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	<title>Lost Highways &#187; Interviste</title>
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	<description>Seek your mood, Find your lost highways!</description>
	<lastBuildDate>Tue, 07 Feb 2012 14:30:20 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Le piccole soddisfazioni sono quelle che rendono la nostra vita migliore: intervista a Nicola Manzan (Bologna Violenta)</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 08:07:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Katia Arduini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[Chi non conosce Nicola Manzan? Ormai le sue collaborazioni sono talmente tante che risulta difficile trovare un album dove non abbia messo le mani. Da qualche anno si sta anche dedicando ad un progetto solista, Bologna Violenta. I suoi album sono tra i più dissacranti usciti in Italia e con Il nuovissimo mondo (Bar La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/bologna-violenta_inter010212.jpg" alt="" width="300" height="200" />Chi non conosce Nicola Manzan? Ormai le sue collaborazioni sono talmente tante che risulta difficile trovare un album dove non abbia messo le mani. Da qualche anno si sta anche dedicando ad un progetto solista, Bologna Violenta. I suoi album sono tra i più dissacranti usciti in Italia e con <strong><em>Il nuovissimo mondo</em></strong> (Bar La Muerte, 2010) è riuscito a ritagliarsi una discreta fetta di pubblico che lo segue fedele. Il 27 gennaio 2012 è arrivato <a href="http://www.losthighways.it/2012/01/30/utopie-e-piccole-soddisfazioni-bologna-violenta-recensione/"><strong><em>Utopie e piccole soddisfazioni</em></strong></a>, terzo lavoro in studio dell’eclettico artista. Losthighways ha colto l’occasione per farsi raccontare un po’ di cose da Nicola.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nelle  precedenti direzioni c’era un forte riferimento al mondo del cinema (i film polizieschi per quanto riguarda il tuo esordio e i mondo-movies per <em>Il nuovissimo mondo</em>), caratteristica che manca in <em>Utopie e piccole soddisfazioni</em>. A cosa ti sei ispirato questa volta?</strong><br />
Ho tratto ispirazione dalla vita di tutti i giorni, dai disagi che viviamo tutti ogni giorno, nessuno escluso. Volevo fare un disco che si distaccasse dal mondo del cinema, volevo qualcosa che fosse più intimo e personale. Volevo che ci fossero meno metafore e più musica. Il cinema da sempre mi ispira in quello che faccio, ma mi sembrava da un lato scontato andare a riprendere questo tipo di suggestioni. Poi, appunto, mi interessava di più andare a scavare un po&#8217; dentro me stesso. Se devo pensare alle ispirazioni mi viene da pensare più agli ascolti che ho fatto negli ultimi due anni, anzi negli ultimi mesi, in cui mi sono messo ad ascoltare tutti i vinili che ho, nessuno escluso, anche quelli che detesto (seguendo la regola dell&#8217;ordine alfabetico) in modo da andare a trovare in maniera casuale suggestioni, sonorità e generi musicali diversi tra loro. Questo penso che si percepisca nel disco, dove spesso si sente la puntina del giradischi che scende sul vinile prima del pezzo, giusto per riallacciarmi a questo tipo di ascolti, ma non sempre sono pezzi presi dai vinili; come al solito, ho cercato di creare una certa confusione nell&#8217;ascoltatore.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ci vuoi raccontare come sono nate le collaborazioni che troviamo in <em>Utopie e piccole soddisfazioni</em>?</strong><br />
Nel disco ci sono parecchie collaborazioni, alcune nate per caso, altre sono invece delle conferme, per così dire. Penso ad esempio ad Angelo Maria Santisi, il violoncellista che collabora con me da anni in studio, ma che per la prima volta ha prestato la sua opera per Bologna Violenta. Ci sono poi degli ospiti per me speciali, perché per la prima volta ho messo due pezzi cantati nel disco. Il primo è Aimone Romizi dei Fast Animals and Slow Kids che ha cantato <strong><em>Valium Tavor Serenase</em></strong> e che ho pensato di coinvolgere perché ritengo sia uno dei frontman più in gamba in circolazione in questo momento. Un altro ospite per me di notevole spessore è J. Randall, cantante e mente degli Agoraphobic Nosebleed, band di Springfield (USA), capostipite del genere cyber-grind; in questo caso, abbiamo cominciato un annetto fa a sentirci, quando mi chiese di poter far uscire i miei album per la sua etichetta (la  Grindcore Karaoke) e mentre registravo il disco ha espresso la volontà di poter partecipare in qualche modo alla realizzazione dello stesso; ovviamente ho colto la palla al balzo e gli ho fatto fare la voce di <strong><em>You&#8217;re enough</em></strong>, che mi sembrava il pezzo più adatto al suo cantato crust-grind. Poi ci sono Nunzia Tamburrano, la mia compagna e collaboratrice che recita in <strong><em>Remerda</em></strong> e Francesco Valente, batterista de Il Teatro Degli Orrori, che urla in <strong><em>Mi fai schifo</em></strong>. In questi casi penso sia chiaro che il coinvolgimento sia avvenuto in modo assolutamente molto naturale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Trovo la cover di <em>Valium Tavor Serenase</em> dei CCCP davvero ben riuscita. Come mai hai scelto proprio questo brano da coverizzare?</strong><br />
Mi era stato chiesto di fare una cover dei CCCP per una compilation e questo è il primo pezzo che mi è venuto in mente. Sono molto legato al loro primo album, che è forse quello che conosco meglio, un po&#8217; perché ci sento l&#8217;innocenza delle prime registrazioni, un po&#8217; perché mi ricorda un periodo specifico della mia vita. Mi è sembrato da subito il brano più indicato per una mia rivisitazione, in quanto è un pezzo davvero punk, quindi ha delle sonorità che mi rimandano a quel modo di fare musica che era tipico della scena punk/hardcore italiana dei primi anni ottanta a cui io devo molto per la mia crescita stilistica e culturale. Pur essendo un gruppo parecchio atipico per la scena, c&#8217;è anche da dire che i loro primi lavori sono usciti per la Attack Punk di Bologna, quindi per me rappresenta un ulteriore omaggio alla città che tanto ha influito sulla mia vita.<br />
Altra cosa importante, per me, è il testo, che va a toccare il tema della “normalità”, che è a me molto caro. Non a caso a metà canzone, nell&#8217;originale, c&#8217;era un pezzo di <strong><em>Romagna mia</em></strong>, che a mio avviso rappresentava gli ascolti “normali” di quel periodo; lo stesso pezzo nella mia versione è diventato una specie di canzone danzereccia molto truzza, tipico ascolto delle persone “normali” di oggi. Aimone poi l&#8217;ha cantata benissimo, a mio avviso, e ha dato quel tocco di aggressività (e di truzzaggine) che tanto mi sarebbe piaciuto sentire nella versione originale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img style="margin: 2px 6px; float: left;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/bologna-violenta_inter030212.jpeg" alt="" width="230" height="347" />In <em>Utopie e piccole soddisfazioni</em> spiccano soprattutto gli archi, che contrastano con la violenza della chitarra. E’ come se Nicola Manzan abbia voluto rivendicare la sua origine classica…</strong><br />
Direi che hai centrato il punto. Per la prima volta ho cercato di mettere insieme le mie due anime, quella rock (anzi, sarebbe da dire grind) e quella classica. Dopo anni di “come fai a suonare il violino e poi fare tutto questo casino con la chitarra?”, quasi casualmente, mentre registravo <strong><em>Vorrei sposare un vecchio</em></strong>, ho scritto una parte che avrei dovuto suonare, come al solito, col piano elettrico, ma che invece ho pensato di suonare con violino, viola e violoncello, visto che il pezzo si prestava ad una visione più sinfonica. Diciamo che è stata una specie di illuminazione, perché non mi aspettavo che l&#8217;effetto potesse essere così devastante. Ho continuato quindi su questa linea, perfezionando il tiro, imparando a scrivere gli archi su un genere così “spinto”,  arrivando addirittura a scrivere e registrare prima gli archi che le chitarre (questo su <strong><em>Le armi in fondo al mare</em></strong>, uno degli ultimi pezzi scritti e registrati).<br />
Devo dire che ascolto moltissima musica classica, quindi, essendo anche diplomato in violino, mi viene spontaneo pensare alla scrittura della mia musica tramite gli archi, ma con Bologna Violenta avevo sempre cercato di lasciare fuori questo aspetto, come se il violino rappresentasse solo il mio lato più dolce, per così dire. Ora invece sento di aver fatto un lavoro molto completo, forse quello che davvero mi rappresenta di più in questo momento.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il tuo nome compare negli album più disparati. C’è una collaborazione che, alla luce dei fatti, se ti riproponessero oggi rifiuteresti e una che non ti hanno ancora proposto ma ti piacerebbe realizzare?</strong><br />
Non mi viene in mente nessuna collaborazione che rifiuterei. Anche quelle più “inutili” alla fine si sono rivelate utili per la mia crescita e, in un modo o nell&#8217;altro, mi hanno portato ad essere quello che sono. Cerco sempre di imparare da ogni singola esperienza, cerco di dare il massimo anche se non mi piace il tipo di lavoro che devo fare (capita assai di rado, fortunatamente) per far sì che il mio apporto possa avvicinare il pezzo che sto registrando ai miei gusti. Mi viene in mente un lavoro che ho fatto molti anni fa per un cantautore qui delle mie zone di cui non ricordo il nome (una cosa davvero triste) e un turno che è stato a dir poco traumatico per una cantante di cui non faccio il nome, qualche anno fa, che ora di sicuro non rifarei, ma che in entrambi i casi mi hanno insegnato così tanto che penso siano quasi imprescindibili per essere quello che sono.<br />
Una collaborazione che mi piacerebbe realizzare? Ce ne sono davvero tantissime&#8230; mi piacerebbe lavorare con così tanti gruppi che non so neanche da chi partire&#8230; diciamo che mi piacerebbe lavorare con dei personaggi tipo Mike Patton o Richard Hawley, che mi sembra abbiano tantissimo da dare e con cui potrei lavorare molto bene. Ma finché non succederà non saprò mai se è vero (e ovviamente da questo si capisce che sono un grande sognatore).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il tour che ha seguito l’uscita de <em>Il nuovissimo mondo</em> ti ha portato in giro per tutta Italia e hai avuto anche la possibilità di fare qualche data in Europa. Che differenza di approccio hai trovato tra il pubblico italiano e quello estero?</strong><br />
Guarda, ci sarebbero da fare tante considerazioni a riguardo anche della sola Italia, perché un pubblico come quello milanese, spesso così abituato a vederne di tutti i colori, è molto diverso da quello trevigiano (giusto per rimanere sulla stessa latitudine). All&#8217;estero ho avuto l&#8217;impressione che siano molto più preparati nell&#8217;aspettarsi qualcosa di particolare o strano, anche se alla fine dei miei concerti è venuta sempre molta gente a dirmi che quello che avevo fatto era qualcosa di assurdo e che non si aspettavano di certo. Però ho l&#8217;impressione che il pubblico sia più ricettivo, che abbia voglia di sentire qualcosa di nuovo. Come noi subiamo il fascino per l&#8217;esotico, così è per loro. Quindi anche se non capiscono le veloci frasi tra i miei pezzi, in ogni caso sentono che in me c&#8217;è qualcosa di diverso da loro, qualcosa che li affascina e che cercano di cogliere nonostante le differenze linguistiche. Ho l&#8217;impressione che qui in Italia questo tipo di fascinazione spesso tolga anche la capacità di giudizio nelle persone, facendo di noi un pubblico in gran parte esterofilo e poco propenso all&#8217;ascolto critico.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/Bologna_inter0020212.jpg" alt="" width="300" height="209" /></strong><strong>Quali sono le utopie e quali invece le piccole (o grandi) soddisfazioni che Nicola Manzan si è tolto nell’ultimo periodo?</strong><br />
Le utopie sono sempre le stesse: la pace nel mondo, il governo dei popoli in mano ai giusti, un trionfo della ragione sulle superstizioni, il quieto vivere, quello che, in definitiva, io chiamo Bervismo.<br />
