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	<title>Lost Highways &#187; David Bowie in Lost Highways</title>
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	<description>Seek your mood, Find your lost highways!</description>
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		<title>“Heroes”, proprio come Bowie e Sukita tra musica ed immagine</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Mar 2015 14:41:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Gessi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[CrossRoads]]></category>
		<category><![CDATA[David Bowie in Lost Highways]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriali]]></category>

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		<description><![CDATA[All&#8217;ombra delle due torri, dal 5 Marzo al 10 Maggio 2015 è possibile visitare la mostra Heroes. Allestita presso la Galleria Ono Arte Contemporanea di Via Santa Margherita, l&#8217;esposizione consiste in una quarantina di fotografie ad opera di Masayoshi Sukita. Disposte all&#8217;interno degli ambienti della galleria, le fotografie diventano un corpo unico con il luogo che &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-31393" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/focus_BowieSukita_IMG0_201503.jpg" alt="focus_BowieSukita_IMG0_201503" width="300" height="207" />All&#8217;ombra delle due torri, dal 5 Marzo al 10 Maggio 2015 è possibile visitare la mostra<strong> Heroes</strong>. Allestita presso la Galleria Ono Arte Contemporanea di Via Santa Margherita, l&#8217;esposizione consiste in una quarantina di fotografie ad opera di Masayoshi Sukita. Disposte all&#8217;interno degli ambienti della galleria, le fotografie diventano un corpo unico con il luogo che le ospita; a metà tra spazio espositivo e negozio di dischi, la ONO vuole essere un faro nella città di Bologna per ciò che riguarda la musica e la fotografia.<br />
Con la mostra <strong>Heroes</strong> la galleria bolognese fa nuovamente centro consentendo agli appassionati di ammirare gratuitamente alcuni scatti di unica bellezza ed intensità.<br />
Sukita, fotografo giapponese nato in una piccola città mineraria nel 1938, è colui che maggiormente ha contribuito alla realizzazione del mito iconico di Bowie. L&#8217;immagine e la musica non avevano mai giocato così tanto a sedursi e possedersi prima dell&#8217;arrivo di Bowie e della sua immagine. Un uomo in carne ed ossa, un nastro magnetico, una pellicola fotografica (e poi persino cinematografica). Tutto completamente avviluppato ed inscindibile, tuttora. La mostra, infatti, proprio su questo offre più spunti di riflessioni che fotografie:  indubbiamente un pregio raro.<br />
Ad inizio degli anni &#8217;70 il fotografo giapponese Sukita frequentava la febbricitante New York. Da lì a pochissimo tutto sarebbe cambiato. La Factory di Andy Warhol era il baricentro di una rivoluzione diffusa dalla quale sarebbe stato impossibile tornare indietro: Sukita ebbe modo di conoscere quegli ambienti folli e visionari, potendo avere anche il privilegio di fotografare Jimi Hendrix, nei mesi appena precedenti la sua tragica morte.<br />
Qualche anno più tardi, a Londra nel 1972, Sukita rimase affascinato dalla locandina di un concerto: si trattava di un cantante a lui sconosciuto, un tale David Bowie (che appena qualche anno dopo avrebbe frequentato proprio lo stesso ambiente newyorkese che Sukita aveva appena lasciato). David Bowie era un personaggio come mai il fotografo giapponese ne aveva visti prima: un fascino androgino fuori dal comune, sessualità ambigua, con vestiti e pose dai rimandi preraffaelliti, surreale ed enigmatico. Glam, ma ancora non lo sapeva.<br />
<img class="alignleft size-full wp-image-31394" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/focus_BowieSukita_IMG2_201503.jpg" alt="focus_BowieSukita_IMG2_201503" width="225" height="300" />Il fotografo assistette al concerto senza poter scattare alcuna foto; rimanendo folgorato, contattò il manager di Bowie per richiedere la possibilità di realizzare un set fotografico. Sukita, esperto specialmente di fotografia di moda maschile, impressionò il manager dell&#8217;artista inglese con il suo portfolio rendendo così possibile l&#8217;incontro con Bowie.<br />
Sukita e Bowie entrarono in una simbiosi professionale ed artistica molto intensa. Complici gli abiti creati dallo stilista Kansai Yamamoto con evidenti richiami al teatro Kabuki che tanto affascinava Bowie, Sukita immortalò un essere umano unico nella sua teatralità. In pieno periodo Ziggy Stardust la libertà espressiva era assoluta, i colori sgargianti, le pose plastiche nella loro dinamicità.<br />
