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Line-up: </span> Francesco Grasseri (voce, chitarra), Gioele Valfrè (batteria).</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Tracklist:</span></p>
<p>01. Mood<br />
02. Possibilità<br />
03. Intrusivo<br />
04. Stomaco<br />
05. Distanti</p>
<h2>Distanti &#8211; Video</h2>
<p><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/WHLDFKdtSHI?si=II34oEAoZ8s5l1CM" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Through the Grapevine, in Franciacorta (Earthphonia III) &#8211; Max Casacci</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Apr 2025 19:54:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Diego Civino]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Single/EP/Self Released]]></category>

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		<description><![CDATA[Trasformare il rumore in musica è un&#8217;arte, e Max Casacci ne è un maestro. Con il suo nuovo EP, Through the Grapevine, in Franciacorta, in uscita il 2 aprile per 42 Records / 35 mm, il fondatore e chitarrista dei Subsonica continua a esplorare le sonorità del mondo che ci circonda. Questo lavoro rappresenta il &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.losthighways.it/wp-content/uploads/Max-Casacci-Through-the-Grapevine-in-Franciacorta-Earthphonia-III.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-50875" src="https://www.losthighways.it/wp-content/uploads/Max-Casacci-Through-the-Grapevine-in-Franciacorta-Earthphonia-III-200x200.jpg" alt="Max Casacci - Through the Grapevine, in Franciacorta (Earthphonia III)" width="200" height="200" /></a>Trasformare il rumore in musica è un&#8217;arte, e Max Casacci ne è un maestro. Con il suo nuovo EP, <strong><em>Through the Grapevine, in Franciacorta</em></strong>, in uscita il 2 aprile per 42 Records / 35 mm, il fondatore e chitarrista dei Subsonica continua a esplorare le sonorità del mondo che ci circonda. Questo lavoro rappresenta il terzo capitolo del progetto <strong><em>Earthphonia</em></strong>, che prosegue l&#8217;indagine di Casacci sulla musicalità dell&#8217;ambiente.<br />
Dopo aver dato voce agli ecosistemi naturali e catturato il battito delle metropoli con <strong><em>Urban Groovescapes (Earthphonia II)</em></strong>, ora è il turno della Franciacorta e dei suoi suoni unici. Senza l&#8217;uso di strumenti convenzionali, Casacci scolpisce la materia sonora della vendemmia e delle cantine, trasformando il rombo di un trattore in un basso pulsante, gli stappi delle bottiglie in percussioni, il gorgoglio del mosto in accordi liquidi. Il risultato è un&#8217;opera che oscilla tra sogno e materia, tra il fisico e l&#8217;evocativo, portando l&#8217;ascoltatore in un viaggio immersivo che supera i confini della percezione comune.<br />
L&#8217;EP si apre con <strong><em>Cantine</em></strong>, un tappeto sonoro costruito su cicalii estivi che sfumano nell&#8217;eco delle botti, dove il vino riposa in un&#8217;atmosfera intima e vibrante. Qui, le bollicine amplificate e il tintinnio dei calici creano una ritmica ipnotica, sospesa tra attesa e fermentazione. Il cuore pulsante del progetto è <strong><em>Trattore (Vendemmia cassa dritta)</em></strong>, che trasforma il suono dei grappoli cadenti in una pulsazione irresistibile: il mosto diventa melodia, il trattore groove, mentre un accordo liquido suggella l&#8217;esperienza sonora con un senso di fluidità organica. Infine, <em><strong>Cisterne</strong></em> abbraccia un&#8217;estetica più industriale, giocando con la risonanza delle enormi strutture metalliche delle cantine, scandite dal suono meccanico delle etichettatrici e dal gocciolio dell&#8217;ambiente circostante, restituendo una dimensione quasi rituale al processo produttivo.<br />
<strong><em>Through the Grapevine, in Franciacorta</em></strong> non è solo un esperimento sonoro, ma una narrazione immersiva che rilegge il vino attraverso il suono, invitando l&#8217;ascoltatore a percepire ogni sfumatura della lavorazione vinicola con l&#8217;udito come senso primario. Casacci non si limita a registrare rumori: li modella, li orchestra, li trasforma in musica, spingendo oltre i confini dell&#8217;elettronica sperimentale. Ogni traccia è il frutto di un meticoloso lavoro di cesellatura sonora, in cui la casualità dei rumori viene tradotta in pattern armonici, creando un dialogo profondo tra tecnologia e natura. La collaborazione con la cantina Bersi &amp; Serlini, che ha ospitato la sonorizzazione del progetto durante il Festival della Franciacorta, aggiunge ulteriore profondità al concept. Qui, la tradizione vinicola si fonde con la ricerca sonora, creando un ponte tra passato e futuro, tra ritualità e innovazione. Le cantine diventano palcoscenico, i suoni si trasformano in memoria e ogni elemento della produzione vinicola trova una sua eco nel linguaggio musicale. Con questo nuovo capitolo di <strong><em>Earthphonia</em></strong>, Max Casacci conferma la sua straordinaria capacità di ascoltare e reinterpretare il mondo in modi inaspettati. <strong><em>Through the Grapevine, in Franciacorta</em></strong> è un&#8217;esperienza sensoriale che sorprende, affascina e inebria, esattamente come un grande vino. Un album da degustare con le orecchie aperte, il cuore predisposto alla meraviglia e la mente libera di lasciarsi trasportare.</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Label: </span> 42 Records / 35 mm &#8211; 2025</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Line-up:</span> Max Casacci (scrittura, produzione, mixing), Luca Cordero (mastering)</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li>Cantine</li>
<li>Trattore (Vendemmia cassa dritta)</li>
<li>Cisterne</li>
</ol>
<p><span style="color: #971b7a;"><br />
Link: <a href="https://maxcasacci.it/">Sito Ufficiale</a><br />
<a href="https://www.facebook.com/maxcasacci">Facebook</a><br />
</span></p>
<p><iframe style="border-radius: 12px;" src="https://open.spotify.com/embed/album/6TMq31kkroxmk5HBXz2SEM?utm_source=generator" width="100%" height="352" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Spogliami &#8211; Baustelle</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jan 2025 09:12:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Diego Civino]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Single/EP/Self Released]]></category>