Le piccole soddisfazioni sono quelle che rendono la nostra vita migliore, sono quelle che se viste dal verso giusto diventano grandi e ci rendono felici. Una delle più grandi soddisfazioni è vedere che sono riuscito a far uscire un disco nel 2012, in piena crisi del mercato discografico e far sì che questo disco arrivi nei negozi (ad un prezzo contenuto, 10€, per capirci, che è il minimo per non rimetterci), nonostante dentro ci sia della musica estrema (mi piace pensarla avanguardistica) e nonostante dietro non ci siano multinazionali o chissà quali ingenti investimenti di capitali, ma tanta passione e tanta dedizione. L&#8217;utopia sarebbe quella di essere primo in classifica e vendere milioni di copie, ma mi domando anche: a che prezzo? La mia vita sarebbe stravolta, il mondo stesso sarebbe stravolto se un disco come questo fosse in classifica, parliamoci chiaro! Invece sono felice così, perché nonostante tutto io e la mia compagna lavoriamo a tempo pieno sul progetto e riusciamo a sopravvivere con una certa dignità, senza farci mancare niente, conducendo una vita magari molto sobria, ma essendo molto felici perché la nostra passione ci dà il pane ogni giorno.<br />
Questa è la più grande soddisfazione che un progetto così estremo come Bologna Violenta potesse darmi.</p>
<h2 class="sectionhead">Vorrei sposare un vecchio &#8211; Preview</h2>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="270" height="18" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="data" value="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf" /><param name="flashvars" value="&amp;file=http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/02-Vorrei-sposare-un-vecchio.mp3&amp;width=270&amp;height=18&amp;autostart=true&amp;repeat=true&amp;frontcolor=0x971B7A&amp;backcolor=0xffffff" /><param name="src" value="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="270" height="18" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf" allowfullscreen="true" flashvars="&amp;file=http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/02-Vorrei-sposare-un-vecchio.mp3&amp;width=270&amp;height=18&amp;autostart=true&amp;repeat=true&amp;frontcolor=0x971B7A&amp;backcolor=0xffffff" data="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf"></embed></object></p>
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		<title>Il verde è il colore dell&#8217;innamoramento: intervista a Thony</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 15:20:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Concetta Botrugno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[Il verde è da sempre il colore associato alla speranza. Nella bandiera italiana, infatti, simboleggia il desiderio di libertà del popolo italiano. In natura, il verde è il colore predominante. Per Thony, invece, il verde è il colore dell&#8217;innamoramento, ma è una sensazione e non una teoria scientifica. Ed è da questa sensazione che nasce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/thony_inter010212.jpg" alt="" width="300" height="209" />Il verde è da sempre il colore associato alla speranza. Nella bandiera italiana, infatti, simboleggia il desiderio di libertà del popolo italiano. In natura, il verde è il colore predominante. Per Thony, invece, il verde è il colore dell&#8217;innamoramento, ma è una sensazione e non una teoria scientifica. Ed è da questa sensazione che nasce il titolo di <strong><em>With The Green In My Mouth</em></strong>, il suo primo album, la cui uscita fisica non è ancora avvenuta. Tocca a voi scoprire il perchè, leggendo l&#8217;intervista di seguito riportata. Tocca a voi constatare l&#8217;umiltà e la sensibilità di questa artista, sul cui talento LostHighways è pronto a scommettere.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Federica Caiozzo, in arte Thony. Come ha avuto origine il tuo nome d</strong><strong>’arte?</strong><br />
Mia madre, incinta di me, aveva una pancia enorme e le amiche le dicevano che sarei sicuramente stata un maschio. Lei aveva già scelto il nome: Jonathan Anthony. Da lì Thony. Quando l&#8217;ho scelto però è stato inconscio, mi divertiva.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E il titolo dell&#8217;album? Da dove nasce?</strong><br />
Il verde è il colore che vorrei essere. E&#8217; il colore dell&#8217;innamoramento. Ma questa non è nessuna teoria scientifica. E&#8217; soltanto una sensazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Molto spesso nella scelta di un nuovo disco da ascoltare mi lascio conquistare dall</strong><strong>’art-work della copertina. Perch</strong><strong>é un fondale marino a parlare del tuo mondo?</strong><br />
E&#8217; un&#8217; illustrazione di Alvvino. Quando ho messo il disco in download su rockit, a luglio, non avevo ancora una copertina, avevamo poco tempo, e Sandro Giorello ha chiesto ad Alvvino, con cui aveva già collaborato, di farne una per me. Quando l&#8217;ho vista mi sono emozionata. Era proprio come l&#8217;avrei voluta.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come hanno preso forma le nove tracce che compongono <em>With The Green In My Mouth</em>?</strong><br />
Sono canzoni scritte nel corso di 5/6 anni. Alcune hanno avuto molte vesti, altre una soltanto, un paio sono rimaste quelle registrate in casa come demo. Con Stefano Mariani, coproduttore del disco e fonico, abbiamo poi cercato di uniformare il tutto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Alla realizzazione di questo lavoro hanno collaborato molti musicisti, tra cui Giuliano Dottori. Cosa ne pensi dei progetti che lo vedono coinvolto sia come solista che come chitarrista degli Amor fou?</strong><br />
Giuliano è un amico, lo stimo sia musicalmente che umanamente.<br />
Degli Amor Fou ha collaborato anche Leziero Rescigno, che nel disco ha suonato le batterie su alcuni pezzi. Entrambi hanno contribuito a svoltare canzoni su cui mi ero bloccata. Gliene sono grata. Cosi è stato anche per tutti i musicisti che hanno collaborato, sono tanti. Te li cito, visto che non riesco mai a farlo: Francesco Arcuri, Cisco Portone, Gabriele Lazzarotti, Pepe Ragonese, Sergio Cocchi, Daniele Cerofolini, Leonardo Milani.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img style="margin: 2px 6px; float: left;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/thony_inter020212.jpg" alt="" width="300" height="200" />Che genere di musica ascolti e quali sono i tuoi artisti preferiti? Tra questi ce n&#8217;</strong><strong>è qualcuno che ha influenzato la tua musica?</strong><br />
Poca musica italiana.. Paolo Benvegnù, Colapesce, Edda. Per il resto, in questo momento, sono affascinata dalle sonorita dei paesi scandinavi, dalla loro forza. Artisti come Wildbirds and Peacedrums, Hanne Hukkelberg, Emiliana Torrini.<br />
Se sono influenzata da qualcosa, è da tutto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quali sono i tuoi progetti per il futuro?</strong><br />
Sto preparando la colonna sonora del prossimo film di Paolo Virzì, di cui sarò anche attrice. Sul film andranno probabilmente alcune canzoni di <strong><em>With The Green In My Mouth</em></strong>, per questo l&#8217;uscita reale del disco non è ancora avvenuta, si sono accavallate più cose insieme. Non so neanche se uscirà mai in realtà così com&#8217;è. Vedremo&#8230;</p>
<h2 class="sectionhead">Colours &#8211; Preview</h2>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="270" height="18" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="data" value="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf" /><param name="flashvars" value="&amp;file=http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/03.-Colours-Thony.mp3&amp;width=270&amp;height=18&amp;autostart=true&amp;repeat=true&amp;frontcolor=0x971B7A&amp;backcolor=0xffffff" /><param name="src" value="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="270" height="18" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf" allowfullscreen="true" flashvars="&amp;file=http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/03.-Colours-Thony.mp3&amp;width=270&amp;height=18&amp;autostart=true&amp;repeat=true&amp;frontcolor=0x971B7A&amp;backcolor=0xffffff" data="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf"></embed></object></p>
<h2 class="sectionhead">Thony</h2>
<p><iframe width="500" height="281" src="http://www.youtube.com/embed/owxDuaQJH2Y?fs=1&#038;feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Una gita a Valdazze sognando la realtà: intervista a Mirco Mariani (Saluti da Saturno)</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 16:28:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuele Gessi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[La fantasia di Mirco Mariani è delicata e raffinata: il nuovo e secondo disco dei Saluti da Saturno, Valdazze, ne canta la magia e ne dipinge le morbide figure. C&#8217;è qualcosa di così intimo nei brani dei Saluti da Saturno che nell&#8217;ascolto si prova quasi imbarazzo, come di fronte a qualcosa di puro. A tutela [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/LH.e.01-salutisatun@FluòDSC_0136_121.jpg" alt="" width="300" height="207" />La fantasia di Mirco Mariani è delicata e raffinata: il nuovo e secondo disco dei Saluti da Saturno, <a href="http://www.losthighways.it/2012/02/03/valdazze-saluti-da-saturno-recension/"><strong><em>Valdazze</em></strong></a>, ne canta la magia e ne dipinge le morbide figure. C&#8217;è qualcosa di così intimo nei brani dei Saluti da Saturno che nell&#8217;ascolto si prova quasi imbarazzo, come di fronte a qualcosa di puro.<br />
A tutela della sua vulnerabilità, l&#8217;unica via percorribile per avvicinarci a questa purezza, è il sogno, e così le nostre domande si rivolgono a Mirco con un piglio insolito per un&#8217;intervista. Le risposte tornano a noi solleticate da un&#8217;onirica ironia, di quelle che portano ad un sonno sorridente, che piace a noi e a chi ci guarda dormire. (<strong><em>Tra noi</em></strong> è in streaming autorizzato; foto di Emanuele Gessi)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ho ascoltato più volte il vostro nuovo ultimo disco, ma difficilmente riesco a ritenerlo tale. Secondo me è a tutti gli effetti un viaggio. Vero?</strong><br />
E’ forse una gita, una gita  sonora. Che parte dalle Ocarine di Budrio per arrivare all’Intonarumori Futurista, per poi attraversare paesi abbandonati abitati da strumenti dimenticati: il Pianoforte a Cristallo, l’Ondioline, il Cristallarmonio, l’Optigan, la  Glassarmonica, la Sega Sonora, la Celesta che sono per noi ottimi compagni di viaggio e fondamentali per tracciare il nostro percorso sonoro sognante.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Qual è la meta? Valdazze è un (non)luogo, che va al di là della geografia. Ho l&#8217;impressione che tutti abbiano una loro privata e personale Valdazze: dove la possono trovare?</strong><br />
Valdazze, noto come il Villaggio del Cantante, è il luogo ideale per serate da intrattenimento,  un po&#8217; come una seconda casa, dove ci si può ancora incantare, incontrare e lasciarsi  trasportare lontano dall’aria che profuma di indefinito, dove possono succedere cose inaspettate.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quanti e quali bagagli? Cosa è indispensabile portare con sé nel viaggio?</strong><br />
La prima cosa  fondamentale è che a Valdazze ci si vada accompagnati da un Maestro di Cerimonia che ti aiuti nel sentirti cittadino del Villaggio, che ti guidi alla scoperta dei luoghi più misteriosi e nascosti.<br />
In valigia si consiglia di portare sempre dei tarocchi perché, prima di prendere anche la più piccola decisione, è conveniente consultarli. Il terreno è insidioso e ci si potrebbe imbattere in cambi di tempo  repentini e sincopati.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ok, deciso. Partiamo. Abbiamo detto che non sarà un viaggio in solitaria: chi altri incontreremo?</strong><br />