Era un momento incredibile per l&#8217;arte: quando oltreoceano Warhol dava sfogo alla pop art ed al mito dell&#8217;immagine in tutte le sue forme, Bowie oltremanica univa in sé il rock, il teatro, la moda (ispirata anche dall&#8217;architettura), la critica sociale, l&#8217;arte fotografica, ad incarnare il mito della star a tutto tondo. Probabilmente la prima vera e propria star: multiforme, indecifrabile, discutibile, da amare o odiare.<br />
Nel 1973 Bowie fu accolto in Giappone da Sukita, poi visse il periodo americano con Lou Reed, e la rinascita berlinese con Brian Eno, Iggy Pop e Robert Fripp. Da Ziggy Stardust a produttore dell&#8217;”iguana”, per poi passare all&#8217;immagine pulita del Duca Bianco: sempre diverso.<br />
Per un periodo di oltre quarant&#8217;anni Sukita ebbe modo di incontrare Bowie e svelarne le tante personalità, attraverso il corpo che era definitivamente diventato il più efficace mezzo di comunicazione possibile. Uomo, artista, merce, immagine. Pop.<br />
Lo scatto più famoso di Sukita che ritrae Bowie è sicuramente la copertina di <em><strong>Heroes</strong></em>. Perfetta nella sua essenza, plastica ed inusuale, figlia di un movimento testimoniato da una improbabile immobilità del ciuffo di capelli. Lo sguardo è fisso, ambiguo ed affascinante come sempre anche grazie alla particolarità della pupilla iperdilatata dell&#8217;occhio sinistro del Duca Bianco.<br />
Non è un caso che sia proprio quella immagine a farci balzare in avanti di 37 anni: un immagine immortale più di molte altre. Stiamo guardando la copertina di <em><strong>The Next Day</strong></em>, l&#8217;ultimo album di David Bowie. Proprio la famosa copertina di <em><strong>Heroes”</strong></em>viene modifica in modo grossolano: un tratto a penna sul titolo del vecchio disco e un quadrato bianco a nascondere il volto dell&#8217;artista. E&#8217; proprio il brano scelto come singolo, <em><strong>Where are we now?</strong></em>, a ripercorrere con le parole le strade di quella Berlino che non c&#8217;è più. Bowie si chiede dove si trovi ora, e dove si trovi ora quella società, e forse, chissà, anche quel modo unico ed inconfondibile di essere star.<br />
<img class="alignright size-full wp-image-31395" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/focus_BowieSukita_IMG3_201503.jpg" alt="focus_BowieSukita_IMG3_201503" width="300" height="225" />Non basta una mostra, non basta nemmeno il bel volume realizzato ad hoc (ed. Auditorium Edizioni, a cura di Claudio Chianura). Non basta una vita intera a comprendere ciò che è stato Bowie, cosa è ancora, e come ha contribuito a cambiare il mondo dell&#8217;arte, della musica in particolare. E non basteranno nemmeno le sue canzoni ed i suoi occhi per capire “<em>Where are we now?</em>”. Noi comunque rimaniamo sempre dell&#8217;idea che perdersi e poi ritrovarsi sia bellissimo, magari appigliandoci a ciò che è fermo ed immobile appeso ad una parete, giusto un attimo dopo aver premuto PLAY. Nel paesaggio creato dalla musica, per definire un luogo nello spazio occorrono almeno tre coordinate: la fotografia ne offre proprio tre nello sguardo di chi è fotografato, di chi ha scattato e di chi sta guardando. Buon viaggio.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #141823;">DAVID BOWIE “HEROES”: fotografie di Masayoshi Sukita | </span>5 marzo – 10 maggio 2015 |<br />
Con il patrocinio del Comune di Bologna, British Council, Università di Bologna, Scuola di Lingue e Letterature, Traduzione e Interpretazione. Con la collaborazione di NipPop. Sponsor: Gas.<br />
Catalogo della mostra: DAVID BOWIE &#8211; HEROES by MASAYOSHI SUKITA, Auditorium Edizioni, 140 pp., ill., 16 €.</p>
<p style="text-align: justify;">Link: <a href="http://www.onoarte.com/" target="_blank">Galleria Ono Arte Contemporanea</a>, <a href="https://www.facebook.com/events/360472807492815/" target="_blank">evento facebook</a></p>
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		<title>The next day &#8211; David Bowie</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Apr 2013 10:48:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vladimiro Vacca]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Album]]></category>