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		<description><![CDATA[I Baustelle sono tornati con Spogliami, primo singolo pubblicato il 9 gennaio che anticipa l&#8217;album El Galactico, in uscita il 4 aprile. Un ritorno che sa di trasformazione: il brano non è solo un preludio, ma una dichiarazione d&#8217;intenti che mette al centro la necessità di cambiamento e autenticità. Sole, elettricità e una punta di &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.losthighways.it/wp-content/uploads/20251111-Baustelle-Spogliami.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-50663" src="https://www.losthighways.it/wp-content/uploads/20251111-Baustelle-Spogliami-1024x1024.jpg" alt="20251111 - Baustelle - Spogliami" width="618" height="618" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">I Baustelle sono tornati con <strong><em>Spogliami</em></strong>, primo singolo pubblicato il 9 gennaio che anticipa l&#8217;album <strong><em>El Galactico</em></strong>, in uscita il 4 aprile. Un ritorno che sa di trasformazione: il brano non è solo un preludio, ma una dichiarazione d&#8217;intenti che mette al centro la necessità di cambiamento e autenticità. Sole, elettricità e una punta di nostalgia. È così che <strong><em>Spogliami</em> </strong>si presenta fin dal primo ascolto, con un sound che richiama le atmosfere californiane degli anni Sessanta: chitarre acustiche dal tocco delicato si mescolano con riff elettrici decisi, mentre tastiere vintage, mellotron e organi creano un tappeto sonoro caldo e stratificato. C&#8217;è una dolcezza malinconica che avvolge l&#8217;intero pezzo, quasi a voler cullare l&#8217;ascoltatore in una dimensione sospesa tra passato e presente. Ma è il contrasto tra questa leggerezza apparente e le parole a fare davvero la differenza. Francesco Bianconi, Diego Palazzo e Federico Nardelli firmano un testo che va oltre la superficie dell&#8217;intimità fisica. <strong><em>Spogliami</em> </strong>diventa una metafora potente e ricca di sfumature: un invito a liberarsi dalle maschere sociali, dai filtri del quotidiano, a spogliarsi di ogni sovrastruttura per riscoprirsi autentici. &#8220;<em>Spogliami delle tossine di questo presente tossico</em>&#8220;, canta Bianconi con una delicatezza disarmante, quasi sussurrando il bisogno di verità in un mondo che troppo spesso ci costringe a recitare ruoli prestabiliti. Dal punto di vista melodico, <strong><em>Spogliami</em> </strong>si sviluppa con eleganza e misura. La strofa avanza con discrezione, lasciando che ogni parola risuoni con il giusto peso emotivo, mentre il ritornello si apre in uno slancio melodico avvolgente, che sembra quasi voler abbracciare l&#8217;ascoltatore. La produzione di Nardelli e Bianconi dosa con attenzione ogni elemento: i momenti più ariosi si alternano a sospensioni più intime, con il mellotron che aggiunge un tocco psichedelico capace di donare profondità e colore al brano.<br />
A 25 anni dal debutto, i Baustelle dimostrano ancora una volta di saper evolvere senza perdere la propria identità. <strong><em>Spogliami</em></strong> è solo un assaggio di <strong><em>El Galactico</em></strong>, un album che promette di esplorare nuovi territori sonori e tematici, mantenendo però quel marchio di fabbrica che ha reso la band un riferimento nel panorama musicale italiano. La band celebrerà questa nuova fase con <em>El Galactico Festival</em>, un evento speciale che si terrà l&#8217;1 e 2 giugno all&#8217;Anfiteatro delle Cascine di Firenze, con una line-up d&#8217;eccezione che promette di rendere omaggio all&#8217;intero percorso artistico del gruppo.<br />
Con <strong><em>Spogliami</em></strong>, i Baustelle non si limitano a offrire un semplice singolo, ma lanciano un messaggio chiaro e necessario: dietro la bellezza della melodia si cela un&#8217;esigenza di verità e trasformazione, un invito a riscoprire la propria essenza al di là di ogni artificio. Un ritorno che lascia davvero il segno, confermando ancora una volta la capacità della band di emozionare e far riflettere con eleganza e profondità.</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Label: </span> BMG &#8211; 2025</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Line-up:</span>Francesco Bianconi (voce principale e polistrumentista), Rachele Bastreghi (voce e tastiere), Claudio Brasini (chitarra)</p>
<p>Link: <a href="https://baustelle.it/">Sito Ufficiale</a><br />
<a href="https://www.facebook.com/baustelleofficial">Facebook</a></p>
<p><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/KSuxLsAo8CE?si=qjNzZWj5IsxCi-_9" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe><br />
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		</item>
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		<title>Foundations &#8211; Serj Tankian</title>
		<link>http://www.losthighways.it/2024/12/19/foundations-serj-tankian/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 Dec 2024 17:37:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Diego Civino]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Single/EP/Self Released]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel suo nuovo EP Foundations, uscito il 27 settembre 2024, Serj Tankian porta avanti la sua missione di rompere i silenzi, usando la musica come un mezzo potente per raccontare storie di ingiustizia e introspezione. Con cinque tracce che mescolano denuncia sociale e riflessione personale, Tankian ci invita a riflettere, a fare i conti con &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.losthighways.it/wp-content/uploads/20241212-Serj-Tankian-Foundations.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-50457" src="https://www.losthighways.it/wp-content/uploads/20241212-Serj-Tankian-Foundations-200x200.jpg" alt="20241212 - Serj Tankian - Foundations" width="200" height="200" /></a>Nel suo nuovo EP <strong><em>Foundations</em></strong>, uscito il 27 settembre 2024, Serj Tankian porta avanti la sua missione di rompere i silenzi, usando la musica come un mezzo potente per raccontare storie di ingiustizia e introspezione. Con cinque tracce che mescolano denuncia sociale e riflessione personale, Tankian ci invita a riflettere, a fare i conti con il nostro passato e ad affrontare il presente con una nuova consapevolezza. <strong><em>Foundations</em></strong> è una prova tangibile del suo impegno e della sua capacità di trasmettere messaggi universali attraverso il suono. Famoso per il suo contributo ai System of a Down, Tankian ha sempre avuto la capacità di trasformare temi complessi in esperienze sonore potenti. In <strong><em>Foundations</em></strong>, ogni brano diventa una finestra sul suo mondo interiore, un dialogo tra passato e presente. L’artista attinge direttamente dalla sua storia personale e dalla memoria collettiva, con uno sguardo rivolto alla sua terra natale e alle ingiustizie che hanno segnato la sua famiglia. Non è solo un EP, ma una vera e propria dichiarazione artistica che riflette tanto sulle sue fondamenta emotive quanto su quelle musicali.<br />