Ogni volta può succedere di incontrare cose e situazioni diverse, non è facile prevedere quello che ti può aspettare. Durante un’ultima visita in uno dei luoghi più suggestivi ed importanti, Via John Lennon (completamente immersa nel bosco però ufficializzata con tanto di cartello bicolore), mi è successo di sentire uno strano rumore avvicinarsi e trovarmi a tu per tu con una bellissima coppia di cervi al galoppo. Penso sia l’unica Via John Lennon al mondo che ti possa regalare un incontro così ravvicinato con tale specie animale.  Valdazze è un luogo imprevedibile e a volte anche incomprensibile…  in pieno stile Pianobar Futuristico.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Che paesaggi vedremo? Quali altre immagini dipingono questa “gita”?</strong><br />
Di solito la più bella immagine che si ha quando si passa un’intera giornata al Villaggio è quella dello specchietto retrovisore della tua auto, mentre stai tornando a casa. I personaggi che si possono incontrare a Valdazze nel periodo di alta stagione, cioè nel periodo delle grandi gite condominiali da Pianobar, sono i più vari, ma tutti legati da un&#8217;unica passione: il desiderio di condivisione e la capacità di creare grandi emozioni dal nulla.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un viaggio sensoriale, nel quale il suono ha una enorme importanza, giusto? Che suoni cerca chi è diretto a Valdazze?</strong><br />
Il suono dominante è quello del vento silenzioso e dell’aria che Profuma di vuoto, tutto sembra muoversi in punta di piedi e in contromano. E’ per me una scuola del risveglio dei sensi e del suono, come  una scatola che ti regala una sorpresa infantile. La meraviglia del suono e la semplicità delle cose.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Valdazze è un sogno o a Valdazze si sogna?</strong><br />
Valdazze è il sogno del suonatore da Pianobar, che nasce dal sogno, e che accoglie gente che dal sogno vuole costruire la propria realtà.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In tutto ciò, dove sta Saturno?</strong><br />
Saturno sta nella gioiosa malinconia che arreda le strade e l’atmosfera del Villaggio, che dentro di sè alimenta  quella voglia di cambiare e ricercare un nuovo punto di partenza, almeno con la fantasia là dove la musica è la navicella spaziale che ti permette di viaggiare lontano.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img style="margin: 2px 6px; float: left;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/LH.e.002-salutisatun@FluòDSC_0132_118.jpg" alt="" width="300" height="207" /></strong><strong>Quindi a Valdazze esiste la malinconia? </strong><br />
Io Penso che sia stata inventata proprio lì, tra le vie del centro storico. Però è quel tipo di  malinconia gioiosa e surreale, contagiosa, che aiuta a pensare e ti fa sentire meglio. E’ il punto di partenza e il punto d’arrivo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;arrivo alla meta l&#8217;ho immaginato con una grande festa, dove tutti accorrono, ti accolgono come al ritorno di un fratello. Si fa baracca, si brinda. Come si intona un brindisi a Valdazze?</strong><br />
E’ d’obbligo che il brindisi a Valdazze venga introdotto dall’Intonarumori, il simbolo della libertà musicale dove l’equivoco può diventare univocità, un messaggio dalla forza disarmante che fa capire che le grandi cose  nascono  spesso dalla condivisione e dalla casualità dell’incontro. E dove ti torna voglia di ascoltare. Perchè  a Valdazze tutti hanno diritto di cantare, ma sottovoce.</p>
<h2 class="sectionhead">Tra noi &#8211; Preview</h2>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="270" height="18" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="data" value="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf" /><param name="flashvars" value="&amp;file=http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/02-Tra-noi.mp3&amp;width=270&amp;height=18&amp;autostart=true&amp;repeat=true&amp;frontcolor=0x971B7A&amp;backcolor=0xffffff" /><param name="src" value="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="270" height="18" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf" allowfullscreen="true" flashvars="&amp;file=http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/02-Tra-noi.mp3&amp;width=270&amp;height=18&amp;autostart=true&amp;repeat=true&amp;frontcolor=0x971B7A&amp;backcolor=0xffffff" data="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf"></embed></object></p>
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		<title>Il mondo ti mette al rogo in ogni caso : intervista a Maria Antonietta</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 15:48:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Catia Manna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[Del disco omonimo di Maria Antonietta, uscito il 6 Gennaio per Picicca Records, si è già parlato tanto e a ragione. Al nostro ascolto si dispiegano dodici canzoni schiette nel contenuto ed essenziali nello stile. Dileguano l’indifferenza o, almeno così, è stato per me. Raccontano di un periodo buio, del fondo da cui Maria Antonietta, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mariaantonietta_inter010112.jpg" alt="" width="300" height="201" />Del <a href="http://www.losthighways.it/2012/01/09/st-maria-antonietta-recensione/">disco omonimo</a> di Maria Antonietta, uscito il 6 Gennaio per Picicca Records, si è già parlato tanto e a ragione. Al nostro ascolto si dispiegano dodici canzoni schiette nel contenuto ed essenziali nello stile. Dileguano l’indifferenza o, almeno così, è stato per me. Raccontano di un periodo buio, del fondo da cui Maria Antonietta, alias Letizia Cesarini, è risalita. E non è tanto una questione anagrafica (la giovane pesarese ha ventiquattro anni), ma, innanzitutto, umana. A Letizia ho posto alcune domande… (<em>Quanto eri bello</em> è in streaming autorizzato)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Poiché anche io sono originaria degli stessi luoghi, mi interessa sapere che rapporto hai con le Marche e con Pesaro. Quali sono secondo te gli aspetti positivi e negativi del vivere lì? Anche in riferimento al fruire e al fare musica, si intende…</strong><br />
Io amo molto le Marche e la mia città Pesaro. Si vive bene qui. Soprattutto se sei poco mondano. Per suonare le situazioni non mancano, anche se forse a Pesaro (paradossalmente la città con la più alta densità di musicisti delle Marche) non esistono sostanzialmente locali per fare musica, giusto un paio. Però c&#8217;è un negozio di dischi,libri e molto altro fantastico gestito da Mirko dei Camillas, e quel posto riequilibra decisamente la situazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa c’è in te di Maria Antonietta, moglie di Luigi XVI? Io ho riconosciuto nelle tue canzoni, quindi in te, alcuni aspetti che le appartenevano. Si dice che, a corte, per noia, si dette ad una vita piuttosto frivola come del resto sono noti la dignità e il coraggio con cui affrontò il patibolo. Gli stessi con cui tu ti sei messa a nudo in questo album…</strong><br />
Sì, Maria Antonietta fu una grande incompresa e, come dico in una canzone, la prova di come “il mondo ti metta al rogo in ogni caso”. Non lo dico per lamentarmi, è una constatazione di come sia improbabile a questo mondo la comprensione. Se ho scritto questo disco però è perché ho ancora la speranza, e i tanti messaggi che ho ricevuto me lo hanno confermato, di poter condividere qualcosa di vero con le persone che mi stanno intorno. Ci vuole molto impegno, ma io sono abituata ad impegnarmi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Colpisce la tua scrittura laconica ed aspra. Quali sono i tuoi autori di riferimento? Poeti e narratori sicuramente, ma anche i cantautori possono influenzare uno stile…</strong><br />
Direi Guido Gozzano su tutti. Eterno.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ho letto sulla tua pagina Facebook che presto usciranno le date dei prossimi concerti. Che cosa ti aspetti da questo tour, come vuoi vivere questa nuova fase della tua vita?</strong><br />
Da questo tour mi aspetto innanzitutto la soddisfazione e la gioia di suonare con la mia squadra e non più da sola, quindi con i miei fidati soci Damiano Simoncini (batteria) e Lorenzo Pizzorno (basso). Questa fase nuova e bella della mia vita voglio viverla con persone altrettanto belle.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img style="margin: 2px 6px; float: left;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mariaantonietta_inter020112.jpg" alt="" width="300" height="201" />Come si vede Maria Antonietta fra dieci anni, in privato e nella musica? Insomma, quali sono i sogni di Letizia Cesarini?</strong><br />
I miei sogni per il futuro: scrivere ancora dischi, bei dischi, collaborare con musicisti molto più bravi di me ma soprattutto avere una bella famiglia perché sono le persone che ti rendono felice, non la musica. Non è la musica che ti aspetta la sera a casa, che ti abbraccia quando sei stanco e deluso, che ti cucina il tuo piatto preferito, che ti scalda sotto le coperte quando ti addormenti la sera. La musica aiuta tantissimo e scrivere e cantare e suonare e ascoltare la musica di altri ti riempie la vita, ti fa sentire realizzato ma non ti rende felice.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A conclusione del 2011, LH, come ogni rivista musicale che si rispetti, ha stilato una classifica dei dieci album italiani e stranieri migliori dell’anno e che è stata in seguito modificata dai lettori. A te ne chiedo uno, per entrambe le classifiche…</strong><br />
Album italiano 2011: quello dei Dadamatto; straniero <em><strong>Let England shake</strong></em> di PJ Harvey.</p>
<h2 class="sectionhead">Quanto eri bello &#8211; Preview</h2>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="270" height="18" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="data" value="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf" /><param name="flashvars" value="&amp;file=http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/04-Quanto-eri-bello.mp3&amp;width=270&amp;height=18&amp;autostart=true&amp;repeat=true&amp;frontcolor=0x971B7A&amp;backcolor=0xffffff" /><param name="src" value="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="270" height="18" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf" allowfullscreen="true" flashvars="&amp;file=http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/04-Quanto-eri-bello.mp3&amp;width=270&amp;height=18&amp;autostart=true&amp;repeat=true&amp;frontcolor=0x971B7A&amp;backcolor=0xffffff" data="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf"></embed></object></p>
<h2 class="sectionhead">Quanto eri bello &#8211; Video</h2>
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		<title>Imparare a fare errori migliori: intervista ad Andrea Bruschi (Marti)</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 10:33:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vladimiro Vacca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[Da Genova a Berlino la vita di un Artista, con la A maiuscula, proprio così. Attore e songwriter raffinato, Andrea Bruschi ritorna con i suoi Marti e accende i chiaroscuri della sua musica con magiche orchestrazioni. Better mistakes, il suo secondo lavoro, esce per l’etichetta indipendente canadese Fod Records dimostrando che gli Italiani possono esportare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/marti_300.jpg" alt="" width="300" height="200" /></strong>Da Genova a Berlino la vita di un Artista, con la A maiuscula, proprio così. Attore e songwriter raffinato, Andrea Bruschi ritorna con i suoi Marti e accende i chiaroscuri della sua musica con magiche orchestrazioni. <strong><a href="http://www.losthighways.it/2011/11/28/better-mistakes-marti-recensione/"><em>Better mistakes</em></a></strong>, il suo secondo lavoro, esce per l’etichetta indipendente canadese Fod Records dimostrando che gli Italiani possono esportare musica cantata in inglese che funzioni. Approfondendo anche l’esperimento <em><strong>Per pochi attimi</strong></em>, brano cantato in italiano, il cui testo è stato riscritto dal leader dei Baustelle Francesco Bianconi, LostHighways vive l&#8217;onore di questa suggestiva nuova pagina dedicata alla musica di qualità. (Foto di Gianluca Moro)</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“<em>Non vale la pena avere la libertà se questo non implica avere la libertà di sbagliare</em>”. Ti ritrovi in questa massima di Gandhi? <em>Better mistakes</em> è il titolo del tuo secondo lavoro discografico. Qual è stato il tuo peggiore e migliore sbaglio?</strong><br />