		<category><![CDATA[David Bowie in Lost Highways]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Molti artisti sono stati eletti re del pop nel corso della storia, ma uno solo l&#8217;ha intrepretato, reinventato ogni volta nella maniera più artistica, più teatrale ed intelligente possibile, il suo nome è David Bowie. A sessantesei anni era difficile riproporsi con un disco e continuare ad essere credibile. Il Duca Bianco ci è riuscito &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/the_next_day.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-21825" title="the_next_day" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/the_next_day-200x200.jpg" alt="" width="200" height="200" /></a>Molti artisti sono stati eletti re del pop nel corso della storia, ma uno solo l&#8217;ha intrepretato, reinventato ogni volta nella maniera più artistica, più teatrale ed intelligente possibile, il suo nome è David Bowie. A sessantesei anni era difficile riproporsi con un disco e continuare ad essere credibile. Il Duca Bianco ci è riuscito alla grande, celando dapprima  le registrazioni di <em><strong>The Next day</strong></em>, avvenute nel riserbo più assoluto in un piccolo studio newyorkese, il Magic Shop, poi spiazzando tutti con il primo singolo <em><span style="color: #000000;"><strong>Where Are We Now?</strong></span></em> che lasciava presagire un album dimesso, di commiato e semplicemente celebrativo di una carriera fenomenale. Una strategia promozionale implosiva, opposta a quella virale dei nostri tempi. Poi l&#8217;uscita del nuovo album con il produttore di sempre Tony Visconti. Una copertina, tutto un programma, quella di <em><strong>Heroes</strong></em> coperta da un quadrato bianco riportante il titolo targato 2013. In questa scelta c&#8217;è quasi un ponte spazio-temporale tra <em><strong>The next day</strong></em> e la trilogia berlinese, puntare in particolare sui colori del sound anni settanta (scoprire la musica del disco senza pensare al passato illustre!). Ci sono rimandi e citazioni più o meno espliciti come accade per esempio nella coda finale di <span style="color: #000000;"><strong><em>You Feel So Lonely You Could Die</em></strong>, </span> che nella ritmica ricorda la <em><strong>Five years</strong></em> di <span style="color: #000000;">Ziggy Stardust</span>, o il mood che disegna il sax malato di <em><strong>Dirty Boys</strong></em> che ricorda molto il Bowie di <em><strong>Young Americans</strong></em>.  Quindi  c&#8217;è il Bowie recente innamorato degli Arcade Fire con quel crescendo sublime che caratterizza <em><span style="color: #000000;"><strong>Dancing Out in Space</strong></span></em>. A livello di liriche siamo sempre davanti ad un grande autore che riesce a creare immagini uniche per descrivere clinicamente e poeticamente la follia dei nostri tempi: dalla guerra con <span style="color: #000000;"><strong><em>How does the grass grow</em></strong><em> </em>alla vampirizzazione del successo con <em><span style="color: #000000;"><strong>The Stars (Are Out Tonight)</strong></span></em></span>, dalla follia omicida di un ragazzo che spara ai  suoi compagni di classe in <em><span style="color: #000000;"><strong>Valentine&#8217;s Day</strong></span></em> alle riflessioni di solitudine e desolazione che caraterizzano la magnifica <em><span style="color: #000000;"><strong>Love Is Lost</strong></span></em>. Una particolare menzione merita <span style="color: #000000;"><em><strong>(You Will) Set the World On Fire</strong></em></span>, brano di un&#8217;energia rock incredibile che quasi cancella tutte le intuizioni di Jack White e dei Black Keys. Se andrete in un megastore di dischi e cercherete la colonnina per il pre-ascolto di <em><strong>The Next Day</strong></em> troverete quella che contiene pochi dischi nell&#8217;espositore!  Il Duca Bianco crea Musica e la vende, ancora! Quando esce un disco di David Bowie non esiste alcuna crisi finanziaria e discografica che tenga&#8230; l&#8217;Arte non ha età e non ha tempo.</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Label: </span> Sony Music – 2013</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Line-up: </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"> David Bowie (Voce,chitarre) &#8211; Gail Ann Dorsey (basso) e Sterling Campbell (batteria).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li>The Next Day</li>
<li>Dirty Boys</li>
<li>The Stars (Are Out Tonight)</li>
<li>Love Is Lost</li>
<li>Where Are We Now?</li>
<li>Valentine&#8217;s Day</li>
<li>If You Can See Me</li>
<li>I&#8217;d Rather Be High</li>
<li>Boss Of Me</li>
<li>Dancing Out In Space</li>
<li>How Does The Grass Grow</li>
<li>(You Will) Set The World On Fire</li>
<li>You Feel So Lonely You Could Die</li>
<li>Heat</li>
</ol>
<p>Edizione Deluxe &#8211; Bonus tracks</p>
<ol>
<li>So She</li>
<li>Plan</li>
<li>I&#8217;ll Take You There</li>
</ol>
<p><span style="color: #971b7a;">Links:</span><a href="http://www.davidbowie.com/"> Sito ufficiale. </a></p>
<h2>The Stars (Are Out Tonight) &#8211; Video</h2>
<p><iframe width="618" height="348" src="https://www.youtube.com/embed/gH7dMBcg-gE?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<h2>Suggestions</h2>