<strong><em>A.F. Day</em></strong> dà il via all&#8217;EP con una carica aggressiva che non lascia spazio a dubbi. Scritta nei primi giorni dei System of a Down ma mai pubblicata fino ad ora, questa traccia è un’esplosione di riff abrasivi e ritmi incalzanti. La voce di Tankian, che alterna urla a tonalità più pacate, si scaglia contro il conformismo moderno, evocando l&#8217;intensità del giovane Marilyn Manson. La furia continua con <strong><em>Justice Will Shine On</em></strong>, una martellante metal song che affronta, con cruda intensità, il genocidio armeno. Qui, la voce di Tankian si spinge ai limiti, alternando rabbia e disperazione per raccontare una ferita che non si rimargina.<br />
L’atmosfera dell&#8217;EP cambia radicalmente con <strong><em>Appropriations</em></strong>, dove il contrasto tra arpeggi delicati e riff distorti crea un effetto emotivo intenso. La linea vocale, melodicamente impeccabile, aggiunge profondità al brano e invita alla riflessione. <strong><em>Cartoon Buyer</em></strong> rappresenta invece una tregua dal tumulto sonoro: una ballata più intima e riflessiva che mostra un lato più personale dell’artista. Infine, l’EP culmina con <strong><em>Life’s Revengeful Son</em></strong>, un brano straordinariamente complesso e quasi operistico. Le atmosfere struggenti, le dissonanze e la varietà vocale offrono un’esperienza che va oltre la musica stessa, trasformandosi in una narrazione emotiva.<br />
Dal punto di vista musicale, <strong><em>Foundations</em></strong> è un’opera che riesce a fondere tradizione rock-metal e innovazione. Tankian mescola con maestria elementi classici e incursioni sperimentali, dimostrando ancora una volta il suo talento nell&#8217;andare oltre i confini di genere. Ogni traccia è una testimonianza della sua capacità di abbracciare le imperfezioni e i rischi, arricchendo la qualità espressiva del lavoro. In parallelo con il suo libro autobiografico <em>Down With The System</em>, l’EP condivide la stessa urgenza di verità e giustizia. <strong><em>Foundations</em></strong> non si piega alle logiche di mercato; al contrario, nasce dalla necessità artistica e dall’onestà creativa. Con questo progetto, Tankian dimostra di essere un artista libero, capace di trasformare la sua musica in uno specchio per il mondo. Se i System of a Down ci hanno abituati a un grido collettivo, Foundations invita a un risveglio individuale. È un viaggio introspettivo che parte dalla musica per arrivare alla coscienza. Con questo lavoro, Serj Tankian conferma la sua rilevanza come voce artistica e sociale, ricordandoci che la musica, nelle mani giuste, può essere uno strumento potente di cambiamento e riflessione. Una voce che merita di essere ascoltata ora più che mai.</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Label: </span>Gibson Records / Serjical Strike &#8211; 2024</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Line-up: </span>Serj Tankian (voce), Dan Monti (chitarra), Mario Pagliarulo (basso), Troy Zeigler (batteria)</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li>A.F. Day</li>
<li>Justice Will Shine On</li>
<li>Appropriations</li>
<li>Cartoon Buyer</li>
<li>Life’s Revengeful Son</li>
</ol>
<p><span style="color: #971b7a;"><br />
Link: <a href="https://serjtankian.com/">Sito Ufficiale</a><br />
<a href="https://www.facebook.com/SerjTankian/">Facebook</a><br />
<iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/-UVNjc6QAco?si=BNokeJNkBsySScEL" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe><br />
<iframe style="border-radius: 12px;" src="https://open.spotify.com/embed/album/35BUhRIVuJLDg6umY2Ovb3?utm_source=generator" width="100%" height="352" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></span></p>
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		<title>Domus Meus &#8211; Umberto Maria Giardini</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Nov 2023 20:36:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Grimaldi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Single/EP/Self Released]]></category>

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		<description><![CDATA[Da scartare con fanciullesca ingordigia, per connettersi con un universo di stimoli allenanti in cui mi sono rifugiato tante di quelle volte da averne perso il conto. Può cambiare il nome con cui identificarlo, ma è una certezza marmorea &#8211; ed esca fuori da quest&#8217;aula chi ne dubita &#8211; che Umberto Maria Giardini e la sua &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/UMG-ep.