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	<title>Lost Highways &#187; Carne Fresca, Suoni dal Futuro</title>
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	<description>Seek your mood, Find your lost highways!</description>
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		<title>Uno sguardo lucido sui giovani e sulla rete reale: intervista a Manuel Agnelli</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 13:50:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Amalia Dell'Osso]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Carne Fresca, Suoni dal Futuro]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[Suoni dal Futuro è un progetto ambizioso di natura triennale con protagonisti assoluti i musicisti e le musiciste della nuova generazione. Distante dalle logiche dell’algoritmo, dal delirio liquido degli streaming e delle views, dalle false seduzioni dell’AI, dalle manipolazioni dell’autotune, un manipolo di giovanissimi (tra i 15 ed i 30 anni) partecipa al piano visionario &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class=" size-large wp-image-52000 aligncenter" src="https://www.losthighways.it/wp-content/uploads/HUGO-WEBER-credito-obbligatorio-00075-1024x663.jpg" alt="HUGO WEBER-credito-obbligatorio-00075" width="618" height="400" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Suoni dal Futuro </strong>è un progetto ambizioso di natura triennale con protagonisti assoluti i musicisti e le musiciste della nuova generazione.<br />
Distante dalle logiche dell’algoritmo, dal delirio liquido degli streaming e delle views, dalle false seduzioni dell’AI, dalle manipolazioni dell’autotune, un manipolo di giovanissimi (tra i 15 ed i 30 anni) partecipa al piano visionario nato al Germi di Milano e supportato dalla proverbiale lucidità di Manuel Agnelli.<br />
In collaborazione con SIAE, <strong>Suoni dal Futuro</strong> pone al centro la musica come atto catartico e libero, capace di stimolare un cambiamento sociale positivo e percorsi artistici autentici che si riappropriano dello spazio reale in una rete capillare di confronto e condivisione.<br />
Parlarne con chi ha il coraggio e la necessità di agire per sostenere con la propria esperienza una nuova energia alternativa ad un sistema statico e deformante è sempre un’occasione preziosa e stimolante.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il nome del progetto triennale Suoni dal Futuro suona come un oracolo che sintetizza tutta la potenzialità di una scena musicale in fermento in cui tu credi fortemente. Parliamo di una generazione di giovanissimi musicisti e musiciste che si muove in un tempo umano e in uno spazio reale da conquistare, puntando su relazioni e condivisione.</strong><br />
È così. Il titolo è esattamente la descrizione di quello che il progetto prevede, con una gestione nel tempo col tempo. Negli ultimi anni il primo obiettivo è il stato successo a tutti i costi, nel nome della politica del <em>tutto subito</em>. Invece ai ragazzi coinvolti in Suoni dal Futuro vorrei riuscire a trasmettere l’esperienza del percorso e quindi della libertà artistica senza compromessi e senza la fretta che ti costringe a sceglierli. Solo con il tempo è davvero possibile sviluppare un proprio linguaggio, sperimentando, scambiando esperienze ed idee, e ovviamente sbagliando. Il ritorno alla presenza fisica nei posti è proprio una risposta al malessere che un certo tipo di innovazioni ha creato anche a livello sociale. Le innovazioni tecnologiche hanno veramente portato molta infelicità. Pur essendo positive, è l&#8217;uso che ne abbiamo fatto ad averci portato a visioni distorte. Tutta la generazione dei giovani è arrivata a soffrire tantissimo per le pressioni che ha subito, spinta a dover essere presente subito, dappertutto, figa, super funzionale e funzionante. Eppure proprio quest&#8217;ultima generazione ha iniziato a rifiutare queste dinamiche e credo che questo sia l&#8217;inizio di un grosso cambiamento.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Hai ragione, i nostri sono tempi condizionati dall’ansia di essere performanti sempre. In ambito soprattutto artistico diventa un paradosso disumano. Quanto è difficile <em>costruire</em> questo modello alternativo a quello dei fenomeni che l’industria musicale degli ultimi anni ha lanciato?</strong><br />
È difficile per tanti motivi perché c&#8217;è sempre una resistenza pazzesca per interessi diretti, ma anche banalmente per qualunquismo, superficialità, presa di posizione, tanto per aprire bocca perché comunque questo è un Paese fatto così purtroppo, e anche il resto del mondo è molto peggiorato da questo punto di vista! Noi restiamo comunque dei campioni alla fine, e tanto vale darla per scontata questa resistenza. I ragazzi devono imparare ad abituarsi ad avere il giudizio degli altri su di sé, perché si esporranno ad un pubblico, generando necessariamente una reazione che potrà essere molto positiva, ma contemporaneamente anche molto negativa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nel 1968 Andy Wharol profetizzò l&#8217;effimera natura della celebrità nell&#8217;era dei mass media e della cultura pop. Oggi social media e viralità hanno estremizzato il culto dell&#8217;apparenza facendola passare per sostanza, legittimando tutto, anche il diritto all’insulto. Suoni dal Futuro come si pone rispetto all’uso dei social?</strong><br />
Quello che succede sul web è veramente virtuale. Da anni faccio cose anche impopolari, spiegandomi sempre, eppure attiro tantissimi giudizi negativi. Se avessi dato credito a questo tipo di critiche, probabilmente mi sarei fermato, mi sarei atrofizzato. Basta spegnere il telefono a un certo punto o, come ho fatto io, imparare ad abituarsi fino a diventare immune, le reazioni in realtà mi servono solo come dati e mi stimolano ancora di più. Anche recentemente, quando ho preso posizione sul referendum, si è innescata la solita macchina del fango. In quel caso ho capito che stavo facendo qualcosa di giusto o comunque di fastidioso, quindi aveva un senso. Se non abbiamo reazione non abbiamo senso, appunto. I ragazzi devono imparare anche questo: se ambiscono ad essere quello che vogliono, non condizionati dalle dinamiche del sistema musica, devono anche imparare a capire quando i commenti negativi sono un effetto positivo, perché in qualche modo stanno stimolando una reazione. È fondamentale per continuare a vivere bene la parte strettamente artistica, soprattutto crescendo. Parliamo di ragazzi molto giovani e praticamente sconosciuti, per cui sono molto protetti dall’entusiasmo, vanno in giro portando il loro linguaggio, riescono a vivere la musica come una forza catartica che li fa stare meglio rispetto alla vita, alle aspettative. Non dimentichiamoci che questa generazione è la prima che vivrà peggio dei propri genitori, non hanno proprio prospettive di futuro, sono in una società quasi distopica, però hanno la musica e sono tornati infatti a viverla come un’alternativa per stare bene, non come strumento per essere fighi o avere successo e soldi. È veramente una cosa preziosa per loro come lo è stato ed è per me. Questa attitudine, quando diventeranno più grandi, verrà messa alla prova dal sistema, dalla fama, dalle critiche.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Questo è il fulcro della scelta di mettere la tua visione a vantaggio dei ragazzi…</strong><br />
Sì, vorrei riuscire in qualche modo a passare a questi ragazzi le mie esperienze per proteggerli, prepararli e stimolare il loro processo di crescita.  Per questo stiamo cercando di fare rete in giro, per tutta Italia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Infatti Suoni dal Futuro prevede circa 100 concerti a Germi e 96 concerti in giro per l’Italia, tutti ad ingresso gratuito. Dimmi di più di questa logica della rete.</strong><br />
In Italia ci sono tanti posti come il Germi di Milano. Si tratta di spazi dove fanno suonare appunto musicisti nuovi e che promuovono attività culturali legate anche alla letteratura, al cinema, alla stand-up comedy. Magari non hanno la mia visibilità, però ce ne sono di importanti e noi vorremmo riuscire a ricostruire un network di posti come questi e dar vita ad un ecosistema virtuoso. Non stiamo lavorando contro qualcosa, ma vogliamo costruire un’alternativa ramificata che adesso non c&#8217;è, ma che io ho vissuto e mi ha aiutato tantissimo tra la fine degli anni ’80 ed i primi 2000.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Questa idea di rete ha ben poco di virtuale e tanto di interazione e forze sul campo che si stanno impegnando per riattivare quella terra di mezzo di cui sei stato parte anche tu e che può essere non solo occasione di creatività ma anche di profitto.</strong><br />
Parlando di profitto, negli anni ‘80-‘90 sono emerse tante professionalità. C’erano decine di festival molto grandi in Italia, centinaia di locali e migliaia e migliaia di persone di pubblico. Tutto questo indotto era economia anche di una certa importanza. Lo ripeto sempre, anche se capisco che per il grande pubblico la mia faccia è diventata conosciuta con la televisione, io vivevo benissimo di musica anche prima e come me tanti altri artisti della mia generazione. Dal vivo facevamo molta più gente di chi andava in classifica e anche se eravamo ignorati quasi dai media mainstream, quindi le grandi radio, la televisione ufficiale e i quotidiani, alla fine poi il risultato non cambiava perché avevamo un sistema interno che viveva di vita propria, arrivando a formare delle professionalità che oggi lavorano ad altissimi livelli: manager, uffici stampa, fonici, tecnici luce, agenzie per i concerti. Non è entrato nella testa della gente che parliamo di professioni molto serie, molto difficili, molto impegnative e molto rischiose anche perché si tratta di imprenditoria estrema. Manca il rispetto nei confronti della categoria musicale. Vorrei trasmettere a questi ragazzi l&#8217;idea di dignità professionale che devono avere, perché è un loro diritto farsi rispettare come professionisti e lavoratori. Se vogliamo che cambino le cose da questo punto di vista, ci vuole una partecipazione grande da parte degli stessi musicisti e di tutto il pubblico che segue la musica. È necessaria una grande consapevolezza. Purtroppo ne manca anche per superficialità. Leggo molto spesso dei commenti sulle mie partecipazioni mainstream, (la televisione, Sanremo, ecc.), ma sono commenti poco approfonditi rispetto al mio messaggio, diverso da quello che i media fanno passare del sistema musica come puro intrattenimento e svago. Ho sempre usato il mio ruolo per portare in giro un&#8217;altra idea. Pensa a tutto il lavoro fatto insieme ad altri per una legge sulla musica durante il Covid. Eravamo riusciti a farla approvare, ma non è mai diventata decreto attuativo, e questo governo l&#8217;ha praticamente azzerata, ma si può rifare. Ci vuole partecipazione da parte di tutti. E la partecipazione non è il web! Il web non è così reale come vogliono farlo passare altrimenti io non farei una persona di pubblico! Quest’estate gli Afterhours hanno fatto 164.000 paganti reali in concerti reali.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Mi fai venire in mente Black Mirror dove c’è una critica sociale feroce all’ossessione per la tecnologia e allo smarrimento dell’empatia. Agli esordi della serie poteva sembrare una provocazione, ma ci siamo dentro in maniera pericolosa ormai ad ogni livello. Suoni dal Futuro ha una narrazione opposta, e non solo dal punto di vista artistico.</strong><br />
Viviamo una fase del tutto distorta. Era da illusi ed ingenui pensare che ci sarebbe stata una rivoluzione democratica. Oggi è molto più facile controllarci. In rete trovi tutto ed il contrario di tutto e la gente si sente non solo confusa, ma anche annichilita. Si illude che per partecipare alla vita sociale, politica, basti schiacciare un tasto. Come ti dicevo prima, ho fiducia in quest&#8217;ultima generazione e ne ho avuto la conferma con la percentuale altissima di voto al referendum e con le varie manifestazioni che stanno segnando un cambiamento di lotta. Si tratta della fotografia del nostro Paese, di quello che verrà. Per questo motivo ho iniziato ad occuparmi del progetto di Suoni dal Futuro, preceduto da Carne Fresca. Non voglio fare il promoter, l’agente, il manager, tantomeno il santone. Voglio aiutare questi ragazzi a velocizzare il processo di conquista delle esperienze perché intuisco la possibilità del cambiamento che succederà comunque, ma, invece che fra 10-15 anni, vorrei succedesse prima.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sei dentro i mezzi di comunicazione. Dalla televisione alla radio, ai social li hai attraversati per usarli a vantaggio della tua visione. Ti hanno restituito una notorietà ed una visibilità trasversale in pochissimo tempo. Pesa così tanto questo passaggio per avere credibilità nel nostro Paese? </strong><br />