Sbagliare fa parte della vita così come perdere la partita o vincerla. E&#8217; come si gioca, però, che fa la differenza. Di chi non fa errori, o almeno dice di non farne, non mi fido  e ovviamente il titolo parte da un paradosso, quello di &#8220;imparare a fare errori  migliori&#8221; e, a parte il gioco di parole, l&#8217;ho pensato come una riflessione sul come la società e l&#8217;individuo siano in lotta da sempre. Si parte degli errori perchè aiutano a capire.<br />
Le canzoni del disco sono come delle short stories su queste riflessioni bagnate da visioni cinematografiche e romantiche.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sei andato a vivere a Berlino ed hai registrato parti del disco ad Amsterdam. Perché hai scelto di lasciare la tua Genova? Nel caso di Berlino hai voluto seguire le orme di Bowie, uno dei tuoi massimi referenti musicali? E raccontaci in poche istantanee  la città di <em>Cosi lontano, cosi vicino</em>…</strong><br />
Per quanto mi riguarda, credo nell&#8217;uomo in viaggio e nello stare a contatto con ciò che interessa a livello di anima.  Ovviamente non tutti si possono permettere una scelta simile, penso faccia parte del percorso esistenziale. Io mi sono nutrito e mi nutro del mondo latino ma anche del mondo anglossassone e mittleuropeo, e quindi berlino è stata una scelta naturale, penso che starò qui per un po&#8217;.<br />
Bowie&#8230;  come si può dimenticare? Ma anche Kurt Weill,  la musica eletronica e il cabaret sono grandi suggestioni. La prima volta che sono stato a Berlino era il 1985 e ho sempre avuto contatti con la città, poi come Marti siamo andati a promuovere l&#8217;album in Germania e mi sono detto che non potevo perdere questa occasione e mi sono fermato qui, in una metropolis a misura d&#8217;uomo dove posso confrontarmi con tante persone di tutto il mondo e stare al centro di ciò che mi interessa. Penso che sia una città dinamica e dalle mille facce. Das ist Berlin.<br />
Ps: genovesi si nasce e si muore.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quali sono le principali differenze di <em>Better mistakes</em> rispetto ad <em>Unmade Beds</em>?</strong><br />
L&#8217;idea di partenza era di non rifare Unmade Beds 2 ma di andare ad esplorare qualcosa di diverso, altrimenti non avrebbe avuto senso per me, poi quando si inizia un disco non si sa veramente dove si andrà a parare, proprio come un film o come uno spettacolo teatrale.  Come creativo cerco sempre di lavorare con il mio produttore artistico e vedere cosa possiamo fare assieme, cioè non parto con l&#8217; idea predefinita. L&#8217;occasione di lavorare con Bob Rose, celeberrimo produttore americano e grande arrangiatore d&#8217;orchestra, mi ha permesso di esplorare la classicità della canzone, cosa che aspettavo da tempo. I brani di <strong><em>Better Mistakes</em></strong> sono molto più strutturati e quindi questo ha aiutato molto. L&#8217;esperienza del disco è stata fantastica perchè abbiamo avuto l&#8217;opportunità di registare in modo classico in un grandissimo studio (I wisseloord ad Amsterdam) ed avere ottimi ospiti, come Clive Deamer, e un&#8217;intera orchestra a disposizione. Quindi u&#8217;esperienza indimenticabile che ho fatto con i due miei compagni di viaggio, musicisti straordinari che mi seguono da sempre:  Simone Maggi e Claudia Natili.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quale film del passato poteva avere <em>Better Mistakes</em> come perfetta colonna sonora?</strong><br />
Ti rispondo indirettamente dicendo che prima di registare il disco, cioè nella fase di composizione, ho fatto varie full immersion di autori per me fondamentali.  Il mio punto di riferimento è John Cassavetes. Autore che ho approfondito tantissimo diventando anche grande amico di Leila Goldoni che è stata sua complice e protagonista di <strong><em>Shadows</em></strong>, poi ho visto tantissimi Fassbinder e noir anni 30-40, film di Melville e alcuni musical, film di Jacques Demy e  sempre David Lynch. Quindi  ci sono vari temi e stili che mi hanno influenzato profondamente.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ti senti più attore o cantautore?</strong><br />
Per me non c&#8217;è una grossa differenza, cerco di essere creativo. La vita mi spinge verso ciò che mi influenza o che mi ha segnato profondamente. Come creatore di musica sono anche direttore di un flusso creativo su vari campi, come attore cerchi di incanalare tutti questi flussi in uno solo ma poi dipende molto da chi sei e come pensi, come in tutte le cose della vita.  Dipende anche in che momento vivi e in che paese. C    omunque finchè potrò e sarà una cosa organica per me, andrò avanti a dire le mie cose nei modi che mi saranno possibili.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img style="margin: 2px 6px; float: left;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/Marti-Andrea-Bruschi-press-5_300.jpeg" alt="" width="300" height="213" /></a>Attraversando le tue canzoni mi  hanno colpito due temi principalmente: Il ritorno e l’amore. Me ne parli?</strong><br />
Scriverei un poema o altri tre album per rispondere, allora uso due citazioni: <em>&#8220;Si lascia alle spalle qualunque cosa ma mai se stessi&#8221;</em>, <em>&#8220;L&#8217;amore è tutto ciò di qui abbiamo bisogno&#8221;</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non posso fare a meno di chiederti della collaborazione con Francesco Bianconi dei  Baustelle per la versione italiana<em> </em> di <em>The price we pay</em>? </strong><br />
Francesco è un caro amico e ci conosciamo ormai da diversi anni, lo stimo immensamente e sono stato felicissimo di questa collaborazione. Volendo fare la mia prima cosa in italiano ho pensato a lui. Il testo a parer mio è stupendo&#8230; <em>&#8220;questa disarmonica musica sinfonica siamo io e te&#8221;</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ascoltando <em>Per Pochi attimi</em> sembra di sentire un omaggio a Tenco nell’attitudine  al canto. E’ una mia suggestione errata?</strong><br />
Intanto ti ringrazio per l&#8217;accostamento. Anche se da new waver magari non si direbbe, Tenco lo ascolto tanto, anche da prima che venisse semi-riscoperto, soprattutto grazie a mio fratello Aldo che mi ha regalato tantissimi suoi vinili. Diciamo che accostando testi in italiano alle sonorità di <em><strong>Better Mistakes</strong></em> tocca quel mondo e ne sono onorato, anche grazie al bellissimo testo donatomi da Francesco Bianconi col quale spero di collaborare ancora in futuro. Tenco rimane insuperabile, mi sembra che, a parte qualche autore nei primi anni 80&#8242; (Garbo-Faust&#8217;O-Battiato), la musica d&#8217;autore italiana abbia toccato il massimo in quel periodo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Hai mai pensato di fare un film sulla vita di Gian Maria Volontè? Gli assomigli moltissimo…</strong><br />
Parto dall&#8217;enorme, infinito rispetto per Volontè che considero uno dei piu grandi artisti italiani del 900. Il suo rigore, la sua arte e la sua poetica sono davanti agli occhi di tutti e adesso che siamo distanti dalla fastidiosa etichetta di attore &#8220;impegnato&#8221; (sembra sia un problema essere seri in questo Paese) è chiaro che la sua opera sia immensa. Fare un film o uno sceneggiato su di lui sarebbe stupendo, ma bisognerebbe farlo con estrema attenzione ed esserne all&#8217;altezza. Sarebbe una sfida sia per l&#8217;attore che per gli sceneggiatori e  il regista.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dalla Green FOG Records dei Meganoidi alla canadese FOD Records. Che differenza c’è tra una indie-label italiana ed una straniera per un progetto come il tuo?</strong><br />
Ringrazierò sempre la Greenfog perchè abbiamo avuto un rapporto eccellente,  la Fod è anche essa indipendente ma essendo internazionale il disco fisicamente lo puoi trovare in Germania, Austria,UK, ecc.. ed è un enorme passo avanti,  visto che c&#8217;è la possibilità di farsi vedere in tanti posti ed essere consoderati un “&#8221;act&#8221; europeo.<br />
Il disco invece come oggetto culturale è stato distrutto e si deve ripensare per recuperarlo in qualche modo. Penso si debba reinventarlo ma non si capisce come, visto che tutti downlodano gratis. Mi sembra che i Radiohead siano stati gli unici a proporre qualcosa di nuovo. Io per il futuro vorrei fare un disco e relativo video per ogni traccia ma sono sul piano teorico, nella vita privata scopro ancora musica su vinile che rimane la mia passione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cinque canzoni del passato a cui sei legato per particolari motivi?</strong><strong><em> </em></strong><br />
<strong><em>Breakfast </em></strong> -  The Associates: una  band e una canzone a cui sono legatissimo. Ho una passione per Billy Mackenzie. Questo brano è Fassbinder oltre Fassbinder. Melodramma puro. Chissà se qualcuno se la ricorda. Io la ascoltavo con mia madre mentre facevo colazione nell&#8217;85, per me rimane indimenticabile. Il piu grande cantante degli anni 80.<br />
<strong><em>Shake the disease</em></strong> – Depeche Mode: grande canzone, una delle loro migliori. È mia e di altre 100 milioni di persone. Martin Gore, sei l&#8217;incoscio colletivo. Jung sei tu.<br />
<strong><em><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/Marti-Andrea-Bruschi-press-6_300-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" />Torch</em></strong> &#8211; Soft Cell: la ascolto dall&#8217;82, ha qualcosa di magico come i loro album. Sono i miei anni 80, neri come il mascara.<br />
<em><strong>Un anno d&#8217;amore</strong></em> &#8211; Nino Ferrer: una canzone in italiano perfetta, scritta da un cantautore genovese che si è ingiustamente dimenticato. Lo ammiro e sono fiero di essere suo concittadino. Un amico, anche lui fan, mi ha detto che Nino fuori della sua villa vicino a Nizza pare avesse un cartello con scritto: <em>&#8220;qui sono a casa mia e ospito neri, drogati, ebrei e puttane e cago in faccia a tutti gli altri&#8221;. </em><br />
Per la quinta canzone baro e  metto una facciata di una cassetta c90 con:<br />
<strong><em>A man alone</em> &#8211; Frank Sinatra </strong><br />
<strong><em>Il clan dei siciliani</em></strong><em> </em>- <strong>Ennio Morricone</strong><br />
<strong><em>I only have eyes for you</em> &#8211; The flamingos</strong><br />
<strong><em>Gentlemen take polaroids</em> – Japan</strong><br />
<strong>tutto <em>Low</em> di Bowie</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cos’è la notte?</strong><br />
Lascio che parli lui. Bardamu:<em> &#8220;La vita è questo, una scheggia di luce che finisce nella notte&#8221;</em>,  Louis Ferdinand Céline</p>
<h2 class="sectionhead">The Return Of The Dishwasher &#8211; Preview</h2>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="270" height="18" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="data" value="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf" /><param name="flashvars" value="&amp;file=http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/05_The_Return_Of_The_Dishwasher.mp3&amp;width=270&amp;height=18&amp;autostart=true&amp;repeat=true&amp;frontcolor=0x971B7A&amp;backcolor=0xffffff" /><param name="src" value="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="270" height="18" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf" allowfullscreen="true" flashvars="&amp;file=http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/05_The_Return_Of_The_Dishwasher.mp3&amp;width=270&amp;height=18&amp;autostart=true&amp;repeat=true&amp;frontcolor=0x971B7A&amp;backcolor=0xffffff" data="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf"></embed></object></p>
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		<title>Pensare all&#8217;estetica come valore fondamentale: intervista agli M+A</title>