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-49441" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/UMG-ep-200x200.jpg" alt="UMG ep" width="200" height="200" /></a>Da scartare con fanciullesca ingordigia, per connettersi con un universo di stimoli allenanti in cui mi sono rifugiato tante di quelle volte da averne perso il conto. Può cambiare il nome con cui identificarlo, ma è una certezza marmorea &#8211; ed esca fuori da quest&#8217;aula chi ne dubita &#8211; che Umberto Maria Giardini e la sua cifra stilistica che lo rende un corallo prezioso sul fondale dell&#8217;attuale mare inquinato siano sempre lì a cospargere di napalm emozionale chi ha la <em>buena suerte</em> di incontrarne la produzione rassicura, come lo stare ad un incrocio e dare senza fretta la precedenza sia destra che a sinistra. Come tutte le cose preziose, anche questo Ep, uscito il cinque ottobre per La Tempesta Dischi e che segna il ritorno dell’artista bolognese di adozione a quattro anni di distanza dall&#8217;ultimo necessario <strong><em>Forma Mentis</em></strong>, va goduto dopo la inevitabile apnea che conduce agli abissi, schivando alghe e detriti, in una discesa interiore che punta a far affiorare un manufatto sonoro di classe sopraffina, come piedi nati ed allenati a Copacabana. Un lavoro raro ed inatteso, quasi come le zanzare che mi danno la caccia nonostante il novembre sia alle porte, accompagnato da un contributo visivo, di taglio documentaristico, a cura di Marco Falanga, con il quale, tra paesaggi nordici di impronta quasi bruegeliana ed atmosfere raccolte da camino acceso, si raccontano alcune fasi della produzione di questo <strong><em>Domus Meus</em></strong>, tappa intermedia di avvicinamento al nuovo album in corso di completamento. Oggi come sempre schiena dritta ed assoluta quanto benedetta incapacità di ammiccare al mainstream, storicamente disavvezzo allo scodinzolare, coerente come un artista dovrebbe, nel vergare con ettolitri di poesia liquida le pagine solo quando realmente l&#8217;urgenza sublima nel suono. Quando l&#8217;animale che ognuno lascia pascolare nelle proprie gabbie interiori cerca di forzare i lucchetti ed uscire dalla propria Sant&#8217;Elena attorno alla quale era stato disposto più di un giro di filo spinato. Che anche il silenzio è una risposta, talvolta feroce, talvolta indefinita come barbe dipinte da Ribera, simili a nuvole ovattate allargate con le mani ad acquisire volume e profondità. Perché Umberto Maria Giardini ha sempre evitato le astuzie da Capodanno in stile Maestro Canello, mettendo al vertice della piramide dei bisogni la riconoscibilità e la porosità delle impronte da lasciare nella calce viva della <em>Walk of Fame</em> su cui di diritto, e colpevolmente in ritardo, va collocato. Ne <strong><em>Le bilance della mente</em></strong>, unico ed apprezzabile inedito di questo EP, il cagnaccio dagli occhi neri ed il ventre pesante che si poggiò anche sulle spalle del poeta che cantò di una luna diventata rosa, è tenuto al guinzaglio, abbeverato mentre la nostalgia per i bivi mancati provoca la brutalizzante sensazione di avere disertato la vita, avendo staccato la spina ed atteso, invano, che qualcun altro potesse riattaccarla, mettendo sabbia bagnata nei barattoli dove un tempo c&#8217;erano nuvole, solo per dare peso, solo per non lasciare andare. Come quel dicembre del duemilanove alla Casa della Musica, con il maestro G a lasciarci rapire da una corona di spine sul capo dell&#8217;allora Molteni ed un display che non avrebbe dovuto lampeggiare facendomi sgranare gli occhi. Non lo sapevo ancora che anche un grande elefante poteva essere legato saldamente con una corda di capelli femminili intrecciati. In questo un monaco giapponese del milletrecento non sbagliava di un millimetro. Che si fece dannatamente in fretta a trasformare un cane vagabondo in un gatto stanziale. Il tempo è una ghigliottina senza sangue, già. Vedremmo meno teste rotolare se solo conoscessimo l&#8217;esatto istante in cui si supera la metà della propria vita, potendo fare in modo che la seconda parte non sia una discesa troppo rapida e neppure una salita troppo ripida e che non ci sia neanche un istante a fare da doppione, cercando di avere attimi più simili alla figurina di Pizzaballa che a quella di Van Basten. <strong><em>Le bilance della mente</em></strong> dialoga, in una squassante battaglia di condizionali disattesi e relazioni che tossiscono, con <strong><em>Anni luce</em></strong>, attraverso il filo rosso di esplosioni di epoche che deflagrano in altre epoche, per asimmetrie tra piede destro e piede sinistro e che rendono il camminare sulla mani, come acrobati, l&#8217;unica via percorribile. Guardando agli anni inarrestati con l&#8217;incoscienza sbronza di un ussaro uscito da uno tsunami di triplo malto. <strong><em>Grazia plena</em></strong> regala delicatezze in purezza, tra DNA rari che rendono capaci di guardare i nidi dentro agli alberi per riceverne emozione sfusa in grado di bagnare gli occhi. Preferendo ingoiare le domande secche che possano rendere tristi come una fila fuori al banco dei pegni alle sette del mattino, consegnandole al silenzio imperante &#8220;<em>nelle grotte nero pece della mente</em>&#8220;. Il folk intimistico che tracima da questo trittico commisto di nuovo e già edito, seppure rispolverato dalla presa diretta del Mushroom per <strong><em>Anni luce</em></strong> e <strong><em>Grazia plena</em></strong>, emana lampeggianti ascendenze da canzoniere eccelso, sulla linea del migliore Elliot Smith. Con Umberto Maria Giardini perfettamente in asse, quasi un derviscio alimentato da uno spleen abbagliante, capace di farlo girare fino a raggiungere il centro della terra, incidendo fra le costole per arrivare dritto ad accomodarsi tra lo stomaco e l&#8217;aorta, con tutta la cura chirurgica e piena di grazia di chi nasconde un albero piantandolo in una foresta, senza lasciare briciole sulla strada per ritrovarlo. Va detto con disseppellita emozione e voce ferma. <strong><em>Domus Meus</em></strong> è una gemma, lucentissima, di clamorosa bellezza. Diciassette minuti di incredibile perfezione. C&#8217;è da urlarlo, in modalità groupie, svegliando tutto il pianeta semmai. Che questo è lo splendore di cui si ha bisogno, la superficie crespa che protegge la poesia. E se è indiscutibile, per dirla con Federico Buffa che &#8220;<em>non è un mondo giusto quello dove Avery Johnson ha un anello NBA e John Stockton no</em>&#8220;, senza radicalismi ed a parziale rimborso, allora Umberto Maria Giardini, artista da ritenersi quasi rinascimentale, bello come solo le ripartenze continue sanno essere, nel suo preservarsi illuminato cantautore e pregevole musicista, ci consegna con questo lavoro l&#8217;ennesima prova ben riuscita in una carriera che come la classe operaia ambisce e meriterebbe il paradiso <em>ad honorem</em>. Perché, <em>Deo Gratias</em>, i mulini restano in piedi comunque, fieramente, nonostante i Don Chisciotte armati con la lancia spuntata dello streaming continuino a credere di poter fare la carbonara gettando un uovo crudo su un maiale. Del resto, come ho letto tra le righe scritte da un saggio, un tempo sul libretto delle moto si indicava come regolare il gioco delle punterie, mentre oggi c&#8217;è scritto di non bere il liquido della batteria. A ribadire che nulla è più come prima e che lo strabismo folle di questi tempi rende difficile &#8220;<em>toccare il cielo con i piedi</em>&#8220;, preferendo la comoda fruizione della scrittura sotto dettatura del nulla peggiore e del suono bulimico come ciliegina sullo sterco.