E non è neanche sufficiente. Ci sono due lati positivi riguardo la televisione. L’ho fatta a 50 anni, quindi da adulto che sapeva benissimo cosa voleva e cosa no e che aveva un piano in testa. Inoltre la televisione mi ha messo in mezzo alla gente senza accettare nessun tipo di compromesso. Sono una persona con un carattere di un certo tipo, ho suonato e fatto musica anche per quello, quindi per esprimere il mio linguaggio e non adattarmi più di tanto, stando all&#8217;interno di un circuito preciso, seppur grande, e da cui il resto del mondo sembrava essere fuori. La televisione mi ha dato popolarità a livello nazionale senza farmi cambiare una virgola del mio carattere e del mio approccio nei confronti della musica o della vita. Sono andato ad X Factor restando me stesso, ho occupato quello spazio con la mia visione della musica, così diversa da quella che i media proponevano e propongono ancora adesso. Quindi ho usato il mezzo ricevendo energia positiva: la gente per strada mi saluta, mi parla. Possono sembrare aspetti superficiali, ma in realtà è tutta positività, è una figata. E questo rimanendo me stesso anche nei miei lati più ostici, più spigolosi, più oscuri. Poi c&#8217;è anche il lato economico, certo, molto importante, perché io in televisione ho preso tanti soldi e con quei tanti soldi, lo ripeto in continuazione, ho avuto la possibilità di realizzare dei progetti che erano al centro del mio interesse. Non ho pensato di prendermi un elicottero, la piscina, la Porsche, come molti musicisti in quest&#8217;ultimo periodo bramano, ma ho aperto Germi, ho a cuore iniziative come Suoni dal futuro. Una certa credibilità poi è arrivata e mi ha permesso di fare delle esperienze che altrimenti non avrei fatto: Ossigeno, per esempio, il mio programma in RAI; il teatro con Lazarus, Radio 24 dove ho una trasmissione… tutti contesti dove non mi avrebbero mai chiamato, se non avessi avuto quella visibilità. Di conseguenza non avrei potuto aprire Germi. Anche l’accordo con la SIAE per sostenere i ragazzi difficilmente sarebbe arrivato, se io non avessi avuto quel tipo di credibilità professionale. La mia idea è sempre stata quella integralista a livello artistico, ma poi devi portare dovunque quello che sei, rimanendo fedele a te stesso. Ed è il messaggio che vorrei passare a questi ragazzi. Bisogna uscire dalla gabbia autoghettizante che ogni tanto è la musica italiana alternativa. Bisogna veicolare dovunque il proprio talento, il proprio linguaggio senza paura e con maturità e preparazione. Per me è molto importante sporcarsi le mani perché giocare quel ruolo poi ti permette di fare anche altro. È paradossale che quelli che criticano il mio confrontarmi col mainstream poi non ne vedano gli effetti positivi. Significa essere prevenuti, peccando di superficialità e menefreghismo.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class=" size-large wp-image-52001 aligncenter" src="https://www.losthighways.it/wp-content/uploads/MANUEL_AGNELLI__1_2-1024x629.jpg" alt="MANUEL_AGNELLI__1_(2)" width="618" height="380" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tu sei uno degli esponenti di una scena che ha costruito un’alternativa basata su numeri importanti nelle vendite di dischi e concerti. L’ostacolo maggiore per quella scena è stato proprio l’autoghetizzarsi?</strong><br />
Secondo me sì, non tanto per i più grandi di quella scena che invece hanno provato tutti ad uscire dal ghetto. Penso agli Almamegretta, ai La Crus, a Cristina Donà, ai Malene Kuntz che sono stati a Sanremo con Patti Smith come ospite. Quella scena ci ha provato, ma non è stata seguita da una gran parte del pubblico e soprattutto, secondo me, da una gran parte dei media specializzati perché, pur parlandone tanto, hanno sempre avuto un atteggiamento paternalistico nei confronti di quello che succedeva in Italia. <em>Bravi, sì, ma</em>… c&#8217;era sempre un ma.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A Sanremo del resto quella scena è sempre stata la <em>quota indie</em>, no? </strong><br />
Sì, un po&#8217; sì. Ed era anche un modo per avere il controllo sul proprio orticello da parte di molti giornalisti. In più c&#8217;è stata la generazione di mezzo fra questa dei giovanissimi e la nostra che ha un po&#8217; distrutto tutto quello che avevamo contribuito a costruire. Una generazione che ha avuto poco da dire e che ha avuto anche un successo clamoroso, ma che ha lasciato ben poco perché, secondo me, non ha portato nuova linfa, ha usato tutto quello che avevamo costruito in tanti anni (festival, locali, ecc.) e poi alla fine non lo ha difeso. C&#8217;è stata una culura del mantra <em>io io io io</em> in questi ultimi anni, non c&#8217;è stato un senso di collettività vero. Negli anni ‘90 c&#8217;è stato invece, nonostante le differenze e le rivalità. Quello spirito di comunità lo ritrovo adesso in questa generazione. Per questo penso che sia molto forte.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Qual è invece l’ostacolo più grande per questa generazione di giovanissimi?</strong><br />
L&#8217;ostacolo più grande è proprio il desiderio umano di soddisfazione e visibilità. È naturale che un musicista voglia essere capito ed apprezzato, ma chiaramente con la situazione che c&#8217;è adesso è molto difficile, proprio per come è settato il sistema. Abbiamo a che fare con produzioni a catena di montaggio dove autotune ed intelligenza artificiale sono arrivati a sostituire la creatività. Invece il progresso dovrebbe essere un servizio. Questi ragazzi stanno cercando una risposta per non dipendere dalle dinamiche di oggi con un&#8217;attitudine tipica del passato, ma non ripetuta da modelli trascorsi perché non ce l&#8217;hanno un passato quindi loro non è che tornano lì, loro ci arrivano lì. Per questo hanno una forza dirompente che in maniera naturale appare opposta alla dinamica attuale strutturata ed imperante. Per chi non vive direttamente questo ambiente è difficile capire che un concerto, per esempio, per come lo si intende in maniera classica è cento volte più eccitante di un grande evento dove sei seduto in poltrona, magari con il visore a 3D che ti fa sentire sul palco con la band, ma vivendo passivamente una situazione non reale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E per di più da solo…</strong><br />
Esatto. Da solo ed isolato. Invece questi ragazzi hanno desiderio di comunità, di confronto, di condivisione. Ci vorrà del tempo per riattivare in maniera capillare questa dinamica, l&#8217;unica cosa da fare sarà suonare in giro il più possibile, raccontando questo tipo di attitudine, questo tipo di messaggio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tornando allo spazio di cui questa generazione necessita, parlami dei locali scelti per la prima sessione del tour…</strong><br />
Il preambolo riguarda la collaborazione con SIAE e l’importanza dei fondi per organizzare questo tour e promuovere una nuova generazione di autori che scrivono i loro pezzi. Questo è un modello che si discosta del tutto da quello delle squadre di produzione odierne che servono l&#8217;algoritmo e lanciano pezzi uguali per tutti, monopolizzando il mercato. A questa nuova generazione serve la rinascita dei centri dove si fa musica, ovvero i live club che ultimamente in Italia sono diventati purtroppo stanzoni vuoti che vengono affittati dai promoter quando devono portare i gruppi in tour, quindi non c&#8217;è più una programmazione artistica con un direttore artistico che si prende delle responsabilità, come accadeva una volta, penso al Velvet di Rimini, per farti un esempio. Eppure, nonostante le tante chiusure in era Covid, ci sono posti molto piccoli che sono tornati ad avere (solo alcuni non hanno mai smesso) una direzione artistica, quindi una programmazione, dei contenuti, facendo delle scelte precise. Sappiamo che in giro per tutta Italia ci sono questi spazi culturali, alcuni simili a Germi. Come ti dicevo prima, si tratta di luoghi dove non si fa solo musica, ma si organizzano presentazioni, stand-up comedy, classi per imparare a scrivere, a produrre. Durante i tre anni di Suoni dal Futuro vogliamo coinvolgerne il più possibile, per il momento per esigenze organizzative abbiamo scelto quelli che si sono dimostrati più interessati fin dall’inizio, quindi prima dell’intervento della SIAE, per giocarci la possibilità di mettere in piedi un piano più professionale. Siamo partiti da quelli che avevano già il sacro fuoco. Penso a I Candelai di Palermo, che conosco abbastanza bene perché ci sono stato diverse volte. Penso al Covo di Bologna, un posto storico dove è passato tutto l&#8217;underground sia italiano che internazionale degli ultimi anni e intorno a cui si radunano le persone che a Bologna lavorano per il tipo di linguaggio che vogliamo diffondere. Ti cito punti di riferimento per l&#8217;ambiente, per la regione di appartenenza, perché promuovono un certo modo di fare cultura, non sono semplicemente club dove si fanno eventi e dunque business, sono posti che hanno una visione e li abbiamo scelti per questo. Puntiamo su posti aggregativi che aiutano localmente a raccontare una storia diversa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I protagonisti assoluti di Suoni dal Futuro sono i giovanissimi. Ti chiedo in quale modo potrai supportare ulteriormente l’attenzione che deve restare alta per il buon esito delle varie tappe del progetto. Tornando alla rete di cui sopra, va costruita ed alimentata con il confronto ed il dialogo…</strong><br />
Noi porteremo avanti questo progetto. Io non ho la presunzione, e ci tengo a sottolinearlo, di bastare a una generazione perché cambi le cose. Spero che questo cerino che stiamo accendendo diventi un rogo, un incendio grazie all’adesione di altri. Che saltino pure sul carrozzone, no problem. Mi auguro di contaminare il più possibile anche figure che hanno la mia visibilità o altre situazioni che offrano possibilità a questi ragazzi di potersi esprimere. Non ci sono regole e non ci sono neanche formule magiche. Bisogna semplicemente essere consapevoli che il cambiamento è possibile. I giovani devono poter sbagliare, evolvere, maturare. Vogliamo costruire un percorso e il percorso deve essere il risultato da raggiungere per mutare lo stato delle cose.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Parlami della collaborazione con SIAE di cui accennavi prima e dell’importanza degli investimenti economici per nutrire e velocizzare una rivoluzione del pensiero che proprio i giovanissimi possono attuare…</strong><br />
Sono convinto che questa cosa sarebbe successa comunque, anche senza la mia notorietà ed i soldi. Per velocizzarla però, come dici tu, servono gli investimenti. Servono un certo tipo di visibilità e di penetrazione a livello di comunicazione e soprattutto la possibilità di poter sostenere i progetti economicamente, per strutturarli e dare un&#8217;immagine professionale. Quindi, certo che i soldi aiutano, però sono indispensabili per dare concretezza adesso, ma, secondo me, nel tempo questo nuovo fermento sarebbe cresciuto ugualmente perché è una necessità dei ragazzi. Naturalmente per mettere in piedi Suoni dal Futuro gli investimenti della SIAE sono stati fondamentali. Ciò che più conta è in assoluto la spinta a fare, è questo che io vorrei riuscire a trasmettere ai ragazzi.  Fare al di là di tutto, anche delle critiche. Lo dice la fisica: ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria, e questo succede sempre quando c&#8217;è un movimento, c&#8217;è sempre qualcuno o qualcosa che si metterà contro. Vorrei riuscire a trasmettere che prima di tutto bisogna agire e poi, al limite, correggere. Non puoi stare ad aspettare la situazione perfetta che non arriverà mai, devi creartela.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quale può essere il passo successivo? Magari proposte per migliorare anche la normativa di settore? </strong><br />
Per il momento, no. Anche perché è troppo presto. Io ho solo individuato una direzione e la sto alimentando e questo voglio continuare a fare. Ovviamente le istituzioni possono fare tantissimo. Se ci sarà possibilità di dialogo in tal senso, ben venga. Penso all’importanza di recuperare una legge sulla musica, questo potrebbe essere già un primo passo. Penso anche alla necessità di raccontare la parte professionale del sistema musica. Sono tante le figure che lo compongono e meritano tutte rispetto perché parliamo di un mestiere molto difficile. In Italia questo rispetto manca, soprattutto dopo quasi 40 anni di disgregazione culturale che ha portato la gente a disinteressarsi, ad essere annichilita, come ti dicevo prima. Certamente non possiamo pensare di essere noi quelli che vedranno i cambiamenti. Noi possiamo soltanto pensare di trasmettere delle esperienze. Ho molta fiducia in questa generazione. Non voglio fare un discorso qualunquista, però se mi sono mosso così e mi sono preso questo tipo di impegno è perché sento che ne vale la pena.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Foto di Hugo Weber</em></p>
<p style="text-align: justify;"><img class=" size-large wp-image-51895 aligncenter" src="https://www.losthighways.it/wp-content/uploads/Locandina_Calendario-723x1024.jpeg" alt="Locandina_Calendario" width="618" height="875" /></p>
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		<title>Suoni dal futuro: un progetto triennale per una nuova generazione</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 14:38:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Amalia Dell'Osso]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Carne Fresca, Suoni dal Futuro]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Giovedì 12 marzo nella fucina culturale che è il Germi di Milano è stato presentato  Suoni dal Futuro &#8211; Live Tour, un progetto ambizioso di natura triennale con assoluti protagonisti i musicisti e le musiciste della nuova generazione. Sono intervenuti Salvatore Nastasi (Presidente SIAE), Manuel Agnelli (Afterhours), Tommaso Sacchi (assessore alla cultura del Comune di &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-large wp-image-51894" src="https://www.losthighways.it/wp-content/uploads/Copia-di-SUONI-DAL-FUTURO_28-1024x574.jpeg" alt="Copia di SUONI DAL FUTURO_28" width="618" height="346" /></p>