		<link>http://www.losthighways.it/2012/01/12/intervista-ma/</link>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 16:36:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuele Gessi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[Ascolti il loro disco e non credi che gli M+A siano due giovanissimi ragazzi di Forlì. Things.Yes ti pone di fronte ad una realtà spiazzante, che conturba e destabilizza. Pop ed elettronica legati dall&#8217;eleganza dei suoni campionati ricercati con cura ed un canto etereo: questo per ora sono gli M+A. Chissà domani. Sono solo all&#8217;esordio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/M+A_inter01.jpg" alt="" width="300" height="215" />Ascolti il loro disco e non credi che gli M+A siano due giovanissimi ragazzi di Forlì. <a href="http://www.losthighways.it/2012/01/09/things-yes-ma-recensione/"><strong><em>Things.Yes</em></strong></a> ti pone di fronte ad una realtà spiazzante, che conturba e destabilizza. Pop ed elettronica legati dall&#8217;eleganza dei suoni campionati ricercati con cura ed un canto etereo: questo per ora sono gli M+A. Chissà domani.<br />
Sono solo all&#8217;esordio ma Michele Ducci ed Alessandro Degli Angioli hanno puntato in alto, altissimo, con un disco che dall&#8217;inizio alla fine non segnala cedimenti o passi falsi. C&#8217;è immaginazione, bellezza, ritmo e gusto. Una musica sensoriale, capace di stimolare sensazioni tattili delicate ma anche ruvide; sempre sinuose. <strong><em>Things.Yes</em></strong> ha un&#8217;anima che affascina anche chi non è un amante dell&#8217;elettronica grazie ad un linguaggio proprio ed un progetto “totale”.<br />
Per questi motivi non potevamo fare altro che iniziare il nuovo anno cercando di conoscere un po&#8217; meglio il “non-duo”. (<strong><em>Ly</em></strong> è in streaming autorizzato)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Con una band all&#8217;esordio è bene partire dal principio, del quale <em>Things.Yes</em> è forse solo l&#8217;effetto; dove e come sono nati gli M+A?</strong><br />
Alessandro: Ci siamo conosciuti nell’estate 2009 e abbiamo iniziato a suonare insieme dall’inverno dello stesso anno. Prima di M+A avevamo entrambi altri gruppi. È stato un po’ come un colpo di fulmine. Ci siamo sentiti, ci siamo piaciuti, e abbiamo iniziato subito a trovarci per buttare giù qualcosa. Inaspettatamente tutto si è mosso a grande velocità. Abbiamo cominciato mandandoci mail con le nostre canzoni, io spedivo un pezzo a Michele e lui ci aggiungeva altro materiale e viceversa, componendo così i pezzi quasi su internet. Poi, quando ci siamo accorti che il materiale iniziava a diventare considerevole, abbiamo deciso di registrare tutto per i fatti nostri nella mia soffitta. Nel giro di due mesi avevamo già abbastanza brani per un album e da lì abbiamo alternato le registrazioni ai live in giro per l’Italia. Tutto questo l’abbiamo fatto cercando di evitare la forma del gruppo, stando ognuno sulla propria linea, rimanendo paralleli ma imparando a trovare punti di contatto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Fa sempre “scalpore” quando un giovanissimo trova successo o anche solo riscontro largamente positivo. Nella vostra esperienza, come sta giocando questo fattore?</strong><br />
Michele: Ci è completamente scivolato addosso. L’importante è fare cose giovani; con “giovani” intendo dire due cose: che non sentano di avere una scadenza e che siano dinamiche. E quando si è giovani è un po’ così. Verificare l’età è un’ispezione che andrebbe fatta al lavoro eseguito, non alla persona. Anche io mi informo per sapere l’età di un artista che ha fatto delle cose incredibili, però mi rendo conto che lo faccio solo per duellare. E a volte questa imitazione competitiva serve molto. In molte recensioni mi è anche capitato di leggere:”Se Monotreme li ha scelti ci sarà un motivo!” e questo mi fa più pensare ad un modo per giustificare un qualcosa che non sembra avere giustificazioni. Siamo giovani, abbiamo trovato una buona etichetta&#8230; ok, ma l’album? Però capisco la tendenza, e la capisco ancora di più pensando al fatto che spesso non si ascoltano le cose, o non si sa ascoltarle. Per tornare al discorso dell’età, quando l&#8217;anno scorso vidi Film-Socialisme pensai immediatamente: ”Finalmente un giovane che fa qualcosa di buono!”.<br />
Alessandro: Non mi sono mai sentito questa supergioventù addosso. Tutti i miei amici e compagni che suonano hanno quest’età. E soprattutto tutti gli artisti che ascolto (o che ho ascoltato) hanno sempre pubblicato i primi album a quest’età. Credo sia la normalità, no? Niente per cui stupirsi ormai. Forse l’essere giovani può portare a fare cose un po’ più imperfette, ma questo credo giochi a nostro vantaggio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img style="margin: 2px 6px; float: left;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/M+A_inter02.jpg" alt="" width="300" height="239" />Come sono nati i brani di <em>Things.Yes</em>? Si tratta di una raccolta di pezzi nati nel tempo o frutto di un progetto ben preciso per creare quest&#8217;album?</strong><br />
Michele: <strong><em>Things.yes</em></strong> è il pacchetto compiuto di un sacco di cose irrisolte. E’ la via di mezzo che abbiamo trovato per uscire con un album nuovo senza che lo fosse realmente. Quindi entrambe le cose che dici: è sia una raccolta raffazzonata che un progetto per mascherarla.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il vostro disco ha trovato il giusto spazio in un&#8217;etichetta inglese: scelta o mancanza di alternative in Italia?</strong><br />
Alessandro: Ormai verrebbe facile rispondere con qualche frecciatina da amaro in bocca&#8230; semplicemente la nostra musica non è da Italia. Abbiamo ricevuto riscontri da etichette estere solo perché la nostra musica è più adatta ad un mercato estero. In Italia non ci sono etichette valide che promuovono questo genere di musica, quindi se comunque vuoi farlo devi rivolgerti all’estero. Non diciamo questo come se fosse un lamento: è un dato di fatto, una cosa oggettiva. Non è che l’estero sia il paradiso dove tutto è perfetto, semplicemente non avevamo scelta.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In un&#8217;altra vostra intervista ho letto che avete inviato il demo ad una ristretta cerchia di etichette, quelle che stimate maggiormente. Ho l&#8217;impressione che questo comportamento sia un po&#8217; un&#8217;eccezione e che molti giovani spesso ricorrano alla pratica che nella pesca si chiama “pasturare”. Senza voler scegliere una direzione, lanciano l&#8217;esca a tutti sperando di attirare attenzione, e che qualcuno abbocchi&#8230; perchè per voi è stato diverso?</strong><br />
Alessandro: Oddio non è che per noi sia stato diverso, semplicemente mi sembra un comportamento ovvio. Se fai un certo tipo di musica cerchi quelle etichette che promuovono un certo tipo di musica. “Pasturare” in tutte le direzioni mi sembra, oltre che stupido, uno spreco di tempo. Meglio aspettare un po&#8217; e vedere dove sono i pesci migliori piuttosto che lanciare a caso in tutto il lago. Ormai esistono così tante etichette indipendenti che qualcuno che ti dà una mano lo trovi anche se non ti impegni. Credo che l’importante sia trovare uno che oltre a darti una mano la pensi come te.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Elettronica ma non troppo, pop ma non troppo, eleganti ma non troppo, freschi ma non troppo. In <em>Things.Yes</em> regna un equilibrio difficilmente affiancabile alla parola “esordio”. Quali sono i vostri riferimenti musicali?</strong><br />
Michele: Diciamo che quel “non troppo” è anche la chiave di lettura del nostro modus operandi. Abbiamo sempre cercato di fare un pop illegittimo che avesse a che fare con il pop senza mai riconoscerlo. Se ascolti un qualsiasi nostro pezzo senti sempre molte informazioni che s’inceppano. Una voce pop che difficilmente potrai cantare sotto la doccia perché non ha un testo, mille melodie che difficilmente ricorderai per le tante ne hai sentite nella frazione di un secondo. E’ un po’ un contrappasso: dal pop che fa l’occhiolino al pop che stordisce. Per quanto riguarda i riferimenti, ultimamente non abbiamo gruppi abitudinari e se vogliamo parlare di influenze non possiamo fermarci alla musica. E’ mania di molti recensori quella di condensare tutto sotto l’egida musicale. Il debito che abbiamo nei confronti di ciò che facciamo è sì musicale, ma non solo. Rispondere alla domanda, in questo caso, è togliere i riferimenti al monopolio della musica. Questa monomania in realtà è estranea a qualsiasi musicista, e a qualsiasi persona. Per farti un esempio, ho un debito verso molti cantanti, ma le deformazioni linguistiche dei nostri testi hanno un debito più dirompente nei confronti del Grammelot piuttosto che dello Scat.<br />
Alessandro: Molti pezzi presenti nell&#8217;album sono stati composti a distanza di anni. Per esempio <strong><em>(we)</em></strong> è stato uno dei nostri primi pezzi ed è stato composto quasi due anni fa: alcune canzoni portano in grembo influenze di periodi passati. In più siamo anche due persone che cambiano ascolti continuamente; non siamo fanatici di liste di nomi nè siamo come quei “collezionisti” che non si fanno scappare un’uscita. Abbiamo uno strano rapporto con la musica che ascoltiamo, non riusciamo a farne a meno, ne ascoltiamo tantissima, ma allo stesso tempo la trattiamo come un semplice dato. Saltiamo da un genere ad un altro senza nessuna etica, ma solo perché ci viene spontaneo. Non riusciamo a stare fermi su un unico genere e così poi finisce che ogni pezzo diventi una macedonia con tante piccole influenze. Quando <strong><em>Things.yes</em></strong> è stato composto (più di un anno fa) ascoltavamo da Jamiroquai a Chet Baker, da Snoop dogg e M.I.A a Bohren &amp; Der Club Of Gore, da Bonobo a Sakamoto. Ma chiaramente ci sono anche tutti quei gruppi con i quali siamo cresciuti e che da sempre influenzano i nostri lavori. Per accennarne qualcuno: Phoenix, Air, Sparklehorse, Kings of convenience, Sufjan Stevens, Telepopmusic. Insomma l&#8217;abc, niente di nuovo sotto al sole.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nel vostro progetto noto anche un equilibrio/contrapposizione tra modernità e classicità. Da una parte la musica elettronica e la sua ovvia fruizione digitale, dall&#8217;altra un disco che è curatissimo anche nella sua produzione fisica, una versione vinile, un artwork dalle tinte tenui con un fascino retrò (“ma non troppo”, come prima). Semplici contenitori o complementi di un progetto totale?</strong><br />
Alessandro: Come diciamo spesso, la forma fa il contenuto, e soprattutto la forma fa parte del contenuto. Fin da quando ci siamo incontrati per noi M+A è stato un progetto che non si fermava solo alla musica, per questo sul nostro sito trovi anche le mie illustrazioni e altre cose non legate direttamente alla musica. Abbiamo sempre stampato magliette senza il nostro nome per slegarci dall&#8217;idea &#8220;magliette del gruppo&#8221; e avvicinarci all&#8217;idea, molto più interessante, &#8220;magliette che fa il gruppo&#8221;. Tutto questo atteggiamento ha influenzato il merchandise in cui la &#8220;firma&#8221; M+A viene abolita. Fondamentalmente, dal momento stesso in cui pensi ad una maglia bella, la indirizzi verso un mercato che viaggia a prescindere dal gruppo. Uno dovrebbe sentirsi libero di comprare una maglietta bella anche se la musica del gruppo fa schifo e viceversa.<br />
Non ho mai ben capito perché a molta gente riesca difficile credere che l’estetica sia un valore fondamentale (e positivo) in ogni cosa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/M+A_inter03.jpg" alt="" width="300" height="200" />Quanta importanza ha per voi l&#8217;esecuzione live? Fedele riproduzione del disco o altro?</strong><br />
Michele: Tendenzialmente preferiamo stare in studio, ma anche la preparazione del live è un ottimo laboratorio. Le cose si compensano. Non è un caso che molti pezzi di <strong><em>Things.Yes</em></strong> vengano fuori dalle prove che abbiamo fatto nel 2010 per imbastire il live set. Però ecco, il live e il disco non devono per forza collimare fra loro. Nel tour che faremo a Marzo saremo più fedeli del solito al disco, però l’idea di base rimane sempre la stessa: abbiamo un canovaccio sul quale creare ogni volta cose diverse.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Una volta vedevo delle parentesi “(M+A)”&#8230; ora non ci sono più. Dove sono finite?</strong><br />
M+A: Ad un certo punto uno deve smettere di mettersi tra parentesi, soprattutto se ha intenzione di conquistare il mondo.</p>