</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Label: </span>La Tempesta Dischi &#8211; 2023</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Line-up: </span>Umberto Maria Giardini (chitarre elettriche, percussioni e voce) – Marco Marzo Maracas (chitarre elettriche) &#8211; Michele Zanni (pianoforte, Moog e Rhodes)</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li>Grazia plena</li>
<li>Anni lulce</li>
<li>Le bilance della mente</li>
</ol>
<p><span style="color: #971b7a;"><br />
Link: <a href="https://www.latempesta.org/artista/umberto-maria-giardini/">Sito Ufficiale</a><br />
<a href="https://www.facebook.com/umberto.giardini.7">Facebook</a></span></p>
<p><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/wssda_av0JY?si=m5pZJcYYmlZM7O3b" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p><iframe style="border-radius: 12px" width="100%" height="352" title="Spotify Embed: Domus Meus" frameborder="0" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; fullscreen; picture-in-picture" loading="lazy" src="https://open.spotify.com/embed/album/4UqhVRsciMwxs7HWMKdtEF?si=pSAX4YjKScembc6RZEgWOw&#038;utm_source=oembed"></iframe></p>
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		<title>Orazio &#8211; Orazio Nicoletti</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Dec 2022 09:50:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vladimiro Vacca]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con un trascorso di bassista professionista per vari artisti (Nina Zilli, Diodato) Orazio Nicoletti ha deciso di mettersi in gioco, svelando le sue canzoni nel cassetto. In questo album d&#8217;esordio colpisce per una scrittura sincera, molto personale e diretta all&#8217;insegna di un folk immediato dalle tinte pop-rock. Possiede una voce molto particolare, un vibrato caldo &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-48369" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/Orazio-Nicoletti-cover_Ep-200x200.jpg" alt="Orazio-Nicoletti-cover_Ep" width="200" height="200" />Con un trascorso di bassista professionista per vari artisti (Nina Zilli, Diodato) Orazio Nicoletti ha deciso di mettersi in gioco, svelando le sue canzoni nel cassetto. In questo album d&#8217;esordio colpisce per una scrittura sincera, molto personale e diretta all&#8217;insegna di un folk immediato dalle tinte pop-rock. Possiede una voce molto particolare, un vibrato caldo quanto basta, un inglese impeccabile. I suoi colori oscillano tra quelli di Marcus Mumford, Brian Adams ed Elliot Smith. Orazio annovera subito singoli da songwriter americano navigato come <em><strong>I&#8217;m wrong</strong></em> e <em><strong>You</strong></em>. Poi ci sono ballad come <em><strong>On my Moon</strong></em> e <em><strong>Frustration,</strong></em> dove la matrice folk si accentua di più e regala atmosfere imprevedibili alla Ben Harper. <em><strong>Love</strong></em> ha tutte le carte per essere un tormentone radiofonico. La produzione artistica di tutto l&#8217;EP è precisa, interviene in punta di piedi nel solo intento di valorizzare la melodia contenuta in ogni brano. Sentiremo parlare di Orazio, ha quella &#8220;luccicanza&#8221; interiore che hanno i grandi autori.</p>
<h2 style="text-align: justify;">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Label: </span>Accannone Records &#8211; 2022</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Line-up: </span><span data-reactid=".1.0.0">Orazio Nicoletti (chitarra e voce).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Tracklist:</span></p>
<p>1. I&#8217;m wrong<br />
2. You<br />
3. Forget<br />
4. On my moon<br />
5. Frustration<br />
6. Love<br />
7. It&#8217;s Just Monday<br />
<span style="color: #971b7a;">Link: </span><a href="https://www.facebook.com/orazio.nicoletti" target="_blank">Facebook</a>.</p>
<h2>Album &#8211; streaming</h2>
<p><iframe style="border-radius: 12px;" src="https://open.spotify.com/embed/album/3UHh7n3BO76MeHMU4rvam4?utm_source=generator&amp;theme=0" width="100%" height="380" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<h2 id="watch-headline-title">I&#8217;m wrong &#8211; video</h2>
<p><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/fk1nISIypd8" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Rovesciate &#8211; Gigi Giancursi</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Oct 2022 19:41:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vladimiro Vacca]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Single/EP/Self Released]]></category>

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		<description><![CDATA[Tempo fa, Gigi Giancursi lasciò nel mare della rete queste parole: &#8220;Sarà perchè da bambino guardavo gli aerei passare nei giorni sereni e mi dava fastidio vedere che il cielo finiva per SPORCARSI”. Quel cielo ritorna in copertina del suo secondo album solista. Questa volta quel cielo è nuvoloso e non è lo sguardo di un &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-48252" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/Rovesciate_Giancursi-196x200.jpg" alt="Rovesciate_Giancursi" width="196" height="200" />Tempo fa, Gigi Giancursi lasciò nel mare della rete queste parole: &#8220;<em>Sarà perchè da bambino guardavo gli aerei passare nei giorni sereni e mi dava fastidio vedere che il cielo finiva per SPORCARSI”. </em>Quel cielo<em> r</em>itorna in copertina del suo secondo album solista. Questa volta quel cielo è nuvoloso e non è lo sguardo di un bambino ma quello di un adulto fuori ad un balcone che ha attraversato una pandemia relegato in casa ed ha cercato di sopravvivere con un&#8217;unica arma: l&#8217;ironia. Gigi sforna 19 canzoni