<p style="text-align: justify;">Giovedì 12 marzo nella fucina culturale che è il Germi di Milano è stato presentato  <strong>Suoni dal Futuro &#8211; Live Tour</strong>, un progetto ambizioso di natura triennale con assoluti protagonisti i musicisti e le musiciste della nuova generazione.<br />
Sono intervenuti Salvatore Nastasi (Presidente SIAE), Manuel Agnelli (Afterhours), Tommaso Sacchi (assessore alla cultura del Comune di Milano), alcune delle figure che hanno collaborato alla lista di date del tour (Giovanardi &#8211; Urbica, Sburlati &#8211; Spazio 211, Schillaci &#8211; Candelai), Marco Gallorini (co-fondatore di Woodworm etichetta della compilation di Carne fresca) e naturalemente alcune delle band coinvolte.</p>
<p style="text-align: justify;">Distante dalle logiche dell&#8217;algoritmo, dal delirio liquido degli streaming e delle views, dalle false seduzioni dell&#8217;AI, dalle manipolazioni dell&#8217;autotune, un manipolo di ragazzi e ragazze tra i 15 ed i 30 anni (selezionati tra centinaia in tutta Italia nel seno del variegato universo di <strong><a href="https://www.losthighways.it/2024/11/22/carne-fresca-la-rassegna-di-germi-e-lo-spirito-indomito-di-manuel-agnelli/">Carne Fresca</a></strong>) partecipa al piano visionario nato a Germi e veicolato con la voce e il furore di Manuel Agnelli, che spinge il piede sull&#8217;acceleratore della sua voglia di costruire una reale alternativa allo standardizzato sistema musicale odierno grazie, per questa nuova fase della sua visione, al supporto di SIAE (Società Italiana degli Autori ed Editori).</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo essere stati traghettate sui palchi della Penisola durante il <a href="https://www.losthighways.it/2025/01/23/gli-afterhours-in-tour-per-il-ventennale-di-ballate-per-piccole-iene/">tour degli Afterhours</a>, le giovani band tornano in primo piano con l&#8217;urgenza di alimentarsi del contatto diretto con il pubblico, conquistando ancora uno spazio fisico dove poter liberare la musica che fanno e sognano di fare in futuro, crescendo e maturando una professionalità che merita dignità in un Paese che poco si cura di tutti i tasselli che compongono il percorso di un artista. L&#8217;obiettivo principale è dunque alzare il sipario su un fermento che esiste e necessita di essere sostenuto, in primis facendo rete tra musicisti, pubblico e club con un prgetto nazionale strutturato. Ecco perché Germi tende la mano agli altri luoghi che in Italia resistono con una programmazione di qualità e che ancora lasciano intravedere la possibilità di ricostituire una <em>terra di mezzo</em> dove la sperimentazione e la ricerca possono fare la differenza rispetto ai dettami della grande industria musicale, esattamente come è già accaduto tra la fine degli anni &#8217;80 e gli anni &#8217;90.</p>
<p style="text-align: justify;">Dall’incontro tra <b>Manuel Agnelli</b>, il collettivo di <b>GERMI &#8211; LdC</b> e <b>SIAE</b> prende vita un progetto triennale dedicato alla nuova scena musicale italiana puntando su creatività, diritto d’autore e dimensione live.</p>
<p style="text-align: justify;">Il progetto si sviluppa su due direttrici complementari. Da un lato <b>GERMI &#8211; LdC</b> di Milano, spazio culturale fondato da Manuel Agnelli che diventa il laboratorio permanente di scouting e formazione: con 5 serate al mese per 10 mesi l&#8217;anno, circa 100 band si esibiranno in una programmazione continuativa che punta su originalità, qualità compositiva e identità artistica. Tutti gli artisti coinvolti presentano brani originali, contribuendo a valorizzare la cultura della creatività. Dall’altro <b>SUONI DAL FUTURO</b> <b>Live Tour</b>, rassegna itinerante che porterà ogni anno 12 progetti musicali selezionati nei club di otto città italiane &#8211; <b>Milano, Roma, Bologna, Napoli, Palermo, Taranto, Pesaro e Torino</b> &#8211; con 96 concerti complessivi distribuiti in due tranche distinte tra primavera e autunno. Tutti gli appuntamenti saranno a ingresso gratuito, per favorire l’incontro diretto tra artisti e pubblico nei luoghi simbolo della musica dal vivo.</p>
<p style="text-align: justify;">La prima sessione del tour 2026 vedrà protagonisti <b>Dirty Noise</b>, <b>Dlemma</b>,<b> Grida</b>, <b>Kahlumet</b>, <b>Mars on Suicide</b> e <b>Wayloz.</b> Il tour partirà il 10 aprile dal <b>GERMI &#8211; LdC</b> di Milano e toccherà lo <b>SPAZIOPORTO </b>di Taranto, l’<b>Urbica</b> di Pesaro, <b>I Candelai </b>di Palermo, l’<b>Auditorium Novecento</b> di Napoli, il <b>Wishlist Club</b> di Roma e <b>Il Covo di Bologna</b>, per concludersi allo <b>Spazio 211</b> di Torino il 30 maggio.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Complessivamente, l&#8217;impatto annuale del progetto è imponente: 96 concerti complessivi, 196 esibizioni live, 100 altre esibizioni live al Germi.</b></p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Con Suoni dal Futuro confermiamo il nostro impegno verso una scena viva e curiosa, pronta a esprimersi: sostenerla e tutelarla significa costruire oggi le basi della creatività di domani&#8221;</em> &#8211;  <b>Salvatore Nastasi, Presidente SIAE</b></p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Dopo anni di io, io, io, finalmente questi ragazzi ci stanno riconducendo ad un senso di comunità e di condivisione che sembrava sparito. Non suonano per avere successo, per la fama, non vogliono medaglioni d’oro, la Porsche e le vacanze a Dubai. Vogliono solo sentirsi meno soli, meno alienati e trovare dei complici che, come loro, non capiscono questo mondo e rifiutano di accettare questa realtà. E poi, più di tutto, c’è tanta musica e tantissimo talento. Noi stiamo cercando di aiutarli a crescere in libertà, senza bruciare le tappe, permettendogli di sbagliare, di confrontarsi, di ricominciare, ma, soprattutto, di vivere il percorso, non solo il risultato&#8221;.</em> &#8211; <strong>Manuel Agnelli</strong></p>
<p><img class="aligncenter size-large wp-image-51895" src="https://www.losthighways.it/wp-content/uploads/Locandina_Calendario-723x1024.jpeg" alt="Locandina_Calendario" width="618" height="875" /></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Non è una chitarra distorta, è l&#8217;intenzione: intervista ai Linfa</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Aug 2025 17:19:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vladimiro Vacca]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Carne Fresca, Suoni dal Futuro]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[Continua il nostro viaggio dentro l’universo musicale di Carne Fresca, Suoni dal Futuro, la rassegna che sonda le nuove traiettorie dell’alternative italiano. Questa volta incontriamo i Linfa, power trio monzese che incarna lo spirito viscerale e ribelle del rock “alla vecchia maniera”. Tra distorsioni acide, urgenze espressive e una sincera volontà di scardinare l’omologazione, la &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class=" size-large wp-image-51355 aligncenter" src="https://www.losthighways.it/wp-content/uploads/Linfa-1024x679.jpeg" alt="Linfa" width="618" height="410" /></p>
<p style="text-align: justify;">Continua il nostro viaggio dentro l’universo musicale di <strong>Carne Fresca, Suoni dal Futuro</strong>, la rassegna che sonda le nuove traiettorie dell’alternative italiano. Questa volta incontriamo i Linfa, power trio monzese che incarna lo spirito viscerale e ribelle del rock “alla vecchia maniera”. Tra distorsioni acide, urgenze espressive e una sincera volontà di scardinare l’omologazione, la band racconta la propria visione artistica e il cammino che li ha portati a calcare palchi prestigiosi come quello in apertura degli Afterhours. Un’altra tappa di un percorso che vuole dare voce a chi sta costruendo questa scena.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quando, come e perché è nato il vostro progetto musicale?</strong><br />
LINFA nasce nel 2023 dall&#8217;amicizia fra Giorgio (basso e voce) e Simone (chitarra), che dopo aver militato insieme in diversi progetti musicali monzesi di vari generi, decidono finalmente di abbracciare la loro passione e seguire la loro esigenza: suonare il rock. Trovano il loro primo batterista e date le loro varie influenze il progetto non può che prendere una direzione alternative/crossover.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa significa &#8220;suonare&#8221; rock per dei giovani come voi?</strong><br />
Suonare rock significa incanalare le energie in maniera esplosiva e catartica. L&#8217;urgenza principale ovviamente riguarda le energie negative, ma non per forza suoniamo solo canzoni tristi o che parlano di disagio&#8230; Diciamo che il rock è un particolare modo di esasperare le emozioni e le esperienze, di metterle sotto una lente di ingrandimento e di viverle in maniera viscerale. Suoni rock, se hai fame di vita. Inoltre il rock è politica, perché per definizione é giovane, ribelle e rivoluzionario. Non è una chitarra distorta a fare il rock, è l&#8217;intenzione che c&#8217;è dietro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quali sono i vostri principali riferimenti musicali?</strong><br />
Veniamo da mondi vicini ma diversi: Gianluca (batteria) ha un gusto emo/punk, Simone una passione per il math rock e il primo indierock e Giorgio ascolta tanto rock italiano. Non sapremmo dare un riferimento che ci accomuna tutti e tre allo stesso modo, ma condividiamo l&#8217;intenzione e questo è l&#8217;importante: il rock&#8217;n&#8217;roll è una tradizione da onorare e su questo siamo tutti d&#8217;accordo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa significa per voi sperimentare e mescolare le carte?</strong><br />
Musicalmente per noi significa cercare una nostra identità sonora esplorando i nostri gusti e le nostre influenze. Si dice &#8220;le note sono 7&#8243; per intendere che è tutto già stato fatto (e in parte è vero), però in mezzo a questo continuo ripetersi della musica sperimentare significa cercare quel dettaglio che fa la differenza, che ti fa prendere una direzione, seppur piccola, che non ha ancora preso nessuno. È l&#8217;unico modo possibile di fare arte in maniera onesta, se no è imitazione o revival.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa significa per voi essere stati selezionati nell&#8217;ambito della rassegna &#8220;Carne Fresca, Suoni dal Futuro&#8221;?</strong><br />
È un onore sapere di essere piaciuti ad alcune eminenti personalità nell&#8217;ambito alternative italiano. É una grande opportunità poter aprire per gli Afterhours, come far parte della compilation in uscita con Woodworm. Sicuramente vogliamo farci notare, ma far parte di questo gruppo e avere la possibilità di fare rete per suonare in giro e conoscere altre band sarà l&#8217;eredità maggiore che ci lascerà questo progetto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gli animi di Carne Fresca tipo Succi, Segale ed Agnelli vi hanno dato qualche consiglio?</strong><br />
Di persona ci siamo visti solo una volta quando abbiamo suonato al Germi e perlopiù ci hanno gasato e si sono complimentati. Per email lo staff di Carne Fresca in generale ha l&#8217;impronta severa di chi ci vuole preparare alla gavetta (perché l&#8217;ha già fatta) dicendoci che non sarà tutto rose e fiori, ma anzi sarà dura. É una modalità che apprezziamo: non vogliamo essere tenuti nella bambagia, né che ci si raccontino frottole. D&#8217;altronde c&#8217;è già un sacco di gente lá fuori che ci racconta frottole.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa rappresenta per voi Germi LdC di Milano?</strong><br />
Ci siamo stati una volta sola in occasione della serata di Carne Fresca a cui abbiamo partecipato anche noi&#8230; Possiamo dire che é un bellissimo locale con uno staff fantastico che è stato ben disposto a chiacchierare e a scambiare opinioni sulla qualunque fino a tardi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come è stato aprire un gruppo storico come gli Afterhours? Il fatto di ritrovarvi con altre band in un cartellone così prestigioso vi fa sentire effettivamente parte di una scena? La vostra generazione concepisce questo concetto oppure vi sentite delle monadi?</strong><br />
É un grande onore e ne sentiamo la responsabilità. Il concetto di scena secondo noi é un po&#8217; astratto nell&#8217;alternative. Non è un genere come il punk o lo screamo in cui ci sono dei giri grandi e ben definiti in cui le persone si conoscono tutte e fanno gruppo. Forse l&#8217;alternative stesso é un genere frammentato per definizione, non avendo dei canoni troppo specifici. Qualcuno da fuori vede la scena, come Agnelli, Succi e lo staff di Carne Fresca, forse perché hanno già vissuto periodi di aggregazione di  questo tipo. Noi da dentro ne intravediamo la possibilità, ma crediamo di non essere ancora consapevoli di far parte di una scena, serve ancora un po&#8217; di tempo, almeno da parte nostra, per conoscere più persone e vedere e calcare più palchi. La scena deve formarsi da sola, se vuole, se no diventerà l&#8217;ennesima idea di marketing costruita da vendere ai giovani.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Se un giorno qualcuno del mondo mainstream vi chiedesse di modificare radicalmente il vostro sound per raggiungere il successo mediatico, accettereste compromessi?</strong><br />