<h2 class="sectionhead">Ly &#8211; Preview</h2>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="270" height="18" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="data" value="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf" /><param name="flashvars" value="&amp;file=http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/10-Ly.mp3&amp;width=270&amp;height=18&amp;autostart=true&amp;repeat=true&amp;frontcolor=0x971B7A&amp;backcolor=0xffffff" /><param name="src" value="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="270" height="18" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf" allowfullscreen="true" flashvars="&amp;file=http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/10-Ly.mp3&amp;width=270&amp;height=18&amp;autostart=true&amp;repeat=true&amp;frontcolor=0x971B7A&amp;backcolor=0xffffff" data="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf"></embed></object></p>
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		<title>Musica, video ed un bizzarro incontro a tempo: intervista a tre troupe finaliste di 45girifilm festival</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Dec 2011 11:30:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuele Gessi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[La seconda edizione di 45girifilm festival si è conclusa il 16 Ottobre tra i festeggiamenti dei premiati, ed il dispiacere dei finalisti rimasti a bocca asciutta. Un evento pressoché unico nel suo genere dove musica indipendente e giovani creativi videomaker si sono incontrati ad un appuntamento al buio. I sorprendenti numeri del festival sono già [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/45giri_logo_altro-1-201_copy.jpg" alt="" width="300" height="208" />La seconda edizione di 45girifilm festival si è conclusa il 16 Ottobre tra i festeggiamenti dei <a href="http://www.losthighways.it/2011/10/26/45girifilm-vincitori/">premiati</a>, ed il dispiacere dei <a href="http://www.losthighways.it/2011/10/21/45girifilm-festival-i-finalisti-e-levento-finale/">finalisti</a> rimasti a bocca asciutta. Un evento pressoché unico nel suo genere dove musica indipendente e giovani creativi videomaker si sono incontrati ad un appuntamento al buio. I sorprendenti numeri del festival sono già stati raccontati, per questo noi abbiamo voluto fare un passo ulteriore abbracciando virtualmente tre troupe che hanno prodotto i video che rappresentano al meglio il comune “sentire” di LostHighways. The Factory Prd., I Cinematopeici e Seiperdue hanno risposto con piacere alle nostre curiosità in questa insolita intervista collettiva che esprime al meglio la loro sensibilità artistica.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>45girifilm ha creato una passerella tra due mondi che camminano sempre su binari paralleli, talvolta incrociandosi, ma difficilmente attraversandosi in modo così permeante. Qual è il vostro rapporto con il mondo della musica indipendente? Vi riconoscete un po&#8217; come “cugini”?</strong><br />
The Factory Prd.: Sì. La musica indipendente è una sperimentazione che si fa strada tra le regole scritte e non scritte delle grandi produzioni. Il mondo della musica, ormai da anni, si è ripiegato su se stesso e le “nuove voci” sono sempre meno. C’è tanta volontà di apparire e poca di rinnovarsi. Spesso ci affidiamo a prodotti (musica o video) già utilizzati, già assodati. Si rischia troppo poco, e per questo la musica indipendente è uno dei pochi motori del rinnovamento. Noi seguiamo quella stessa linea.<br />
I Cinematopeici: Crediamo che le piccole produzioni video condividano con la musica indipendente interessi simili che spesso finiscono per perdersi quando entrano in gioco gli interessi del grande pubblico. Tra i valori in comune ci sono la voglia di sperimentare, la freschezza delle idee, l&#8217;innovazione creativa.<br />
Seipedue: La musica in generale è sempre stata un motore creativo molto forte e un comune denominatore tra di noi. Siamo tre soci, ma anche tre amici che si conoscono da moltissimi anni, siamo cresciuti con gli stessi riferimenti musicali che vengono perlopiù dalla musica indipendente, anche se non solo. Ascoltavamo i Massimo Volume, i Marlene e i CCCP, per citare il panorama italiano; i Pixies, i Sonic Youth, gli Eels, gli Einsturzende, gli Stereolab. Prima di provare a fare videoclip, ne abbiamo guardati per anni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Voi che fate dell&#8217;immagine la vostra professione (o ambite a farla divenire tale), quale importanza credete che abbia il videoclip musicale? Ho l&#8217;impressione che la società attuale sia immersa nell&#8217;immagine, ma in realtà non le sia così vicina quanto alla musica: come si può creare la “vicinanza”?</strong><br />
The Factory Prd.: Sicuramente il videoclip è fondamentale per le band e per la musica in sé, infatti attraverso l’immagine, si possono percepire molte note “silenziose” di una canzone, quel substrato che traspare soltanto conoscendo le motivazioni che hanno spinto la band a scrivere una canzone, o il loro retroterra personale. La “vicinanza”, allora, è proprio questa possibilità di dare un volto aggiuntivo alla musica e soprattutto alla band. È come poter vedere l’altro lato della luna, il <em>dark side of the moon</em>, quello che sta dietro e che la musica, da sola, non riesce a trasmettere completamente. Oggi viviamo in un mondo dove abusiamo dell’immagine, della rappresentazione visiva; per questo pensiamo che ci sia bisogno di dare qualità a queste immagini, soprattutto grazie ad una buona dose di sperimentazione.<br />
I Cinematopeici: In realtà, anche se immagine e musica parlano due linguaggi semiotici differenti, esercitano uguale forza sul pubblico. Così come ognuno di noi ha un brano del cuore, molto probabilmente, allo stesso modo, ricorda bene delle immagini che lo hanno particolarmente emozionato.<br />
Seiperdue: Penso che siamo tutti concordi nel dire che non abbiamo l’ambizione di scalfire, tanto meno di modificare la società attuale con le nostre immagini. Cerchiamo di fare contenitori “belli” da vedere e contenuti che abbiamo un po’ di umanità e sincerità. A volte ci riusciamo, a volte no. Questa è la regola base, che applichiamo ai progetti, videoclip compresi. Ma senza nessuna pretesa di avvicinare la realtà all’immagine.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Domanda rivolta a Factory Prd. Nel vostro videoclip fisicità, movimento e ritmo saltano immediatamente all&#8217;occhio. Che importanza svolgono in tutto questo i trucchi, i colori, l&#8217;interazione della protagonista con gli oggetti per far sì che lo spettatore rimanga incollato allo schermo?</strong><br />
The Factory Prd.: Da subito la canzone ci riportava ad una atmosfera tribale, che già di per sé esalta il ritmo, i colori, gli odori. È una musica molto “sensuale”, ovvero “dei sensi”. Questo permette l’utilizzo di varie tecniche, che contribuiscano anche a dare uno spessore che non deriva solo dall’immagine, bensì anche dalle sensazioni, dal movimento, e soprattutto dalla possibilità di far emergere un prodotto multisensoriale, da gustare con la vista, ma anche con l’udito, il tatto e il gusto. Poi abbiamo pensato di prendere tutto questo e di catapultarlo in parallelo nella vita di una ragazza normale, per vedere che effetto faceva. Irrompere nella normalità, spezzare la routine, invadere la quotidianità di una persona con il ritmo martellante, continuo, in crescendo, di un “richiamo” naturale, selvaggio. Il risultato è il nostro videoclip.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Domanda rivolta a I Cinematopeici. Il video offre tante riflessioni spinte soprattutto dagli occhi commossi ed illuminati dell&#8217;anziano protagonista. Forse, tra tutti i videoclip il vostro è il “più vero”: è stata una caratteristica volutamente cercata?</strong><br />
I Cinematopeici: Per non scadere in soluzioni banali, sin dall&#8217;inizio ci siamo voluti discostare dal contenuto letterale del testo della canzone, pur cercando di mantenere la leggerezza poetica della melodia. Ci piaceva molto l&#8217;idea della giostra come simbolo dell&#8217;innocenza in contrasto col volto segnato di un anziano ma non ci aspettavamo un risultato così toccante. Il protagonista (il nonno del regista!) ci ha sorpresi tutti con la sua naturalezza e spontaneità, regalando al video tutta la sua magia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Domanda rivolta ai Seiperdue. Il vostro video è quello che più colpisce per la tecnica ma anche la componente poetica è molto forte. Come è nata la splendida idea del pacco “fragile” e della scoperta del suo contenuto?</strong><br />
Seiperdue: L’idea del pacco è nata piano piano, in una discussione durata tutta una notte con Davide Labanti, che ha diretto il video. Per non stare troppo attaccati al testo della canzone, abbiamo cercato di pensare a un altro tipo di “diverso”, rifiutato da tutti. È nato il personaggio del fattorino che consegna un pacco che nessuno vuole. Poi però si doveva dare una centralità a questo pacco. Per questo il pacco diventa sempre più grande ad ogni rampa di scale. Ha un contenuto fragile, ma di per sé è un fardello. Il resto è venuto da solo: il passaggio del pacco da origine dei tuoi mali a sede delle tue delizie non era nemmeno stato delineato con precisione, è venuto naturalmente durante le riprese.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Vincitori e vinti hanno avuto modo di partecipare ad un’esperienza certamente stimolante che ha inoltre offerto visibilità: nelle future edizioni basterà questo o ci sarà bisogno di altro? Avanzate proposte, indicate direzioni.</strong><br />
The Factory Prd.: Riteniamo che il festival abbia dei punti di forza notevoli, come l’affluenza di partecipanti e pubblico, oltre alla distribuzione in diretta della premiazione su diverse sale. Ci siamo trovati molto bene e la musica fornita era assolutamente di pregio, tutt’altro che banale, stimolante e variegata. Inoltre, da non sottovalutare la possibilità fornita dal festival di conoscere ed interagire con altre realtà simili alla nostra.<br />
I Cinematopeici: L&#8217;esperienza è stata senza dubbio stimolante, per quanto riguarda la visibilità invece ti devo contraddire: secondo noi è stata scarsa e chiaramente l&#8217;attenzione si è concentrata maggiormente sul primo e sul secondo videoclip, date le molte polemiche. Per quanto riguarda le future edizioni probabilmente sarebbe bene attivare una rete di scambi tra le troupe, più iniziative con i mediapartner, promozioni, incontri etc, per favorire collaborazioni.<br />
Seiperdue: Per noi è stata una bella esperienza, faticosa, stimolante, anche frustrante, va detto, perché la posizione del secondo arrivato non è mai del tutto felice. Ma nel nostro piccolo ha dato il via a un’apertura verso l’esterno, a una stagione di collaborazioni con persone con cui non avevamo mai lavorato, come il regista Davide Labanti, e buona parte della troupe, che vale forse più della vittoria in sé.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per ultimo vi chiedo una manciata di parole per introdurre i vostri videoclip, per offrire un suggerimento, una chiave di lettura, anzi, di visione.</strong><br />
The Factory Prd.: Quando realizziamo un videoclip cerchiamo sempre di leggere tra le righe, a volte rischiando di attribuire alla canzone qualcosa che va oltre o che si allontana dal testo, ma cerchiamo sempre di offrire una nuova chiave di lettura, una trasposizione “altra”, che non per forza abbia un approccio didascalico alla musica. Per noi il video non è asservito alla canzone, bensì la compensa, le dà corpo, e soprattutto le fornisce un nuovo terreno, un nuovo canale di fruizione. I nostri videoclip partono sempre da un’emozione, ed è da essa che prende corpo tutta l’opera.<br />
I Cinematopeici: Il nostro protagonista dimostra come, nonostante il cammino della vita sia gravato dal peso delle esperienze, si possa mantenere una purezza infantile nel proprio animo, anche grazie alla bellezza delle piccole cose. Permettetemi di ringraziare Elisa Miggiano, la mia compagna, che insieme a me ha contribuito alla realizzazione del videoclip in veste di producer e sceneggiatrice, e che nella fretta della consegna mi sono clamorosamente dimenticato di scrivere nei titoli di coda!<br />