di breve minutaggio con l&#8217;intento di scattare istantanee di vita quotidiana toccando i temi più svariati, dall&#8217;amore alla vita di provincia con un uso sapiente di metafore e travestimenti ad hoc. Una vena cantautorale in piena tradizione italiana, che parte da Eduardo Bennato, intrecciando Samuele Bersani, e arriva fino ai contemporanei Colapesce e Dimartino. La forza della scrittura di Gigi è l&#8217;immediatezza del messaggio che vuole inviare in ogni canzone. Ogni brano è costruito senza stratificazioni pompose ma con una cura degli arrangiamenti finalizzati ad esaltare le melodie in ogni passaggio armonico. Le rovesciate di Gigi sono &#8220;canzonette&#8221; che ti mettono di buon umore, sono pop ma ti fanno anche riflettere come in <em><strong>Mai Contento</strong></em>&#8230; quanti di noi si ritroveranno in essa. In <em><strong>Safari</strong></em> ironizza sullo stato frenetico della vita odierna, che goduria la storia della gazzella che nella giungla deve correre per sfuggire al leone. In <em><strong>Partite il</strong></em> mondo del calcio serve da scenario per osservare con sguardo pungente le povere giovani promesse relegate in tribuna, una tribuna universale che riguarda tutti. In <em><strong>Elettricità</strong></em> ci racconta il vero amore, quello della quotidianità, quello che non fa rima con sole e cuore. In <em><strong>Ti ricordi quando c&#8217;era la musica</strong></em> e <em><strong>Terra</strong></em> ci racconta a modo suo le difficoltà che abbiamo dovuto patire attraversando questi anni pandemici.  Poi c&#8217;è il brano <em><strong>Ulisse</strong></em> che ha una verve unica che ricorda la freschezza di Kurt Vile. In <em><strong>Omaggio al Maestro</strong> </em>sempre con la sua ironia, alla Elio e le Storie tese, imita alla perfezione il grande Battiato. In <em><strong>Sei di Rivoli se</strong></em>&#8230; ci racconta dell&#8217;italiano medio, quello che incrociamo ogni mattina all&#8217;ingresso del palazzo, nella fila alle poste. <strong><em>I</em></strong><em><strong> Vecchi</strong></em> ha una melodia fantastica quanto delicata, è lo sguardo di Gigi verso la terza età. C&#8217;è spazio anche per  cover molto suggestive come: <em><strong>When the party&#8217;s over</strong></em> di Billie Eilish, dove Gigi ci presenta l&#8217;intensa voce della figlia Nora; <span style="font-weight: 400;"><em><strong>L’avresti mai detto</strong></em>  (cover riuscitissima di <em><strong>Nobody told me</strong></em> di John Lennon in italiano) e </span><span style="font-weight: 400;"><em><strong>M12ano</strong></em> (cover acustica di Tha Supreme). </span>In questa autoproduzione di Gigi Giancursi c&#8217;è il pop cantautorale intelligente che se ne frega del mainstream e di tutto il baraccone delle discografiche che si affannano ad inseguire il singolo dell&#8217;estate, il singolo acchiappaclick dimenticandosi che la vera strategia promozionale è quella di essere genuini e parlare in maniera sincera alla gente.</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Label: </span>Autoproduzione &#8211; 2022</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Line-up: </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Gigi Giancursi (chitarre, voce, arrangiamenti).<br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Tracklist:</span></p>
<p>Tracklist<br />
Tracklist:<br />
01 &#8211; Mai contento<br />
02 &#8211; I giri<br />
03 &#8211; Rovesciate<br />
04 &#8211; Safari<br />
05 &#8211; Partite<br />
06 &#8211; Elettricità<br />
07 &#8211; Ti ricordi quando c’era la musica?<br />
08 &#8211; Keyboardemo<br />
09 &#8211; Ulisse<br />
10 &#8211; Omaggio al Maestro<br />
11 &#8211; Terra<br />
12 &#8211; Sei di Rivoli se<br />
13 &#8211; I vecchi<br />
14 &#8211; Piacere mio<br />
15 &#8211; L’avresti mai detto (cover di Nobody told me di John Lennon in italiano)<br />
16 &#8211; Ballo in maschera<br />
17 &#8211; M12ano (cover acustica di Tha Supreme)<br />
18 &#8211; When the party’s over (cover di Billie Eilish in duetto con Nora Giancursi)<br />
19 &#8211; La torta<br />
<span style="color: #971b7a;">Link: <a href="https://www.facebook.com/giancursig/">Facebook</a>.</span></p>
<h2>Album &#8211; streaming</h2>
<p><iframe style="border-radius: 12px;" src="https://open.spotify.com/embed/album/1Jm6NKMBVAn79ZdqNLW1i5?utm_source=generator" width="100%" height="380" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Someone like you &#8211; Raffaella Carbonelli</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Sep 2022 09:32:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessio Cuccaro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Single/EP/Self Released]]></category>

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		<description><![CDATA[Quest&#8217;EP d&#8217;esordio della pugliese Raffaella Carbonelli mostra quanto può essere importante il sostegno pubblico in campo culturale, quando si indirizza in iniziative come il Puglia Sounds Record 2022 che offrono una ghiotta occasione ad un sottobosco di musicisti, che preferiscono studio e gavetta al facile ed effimero successo di reality e like. Qui ascoltiamo una &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/Raffaella-Carbonelli-cover.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-48112" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/Raffaella-Carbonelli-cover-200x200.jpg" alt="Raffaella Carbonelli cover" width="200" height="200" /></a>Quest&#8217;EP d&#8217;esordio della pugliese Raffaella Carbonelli mostra quanto può essere importante il sostegno pubblico in campo culturale, quando si indirizza in iniziative come il <a href="https://www.pugliasounds.it/puglia-sounds-record-2022/">Puglia Sounds Record 2022</a> che offrono una ghiotta occasione ad un sottobosco di musicisti, che preferiscono studio e gavetta al facile ed effimero successo di reality e like. Qui ascoltiamo una vocalità formata su classici come Edith Piaf ed Ella Fitzgerald, di limpida intonazione e roche sfumature blues, ma strettamente legata alla sua terra come testimonia il contributo all&#8217;album <strong><em>Terra al vento</em></strong> dei Sud Folk (2021). L&#8217;impianto easy jazz di <strong><em>Someone like you</em></strong>, che deve