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		<title>The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars &#8211; David Bowie</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jun 2012 09:46:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vladimiro Vacca]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[David Bowie in Lost Highways]]></category>
		<category><![CDATA[Yesterday Roads]]></category>

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		<description><![CDATA[Perché celebrare i quarant&#8217;anni di The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars? Perché Ziggy Stardust è stata una delle più suggestive metafore della storia del rock. Questa metafora, che rappresenta l’ultimo eroe di una terra sull’orlo dell’autodistruzione servendosi nelle vesti di ragazzo che diventa rockstar, mediante un aiuto extraterrestre, sembra &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/ziggy-stardust-and-the-spiders-from-mars.jpg" alt="" width="200" height="200" />Perché celebrare i quarant&#8217;anni di <strong><em>The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars?</em></strong><br />
Perché Ziggy Stardust è stata una delle più suggestive metafore della storia del rock. Questa metafora, che rappresenta l’ultimo eroe di una terra sull’orlo dell’autodistruzione servendosi nelle vesti di ragazzo che diventa rockstar, mediante un aiuto extraterrestre, sembra lontana anni luce dalla nostra attuale società ed invece non lo è affatto. Nelle riflessioni di Ziggy c’è la fragilità, la debolezza dell’uomo alienato che si muove in un mondo decadente, vorace e frenetico, antesignano di quello contemporaneo che ha anche l’aggravante della liquidità veloce della rete. Il personaggio di Ziggy funziona anche perché David Bowie riesce nei panni di questo alter-ego artistico a trovare il punto di contatto tra il mondo del teatro e quello del rock. Una missione che poteva riuscire solo a colui che aveva iniziato la carriera con forme d’arte quali la drammaturgia, il mimo ed il cabaret. L’artista di plastica, come lo definiva lo stesso David Bowie, è proto-punk con quei suoi capelli rossi schizzati, è proto-dark con i trucchi scenici, è proto-no-wave con la sua ambiguità sessuale vessillo di una controcultura personalissima. A livello musicale il disco crea un ponte perfetto tra il pop, il rock and roll delle radici ed il rhythm and blues generando quello che sarà il glam-rock. Le chitarre taglienti di Mark Ronson resteranno pietre miliari della storia del rock. L’epopea di questo uomo delle stelle che cade in un vicolo qualsiasi per salvare la terra è paragonabile alla discesa di un messia surreale destinato all’incomprensione e alla solitudine, dove il suo valore soteriologico diventa egocentrismo amorale. E’ giusto che David Bowie celebri questi quarant’anni perché solo a distanza di tempo si possono apprezzare dei capolavori come questo, fuori dai rumori di fondo del clamore per le tute spaziali, le dichiarazioni d’amore omossessuale, di trucchi e capelli estrosi. Brani come <strong><em>Starman</em></strong> e <strong><em>Five years</em></strong> rimasterizzati acquistano una veste nuova, fresca e moderna. E’ stato come soffiare la polvere da un vecchio vinile e scoprire il calore che emana nel suo spandersi nello spazio della stanza dei ricordi. Riaffiorano i brividi visionari di <strong><em>Moonage Daydream</em></strong>, il dolore della catastrofe imminente contrapposto alla speranza amore come in <strong><em>Five years</em></strong> e <strong><em>Lady Stardust, </em></strong>le saette hard-rock immerse in atmosfere al limite dell’opera lirica di brani come <strong><em>It Ain’t Easy, Hang On To Yourself</em></strong> e <strong><em>Ziggy Stardust</em></strong>. Le note di <strong><em>Ziggy Stardust and the Spiders from Mars</em></strong> resteranno per sempre scolpite nei solchi della storia del rock e nella storia del costume dell’umanità di tutti tempi. Potete ascoltare a questo <a href="http://www1.rollingstone.com/hearitnow/player/davidbowie.html" target="_blank">link</a> lo streaming integrale del disco remasterizzato per l&#8217;occasione.</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Label: </span> RCA &#8211; 1972</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Line-up: </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"> David Bowie (voce, chitarra, sassofono) &#8211; Mick Ronson (chitarra, pianoforte) &#8211; Trevor Bolder (basso) &#8211; Mick &#8220;Woody&#8221; Woodmansey (batteria) &#8211; Dana Gillespie (cori) </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li>Five Years</li>
<li>Soul Love</li>
<li>Moonage Daydream</li>
<li>Starman</li>
<li>It Ain&#8217;t Easy</li>
<li>Lady Stardust</li>
<li>Star</li>
<li>Hang On To Yourself</li>
<li>Ziggy Stardust</li>
<li>Suffragette City</li>
<li>Rock &#8216;N&#8217; Roll Suicide</li>
</ol>
<h2 class="sectionhead">Buy Links</h2>