No, ma ciò non significa che non cambieremo mai il nostro sound, magari anche radicalmente.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come vi rapportate all’attuale sistema di promozione fatto di doping su ogni canale social? Lo condividete in qualche modo oppure credete ci sia un modo per arginarlo?</strong><br />
Non lo sopportiamo molto. Vorremmo che il tempo che dedichiamo alla Band fosse al cento per cento tempo che dedichiamo alla musica, per comporre brani nuovi, migliorarci e proporre concerti sempre più studiati. Invece bisogna pensare anche alla creazione di contenuti e a dover contattare le pagine social, ecc ecc&#8230; Sinceramente é la parte che ci piace meno, ogni tanto può essere anche divertente, ma suonare lo é di più.<br />
Il modo per arginare questo sistema sarebbe mettersi d&#8217;accordo tutti e smetterla di creare contenuti che hanno poco a che fare con la musica, anche per rieducare il pubblico ad ascoltare la musica piuttosto che a guardare i reel, ma questo si ricollega al discorso di scena di cui parlavamo prima e secondo noi la nostra generazione di band non è ancora consapevole di farne parte e di avere il potere di unirsi e di decidere di cambiare le cose&#8230; Ma se deve succedere, succederà.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa significa costruire un’alternativa per voi?</strong><br />
Diciamo sempre che fare Alternative in realtà è l&#8217;unico modo di fare rock: se prendi il rock come un&#8217;intenzione (e non solo come un suono), questa è per forza alternativa e anticonformista, se no sei poco più di una tribute band. Per noi già fare rock in maniera onesta e in quest&#8217;ottica significa costruire un&#8217;alternativa, sperando poi che questa scena si amalgami e che abbia un impatto sociale e politico maggiore. Comunque, come dicevamo prima, se deve succedere, succederà&#8230; Noi nel frattempo ci stiamo divertendo un sacco a fare quello che ci piace davvero e già questo crediamo che sia frutto del nostro rifiuto di omologarci.</p>
<h3>Desiderio &#8211; Video</h3>
<p><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/1-zEUaMXzFM?si=YD34v24FdLRgoTbC" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Lo spaghetti stoner che scuote la provincia: intervista ai Vidage</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Aug 2025 17:03:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vladimiro Vacca]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Carne Fresca, Suoni dal Futuro]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[Continua il nostro viaggio dentro le sonorità e le visioni della rassegna Carne Fresca, Suoni dal Futuro con una nuova tappa dedicata ai Vidage. Quattro giovani pugliesi che mescolano stoner rock, poesia e attitudine underground, dando vita a uno stile personale e potente: lo “spaghetti stoner”. In questa intervista, ci raccontano la loro nascita, il loro &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class=" size-large wp-image-51351 aligncenter" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/Vidage-1024x684.jpeg" alt="Vidage" width="618" height="413" /></p>
<p style="text-align: justify;">Continua il nostro viaggio dentro le sonorità e le visioni della rassegna <strong>Carne Fresca, Suoni dal Futuro</strong> con una nuova tappa dedicata ai Vidage. Quattro giovani pugliesi che mescolano stoner rock, poesia e attitudine underground, dando vita a uno stile personale e potente: lo “spaghetti stoner”. In questa intervista, ci raccontano la loro nascita, il loro modo di intendere la musica e la voglia di costruire un’alternativa autentica, lontana dai compromessi del mainstream.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quando, come e perché è nato il vostro progetto musicale?</strong><br />
Siamo nati nel 2018 dopo una jam session in un locale: un cliché che a quanto pare funziona ancora. Un informatico, un ingegnere del suono, uno studente di lettere e un grafico pubblicitario che volevano fare rumore. Non c’è stata una chiamata o una vocazione, è stato molto meno romantico di così. Poi ci siamo accorti che quel rumore stava risvegliando qualcosa nella nostra provincia. La pandemia, il lavoro e lo studio ci hanno tenuti separati per un po’, quindi ci piace pensare che l’anno della nostra (ri)nascita è il 2024.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa significa &#8220;suonare&#8221; rock per dei giovani come voi?</strong><br />
Suonare rock significa essere diretti, ruvidi, non accettare compromessi o ruoli imposti. Significa trasformare la rabbia e la tristezza in un atto performativo, catartico. E soprattutto, significa riuscire a tirare fuori energia dal pubblico, dal prossimo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quali sono i vostri principali riferimenti musicali?</strong><br />
Probabilmente, i Kyuss e i Verdena. Chiusi insieme in un ascensore, a leggere Majakovskij. E non possiamo non citare i 1000mods, una band greca da cui abbiamo preso ispirazione per il nostro nome.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa significa per voi sperimentare e mescolare le carte?</strong><br />
Significa evitare di stare troppo comodi, impedire che il nostro percorso di ricerca artistica – che in fondo è anche il nostro percorso di vita – si atrofizzi. Abbiamo provato a sperimentare sin dall’inizio, ed è facendolo che siamo riusciti a trovare la nostra identità. Volevamo portare a compimento un’operazione culturale che nel nostro paese è stata cominciata e ripresa più volte, ma che forse non è ancora arrivata fino in fondo. Volevamo essere più aggressivi e più veri di quanto si sente solitamente qui in giro, ma anche valorizzare la nostra cultura e la nostra lingua tradizionalmente legate alla poesia e all’arte.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa significa per voi essere stati selezionati nell&#8217;ambito della rassegna Carne Fresca, Suoni dal Futuro?</strong><br />
È stato sicuramente un riconoscimento, un’attestazione di valore. Sentirsi parte di qualcosa di alternativo ma anche nazionale, solido, concreto – e questo ha un valore duplice se provieni dal Sud e dalla provincia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gli animi di Carne Fresca tipo Succi, Segale ed Agnelli vi hanno dato qualche consiglio?</strong><br />
Ci hanno senz’altro trasmesso uno stato d’animo, un modo di fare le cose. Soprattutto Giovanni Succi, con cui abbiamo avuto più modo di interagire, ci ha fatto sentire coinvolti, sicuri e a nostro agio. L’esperienza di Carne Fresca ci ha sicuramente insegnato che perseverare dà i suoi frutti, che essere sé stessi fino in fondo è sempre la cosa più giusta da fare per essere apprezzati dal pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa rappresenta per voi Germi LdC di Milano?</strong><br />
Germi è un piccolo locus amoenus: vi abbiamo trovato persone che lavorano con passione e generosità, e un pubblico affamato di musica e di cose nuove. Luoghi di questo tipo sono dei veri punti di riferimento per una scena che sorga spontaneamente dal basso, vorremmo che ce ne fossero in ogni angolo d’Italia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come è stato aprire un gruppo storico come gli Afterhours? Il fatto di ritrovarvi con altre band in un cartellone così prestigioso vi fa sentire effettivamente parte di una scena? La vostra generazione concepisce questo concetto oppure vi sentite delle monadi?</strong><br />
Una grande emozione: un punto di arrivo ma speriamo anche di partenza. Alcuni di noi ascoltano gli Afterhours sin dall’adolescenza. Non ci sentiamo affatto delle monadi, anzi. Per noi la musica è vita, è contatto umano, si può fare solo insieme. Abbiamo sempre avuto l’ambizione di riuscire a sentirci davvero parte di un’entità più grande, fatta di altri musicisti come noi e soprattutto del pubblico che ci supporta. Siamo convinti che l’esperienza di Carne Fresca e del concerto degli After stiano contribuendo a realizzare concretamente questa ambizione</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Se un giorno qualcuno del mondo mainstream vi chiedesse di modificare radicalmente il vostro sound per raggiungere il successo mediatico, accettereste compromessi?</strong><br />
Mai. Cambieremmo la nostra musica solo per esigenze creative, personali, mai commerciali. La poesia non si può consumare, non si può svendere.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come vi rapportate all’attuale sistema di promozione fatto di doping su ogni canale social? Lo condividete in qualche modo oppure credete ci sia un modo per arginarlo?</strong><br />
Il sistema dei social non ci piace molto. Ne abbiamo avuto la conferma definitiva quando abbiamo subito un ban irreversibile da Meta a causa di un errore dell’intelligenza artificiale, poco dopo aver pubblicato il nostro primo singolo. In pratica, una censura ingiustificata. Da allora, quella canzone è diventata la nostra dichiarazione di guerra agli algoritmi e all’oligopolio economico e culturale delle piattaforme. Un modo per arginare tutto questo è esserci in carne e ossa, coinvolgere la gente e sentirsi parte di qualcosa, presidiare e resistere. Questo modo di pensare è uno dei motivi principali per cui abbiamo voluto essere parte di Carne Fresca.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa significa costruire un’alternativa per voi?</strong><br />
Significa fottersene, rischiare. Fare quello che non esiste, ma che molte persone vorrebbero esistesse perché ne hanno bisogno. Soprattutto, significa non farsi strumentalizzare, dire sempre e solo ciò in cui si crede davvero.</p>
<h3>[io] &#8211; Video</h3>
<p><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/_iBe96bwYek?si=S8g5_xaYL5M14_To" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Tra rime urbane e melodie intime: Intervista ai DODO Q</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Aug 2025 18:07:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vladimiro Vacca]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Carne Fresca, Suoni dal Futuro]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[I DODO Q sono un&#8217;altra anima della rassegna Carne Fresca, Suoni dal Futuro. La giovane band cagliaritana, nata da un’improvvisata jam session e sviluppatasi in un solido progetto musicale, incarna una vibrante fusione di rap, indie pop e cantautorato. Dopo l’EP San Domenico (2023), hanno pubblicato il loro primo album 75 Idee (2025). Entriamo nel loro mondo &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/DodoQ.jpg"><img class=" size-large wp-image-51332 aligncenter" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/DodoQ-683x1024.jpg" alt="DodoQ" width="618" height="927" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">I DODO Q sono un&#8217;altra anima della rassegna <strong>Carne Fresca, Suoni dal Futuro. </strong>La giovane band cagliaritana, nata da un’improvvisata jam session e sviluppatasi in un solido progetto musicale, incarna una vibrante fusione di rap, indie pop e cantautorato. Dopo l’EP <em><strong>San Domenico</strong></em> (2023), hanno pubblicato il loro primo album <em><strong>75 Idee</strong></em> (2025). Entriamo nel loro mondo ibrido e sincero.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quando, come e perché è nato il vostro progetto musicale?</strong><br />
Il nostro progetto nasce a Cagliari verso la fine del 2021 con il solo scopo di fare un unico concerto e poi sciogliersi. Ci battezziamo momentaneamente “Dodo Quartet”, facendo riferimento all’estinzione dell’iconico animale e alle formazioni Jazz basate sull’improvvisazione. Il sound è un ibrido dato dalla somma del repertorio dei membri fondatori: Rap e Cantautorato con sonorità Indie e Alternative. L’esibizione però va benissimo e noi ci divertiamo così tanto da decidere di non fermarci, finendo quindi per continuare a provare, suonare e infine registrare un EP (<em><strong>San Domenico</strong></em>, 2023) e un album (<em><strong>75 Idee</strong></em>, 2025). Cambiamo quindi nome definitivamente in “dodo q” e diventiamo a tutti gli effetti una band.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa significa &#8220;suonare&#8221; rock per dei giovani come voi?</strong><br />
Fare questo genere significa prima di tutto portare avanti l’eredità dei giganti che ci hanno plasmato e che, prima di noi, hanno creduto nella libertà di espressione e nella comunicazione senza filtri, in cui il cuore contava più di ogni altra cosa. La meraviglia sta poi soprattutto nel suonare assieme, farsi forza a vicenda e condividere fisicamente e mentalmente ciò che altrimenti sarebbe inevitabilmente taciuto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quali sono i vostri principali riferimenti musicali?</strong><br />
Sono davvero tantissimi, ci limitiamo a citarne qualcuno fra quelli che hanno contribuito alla creazione <em><strong>75 Idee</strong></em>, il nostro album: il Rap di Mac Miller e il Folk di Nick Drake, le atmosfere ruvide Punk e Post Punk di Fontaines D.C. e Idles, la sperimentazione sonora di Daniela Pes e Iosonouncane.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa significa per voi sperimentare e mescolare le carte?</strong><br />
Sperimentare per noi vuol dire ascoltarsi l’un l’altro, giocare e superare i propri limiti. È una forma di espressione molto pura e fondamentalmente la più spontanea: come nell’ascolto anche nella creazione siamo decisamente attratti da ciò che non conosciamo, non sappiamo fare e ci illumina gli occhi. È tra l’altro un modo per dire la propria e prendere dall’ambiente senza costringersi in forme preconfezionate.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa significa per voi essere stati selezionati nell&#8217;ambito della rassegna &#8220;Carne Fresca, Suoni dal Futuro&#8221;?</strong><br />