Seiperdue: Nessuna chiave di lettura: la storia è lì, abbastanza esplicita e noi l’abbiamo pensata come una storia, non come una metafora. Se poi chi lo vede ci legge un significato più ampio, ben venga. Ma l’interpretazione è libera.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Buona visione!</strong></p>
<h2 class="sectionhead">45girifilm</h2>
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		<title>Una voce fatata: intervista a Lucia Manca</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 14:13:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amalia Dell'Osso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[Lucia Manca è una giovane cantautrice pugliese che firma il suo esordio con un disco omonimo, avvalendosi della produzione artistica di Giuliano Dottori (cantautore e chitarrista degli Amor Fou). Declina il pop in chiave dream e lo accarezza con delicati soffi folk, nutrendolo di una scrittura delicata e immaginifica. Ha una voce da fatina di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/manca_inter011212.jpg" alt="" width="300" height="200" />Lucia Manca è una giovane cantautrice pugliese che firma il suo esordio con un disco omonimo, avvalendosi della produzione artistica di Giuliano Dottori (cantautore e chitarrista degli Amor Fou).<br />
Declina il pop in chiave dream e lo accarezza con delicati soffi folk, nutrendolo di una scrittura delicata e immaginifica. Ha una voce da fatina di mondi incantati.<br />
L&#8217;abbiamo incontrata per conoscerla meglio. Vi invitiamo a scoprirla con noi. Vi piacerà. (<strong><em>Dea</em></strong> è in streaming autorizzato; foto di Pierluigi De Rubertis).</p>
<p><strong>Raccontami quando comincia il tuo amore per la musica, per il canto…</strong><br />
La musica ha sempre fatto parte della mia vita, non c’è stata un’occasione particolare che mi ha spinto ad iniziare. Sin da piccola è sempre stata una cosa naturale e spontanea, una necessità. Crescendo l’ho amata sempre di più soprattutto quando ho iniziato a scrivere. E’ bellissimo rendersi conto di come alcune melodie che ti vengono in testa ti suggeriscono tante immagini e da lì il susseguirsi di parole.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quali sono stati i timori maggiori che hanno accompagnato la gestazione di questo disco d’esordio?</strong><br />
Non ho avuto timori, anzi ho affrontato tutto con molta tranquillità, accettando anche i consigli dagli amici più cari. E’ stato un parto lungo e atteso, ma appena ho avuto la prima copia tra le mani non ci credevo, è stata una grande soddisfazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quali, invece, sono state le speranze costanti?</strong><br />
Quella di realizzare un buon lavoro, che mi rappresentasse in qualche modo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>C’è un motivo preciso per cui il disco è omonimo?</strong><br />
Penso che gli esordi siano sempre i più sinceri, anche nel mio caso, per questo disco ho sempre fatto tutto con molta spontaneità sia nella composizione che nella produzione. Per questo mi sembrava giusto dare il mio nome. Poi non mi suonava male.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Parlami del legame ricordo-immaginazione che è dietro le tue canzoni…</strong><br />
Alcuni dei miei testi sono delle istantanee di un determinato periodo della mia vita. Sono molto legata ai ricordi della mia infanzia, e alle volte ho l’impressione di dimenticare ciò che ho vissuto. Sin da piccola mi ha sempre affascinato il mondo favolistico. Ecco perché molti dei miei testi hanno un tono fabulatorio, scrivo quello che mi circonda, creo intorno a me una realtà tutta mia e lì do sfogo alla fantasia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img style="margin: 2px 6px; float: left;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/manca_inter021212.jpg" alt="" width="230" height="227" />Nel disco alla malinconia si aggiunge la leggerezza. Come convivono questi due stati nella tua musica?</strong><br />
Malinconia e leggerezza si fondono spesso lungo il mio percorso musicale. Sono due opposti apparenti. Questo rispecchia benissimo alcuni aspetti del mio carattere.<strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quali sono i motivi per cui proprio <em>Dea</em> è stato scelto come singolo?</strong><br />
Secondo me, <strong><em>Dea</em></strong> è uno dei pezzi più riusciti del disco, quello che rappresenta di più il senso dell’intero lavoro. L’ho preferito per queste sue caratteristiche nonostante forse avrei dovuto scegliere un pezzo più diretto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il singolo è accompagnato da un bel video. Mi parli del suo soggetto, dei suoi luoghi, della regia?</strong><br />
<strong><em>Dea</em></strong> è una canzone che esplora i conflitti interiori di ognuno di noi, il concetto di alter ego e di trasfigurazione. L’idea del video è stata imbastita su questo concept del testo, e poi è stata sviluppata dal regista Gianni De Blasi. Molti hanno pensato che sia stato girato sui Fiordi Norvegesi e invece è ai Laghi Alimini di Otranto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Durante la lavorazione dei brani quali erano i tuoi ascolti? Ti hanno ispirata e indirizzata?</strong><br />
In due anni sicuramente ho ascoltato un bel po’ di cose diverse dai<strong> </strong>Fleet Foxes a Joanna Newsom e tante altre cose. Non so quanto e in che modo mi abbiano influenzato, finisce tutto nella mia testa, ne traggo automaticamente inspirazione.<strong><em> </em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Hai avuto al tuo fianco Giuliano Dottori in veste di produttore artistico. Che dinamiche ha avuto questa collaborazione?</strong><br />
Conobbi Giuliano ad un concerto degli Amor Fou, gli lasciai una demo con delle mie bozze e dopo un po’ mi disse che voleva provare a lavorarci su. Ci siamo trovati subito d’accordo sulla direzione da dare alle mie canzoni. Credo che abbia fatto un ottimo lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dottori non ha solo curato la produzione artistica. Dimmi di <em>Tutte le parole</em> e <em>Il tuo ritorno</em>…</strong><br />
<strong><em>Tutte le parole</em></strong>, è un pezzo che Giuliano ha scritto per me, credo mi rappresenti in pieno. Mi ha convinto sin da subito, e non ho avuto dubbi nell’interpretarla. <em><strong>Il tuo ritorno</strong></em> è il classico esempio di brano scritto, come si dice, “a quattro mani”, sia per il testo che per la musica.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A quale brano sei più legata, emotivamente?</strong><br />
Sicuramente a <em><strong>Lontano</strong></em>, perché è la prima canzone che ho scritto. E’ un pezzo che rappresenta la mia percezione del passato che diventa sempre  più sfocata col passare degli anni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/manca_inter031212.jpg" alt="" width="300" height="200" />Se dico Puglia Sound?</strong><br />
Con Puglia Sounds si vuole far avere alla musica un ruolo più importante anche dal punto di vista occupazionale. Un fonico, un manager, un musicista può dire di avere un “vero lavoro”, non solo l’operaio della grande industria o l’impiegato delle poste.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ora, quali saranno i successivi passi per conquistare la tua fetta di pubblico?</strong><br />
Portare in giro il mio disco attraverso il live. E&#8217; la via più importante per far arrivare la tua musica alla gente, in questo periodo di estrema crisi discografica, soprattutto nel mio caso che ho un disco d&#8217;esordio.<strong> </strong></p>
<h2 class="sectionhead">Dea &#8211; Preview</h2>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="270" height="18" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="data" value="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf" /><param name="flashvars" value="&amp;file=http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/03-Dea.mp3&amp;width=270&amp;height=18&amp;autostart=true&amp;repeat=true&amp;frontcolor=0x971B7A&amp;backcolor=0xffffff" /><param name="src" value="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="270" height="18" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf" allowfullscreen="true" flashvars="&amp;file=http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/03-Dea.mp3&amp;width=270&amp;height=18&amp;autostart=true&amp;repeat=true&amp;frontcolor=0x971B7A&amp;backcolor=0xffffff" data="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf"></embed></object></p>
<h2 class="sectionhead">Dea &#8211; Video</h2>
<p><iframe width="500" height="281" src="http://www.youtube.com/embed/oRU4QHXEg7A?fs=1&#038;feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Comportamenti umani, nulla da capire: intervista a Dilis</title>
		<link>http://www.losthighways.it/2011/12/10/intervista-dilis/</link>
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		<pubDate>Sat, 10 Dec 2011 16:31:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vladimiro Vacca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[I sogni. Un ragazzo partenopeo che crede nell’arte di scrivere canzoni. I suoi primi passi. In punta di piedi approda attraverso la Seahorse Records di Paolo Messere al mondo dei dischi ed esce dalla sua stanzetta. Nelle sue canzoni c’è l’incomprensibilità dei comportamenti umani. Nulla da capire è un disco d’esordio che promette un percorso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/dilis_in1.jpg" alt="" width="300" height="173" /></strong>I sogni. Un ragazzo partenopeo che crede nell’arte di scrivere canzoni. I suoi primi passi. In punta di piedi approda attraverso la Seahorse Records di Paolo Messere al mondo dei dischi ed esce dalla sua stanzetta. Nelle sue canzoni c’è l’incomprensibilità dei comportamenti umani. <strong><a href="http://www.losthighways.it/2011/10/24/nulla-da-capire-dilis-recensione/" target="_blank"><em>Nulla da capire</em></a></strong> è un disco d’esordio che promette un percorso da maturare. Un disco sincero nei sentimenti. In alcuni brani come <strong><em>Nulla</em></strong> si intravede dove il talento di Dilis potrebbe arrivare. Tra Tenco e Nick Drake è difficile starci ma potrebbe non essere un’impresa impossibile per Pietro Di Lietro aka Dilis. Losthighways cerca di vedere poesia dove altri sono ciechi, ecco perché abbiamo scelto di approfondire questo progetto (<strong><em>Nulla</em></strong> è in streaming autorizzato).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come e quando è nata l’idea di voler iniziare quest’avventura di cantautore?</strong><br />
Dopo che La Condizione Danzante si sciolse non avevo intenzione di formare un nuovo gruppo. Stavo già scrivendo qualcosa di diverso rispetto alle sonorità della band e non volevo smettere, quindi decisi di tentare l’avventura.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come nascono le tue canzoni? Sembra di rintracciare un’urgenza personale di svelare un mondo interiore abbastanza in conflitto con quello che lo circonda…</strong><br />
In sostanza cerco di interpretare quello che percepisco dai comportamenti umani che spesso sono incomprensibili. Da questo deriva anche un po’ il titolo del disco, ma cerco soprattutto attraverso le mie canzoni di raccontare quello che in realtà nego a me stesso. E&#8217; una sorta di terapia<strong>.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le tue canzoni sono ben strutturate e funzionano anche in una versione acustica semplice. Come sono nati gli arrangiamenti dei brani? Quanto sono stati importanti i contributi di Paolo Messere e Ilario Scarico (El-ghor)?</strong><br />
I miei brani nascono in versione acustica, scrivo dovunque mi capiti, per me è stata una continua sorpresa vedere le diverse facce di una canzone appena si aggiungeva un arrangiamento. Devo dire che  i miei compagni di viaggio, Ilaria, Flavio e Giovanni, mi hanno dato una grossa mano nelle registrazioni e nelle idee che hanno portato, per non parlare di Paolo che è stato bravissimo a saperci indirizzare sulle sonorità.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Nulla</em> è un brano che mi ha colpito e che secondo me include degli elementi veramente interessanti su cui lavorare per far evolvere la tua scrittura. Cosa pensi a riguardo?</strong><br />