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		<title>Labyrinth (regia di Jim Henson, 1986)</title>
		<link>https://www.losthighways.it/2011/05/03/labyrinth-regia-di-jim-henson-1986/</link>
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		<pubDate>Tue, 03 May 2011 18:16:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Katia Arduini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[David Bowie in Lost Highways]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Focus]]></category>

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		<description><![CDATA[I miei ricordi più belli dell’infanzia riguardano le fiabe: mia mamma che prendeva me e mia sorella, il libro dei fratelli Grimm o di Andersen e iniziava a raccontarci di mondi fantastici dove perdersi con la fantasia. Poi il lettone fu sostituito da un divano e la voce di mia mamma da quelle che uscivano &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/labyrinth01.jpg" alt="" width="300" height="203" />I miei ricordi più belli dell’infanzia riguardano le fiabe: mia mamma che prendeva me e mia sorella, il libro dei fratelli Grimm o di Andersen e iniziava a raccontarci di mondi fantastici dove perdersi con la fantasia. Poi il lettone fu sostituito da un divano e la voce di mia mamma da quelle che uscivano dalla tv, che nonostante le sue brutture ha anche il potere di portare certe magie dentro casa. E tra queste magie possiamo sicuramente includere <strong>Labyrinth</strong>, film diretto da Jim Henson nel 1986.<br />
“Sai qual è il tuo problema? Dai una marea di cose per scontate!”. Questa frase, detta da Gogol a Sarah all’inizio del suo viaggio, racchiude la chiave di lettura di gran parte del film: non fidarsi mai delle apparenze perché niente è come sembra e, soprattutto, si deve prestare molta attenzione ai propri desideri perché potrebbero anche avverarsi. Ma partiamo dall’inizio. Il film racconta l’avventura di Sarah (Jennifer Connelly), un&#8217;adolescente che passa il suo tempo a recitare parti di un libro (<strong>Il Labirinto</strong>), ma non riesce mai a ricordare il passaggio finale. Sogna di poter essere un giorno come sua madre, un’attrice. Sarah conserva i ritagli di giornale che parlano di lei nella sua cameretta, tra i mille pupazzi e giocattoli (guardateli bene, durante il film vi accorgerete di quanto vi saranno familiari). Una sera il padre e la matrigna escono lasciandola a fare da babysitter al fratellastro Toby. Sarah si arrabbia molto, anche perché scopre che il suo pupazzo preferito è stato messo nella culla del neonato. Si sente ingabbiata, costretta a vivere come vogliono i suoi genitori. Aggiungiamo il fatto che il piccolo non l’aiuta di certo, continuando a piangere. La ragazza allora prega il re di Goblin di venire con i suoi gnomi e portarselo via, recitando una formula letta nel suo amato libro. Entra così in scena Jareth (David Bowie), il re di Goblin e signore del Labirinto, che se lo porta via. Sarah comincia la sua avventura alla ricerca del bambino che la porterà ad attraversare il labirinto, ad incontrare esseri strani e ad affrontare i vari trabocchetti che Jareth metterà sulla sua strada. Capirà che nella vita non sempre tutto è come sembra, che le apparenze spesso ingannano (il mostruoso Bubo che in verità è buonissimo e l’aiuterà nella sua impresa, Sir Didymus, il cui coraggio è di gran lunga superiore alle sue ridotte dimensioni) e crescerà, capendo cos’è davvero importante nella vita. Alla fine arriverà al cospetto del re di Goblin e… il finale lo lascio scoprire a voi.<br />
La scenografia del film è stupenda: il supporto dell’illustratore Brian Froud (il bimbo che interpreta la parte di Toby è suo figlio) nella creazione dei personaggi, i molti riferimenti all’arte di Dalì e l&#8217;ultima scena, che si svolge nella stanza delle scale, chiaro riferimento all&#8217;arte di Escher ed al suo dipinto <strong>Relativity</strong>, sono dettagli che impreziosiscono una pellicola nata per un pubblico di bambini, ma che affascina anche i più grandi. Bowie nel ruolo di Jareth è magnetico, praticamente perfetto.<br />
La colonna sonora rende Labyrinth un vero e proprio gioiellino: la maggior parte dei brani sono strumentali e realizzati da Trevor Jones, ma le vere perle sono cinque canzoni di David Bowie. <strong><em>Underground</em></strong> è il sottofondo ai titoli di coda e la sigla iniziale. Vi divertirete mentre Jareth intona <em><strong>Magic Dance</strong></em>, prendendo a calci qualche gnomo e giocando con Toby e ascoltando <strong><em>Chilly Down</em></strong>, cantata dai Firey, strani esseri inquietanti e “smontabili” che Sarah incontra sul suo cammino. Sognerete danzando con Sarah sulle note di <strong><em>As the world falls down</em></strong> e cercherete il modo per raggiungere Toby mentre Jareth nel suo castello intonerà per voi e per Sarah <strong><em>Within you</em></strong>.<br />