È una cosa che ci emoziona, ne siamo veramente contenti. Carne Fresca è un contesto vivo e pulsante, pieno di idee e persone che vogliono comunicare in maniera originale. È una fucina di musica ed è bello sapere di farne parte e dare il proprio piccolo contributo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gli animi di Carne Fresca tipo Succi, Segale ed Agnelli vi hanno dato qualche consiglio?</strong><br />
Non abbiamo ancora avuto occasione di incontrarci, ma siamo sicuri che potrebbero nascere delle chiacchierate molto interessanti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa rappresenta per voi Germi LdC di Milano?</strong><br />
Germi è a tutti gli effetti “il locale”: un posto in cui una band come noi, che porta avanti certi ideali e determinate sonorità, punta a frequentare sia da sotto che da sopra il palco. Per noi rappresenta un punto di connessione tra la scena sotterranea e una dimensione più visibile. Sarebbe bellissimo suonarci.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come è stato aprire un gruppo storico come gli Afterhours? Il fatto di ritrovarvi con altre band in un cartellone così prestigioso vi fa sentire effettivamente parte di una scena? La vostra generazione concepisce questo concetto oppure vi sentite delle monadi?</strong><br />
Di sicuro è un colpo al cuore ritrovarsi a suonare prima di una band che è stata così tanto nelle nostre orecchie. Vivendo in Sardegna, è complicato parlare di “scena”, sicuramente però sentiamo che i nostri sforzi siano stati visti e che c’è un ecosistema attento a certe realtà. È una cosa che tutti cerchiamo e vorremmo sentire attorno.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Se un giorno qualcuno del mondo mainstream vi chiedesse di modificare radicalmente il vostro sound per raggiungere il successo mediatico, accettereste compromessi?</strong><br />
Sappiamo che non saremmo mai contenti, se rinunciassimo alla nostra identità: se con compromesso si intende una forma di esplorazione nell’ambito di sonorità anche più immediate mantenendo però fede ai propri ideali ben venga, altrimenti si tratta di un gioco che proprio non ci interessa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come vi rapportate all’attuale sistema di promozione fatto di doping su ogni canale social? Lo condividete in qualche modo oppure credete ci sia un modo per arginarlo?</strong><br />
Possiamo dire onestamente che non ne facciamo proprio parte e nemmeno sappiamo come funzioni. Utilizziamo i vari social unicamente come medium per trasmettere la nostra musica e le nostre idee, lo scopo è sempre e solo questo. Il modo per arginarlo per noi è fare comunità, andare ai concerti, comunicare e suonare il più possibile e al meglio possibile.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa significa costruire un’alternativa per voi?</strong><br />
Sono in gran parte concetti che abbiamo in qualche modo già espresso, ma possiamo semplificarla così: si tratta di rimanere fedeli a sé stessi, cercare di essere come si vorrebbe essere, suonare e scrivere come ciò che si vorrebbe ascoltare. Fare comunità, incontrarsi e condividere, ricordandosi che dietro a ogni cosa ci sono sempre le persone e la loro vita. Mettere questo al centro di tutto, come unico focus possibile.</p>
<h3>Cresceranno Nuovi &#8211; Video</h3>
<p><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/bcyZrbgBNBE?si=sZhOcNdvix4mfc7p" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<h3>75 Idee &#8211; Album Streaming</h3>
<p><iframe style="border-radius: 12px;" src="https://open.spotify.com/embed/album/1DcTuNESB8LxFA7lPRnyMd?utm_source=generator" width="100%" height="352" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen" data-testid="embed-iframe"></iframe></p>
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		<title>Dalla provincia con distorsione: intervista ai Mass Demonstration</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Aug 2025 16:29:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vladimiro Vacca]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Carne Fresca, Suoni dal Futuro]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[Per il nostro approfondimento sulla rassegna Carne Fresca, Suoni dal Futuro, abbiamo incontrato i Mass Demonstration, band novarese nata nel 2021 in piena pandemia. Con un sound che mescola garage rock e post-punk, i cinque musicisti portano in scena un’energia viscerale fatta di chitarre distorte, testi diretti e una forte identità territoriale. Il loro brano Reazione &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.losthighways.it/wp-content/uploads/MassDemonstration.jpg"><img class=" size-large wp-image-51329 aligncenter" src="https://www.losthighways.it/wp-content/uploads/MassDemonstration-655x1024.jpg" alt="MassDemonstration" width="618" height="966" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Per il nostro approfondimento sulla rassegna <strong>Carne Fresca, Suoni dal Futuro</strong>, abbiamo incontrato i Mass Demonstration, band novarese nata nel 2021 in piena pandemia. Con un sound che mescola garage rock e post-punk, i cinque musicisti portano in scena un’energia viscerale fatta di chitarre distorte, testi diretti e una forte identità territoriale. Il loro brano <em><strong>Reazione Areacronica</strong></em> è stato selezionato per la compilation ufficiale di Carne Fresca, confermando la forza del loro approccio musicale: distorsioni, riverberi e testi in italiano che non cercano scorciatoie. Dopo l’EP d’esordio e una serie di live ad alta intensità, la band continua a costruire un percorso coerente e personale, lontano dai compromessi del mainstream. Ci raccontano cosa significa per loro suonare rock oggi, sperimentare senza paura e sentirsi parte di una scena che nasce dal basso.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quando, come e perché è nato il vostro progetto musicale?</strong><br />
Siamo i Mass Demonstration, una band nata a Novara nel 2021, in piena pandemia. Quel periodo, così assurdo, ci ha fatto sentire il bisogno urgente di esprimerci in modo diretto, senza filtri, senza compromessi. Da lì è nato tutto perché non volevamo suonare per imitare qualcuno, ma semplicemente per essere noi stessi.<br />
Il nostro suono unisce le atmosfere cupe e tese del post-punk con l’energia grezza del garage rock. Chitarre taglienti, distorsioni, riverberi ed energia pura durante i live. Siamo figli della provincia e si sente, anche nei testi, che sono decisi, prorompenti e sinceri, come il nostro modo di stare al mondo. Da poco è uscito il nostro nuovo pezzo <em><strong>Velluto</strong></em> che è un esempio perfetto di questa nostra attitudine.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa significa &#8220;suonare&#8221; rock per dei giovani come voi?</strong><br />
Per noi suonare rock è semplicemente una forma di espressione senza compromessi. Non lo viviamo come una ribellione né come un atto di resistenza contro qualcosa, tantomeno contro la musica mainstream.<br />
È solo il modo in cui esistiamo, il nostro linguaggio naturale. Se agli occhi di chi ci ascolta o ci guarda tutto questo assume le sembianze di una rivolta, benvenga. Ma non è il nostro punto di partenza. Noi suoniamo quello che siamo, tutto il resto è secondario.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quali sono i vostri principali riferimenti musicali?</strong><br />
All’inizio le nostre influenze erano quasi tutte esterofile: ascoltavamo band come Arctic Monkeys, Oasis, Green Day, Fontaines D.C. e ci ispiravamo molto a quel tipo di sound e attitudine.<br />
Con il tempo, però, siamo cambiati e abbiamo iniziato ad aprirci ad altri mondi, anche linguistici. Abbiamo scoperto e riscoperto il rock italiano degli anni ’90, con band come CCCP, CSI, Afterhours, Marlene Kuntz e altri che ci hanno mostrato quanto potesse essere potente scrivere e suonare in italiano, senza perdere forza.<br />
Oggi siamo il risultato di questa doppia anima: da un lato il sangue anglosassone che ci ha formato a livello di arrangiamento e spigolosità delle chitarre , dall’altro la profondità e la sincerità dei testi in italano.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa significa per voi sperimentare e mescolare le carte?</strong><br />
Per noi sperimentare è quasi naturale, non è una posa né uno sforzo: è qualcosa che ci portiamo dentro, è nel nostro modo di scrivere. Non ci piace usare la strada scontata e ogni brano diventa l’occasione per tirare fuori il coniglio dal cappello. Ogni passaggio, ogni arrangiamento, viene messo in discussione: vogliamo che niente suoni prevedibile. Il nostro batterista, per esempio, cerca sempre di infilare un tempo dispari in ogni pezzo, e puntualmente si finisce ai ferri corti in sala. Ma è anche da queste tensioni che nasce il nostro suono.<br />
<strong><em>Velluto</em></strong> è forse il miglior esempio di questa attitudine: scrittura mai piatta, mai comoda. Ascoltare per credere.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa significa per voi essere stati selezionati nell&#8217;ambito della rassegna &#8220;Carne Fresca, Suoni dal Futuro&#8221;?</strong><br />
Essere selezionati per Carne Fresca è stato per noi un momento importante, perché per la prima volta ci siamo trovati all’interno di un contesto fertile, dove le band emergenti vengono davvero ascoltate e valorizzate. È un ambiente in cui ci si sente al sicuro, parte di qualcosa, e questa dimensione condivisa ci accomuna a tutte le altre realtà coinvolte.<br />
Siamo ben consapevoli della fortuna che abbiamo avuto a essere scelti e proprio per questo vogliamo sfruttare al massimo questa opportunità.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gli animi di Carne Fresca tipo Succi, Segale ed Agnelli vi hanno dato qualche consiglio?</strong><br />
Sì, i consigli sono arrivati. Quello che ci ha colpito di più è stato un consiglio di Manuel Agnelli, la sera che l’abbiamo conosciuto al CIQ: ci ha spinti a scrivere in italiano e ci ha ricordato quanto sia fondamentale, per chi vuole mettersi in gioco nella musica, imparare ad avere pazienza.<br />
Anche Giovanni Succi ci ha detto qualcosa di fondamentale, che in fondo già sentivamo nostro: visto che sul palco continuavamo a ripetere che veniamo da Novara, ci ha detto che dovremmo esserne fieri. Che la provincia è una radice, non un limite.<br />
Sono piccole frasi, ma quando arrivano da persone così, in momenti così, fanno davvero la differenza.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa rappresenta per voi Germi LdC di Milano?</strong><br />
Germi lo conoscevamo già, ed è strano come in così poco tempo sia diventato per noi un punto di riferimento, quasi un rifugio. È uno di quei posti rari in cui senti che succedono cose vere, dove le idee si muovono, dove le opportunità nascono in modo naturale. È anche il luogo dove si è svolta la prima rassegna di Carne Fresca, quindi per noi e per molti ha un valore quasi “storico’’. Più che un locale, Germi è una fucina. E sapere che ne facciamo parte, anche solo in minima parte, è qualcosa che ci portiamo dietro con orgoglio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come è stato aprire un gruppo storico come gli Afterhours? Il fatto di ritrovarvi con altre band in un cartellone così prestigioso vi fa sentire effettivamente parte di una scena? La vostra generazione concepisce questo concetto oppure vi sentite delle monadi?</strong><br />
È stata un’esperienza fantastica, quasi inverosimile. Come realizzare un sogno: uno di quelli che speri un giorno possa accadere, ma non sai davvero quando e quando succede, ti sembra assurdo.<br />
Come dicevamo prima, tutta questa rassegna ci ha fatto sentire parte di qualcosa di più grande. Come una famiglia, con tantissimi fratelli. La nostra generazione forse non ha una scena definita come quelle del passato, ma esperienze come questa dimostrano che il senso di appartenenza è ancora possibile. Basta metterlo nelle mani giuste.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Se un giorno qualcuno del mondo mainstream vi chiedesse di modificare radicalmente il vostro sound per raggiungere il successo mediatico, accettereste compromessi?</strong><br />
Ad oggi diremmo assolutamente no. Non perché vogliamo fare i puristi o i martiri, ma semplicemente perché non saremmo in grado di vendere la nostra integrità musicale e non.<br />
Poi, è anche vero che è facile parlare finché non ti trovi davvero in quella situazione. Ma proprio per questo cerchiamo di costruire qualcosa che possa camminare da solo, senza dover cedere il volante a qualcun altro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come vi rapportate all’attuale sistema di promozione fatto di doping su ogni canale social? Lo condividete in qualche modo oppure credete ci sia un modo per arginarlo?</strong><br />
Il nostro rapporto con i social, a dire il vero, è piuttosto sano. Cerchiamo di non esserne dipendenti, ma nemmeno di ignorarli o demonizzarli: sappiamo che possono essere uno strumento ausiliare molto potente.<br />
C’è una condivisione parziale da parte nostra, perché capiamo perché tutto questo sia nato: la promozione musicale è cambiata, e bisogna farci i conti.<br />