Facendo riferimento alle realtà che nego a me stesso, <em><strong>Nulla</strong></em> è una di queste realtà, ho scritto questa canzone in un momento non proprio felice e mi ritorna spesso come monito o magari solo come conforto, e pensare che non volevo registrarla. E&#8217; passato ormai un anno dalle registrazioni del disco e sicuramente il mio modo di comporre è cambiato, comunque ho cercato di fare un riassunto di tutto quello che avevo fatto. <strong><em>Nulla</em></strong> e <strong><em>Diventiamo Cattivi</em></strong> sono le ultime canzoni che ho composto e credo che seguirò quel percorso.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quali sono i tuoi referenti artistici principali? Sembra di scorgere Lucio Battisti, Radiohead ed Elliot Smith…</strong><br />
Sono molto legato alla musica italiana da Lucio Battisti a Luigi Tenco, fino ad arrivare a Paolo Benvegnù e Niccolò Fabi, così come lo sono con artisi del calibro dei Radiohead , Jeff Bukley e Nick Drake.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quale brano del disco ti rappresenta di più?</strong><br />
Credo che in questo momento <strong><em>Diventiamo Cattivi</em></strong> sia la canzone che più mi rappresenta, a volte riusciamo ad essere cattivi anche con le persone che più amiamo senza rendercene conto, spesso è quello che ci circonda  a renderci ciechi e non riusciamo più ad interpretare  i segnali che ci vengono mossi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’artwork di Muhe è molto bella… ha qualcosa di Tim Burton… come è nata?</strong><br />
A Luigi “Muhe” bisogna dare carta bianca, ha fatto davvero un lavoro eccellente, ma non avevo alcun dubbio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img style="margin: 2px 6px; float: left;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/dilis_in2.jpg" alt="" width="300" height="169" />Quanto è difficile suonare live per chi come te propone la musica cantautoriale?</strong><br />
Nessuno può vivere senza la musica, ma stranamente nessuno la considera un lavoro, la musica è un hobby…  quando si è giovani si tende a sognare di poter vivere della tua passione, ma non si ha la necessaria esperienza per capire che i tuoi sogni non li puoi trasportare nel contesto in cui vivi, e quando lo capisci magari è troppo tardi. La musica è passione, è divertimento, e se manca tutto questo non ha alcun senso, personalmente credo che continuerò a comporre ma senza l’ansia di dover emergere a tutti i costi. Altrimenti si rischia di perdere di vista cose assai più preziose.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quale artista ti piacerebbe aprire?</strong><br />
Mi piacerebbe aprire un concerto di Paolo Benvegnù, lo stimo molto sia come artista che come persona. Ha dato tanto e mi piacerebbe conoscere il suo lato umano, sono sicuro che potrebbe darmi qualche consiglio</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cinque canzoni del passato a cui sei legato per particolari motivi?</strong><br />
<strong><em>Jesus Christ Pose</em></strong> (Soundgarden),  i Soundgarden mi ricordano i miei primi gruppi le giornate intere ad ascoltare musica quando tutto era una continua scoperta, in assoluto uno dei miei primi ascolti.<br />
<strong><em>No Surprises</em></strong> (Radiohead), associo i Radiohead ai tempi de La Condizione Danzante, spesso la proponevamo come cover, degli anni bellissimi.<br />
<strong><em>Vedrai Vedrai</em></strong> (Luigi Tenco), questa canzone invece l’ascolto quando sono giù di morale, mi dà  forza.<br />
<strong><em>Place to be</em></strong> (Nick Drake) , quando ascoltai per la prima volta Nick Drake scoprii un mondo completamente nuovo, riesce quasi in silenzio ad entrarti dentro.<br />
<strong><em>Lover, You Should’ve come over</em></strong> (Jeff Buckley), questa canzone invece è legata ad una persona per me molto importante.</p>
<h2 class="sectionhead">Nulla &#8211; Preview</h2>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="270" height="18" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="data" value="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf" /><param name="flashvars" value="&amp;file=http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/09 - Nulla.mp3&amp;width=270&amp;height=18&amp;autostart=true&amp;repeat=true&amp;frontcolor=0x971B7A&amp;backcolor=0xffffff" /><param name="src" value="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="270" height="18" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf" allowfullscreen="true" flashvars="&amp;file=http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/09 - Nulla.mp3&amp;width=270&amp;height=18&amp;autostart=true&amp;repeat=true&amp;frontcolor=0x971B7A&amp;backcolor=0xffffff" data="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf"></embed></object></p>
<h2 class="sectionhead">Ti mostrerò &#8211; Video</h2>
<p><iframe width="500" height="281" src="http://www.youtube.com/embed/GhK0ckitiYc?fs=1&#038;feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Un bel mondo da scoprire: intervista a Mattia Mercuriali e Francesca Amati (Amycanbe)</title>
		<link>http://www.losthighways.it/2011/11/27/intervista-amycanbe-2/</link>
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		<pubDate>Sun, 27 Nov 2011 07:29:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrica Errico</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[Li avevamo incontrati pochi mesi fa, a maggio. Ci avevano parlato dell&#8217;ep che precedeva l&#8217;album a venire, di nuovi progetti e del percorso che li aveva portati a realizzarli. Mantenuta la promessa, Mountain Whales degli Amycanbe è uscito il 22 ottobre e abbiamo il piacere di tornare a fare altre quattro chiacchere con loro sull’ennesimo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/amycanbe_inter011111.jpg" alt="" width="300" height="238" />Li avevamo incontrati pochi mesi fa, a maggio. Ci avevano parlato dell&#8217;ep che precedeva l&#8217;album a venire, di nuovi progetti e del percorso che li aveva portati a realizzarli. Mantenuta la promessa, <a href="http://www.losthighways.it/2011/11/21/mountain-whales-amycanbe/"><em><strong>Mountain Whales</strong></em></a> degli Amycanbe è uscito il 22 ottobre e abbiamo il piacere di tornare a fare altre quattro chiacchere con loro sull’ennesimo obiettivo raggiunto. (<strong><em>Ask me</em></strong> è in streaming autorizzato)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come avete scelto il nome dell&#8217;album? Da dove nasce?</strong><br />
Mattia: Eravamo sulle montagne di Cesena! Una sera Marco e Mattia stavano sperimentando dei nuovi suoni, un po’ strani, e io ascoltandoli ho detto <em>“sembrano i versi delle balene”</em>. Ecco così <strong><em>Mountain Whales</em></strong> .</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa c&#8217;è di differente in quest&#8217;album rispetto ai precedenti lavori? In cosa la vostra musica è cambiata e quali sono invece i tratti comuni?</strong><br />
Mattia: Ci siamo lasciati andare un po’ di più. La scrittura è forse più matura, i suoni sono più curati. Sarà perché è nuovo, ma a me sembra riuscito molto meglio rispetto al precedente..<br />
Diciamo che non ci siamo dati limiti negli arrangiamenti e nell’utilizzo degli strumenti/soluzioni, come abbiamo fatto magari in passato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nella vostra bio citate grandi artisti, di generi totalmente differenti, tra le vostre influenze. Ad esempio, in cosa vi ispirate a Nick Drake e quanto conta nella vostra musica l&#8217;ascendente di Aphex Twin?</strong><br />
Mattia: Nick Drake non era certo un esempio di persona allegra. Nel bene e nel male la sua visione ha permeato la mia/nostra adolescenza musicale, e forse anche da lui arriva la malinconia che permea alcuni nostri pezzi. Io lo amo particolarmente, non mi stanca mai la magia che trasmettono le sue canzoni, in equilibrio perfetto tra atmosfere buie e melodie perfette.<br />
Aphex Twin. Odio/amore, è stata un’infatuazione (relativamente) più recente, sono arrivato a lui tramite ascolti di Radiohead, da lì ho scoperto un mondo di musica elettronica che ha in parte influenzato il mio modo di comporre, pur non potendomi certo ritenere un programmatore o conoscitore di software.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Avete annunciato che sarete in tour fino alla prossima primavera, quali punti dell&#8217;Italia toccherete? Ci sono in programma anche date all&#8217;estero?</strong><br />
Mattia: Tutti quelli che saranno raggiungibili! Siamo appena tornati da un mini-tour tra Campania-Puglia-Lazio. Poi Lombardia, e si riprende a Gennaio con date in Emilia e Marche</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A proposito di tour, c&#8217;è qualche data dei vostri concerti che vi è rimasta particolarmente impressa? Se sì, per quale motivo?</strong><br />
Mattia: Tra quelle recenti, mi è piaciuta molto quella ad Acquaviva delle Fonti. Ci siamo davvero divertiti e il pubblico è sempre calorosissimo da quelle parti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Qual è stato l&#8217;ultimo album ascoltato che vi ha colpito particolarmente?</strong><br />
Mattia: Parlando di “novità”, sicuramente <strong><em>The Whole Love</em></strong>, l’ultimo dei Wilco, mentre scavando tra i tesori dimenticati, <strong><em>Fina Estampa</em></strong> di Caetano Veloso.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ho due domande in particolare per Francesca. La prima: i testi sono tutti scritti da te, a cosa ti ispiri per farlo?</strong><br />
Francesca: Sì, scrivo tutto io. Ovviamente il lavoro su Gertrude Stein è partito dal suo testo e più in generale dai suoi romanzi. Tendenzialmente mi condizionano molto quello che leggo, le frasi che sento dire alla gente, le notizie sul giornale, quello che ci succede quotidianamente. Uso tanto anche le storie che mi raccontano. Credo a tutto quindi il coinvolgimento è sicuramente maggiore quando qualcuno mi racconta qualcosa!</p>
<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: left;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/amycanbe_inter021111.jpg" alt="" width="300" height="240" /><strong>La seconda è questa: hai riferimenti letterari quando scrivi? E chi sono gli scrittori che ami di più?</strong><br />
Francesca: Riferimenti precisi non ci sono. Leggo moltissimo ed è una cosa che amo molto fin da quando ero piccola. Non passo mai giorni senza leggere. L&#8217;ultimo autore che mi ha condizionato l&#8217;esistenza è Arturo Bolano. Dopo aver letto il suo <strong>2666</strong> non sapevo come fare, avrei voluto leggerlo all&#8217;infinito quindi ho iniziato e leggere tutti i suoi romanzi! Ora è uscito il nuovo di Murakami e sto per andare in libreria a comprarlo! Ho appena finito <strong>Il Deserto dei Tartari</strong> di Buzzati che mi ha tenuta sospesa nel tempo&#8230; incredibile! Insomma&#8230;di tutto un po&#8217; e amo lasciarmi condizionare e ispirare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ringraziandovi, vi chiedo di lasciarci con una parola che racchiuda il vostro disco.</strong><br />
“inDenso”</p>
<h2 class="sectionhead">Ask me &#8211; Preview</h2>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="270" height="18" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="data" value="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf" /><param name="flashvars" value="&amp;file=http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/4_Ask_Me.mp3&amp;width=270&amp;height=18&amp;autostart=true&amp;repeat=true&amp;frontcolor=0x971B7A&amp;backcolor=0xffffff" /><param name="src" value="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="270" height="18" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf" allowfullscreen="true" flashvars="&amp;file=http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/4_Ask_Me.mp3&amp;width=270&amp;height=18&amp;autostart=true&amp;repeat=true&amp;frontcolor=0x971B7A&amp;backcolor=0xffffff" data="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf"></embed></object></p>
<h2 class="sectionhead">Truth Be Told &#8211; Video</h2>
<p><iframe width="500" height="281" src="http://www.youtube.com/embed/uNoPEpyxkAo?fs=1&#038;feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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