<strong>Labyrinth</strong> è un film magico, di quelli che tutti i bambini dovrebbero guardare, ma anche i loro genitori per non scordare mai di osservare il mondo con gli occhi dei più piccoli.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Credits</strong><br />
Regia: Jim Henson &#8211; Sceneggiatura: Terry Jones &#8211; Produttore associato: Martin G. Baker &#8211; Produttore esecutivo e supervisione alla produzione: David Lazer &#8211; Produttore esecutivo: George Lucas &#8211; Produttore: Eric Rattray &#8211; Fotografia: Alex Thomson &#8211; Montaggio: John Grover &#8211; Musiche: Trevor Jones, canzoni di David Bowie &#8211; Scenografia: Elliot Scott</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cast</strong><br />
Jareth, il re di Goblin: David Bowie &#8211; Sarah: Jennifer Connelly &#8211; Toby: Toby Froud &#8211; Matrigna: Shelley Thompson &#8211; Padre: Christopher Malcolm &#8211; Gogol: Shari Weiser &#8211; Animatore dei Goblin: Warwick Davis, Saggio: Frank Oz<br />
<strong><br />
Colonna Sonora</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Label: EMI &#8211; 1986</p>
<p style="text-align: justify;">Trak List<br />
Opening titles including underground<br />
Into the labyrinth<br />
Magic dance<br />
Sarah<br />
Chilly down<br />
Hallucination<br />
As the world falls down<br />
The goblin battle<br />
Within you<br />
Thirteen o&#8217;clock<br />
Home at last<br />
Underground</p>
<h2 class="sectionhead">Trailer</h2>
<p><iframe width="618" height="464" src="https://www.youtube.com/embed/WT_xpFZe20A?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Diamond Dogs &#8211; David Bowie</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Jan 2008 21:29:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Vladimiro Vacca]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[David Bowie in Lost Highways]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Yesterday Roads]]></category>

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		<description><![CDATA[Siamo morti nella nebbia di questa notte, sbranati da Diamond Dogs. Stiamo vivendo un orribile futuro in cui la paura del nucleare ha ceduto il passo all’indifferenza e all’insensibilità televisiva. Il sovversivo cut-up di Burroughs è stato ingoiato dai cani diamanti e tutto è geneticamente modificato non per effetto dell’atomica ma per le mani stesse &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;" align="left"><img src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/2008/01/dd.jpg" alt="" align="right" hspace="6" vspace="2" /><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Siamo morti nella nebbia di questa notte, sbranati da <strong><em>Diamond Dogs</em></strong>. Stiamo vivendo un orribile futuro in cui la paura del nucleare ha ceduto il passo all’indifferenza e all’insensibilità televisiva. Il sovversivo cut-up di Burroughs è stato ingoiato dai cani diamanti e tutto è geneticamente modificato non per effetto dell’atomica ma per le mani stesse dell’uomo. <strong><em>Sweet thing</em></strong> (la droga), come speranza, è diventata il cibo di annoiati borghesi… cari ragazzi vi è stata tolta anche quella!: “<em>Se volete ‘sta roba, ragazzi, pigliatela qui, Perché sperare, ragazzi, non costa niente, non costa niente. Non è bello, nella tua tempesta di neve, ghiacciarti il cervello? Pensi che la tua faccia sembri la stessa? Allora fallo accadere, è tutto ciò che ho sempre voluto: E’ una strada dove vendono; e un sapore Che ha gli artigli mi prende e ti prende.</em>” (ascolta <strong><em>Sweet thing (Reprise)</em></strong>). L’ibrido è falsamente accettato, batte sulle strade della nostra città ed è visto non più come un ribelle: <em>“Tua madre ha una gran confusione in testa: Non sa bene se sei un ragazzo o un ragazza…Ribelle ribelle, hai il vestito strappato. Ribelle ribelle, la tua faccia è un casino. Ribelle ribelle, ma che ne sanno gli altri? Calda puttana, mi piaci così!” </em>(ascolta <strong><em>Rebel Rebel</em></strong>).<br />