molto alla direzione artistica di Walter Ricci (che firma gli inediti assieme a Michael Rosen) e alla produzione di Mauro Romano (<a href="http://www.losthighways.it/2020/03/31/stato-di-grazia-bisca/">Bisca</a>, <a href="http://www.losthighways.it/2019/02/24/spostati-un-po-aldola-chivala/">Aldolà Chivalà</a>), prende le mosse dal Gargano, inquadrato com&#8217;è da <strong><em>Intro</em></strong> e <strong><em>Outro</em></strong> con brani tratti dal racconto <em>Monte Sant&#8217;Angelo</em> di Arthur Miller (1951) ispirato al viaggio compiuto dall&#8217;autore assieme all&#8217;amico Jim Longhi, recitati sul piano sognante con la grezza spontaneità di una giovane che lo scrittore potrebbe aver incontrato sulla sua strada. La title-track <strong><em>Someone like you</em></strong> col suo circolare fraseggio swing e gli affondi grintosi rimanda ai club della Grande Mela dei &#8217;90, grazie anche a un timbro a tratti vicino a Edie Brickel. Un flauto esotico porta invece al mondo delle colonne sonore nostrane dei primi anni &#8217;70 e alla cover di <strong><em>Quei giorni insieme a te</em></strong>, interpretata da Ornella Vanoni per il film <em>Non si sevizia un paperino</em> (1972), girato in parte a Monte Sant’Angelo: la canzone scritta da Riz Ortolani, spogliata degli archi drammatici e dei timpani fin troppo datanti, acquista qui una leggerezza spigliata e modulazioni padroneggiate. <strong><em>You can win</em></strong> ha il sapore di un vecchio standard jazz, spuntato dai risvolti più romantici canzoniere di Cole Porter, con le tenui pennellate del piano di Ricci e i dolci glissati della chitarra alla Wes Montgomery, eseguiti da Ciro Manna che in <strong><em>Jaded love in paradise</em></strong> rimanda all&#8217;Hendrix di <strong><em>The wind cries Mary</em></strong>, con il solo pungente e la ritmica briosa sulla quale scivola la voce spostandosi dinamicamente su un registro più basso dal quale muovere scarti improvvisi. <em><strong>La casa in riva al mare</strong></em> è la cover che non ti aspetteresti, ardita e rischiosa trattandosi del sommo Dalla, ma che riesce con sobrietà misurata e partecipazione appassionata a spalancare un&#8217;ampia finestra sulle versatilità e il promettente potenziale di Raffaella.</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Label: </span>Mr. Few &#8211; 2022</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Line-up: </span>Raffaella Carbonelli (voce) &#8211; Walter Ricci (tastiere) &#8211; Ciro Manna (chitarre) &#8211; Cristian Capasso (basso elettrico) &#8211; Antonio Muto (batteria) &#8211; Mario Romeo (batteria) &#8211; Luigi Patierno (fiati)</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li>Intro &#8211; Monte Sant&#8217;Angelo di Arthur Miller</li>
<li>Someone like you</li>
<li>Quei giorni insieme a te</li>
<li>You can win</li>
<li>Jaded love in paradise</li>
<li>La casa in riva al mare</li>
<li>Outro &#8211; Monte Sant&#8217;Angelo di Arthur Miller</li>
</ol>
<p><span style="color: #971b7a;"><br />
Link: <a href="https://www.mrfew.com">Sito Ufficiale</a><br />
<a href="https://www.facebook.com/raffaellacarbonellisinger">Facebook</a></span></p>
<p><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/dx0rU7iCXbQ" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p><iframe src="https://embed.spotify.com/?uri=spotify:album:5NPVc0ip09jmmGVdibSJGL" width="618" height="783" frameborder="0" allowTransparency="true"></iframe></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Aphantasia &#8211; Noveller</title>
		<link>http://www.losthighways.it/2022/01/23/aphantasia-noveller/</link>
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		<pubDate>Sun, 23 Jan 2022 11:50:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessio Cuccaro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Single/EP/Self Released]]></category>

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		<description><![CDATA[Non è facile muoversi in certi territori senza incappare nella riproposizione, anche involontaria, dei soundscapes di Fripp e dell&#8217;ambient di Brian Eno, trappola che la californiana Sarah Lipstate, alias Noveller, evita attraverso un&#8217;approfondita ricerca sui suoni stratificati generati prevalentemente manipolando gli input minimalisti delle sue chitarre. Lontana dall&#8217;epica avvolgente e inquietante del precedente Arrow (2020), che &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/Noveller.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-47200" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/Noveller-200x200.jpg" alt="Noveller" width="200" height="200" /></a>Non è facile muoversi in certi territori senza incappare nella riproposizione, anche involontaria, dei soundscapes di Fripp e dell&#8217;ambient di Brian Eno, trappola che la californiana Sarah Lipstate, alias Noveller, evita attraverso un&#8217;approfondita ricerca sui suoni stratificati generati prevalentemente manipolando gli input minimalisti delle sue chitarre. Lontana dall&#8217;epica avvolgente e inquietante del precedente <strong><em>Arrow</em></strong> (2020), che nelle parole di Iggy Pop, col quale Sarah ha collaborato nell&#8217;album <strong><em>F</em><em>ree</em> </strong>e nel tour seguente, era composto da &#8220;sinfonie per persone con le ore contate&#8221;, <strong><em>Aphantasia</em></strong> è un mosaico di frammenti scomposti e incompiuti, come schegge di vetro in frantumi che restituiscono solo fugaci suggestioni di un manufatto ormai smarrito irrimediabilmente. Ed è per questo che affascinano e incantano tanto le trame sognanti come <strong><em>To love /dream you</em></strong>, <strong><em>Vanishing</em></strong> (che anticipa la recente cover del tema di <strong><em>Twin Peaks</em></strong>) e <strong><em>Pitching Clouds</em></strong>, visione d&#8217;ingranaggi fantastici, quanto le spiazzanti angosce di <strong><em>Never to run</em></strong>, <strong><em>Anelemma</em></strong>, <strong><em>Black ash</em></strong> o <strong><em>Rune (for Silent Guitar)</em></strong>, con le sue cadenze marziali, i tonfi distanti, le anime sibilanti i maestosi crescendo. Le profondità di paesaggi aliene sono scandagliate con terrore in <strong><em>A Valley of Snakes</em></strong> o <strong><em>In Tandem</em></strong>, così come i riverberi di <strong><em>The Haunted Man</em></strong> ascendono verso le volte di una cattedrale teatro di una caccia mortale che versa sangue sulle esplorazioni glaciali dei Pink Floyd di <strong><em>Wish you were here</em></strong>. E ancora a un duello western conduce l&#8217;arpeggio di <strong><em>Ghostline</em></strong>, ma proprio quando sembra di poter ricomporre un quadro d&#8217;insieme ecco che le sperimentazioni new wave di <strong><em>Early Dawn</em></strong> e ancor più di <strong><em>33</em></strong> rimescolano le carte, riportando quella piacevole sensazione di vuoto mistico che accompagna l&#8217;ascoltatore in un viaggio interiore, sospinto dalle visionarie armonie di <strong><em>Doppelgänger </em></strong>e <strong><em>The Gatherer</em></strong>. Fraseggi di canzoni destrutturate lambiscono le rive di <strong><em>Infinite Isles</em></strong> scontrandosi con gli echi di conchiglie metalliche che allineate in <strong><em>Meridian</em></strong> annunciano l&#8217;inaspettato ritmo di <strong><em>Generation Loss</em></strong>. Addirittura la più bizzarra delle tarantelle fa capolino nell&#8217;oscurità di <strong><em>Tunnelblind</em></strong>, dalla quale esce un&#8217;angoscia degna della trilogia berlinese di Bowie che gela le note di <strong><em>Night / Heist</em></strong> e sfocia nelle cupe distorsioni della conclusiva <strong><em>Summer Is Heavy</em></strong>. C&#8217;è dunque un intero universo di sonorità emotive in <strong><em>Aphantasia</em></strong>, esattamente l&#8217;opposto dell&#8217;assenza di fantasia evocata o forse proprio respinta dal titolo di quest&#8217;album che rivela dunque il versante più misterioso e complesso di un&#8217;artista da tenere d&#8217;occhio.</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Label:</span> Autoprodotto &#8211; 2021</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Line-up: </span>Sarah Lipstate (guitar, soundscapes, electronics)</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li>Bion Bygone</li>
<li>to love / dream you</li>
<li>Never To Return</li>
<li>Rune (for Silent Guitar)</li>
<li>A Valley of Snakes</li>
<li>The Haunted Man</li>
<li>Analemma</li>
<li>Pitching Clouds</li>
<li>Vanishing</li>
<li>Black Ash</li>
<li>Ghostline</li>
<li>Early Dawn</li>
<li>33</li>
<li>Doppelgänger</li>
<li>The Gatherer</li>
<li>In Tandem</li>
<li>Infinite Isles</li>
<li>Meridian</li>
<li>Generation Loss</li>
<li>Tunnelblind</li>
<li>Night / Heist</li>
<li>Summer Is Heavy</li>
</ol>
<p><span style="color: #971b7a;"><br />
Link: <a href="http://www.sarahlipstate.com/">Sito Ufficiale</a><br />
<a href="https://www.facebook.com/novellermusic">Facebook</a></span></p>
<p><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/ktS4mTTBeBg" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Ho fatto un pò di cose &#8211; Riva</title>
		<link>http://www.losthighways.it/2021/10/14/ho-fatto-un-po-di-cose-riva/</link>
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		<pubDate>Thu, 14 Oct 2021 18:49:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vladimiro Vacca]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Single/EP/Self Released]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; impresa ardua scrivere canzoni originali che fotografino tutto quello che passa nella testa di questa giovane generazione, persa in un flusso inconsistente di immagini e ricordi sbiaditi. Il peso dell&#8217;immaterialità del tempo è cresciuto in maniera esponenziale in questi ultimi anni &#8220;Social&#8221;. Questo mood nostalgico, questo sapore agrodolce che resta nella bocca dei giovani &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/riva_hofattounpodicose.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-47228" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/riva_hofattounpodicose-200x200.jpg" alt="riva_hofattounpodicose" width="200" height="200" /></a>E&#8217; impresa ardua scrivere canzoni originali che fotografino tutto quello che passa nella testa di questa giovane generazione, persa in un flusso inconsistente di immagini e ricordi sbiaditi. Il peso dell&#8217;immaterialità del tempo è cresciuto in maniera esponenziale in questi ultimi anni &#8220;Social&#8221;. Questo mood nostalgico, questo sapore agrodolce che resta nella bocca dei giovani di oggi che non seguono il gregge è magistralmente descritto dai Riva. Un indie-pop dal sapore internazionale, ammicante alla scena contemporary R&amp;B (Frank Ocean, The Weeknd)  fa da cornice, da tappeto sonico a queste liriche che ci raccontano di monologhi introspettivi, di guerre interiori, di relazioni complesse che frullano nei pensieri dei Riva. Ci sono migliaia di progetti urban-pop da Gazelle a La Pegna che sfornano brani, generati con copia e incolla da patterns di librerie digitali&#8230; ma la sostanza, la verità emozionale non si sente con quell&#8217;approccio, alludo a quella genuinità artisitca che i Riva hanno. In questo EP ci sono dei piccoli gioiellini come <em><strong>Tu vedevi pioggia io vedevo solo fulmini, Confusione e Distese infinite e spazi immensi </strong></em>perchè sono pezzi di vita vissuta. I Riva sono una bella speranza.</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Label:</span> Futura Dischi- 2021</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Line-up:</span>Simone Morabito, Stefano Bruno e Flavio Ciotola</p>
<p><span style="color: #971b7a;">Tracklist:</span><br />
1. Cele una cosa_intro<br />
2. Tu vedevi pioggia io vedevo solo fulmini<br />
3. Ghiacciai<br />
4. Magnetica feat. Gabriele Troisi<br />
5. Confusione<br />
6. Distese infinite e spazi immensi<br />
7. Vid_20210507_outro<br />
<span style="color: #971b7a;">Link: <a href="https://www.facebook.com/rivaband">FB</a></span></p>
<h2 class="sectionhead">Tu vedevi pioggia io vedevo solo fulmini &#8211; Video</h2>
<p><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/ClzAtCcyjUE" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<h2>Album &#8211; Streaming</h2>
<p><iframe src="https://open.spotify.com/embed/album/2IkNKmvl6c7IcmrXzmYSSw" width="100%" height="380" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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