Non siamo per le crociate contro i social, ma nemmeno per l’adattamento cieco. Ci stiamo dentro, ma a modo nostro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa significa costruire un’alternativa per voi?</strong><br />
Per noi costruire un’alternativa significa provare a percorrere un sentiero che nessuno, o pochi, hanno avuto il coraggio di seguire fino in fondo, non solo di facciata.<br />
Per molti è più importante dirlo che farlo davvero, mentre noi siamo sinceramente convinti che questa sarà la nostra vita.</p>
<h3>Reazione Areacronica &#8211; Video</h3>
<p><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/KtArJFEAB-0?si=l8yKKvniLYPk_Gkg" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<h3>Adoraci Ep &#8211; Streaming</h3>
<p><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/cppHcdjpT1E?si=UnWVCMBzG8pv81c9" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Il caos come metodo: Intervista ai Kahlumet</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Aug 2025 16:54:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vladimiro Vacca]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Carne Fresca, Suoni dal Futuro]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[Proseguiamo il racconto della rassegna Carne Fresca con l&#8217;intervista ai Kahlumet, band milanese dall’anima sperimentale con all&#8217;attivo già una densa discografia che attraversa l’alternative rock, il dream pop e la psichedelia, con titoli come Homeless Recordings (2021), Shameless Meaningless (2023) e il recente Someday (2025), che segna una svolta verso sonorità più contaminate da jazz e &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/Kahlumet.jpg"><img class=" size-large wp-image-51297 aligncenter" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/Kahlumet-1024x683.jpg" alt="Kahlumet" width="618" height="412" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Proseguiamo il racconto della rassegna <strong>Carne Fresca</strong> con l&#8217;intervista ai Kahlumet, band milanese dall’anima sperimentale con all&#8217;attivo già una densa discografia che attraversa l’alternative rock, il dream pop e la psichedelia, con titoli come <strong><em>Homeless Recordings</em></strong> (2021), <strong><em>Shameless Meaningless</em></strong> (2023) e il recente <strong><em>Someday</em></strong> (2025), che segna una svolta verso sonorità più contaminate da jazz e soul. La loro ricerca sonora è liquida, malinconica e sempre in movimento. Dopo essere stati selezionati per la compilation <strong><em>Carne Fresca (Suoni dal Futuro)</em></strong>, pubblicata da Woodworm, i Kahlumet hanno avuto l’onore di aprire in occasione del tour celebrativo <strong><em>Ballate per piccole iene</em> </strong>degli Afterhours. In questa intervista, ci raccontano cosa significa per loro fare musica oggi, tra visione artistica, rifiuto dei compromessi e desiderio di costruire un’alternativa reale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quando, come e perché è nato il vostro progetto musicale?</strong><br />
La musica è la forma d&#8217;arte che più mi colpisce e mi seduce. L&#8217;ho ascoltata da ancora prima di nascere perché i miei genitori sono appassionati, nonostante non siano musicisti. Entrambi mi hanno fatto ascoltare musiche senza il cui incontro non avrei mai e poi mai iniziato a suonare. Da mio papà ho preso i Doors, Smiths, Depeche Mode, De Andrè, mentre mia mamma mi ha introdotto ai Cure, Red Hot, Lucio Dalla. Solo per dirne alcuni. Ho anche sempre amato leggere e scrivere, per cui mi è venuto naturale di cimentarmi nel comporre e scrivere canzoni, mi ha subito intrigato e da lì sono partito: è il mio disegno, la mia visione, il filtro attraverso cui vivo e racconto il mondo e decido di esprimere ed imprimere ciò che mi pare. Ho iniziato a scrivere le mie canzoni a 16 anni. Al liceo ho legato con Elia Pozzi, Ferruccio Perrone e Giovanni Doneda di &#8220;De Strangers&#8221; , &#8220;Cimice Production&#8221; e &#8220;Il Mago del Gelato&#8221;. Con loro ho prodotto nel 2021 <strong><em>Homeless Recordings</em></strong><em>, </em>il mio primo ep<em>,</em> allo studio La Sabbia. È stato un periodo molto bello, durante la pandemia ci siamo chiusi sotto terra a registrare per mesi, è stata la mia prima volta in uno studio di registrazione. Da fine 2023 collaboro con Carlo Gasparetto, amico il cui ruolo è variegato: è il mio produttore, fonico, manager/consigliere; e Romeo Boni, amico attualmente tastierista nel mio gruppo, nonché una grande risorsa in fase di arrangiamento e scelta estetica. Dopo parecchio tempo di produzione passato in solitudine, per me oggi è importante collaborare con le persone, fare squadra. Con loro ho prodotto <strong><em>Someday</em></strong> e <strong><em>Bed Man,</em></strong> uscite quest&#8217;anno. Il nostro sodalizio ha in vista altre pubblicazioni, a partire da settembre. Fondamentali per la mia formazione e la mia ispirazione sono state anche le esperienze teatrali al seguito di Tindaro Granata per la rassegna &#8220;Situazione Drammatica&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa significa &#8220;suonare&#8221; rock per dei giovani come voi?</strong><br />
Suonare rock alternativo, soprattutto in Italia, richiede di essere consapevoli di fare una musica che ormai non muove più le masse. Non è un genere morto, perché sono tanti i ragazzi che lo portano avanti con dedizione. Ad essere in pericolo di vita è invece l&#8217; interesse del grande pubblico per questo tipo di sonorità. Non voglio dilungarmi sulle ragioni di questo fenomeno, ma spesso sono legate alle logiche discografiche. E a certe imposizioni di gusto. Il motivo per cui la mia generazione continua a fare questa roba sta esattamente qui: la musica è cultura, emozione, aggregazione e libertà, e la rabbia di vedere questi capisaldi dell&#8217;arte venire continuamente scavalcati e strumentalizzati per scopo di lucro è catarticamente vivibile in un qualsiasi pogo di un qualsiasi concerto rock in un qualsiasi centro sociale. Lunga vita all&#8217;urgenza espressiva, all&#8217;autogestione, al rifiuto dei compromessi, al credere nella propria visione. Questo è il rock, ed è la linfa della mia motivazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quali sono i vostri principali riferimenti musicali?</strong><br />
I miei capisaldi del passato sono Pink Floyd, Doors, Bowie, Lou Reed/Velvet, Tim/Jeff Buckley, Neil Young, Nick Drake, PJ Harvey, Radiohead, Elliot Smith, The Smiths, Talking Heads, Red Hot, ma ce ne sono troppi&#8230; impossibile fare una lista soddisfacente. Oggi amo King Krule, Crumb, Alice Phoebe Lou, Rosalia, Mount Kimbie, Fontaines D.C., Karate. Anche qui non posso fare a meno di lasciare indietro qualcuno. Questo sul versante rock. Altrimenti si apre un capitolo difficile: ascolto e ho sempre ascoltato tutto. Amo tutta la buona musica. Amo soprattutto il funk, afrobeat, bossa nova, jazz . Ultimamente la mia grande passione è la library e soundtrack music, soprattutto italiana anni &#8217;50-&#8217;80, ragione che mi ha spinto ad iscrivermi al corso triennale di Musica Applicata alle immagini della Scuola Civica di musica di Milano.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa significa per voi sperimentare e mescolare le carte?</strong><br />
È la cosa più bella. È l&#8217;essenza della creatività. I risultati più interessanti si hanno in caso di incontri e mescolanze impensabili, inaspettate e casuali. Significa abbandonarsi all&#8217;energia, al caso, al caos. Significa non accontentarsi mai ma spingere sempre un po&#8217; più in là. Fondamentale è lo stimolo proveniente da altre persone.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa significa per voi essere stati selezionati nell&#8217;ambito della rassegna &#8220;Carne Fresca, Suoni dal Futuro&#8221;?</strong><br />
Significa sentirsi a casa, nel posto giusto, una cornice che valorizza la mia arte e che mi dà l&#8217;opportunità di portarla in contesti adatti, se non prestigiosi. Avere la stima e il supporto delle persone che formano questo progetto è un onore indescrivibile, mi riempie di soddisfazione e mi spinge a dare tutto quello che posso. Significa sapere di non essere soli e di fare parte di qualcosa di dirompente e meraviglioso.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gli animi di Carne Fresca tipo Succi, Segale ed Agnelli vi hanno dato qualche consiglio?</strong><br />
Da subito sono stati accoglienti, di una cura attenta e pronta all&#8217;ascolto. Personalmente ho chiesto loro alcuni consigli e ho ricevuto preziose risposte.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa rappresenta per voi Germi LdC di Milano?</strong><br />
Da ben prima di fare parte di <strong>Carne Fresca</strong> il Germi è sempre stato un punto fisso per me: da fan degli Afterhours, suonare lì ha rappresentato un traguardo. Mai mi sarei immaginato di aprire due loro concerti. Se penso al Germi, mi vengono in mente due scene: 1. 2021 vado al Germi con un&#8217;amica con in tasca il mio Ep stampato in casa da consegnare prontamente a Manuel nel miracoloso caso in cui lo incontrassi. Inutile dire che di lui neanche l&#8217;ombra; 2. 20 novembre 2024, prima edizione di <strong>Carne Fresca</strong>, io e Andrea Puricelli, il mio chitarrista, ci presentiamo al Germi per fare il soundcheck e ci accoglie Francesca con una dolcezza e un entusiasmo commoventi. Lì la mia tensione si è sciolta completamente e quella sera suonammo in maniera davvero intensa. Sono due immagini molto esplicative di cosa significhi per me il Germi. Famiglia. Stimolo. Realizzazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come è stato aprire un gruppo storico come gli Afterhours? Il fatto di ritrovarvi con altre band in un cartellone così prestigioso vi fa sentire effettivamente parte di una scena? La vostra generazione concepisce questo concetto oppure vi sentite delle monadi?</strong><br />
Ripeto, ancora non ho bene realizzato. Gli After mi hanno ispirato molto, soprattutto nella scrittura in italiano, <em><strong>Saliva e Luna Piena</strong> </em>ne è un esempio lampante, in pieno stile After. Non potrei essere più onorato. Ma dall&#8217;altra parte mi sento al posto giusto: con la musica che faccio, in Italia, mi sembra coerente. Finalmente mi sono accorto che non sono solo e la fame che vivo io brontola negli stomaci di tanti altri come me. Questi ragazzi, noi, come i tanti altri che ancora non hanno partecipato a Carne Fresca, siamo la scena: rivendichiamo autenticità.<br />
In senso Leibniziano siamo monadi a metà: da una parte siamo atomi poiché, pur operando in maniera indipendente, ognuno di noi rappresenta questa fame e questo bisogno di autenticità attraverso la propria musica. In una prospettiva più ampia, ogni singolo progetto è unico ma necessario per comporre il totale, ovvero la scena attuale. Dall&#8217;altra parte però so che siamo soli, o quasi, in questa lotta alla plastica,  ma questa è la ragione che credo ci spinga a cercare di fare sempre di meglio. Alla fine sono persuaso che avremo l&#8217;opportunità di cambiare le regole del gioco, speriamo in meglio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Se un giorno qualcuno del mondo mainstream vi chiedesse di modificare radicalmente il vostro sound per raggiungere il successo mediatico, accettereste compromessi?</strong><br />
Dipende dai soldi che ci sono in ballo! Penso che la risposta a questa domanda sia facilmente reperibile dalle risposte precedenti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come vi rapportate all’attuale sistema di promozione fatto di doping su ogni canale social? Lo condividete in qualche modo oppure credete ci sia un modo per arginarlo?</strong><br />
Io uso solo Instagram, lo faccio in modo personale e naturale. Non faccio il pagliaccio per avere più visualizzazioni. Ognuno faccia quello che vuole, anche perché io mi diverto molto a vedere certi contenuti. Ormai è così. Apparenza pura. Stupidità spettacolarizzata&#8230; a me non dispiace così tanto in fondo. Siamo al punto del non ritorno. Per non parlare di TikTok.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa significa costruire un’alternativa per voi?</strong><br />
Dobbiamo essere l&#8217;alternativa. Non costruirla. Dobbiamo rimettere le emozioni, l&#8217;autenticità e la sperimentazione al primo posto. La gente è stufa di plastica, deve solo accorgersene. E nuova musica può svegliarci da questo assopimento.</p>
<h3 style="text-align: justify;">Bed Man &#8211; Video</h3>
<p><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/s46V91iHtqc?si=f41bE8cP-PuW2vNh" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<h3>Homeless recordings &#8211; Streaming</h3>