Siamo morti e continueremo a morire sulle macerie di una città che è esplosa nella sua volgarità estrema senza bisogno di bombe atomiche. I mostri non sono i freaks di <em>Diane Arbus</em> ma siamo noi prigionieri senza sbarre che ci muoviamo a due zampe solo quando dormiamo…: ”<em>Per tutto quello che abbiamo visto, per tutto quello che abbiamo detto, Noi siamo i morti</em> “(ascolta <strong><em>We Are The Dead</em></strong>). I mediocri hanno una chance in più grazie alla loro doppiezza nell’anima: “<em>Ma adesso Noi siamo creature che arrancano nell’oggi, imprigionate nella doppiezza del domani. Il paradiso è sul cuscino, il suo silenzio fa a gara con l’inferno. È un servizio attivo 24 ore, garantito per farti parlare” </em>(ascolta <strong><em>We Are The Dead</em></strong>). Purtroppo il <strong><em>1984</em></strong> è passato e il nostro cranio è stato aspirato, dentro vi è solo aria compressa.. i nostri cambiamenti sono mossi da fili invisibili… la libertà è solo una parola.. il tempo è una sola parola..: ”<em>Un giorno non te lo lasceranno fare, così ora devi essere d’accordo Che il tempo è una parola E il cambiamento non è libero. L’hai letto nei fondi del té e ne vedi le tracce alla TV. Attenta alle fauci feroci Del 1984!&#8230;.. Apriranno il tuo bel cranio e lo riempiranno d’aria, Ti diranno che hai ottant’anni ma, amico, non te ne importerà nulla. Ti farai di qualsiasi cosa e il domani non arriverà mai.” </em>(ascolta <strong><em>1984</em></strong>). Doveva salvarci il <strong><em>Big Brother</em></strong> come l’occhio che ci avrebbe spiato segretamente e sputato addosso all’improvviso i nostri limiti, le nostre catene di pelle umana, le nostre cadute verticali ed invece l’abbiamo deriso televisivamente e metabolizzato nei nostri stomaci di cani diamanti: “<em>Qualcuno cui rendere conto, qualcuno da seguire, Qualcuno che ci faccia vergognare, un coraggioso Apollo, Qualcuno che ci inganni, qualcuno come te! Vogliamo te Grande Fratello, Grande Fratello!</em> “(ascolta <strong><em>Big Brother</em></strong>). Tra famiglie di scheletri e cani diamanti in un futuro leggendario <em>David Bowie</em> ci ha regalato la chiave persa delle nostre catene. Con un album che si può leggere come un romanzo e come un romanzo che si può ascoltare come un disco attraverso un cut-up testuale senza eguali ci porta in una dimensione dove tutto è dramma della condizione umana. Doveva essere un musical ispirato al celebre romanzo <em>1984 </em>di G. Orwell alla fine è stato uno dei capolavori rock del duca bianco. La stoniana <strong><em>Rebel Rebel</em></strong> è diventato il manifesto di una generazione. Come i protagonisti della legenda sono ibridi, il sound di questo lavoro è a cavallo tra il glam, il soul ed il funky<em>.</em> Il sax, i tappeti di moog e mellotron con batterie vertiginose colorano di luce ulteriore questo magnifico concept album. La voce di Bowie esplode in scalate e balzi elastici indimenticabili. <em><strong>Diamond Dogs</strong></em> è sorprendentemente attuale non solo nei testi ma anche nel sapore musicale. Un disco che testimonia la forza dell’arte che può essere celata in un’opera rock come in un quadro o un libro. L’ho scovato come un archeologo porta alla luce un’anfora antica e scopre che passa il tempo ma l’uomo resta lo stesso…il solito cane diamante!</span></p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #00ffff;">Label: </span> Virgin Records &#8211; 1974</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #00ffff;">Line-up: </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"> David Bowie (voce, chitarre, moog, armonica, sax, mellotron) &#8211; Mike Garson: (tastiere) &#8211; Alan Parker (chitarra in 1984) &#8211; Herbie Flowers (basso) &#8211; Aynsley Dunbar (batteria) – Tony Visconti (archi).<br />
Data di uscita: 24 aprile 1974. Registrato al Olimpic &amp; Island Studios, Londra e Studio L. Ludolf Machineweg 8-12, Hilversum, Olanda. La foto di copertina è di </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Guy Peeleart.</span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"> Tutti i brani sono di David Bowie ad eccezione di Rock&#8217;n&#8217;roll With Me composta da David Bowie e Warren Peace. Prodotto da David Bowie. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #00ffff;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li>Future Legend</li>
<li>Diamond Dogs</li>
<li>Sweet Thing/Candidate/Sweet Thing (reprise)</li>
<li>Rebel Rebel</li>
<li>Rock&#8217;n&#8217;roll With Me</li>
<li>We Are The Dead</li>
<li>1984</li>
<li>Big Brother</li>
<li>Chant Of The Ever Circling Skeletal Family</li>
</ol>
<p><span style="color: #00ffff;">Links: <a href="http://www.davidbowie.com/">Sito Ufficiale</a></span></p>
<p><script src="http://www.google-analytics.com/urchin.js" type="text/javascript">// <![CDATA[
 
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		<item>
		<title>L’ascesa e la caduta di una stella attraverso immagini e musica: Velvet Goldmine – (T. Haynes, 1998)</title>
		<link>https://www.losthighways.it/2007/12/17/l%e2%80%99ascesa-e-la-caduta-di-una-stella-attraverso-immagini-e-musica-velvet-goldmine-%e2%80%93-t-haynes-1998/</link>
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		<pubDate>Sun, 16 Dec 2007 22:07:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Katia Arduini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[David Bowie in Lost Highways]]></category>