<p><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/_V9XYBkWmO0?si=5gnkh3nKse41RVBZ" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Il suono crudo delle emozioni scomode: intervista agli Xylema</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Aug 2025 16:37:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vladimiro Vacca]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Carne Fresca, Suoni dal Futuro]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[Abbiamo incontrato gli Xylema, progetto punk-grunge che dal 2014 porta in scena un sound viscerale, tra ruvidità e introspezione. Siamo nella scia di band come i Verdena. Nati in provincia astigiana e cresciuti tra sale prove e piccoli locali, raccontano cosa significa suonare rock oggi, vivere la scena underground e difendere l’identità musicale in un’epoca &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/Xylema.jpg"><img class=" size-large wp-image-51294 aligncenter" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/Xylema-1024x685.jpg" alt="Xylema" width="618" height="413" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo incontrato gli Xylema, progetto punk-grunge che dal 2014 porta in scena un sound viscerale, tra ruvidità e introspezione. Siamo nella scia di band come i Verdena. Nati in provincia astigiana e cresciuti tra sale prove e piccoli locali, raccontano cosa significa suonare rock oggi, vivere la scena underground e difendere l’identità musicale in un’epoca dominata dai numeri e dalle piattaforme. Un&#8217;intervista schietta e appassionata, in cui la band si apre su percorsi DIY, resistenza culturale e sogni distorti a ritmo di chitarra, perfettamente nel credo della rassegna <strong>Carne Fresca.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quando, come e perché è nato il vostro progetto musicale?</strong><br />
La band nasce nel 2014 in un contesto liceale della provincia astigiana. Francesco (voce, chitarra), che già da qualche anno componeva brani propri, decide di contattare Alessandro (basso) per svilupparli insieme a lui. Infine, alla band si unisce Margherita (batteria), completando così il trio. L’intento di questi primi brani era cercare di dare spazio alle emozioni più scomode scaturite dall’adolescenza. Negli anni successivi la formazione ha subito delle modifiche con l’entrata nel gruppo di Gioele al posto di Margherita alla batteria. Attualmente il gruppo é composto da Gioele e Francesco, in seguito alla recente uscita di Alessandro dal gruppo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa significa &#8220;suonare&#8221; rock per dei giovani come voi?</strong><br />
Per quanto il rock oggi non abbia più l’impatto e il significato che aveva negli anni ’60 e ’70 — quando le chitarre elettriche distorte, la batteria incalzante e le voci ruvide rappresentavano una rottura netta con il passato — è anche vero che la nostra generazione conosce poco questo genere e non ne comprende il linguaggio in profondità. Spesso viene percepito come qualcosa di legato al passato, più che al presente. Proprio per questo per noi suonare rock oggi, in chiave contemporanea, può avere un impatto significativo sulle nuove generazioni e tornare a essere uno strumento autentico per esprimersi in modo alternativo. Per gli stessi motivi, questo genere ci ha sempre fatto sentire un po’ ai margini rispetto alla nostra generazione, anche perché, essendo cresciuti in piccoli contesti provinciali, ciò che facevamo era spesso poco compreso. Oltre a questo, suonare rock per noi significa vivere una scena underground fatta di piccoli locali, band emergenti e appassionati, un mondo lontano dall’immaginario dominante della musica composto da grandi concerti e artisti mainstream.<br />
Detto ciò, il rock resta il linguaggio che sentiamo più nostro, quello che scegliamo per raccontare chi siamo e ne troviamo una utilità per esternare aspetti della nostra personalità che in altri modi non riusciremmo a esprimere, essendo due persone introverse.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quali sono i vostri principali riferimenti musicali?</strong><br />
I nostri riferimenti musicali provengono principalmente da gruppi anni 90’. I Fugazi sono un punto di riferimento per noi, soprattutto per la loro attitudine DIY e per la coerenza con cui hanno portato avanti il loro progetto musicale. I Nirvana sono sicuramente un&#8217;ispirazione per le nostre sonorità, soprattutto per le potenzialità espressive che un power trio può avere nella sua essenzialità.<br />
Per citare dei nomi più recenti, potremmo parlare di Wavves e Cloud Nothings che ci hanno dato una visione più moderna del punk, nel loro caso indubbiamente influenzata dalle sonorità americane degli anni 2000.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa significa per voi sperimentare e mescolare le carte?</strong><br />
Per noi sperimentare e mescolare le carte è un processo che avviene in modo naturale. Tanta della musica che ascoltiamo non l’abbiamo vissuta direttamente, quindi il nostro modo di interpretarla non è perfettamente autentico, ma proprio per questo ne risulta una riproposizione influenzata dal presente e dal nostro vissuto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa significa per voi essere stati selezionati nell&#8217;ambito della rassegna &#8220;Carne Fresca, Suoni dal Futuro&#8221;?</strong><br />
Queste cose ci aiutano a darci fiducia e a credere in quello che stiamo facendo. Rassegne di questo tipo sono fondamentali per tenere in piedi la musica alternativa e siamo onorati di essere stati selezionati.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gli animi di Carne Fresca tipo Succi, Segale ed Agnelli vi hanno dato qualche consiglio?</strong><br />
Ci hanno consigliato di continuare, di tenere botta e avere il coraggio di seguire le nostre idee senza svenderle mai. Ci è stato anche detto di avere fiducia in quello che potrà accadere nella musica e nell’ idea di creare un percorso indipendente, distante da chi pensa che la musica viva solo sui social o nei grandi concerti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa rappresenta per voi Germi LdC di Milano?</strong><br />
Per noi Germi è un luogo di resistenza, soprattutto in questi anni difficili in cui molti locali di musica dal vivo hanno chiuso i battenti, in modo particolare dopo il Covid. Locali come questo sono fondamentali per alimentare la cultura e offrire un intrattenimento alternativo, permettendo alla musica underground di continuare a esistere e a trovare un proprio spazio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come è stato aprire un gruppo storico come gli Afterhours? Il fatto di ritrovarvi con altre band in un cartellone così prestigioso vi fa sentire effettivamente parte di una scena? La vostra generazione concepisce questo concetto oppure vi sentite delle monadi?</strong><br />
Aprire una band come gli Afterhours è stato impattante, ci siamo trovati catapultati in contesto al quale non siamo abituati, dove la musica viene presa seriamente, non è più un gioco o qualcosa di poco conto, ma è una cosa seria.<br />
Ci sentiamo parte di una scena che, al momento, è ancora in fase embrionale, la proposta musicale è qualitativamente buona ma mancano i luoghi e le iniziative musicali underground sono spesso difficilmente sostenibili.<br />
Come spiegavamo prima, la nostra generazione spesso non comprende appieno quello che stiamo facendo e non è sempre al corrente di ciò che accade nel sottobosco musicale, probabilmente per una mancanza di interesse o di ricerca di un intrattenimento alternativo. Anche il fatto di provenire da contesti provinciali — un tema che abbiamo già toccato — amplifica questa distanza e in realtà come la nostra c’è meno consapevolezza rispetto a città più grandi come Torino o Milano, dove la scena è più attiva e il pubblico più ricettivo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Se un giorno qualcuno del mondo mainstream vi chiedesse di modificare radicalmente il vostro sound per raggiungere il successo mediatico, accettereste compromessi?</strong><br />
No, non accetteremmo compromessi sul nostro sound all’unico scopo di raggiungere il successo mediatico, perché crediamo fermamente che il punto centrale del fare musica sia essere sé stessi e dare la propria visione. Oltre a questo crediamo che il “successo mediatico” ottenuto in questo modo sia un falso mito perché un artista disposto a piegare la propria proposta musicale con l’unico intento di raggiungere il successo è destinato a diventare un prodotto mediatico volatile e facilmente sostituibile, proprio perché la propria proposta sarà poco personale e omologata.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come vi rapportate all’attuale sistema di promozione fatto di doping su ogni canale social? Lo condividete in qualche modo oppure credete ci sia un modo per arginarlo?</strong><br />
Purtroppo oggi siamo fortemente influenzati dai numeri degli artisti e tendiamo a dare maggiore credito o a giudicare la loro bravura in base ad essi, cosa che spesso non è veritiera. Inoltre, i numeri online spesso non si riflettono nella realtà, creando una rappresentazione falsata del seguito reale di un artista dal vivo.<br />
Detto questo, noi siamo contro al doping dei numeri e crediamo che per arginare il problema bisogna innanzitutto non farne parte, ma piuttosto promuovere maggiormente la musica nel contesto offline e l’aggregazione che può generare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa significa costruire un’alternativa per voi?</strong><br />
Per noi costruire un’alternativa significa contribuire alla creazione di un percorso che si discosti dalle logiche di mercato, in cui solo chi suona nei grandi concerti e ha numeri importanti riesce a vivere di musica. Significa far parte di una comunità che nella diversità musicale cerca un senso, un’identità e una proposta culturale più ampia e autentica.</p>
<h3>A meno che non cada &#8211; Video</h3>
<p><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/2jUUkBaKw6Y?si=qiRcZnkPfedSsdfp" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<h3>Linfa grezza Album &#8211; Streaming</h3>
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		<title>Contaminare e sperimentare: intervista a Jack Nur</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Aug 2025 14:35:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vladimiro Vacca]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Carne Fresca, Suoni dal Futuro]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[Continua il viaggio tra le proposte emergenti con una nuova tappa della rassegna Carne Fresca, Suoni dal Futuro, dedicata alle voci più promettenti del panorama alternativo italiano. Stavolta al centro dell’approfondimento c’è Jack Nur, giovane cantautore e produttore marchigiano che con il suo progetto musicale ha già saputo attirare l’attenzione per autenticità, sperimentazione e spirito &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class=" size-large wp-image-51264 aligncenter" src="https://www.losthighways.it/wp-content/uploads/jack-nur-1-1024x678.jpg" alt="jack-nur-1" width="618" height="409" /></p>
<p style="text-align: justify;">Continua il viaggio tra le proposte emergenti con una nuova tappa della rassegna <strong>Carne Fresca, Suoni dal Futuro</strong>, dedicata alle voci più promettenti del panorama alternativo italiano. Stavolta al centro dell’approfondimento c’è Jack Nur, giovane cantautore e produttore marchigiano che con il suo progetto musicale ha già saputo attirare l’attenzione per autenticità, sperimentazione e spirito ribelle. Nato tra le scuole medie e gli anni del lockdown, il percorso di Jack Nur mescola radici rurali, influenze indie, cantautorato americano e incursioni nel rap e nel jazz. Finalmente una grande occasione al Germi di Milano e poi il palco di prestigio del NoSound Fest a Servigliano (FM), in occasione della data del tour celebrativo dei vent’anni di <strong><em>Ballate per Piccole Iene</em></strong> degli Afterhours. Scopriamo meglio Jack Nur!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quando, come e perché è nato il tuo progetto musicale?</strong><br />
Il progetto Jack Nur nasce tra il periodo delle medie e quello del Covid, quando iniziai a pubblicare su YouTube dei primi tentativi di composizione di musica elettronica con GarageBand. Io vengo da un piccolo paesino in campagna nell’entroterra marchigiano, e, durante il secondo anno delle scuole medie, la mia classe vinse un bando europeo che consisteva nella realizzazione di un cortometraggio semi-professionale. Durante il lavoro si resero conto che per la musica avrebbero avuto problemi con i diritti d’autore, quindi mi proposi di comporre la colonna sonora dell’intero clavoro, utilizzando il vecchio Mac di mio padre. Così iniziai a comporre musica elettronica. Con il covid e durante gli anni successivi iniziai a dare una forma al progetto ed iniziai a scrivere testi e musica dei primi brani.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa significa &#8220;suonare&#8221; rock per un giovane come te?</strong><br />
Significa distaccarsi dal gusto commerciale del mercato per fare altro, in qualunque stile, genere o forma. Sono contro la visione di una musica divisa in generi e sottogeneri tra i quali non vi può essere contatto o contaminazione, e fare rock significa seguire quel vitalismo interiore che accomuna tutti gli amanti della musica. Da quando sono piccolo, sono sempre entrato in contatto con una moltitudine di generi contemporaneamente: mentre in casa ascoltavo Springsteen e i Black Keys, fuori con gli amici iniziava la rivoluzione trap ed iniziavamo a riscoprire l’hip-hop delle origini, poi studiavo musica classica, mentre davo esami e seguivo corsi anche di pianoforte jazz. É molto difficile definire cosa sia o cosa non sia “rock”, è un modo di vivere e di vedere il mondo della musica, secondo me.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quali sono i tuoi principali riferimenti musicali?</strong><br />
Amor Fou, Bruce Springsteen, Marracash, Kendrick, Radiohead, per citarne alcuni. Ascolto veramente di tutto e amo alla follia mondi e stili di musica diversi, da cui cerco di prendere ed imparare le cose che più mi piacciono: i paesaggi sonori dei Radiohead, i testi di Marra, il groove di Mac Miller, la scrittura di Bon Iver. Ogni artista si racconta in modo diverso ed in ogni canzone trovo delle lezioni interessantissime da cui imparare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa significa per te sperimentare e mescolare le carte?</strong><br />
Per me significa seguire l’istinto e la volontà artistica che in quel momento ti porta a percorrere una strada in un arrangiamento o nella scrittura di un testo, che magari si distacca dallo stile o dal genere precedente. Sperimentare ti porta in direzioni inaspettate, fino a creare qualcosa di nuovo, di tuo. Anche solo per il gusto di provare arti diverse, essere “rock”, appunto. Senza la sperimentazione non ci saremmo mai distaccati dal canto gregoriano e sperimentando siamo in grado di trovare non solo nuovi suoni o tecniche, ma veri e propri modi di scrivere musica e testi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa significa per te essere stato selezionato nell&#8217;ambito della rassegna &#8220;Carne Fresca, Suoni dal Futuro&#8221;?</strong><br />
Per me è stato ed è un onore immenso, non solo per l’opportunità in sé che ci è stata data e che viene continuamente rinnovata, ma soprattutto per aver trovato nel mondo di Germi un ambiente umano incredibile. Il team di Carne Fresca è super accogliente e disponibile con tutti noi, e ci propone continuamente nuovi progetti ed idee veramente belle, che mi fanno sentire sempre più fortunato di essere stato selezionato all’interno di quel circuito.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gli animi di Carne Fresca tipo Succi, Segale ed Agnelli vi hanno dato qualche consiglio?</strong><br />
Sì, assolutamente, sempre corretti e utili. Ricevere consigli a questi livelli, anche se portano con sé critiche, comporta un ascolto ed una cura verso il singolo progetto che vale da sola una lezione ed una gioia immensa. I consigli che per ora ho ricevuto sono infatti stati quasi tutti di aspetto tecnico, per aiutarmi a migliorare la dimensione live ed il modo in cui performo. Sono arrivati anche consigli su come relazionarsi alla stampa ed ai media, in modo da fare interviste o dichiarazioni pertinenti e mai scontate.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa rappresenta per te Germi LdC di Milano?</strong><br />
Un’isola sicura ed accogliente dove vivere di bella musica e persone stupende. Molti sottovalutano la potenza del contatto e delle relazioni umane nel mondo della musica, ma io credo che sia uno degli aspetti più importanti.Nel mio caso, è forse la parte di questo “lavoro” che amo di più: vivere la musica assieme alle altre persone, specialmente poi se le altre persone sono soggetti del mondo della musica con cui si può instaurare un bel rapporto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come è stato aprire un gruppo storico come gli Afterhours? Il fatto di ritrovarvi con altre band in un cartellone così prestigioso vi fa sentire effettivamente parte di una scena? La vostra generazione concepisce questo concetto oppure vi sentite delle monadi?</strong><br />
Si è trattato di una grande opportunità, a parte l’ansia che ho avuto nel momento del concerto! Sì, grazie a Carne fresca mi sento parte di una scena nemmeno locale, ma nazionale, fatta di band artisticamente fortissime e di amici nati nel mondo di Germi. Sebbene con alcune non condivida gli stessi linguaggi sonori, umanamente siamo tutti ragazzi che amano la musica e cercano in qualche modo di creare qualcosa di importante con essa, in un mondo fatto di musica sempre meno importante.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Se un giorno qualcuno del mondo mainstream vi chiedesse di modificare radicalmente il vostro sound per raggiungere il successo mediatico, accettereste compromessi?</strong><br />
Assolutamente no. “Radicalmente” implica che la decisione venga presa da questo soggetto del mondo mainstream e che io non abbia voce in capitolo nel mio progetto, quindi assolutamente no. Se nella sperimentazione che porterò avanti dovessi scendere a compromessi o cambiare sound (ma sicuramente non “radicalmente”), sarà quasi sicuramente per mia volontà.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come ti rapporti all’attuale sistema di promozione fatto di doping su ogni canale social? Lo condividete in qualche modo oppure credete ci sia un modo per arginarlo?</strong><br />
Condivido il fatto di sfruttare la potenza mediatica di social come tiktok o Instagram per portare un oggetto artisticamente valido al pubblico tramite un mezzo discutibile eticamente come i social. Io li uso parecchio, mi piace e mi diverto ad utilizzarli e fortunatamente l’unico aspetto negativo che, per ora, ho riscontrato è la quantità di tempo perso che a volte impiego nello scrollare. Ho ricevuto e ricevo ogni tanto commenti negativi, insulti e così via, ma non lo considero un aspetto negativo, semplicemente per il fatto che non mi frega e non me ne è mai fregato nulla.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa significa costruire un’alternativa per te?</strong><br />
Come per Germi, cercare di creare un’ “isola felice” dove circondarsi di persone, arte ed etica come alternativa agli aspetti negativi del mainstream. Riuscire ad arrivare al punto di autoprodursi e distribuirsi (obiettivo che prima o poi spero di raggiungere nella mia carriera) è forse il modo migliore per emanciparsi, e magari infine raggiungere la molto difficile scelta di togliersi dalle piattaforme streaming che ormai finanziano guerre e genocidi con i soldi che noi artisti involontariamente gli diamo.</p>
<h3>Spaiato &#8211; Video</h3>
<p><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/mDu-FrMnf4Y?si=4ySq4x6aUe6D2oxM" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Tra visioni pop e garage rock: intervista ai Christian The Seagull</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jul 2025 14:48:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vladimiro Vacca]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Carne Fresca, Suoni dal Futuro]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[In questo nuovo frammento di Carne Fresca, la rassegna che percorre le vene più vive e irregolari della nuova scena rock giovanile italiana, facciamo tappa al Sud, tra le correnti laviche dell’Etna e i segnali televisivi disturbati degli anni ’90. Lì, nel crocevia fra Catania e Manchester, è nato nel 2020 il progetto Christian The &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-51256" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/ChristiantheSeagull.jpg" alt="ChristiantheSeagull" width="4047" height="3793" /></p>
<p style="text-align: justify;">In questo nuovo frammento di <strong>Carne Fresca</strong>, la rassegna che percorre le vene più vive e irregolari della nuova scena rock giovanile italiana, facciamo tappa al Sud, tra le correnti laviche dell’Etna e i segnali televisivi disturbati degli anni ’90. Lì, nel crocevia fra Catania e Manchester, è nato nel 2020 il progetto Christian The Seagull: un trio psych/garage rock che mescola pedali fuzz, punk australiano, ironia pop italica e una vena iniziatica che trasforma l’ascolto in un rituale collettivo. Li abbiamo incontrati dopo il loro ritorno dai palchi europei e alla vigilia di un concerto che li vedrà affiancare gli Afterhours il 13 Agosto all&#8217;Anfiteatro Falcone e Borsellino di Zafferana Etnea (CT), all’interno di un tour celebrativo che unisce generazioni e visioni. Tra aneddoti, riflessioni e risate, emergono il loro modo di concepire la musica come corpo e scrittura, il rifiuto del compromesso e il desiderio costante di svelare un’alternativa che esiste, basta avere il coraggio di accorgersene.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quando, come e perché è nato il vostro progetto musicale?</strong><br />
Il progetto è nato nel 2020. Ci conoscevamo già da tempo perché facevamo parte di altre band della scena musicale catanese, e da tempo volevamo lavorare insieme. Condividevamo gli stessi gusti musicali e una passione comune per la cultura pop italiana, che abbiamo deciso di raccontare in chiave esoterica/iniziatica (cosa che ci faceva molto ridere). Nonostante in quel momento vivessimo in tre paesi diversi e fossimo costretti a lavorare a distanza, abbiamo scritto molto materiale, che poi abbiamo finalizzato in sala prove non appena si è presentata l’occasione di rivederci.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa significa &#8220;suonare&#8221; rock per dei giovani come voi?</strong><br />
Ascoltiamo generi molto diversi tra loro, quindi avremmo potuto intraprendere anche altre strade. Probabilmente il rock, a differenza di altri generi, mantiene una componente live e una dimensione di scrittura “fisica” che richiede inevitabilmente, in ultimo, la presenza di tutti per finalizzare e sentire davvero il pezzo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quali sono i vostri principali riferimenti musicali?</strong><br />
Ascoltiamo tanta musica diversa. Per questo progetto, le nostre influenze principali sono il garage-rock e lo psych dell’east coast Americana e il punk Australiano degli ultimi anni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa significa per voi sperimentare e mescolare le carte?</strong><br />
Ci piace andare oltre la mera esibizione musicale, sfruttando anche il linguaggio visivo. Sul palco portiamo, ad esempio, una TV che trasmette video televisivi degli anni ’80 e ’90: è un modo per evocare visivamente ciò che i brani raccontano, senza bisogno di spiegarli. Questo tipo di contaminazione arricchisce l’esperienza live e ne amplia il significato, trascendendo il semplice concerto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa significa per voi essere stati selezionati nell&#8217;ambito della rassegna &#8220;Carne Fresca, Suoni dal Futuro&#8221;?</strong><br />
Siamo molto felici di essere stati selezionati. Significa per noi essere riconosciuti come parte di una scena che non è solo locale, ma che è un pezzo di una moltitudine di piccole realtà che affrontano le nostre stesse sfide e che possono interagire e crescere insieme. Se siamo mosche bianche, siamo uno sciame di mosche bianche.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gli animi di Carne Fresca tipo Succi, Segale ed Agnelli vi hanno dato qualche consiglio?</strong><br />
Piu che consigli, abbiamo ricevuto supporto e apprezzamento. Questo ci fa dedurre che il consiglio sia quello di continuare a suonare! Speriamo di non aver capito male.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa rappresenta per voi Germi LdC di Milano?</strong><br />
Il nostro primo concerto a Milano è stato proprio al Germi per la rassegna Carne Fresca. Non sapevamo bene cosa aspettarci. Ci è capitato di suonare in posti in cui avevamo grandi aspettative, per poi renderci conto che la gente, anche se tanta, era lì di passaggio, disinteressata alla musica. Lì è stato diverso. La gente ci va per la musica, e anche lo staff era lì ad ascoltarci. La serata è andata una bomba e siamo molto contenti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come sarà aprire un gruppo storico come gli Afterhours? Il fatto di ritrovarvi con altre band in un cartellone così prestigioso vi fa sentire effettivamente parte di una scena? La vostra generazione concepisce questo concetto oppure vi sentite delle monadi?</strong><br />
Siamo molto contenti di far parte di questa esperienza e abbiamo grandi aspettative. Crediamo che le scene esistano, ma siano frammentate e spesso poco visibili, anche se artisticamente molto valide. Durante il tour in giro per l’Italia abbiamo incontrato realtà profondamente radicate, piene di figure interessanti e talentuose, che è difficile scoprire persino online. Questo ci ha fatto capire che c’è un fermento reale, che iniziative come Carne Fresca amplificano.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Se un giorno qualcuno del mondo mainstream vi chiedesse di modificare radicalmente il vostro sound per raggiungere il successo mediatico, accettereste compromessi?</strong><br />
Se avessimo voluto fare mainstream, l’avremmo fatto sin dall’inizio. Facciamo un genere che non è di massa perché ci piace, e probabilmente questa cosa non cambierà. Dunque la risposta è no, grazie.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come vi rapportate all’attuale sistema di promozione fatto di doping su ogni canale social? Lo condividete in qualche modo oppure credete ci sia un modo per arginarlo?</strong><br />
Pensiamo che oggi artisti e band siano costretti a investire troppo tempo (e spesso anche denaro) nella promozione sui social, che toglie il tempo alla dimensione artistica, alla scrittura. Per noi ovviamente è un megafono inevitabile, ma cerchiamo sempre di creare contenuti che divertano prima di tutto noi stessi, invece di inseguire quello che piace all’algoritmo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa significa costruire un’alternativa per voi?</strong><br />
Le alternative esistono già: non sempre c’è bisogno di inventarne di nuove. Spesso sono piccole, nascoste, ma ci sono. Serve solo qualcuno che abbia il coraggio di riconoscerle, scommetterci, e costruire intorno a loro un contesto in cui possano crescere</p>
<h3>CHRISTIAN THE SEAGULL &#8211; John Frog the God-Emperor of the Pond LIVE &#8211; Green Session &#8211; Video</h3>
<p><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/n3m7o8cStJU?si=Vn2YZSCocAYLGlem" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<h3>EP &#8211; Streaming</h3>
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