		<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Focus]]></category>

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		<description><![CDATA[“Le storie sono quel che resta degli imperi, come le antiche rovine. Tutto ciò che si è dimenticato rimane negli oscuri sogni del passato e minaccia costantemente di riemergere.” E a far riemergere queste storie ci ha pensato Todd Haynes, nel 1998, quando ha deciso di farci fare un tuffo negli anni ’70, nel pieno &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><img src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/2007/12/velvetgoldmine4602.jpg" alt="" align="right" hspace="6" vspace="2" /> “Le storie sono quel che resta degli imperi, come le antiche rovine. Tutto ciò che si è dimenticato rimane negli oscuri sogni del passato e minaccia costantemente di riemergere.” E a far riemergere queste storie ci ha pensato Todd Haynes, nel 1998, quando ha deciso di farci fare un tuffo negli anni ’70, nel pieno dell’epoca del Glam Rock, per raccontarci la storia di Brian Slade nel suo <em><strong>Velvet Goldmine</strong>.</em></p>
<p align="justify"><em>“Anche se il film che state per vedere è un’invenzione andrebbe proiettato al massimo del volume”</em>. Dopo questa premessa partono le note di <strong><em>Needle In The Camel’s Eye</em></strong>, interpretata da Brian Eno, e sullo schermo scorrono i volti di un gruppo di ragazzi e ragazze. Questa folla colorata ed eccentrica si ritrova sotto un palco ed entra in scena la star: Brian Slade (Jonathan Rhys-Meyer). E’ il delirio! Inizia il concerto, ma dopo poco un colpo di pistola uccide il cantante tra gli sguardi attoniti della platea. Parte un flashback tra le immagini che ci raccontano chi è Brian Slade, da dove arriva il suo successo, il fatto che abbia cambiato il modo di fare musica, che sia stata una meteora che ha sconvolto il perbenismo della Londra dei primi anni ’70. Alla fine si scopre che la storia dell’omicidio non era altro che un bluff e questo si rivela un vero colpo di grazia per la carriera di Slade.<br />
Haynes ci fa fare un salto in avanti, un salto di quasi dieci anni. Siamo a New York, nel 1984, nella redazione di uno dei giornali più importanti. Ad Arthur Stuart (Christian Bale) viene chiesto di ripercorrere con la memoria quasi dieci anni, di tornare con la testa a Londra e scrivere un articolo su Slade perché <em>lui se lo ricorda</em>. Parte un viaggio, un viaggio che porterà Arthur a scavare nella vita di quello che era uno dei suoi miti, incontrando i volti che hanno scandito la sua ascesa al successo, leggendo articoli di giornale. Questo viaggio costringe Arthur a <em>ricordare</em>, a ripercorre un periodo della sua vita che ormai aveva sepolto nella memoria, a <em>rivedere</em> facce che ormai pensava facessero parte di un’altra storia, a riscoprire <em>quell’Arthur</em> che credeva di aver lasciato in Inghilterra molti anni prima.<br />
Todd Haynes ci fa conoscere il primo produttore di Brian, che sulle note di <strong><em>2HB</em></strong> (interpretata da Thom York) ci racconta il suo incontro con Slade e com’è nata la loro collaborazione artistica. Questi racconti ci portano ad un festival. Da un palco parte un urlo e veniamo travolti e sconvolti dalle note di <a title="TV Eye" href="http://www.youtube.com/watch?v=7xAYxwEJkAY"><strong><em>TV Eye</em></strong></a> degli Stooges. E’ l’incontro chiave della vita di Slade, quello che lo segnerà, che lo porterà a fare determinate scelte, non tutte positive per lui: sul palco c’è Curt Wylde (Ewan McGregor). Le immagini che scorrono danno vita ad una delle scene, a mio parere, più intense del film: McGregor è semplicemente perfetto nella sua interpretazione ed è impossibile non rimanere incollati allo schermo, non rimanere incantati. Passa qualche anno e cambia lo scenario. Le note di <strong><em>Ballad of Maxwell Demon </em></strong>(Shudder To Think) e della ritmata e coinvolgente <strong><em>The Whole Shebang</em></strong> (Grant Lee Buffalo) scandiscono l’ascesa vertiginosa all’onore delle folle di Brian Slade e del suo look fatto di lustrini, paillette e capelli colorati. Ormai è una vera e propria icona del Glam Rock.<br />
<em>“Dal momento che Brian Slade entrò nelle nostre vite niente fu più come prima”. </em> Ritorniamo al presente e al viaggio nella memoria di Arthur. Questa volta incontra Mandy Slade (Tony Collette), ex moglie di Brian. Ancora una volta, è la voce di Thom York con le note di <strong><em>Ladytron</em></strong> a fare da cornice al primo incontro tra Mandy e Brian. Mandy ci racconta di Brian, di Curt Wylde, di come questa <em>amicizia</em> cambiò totalmente Brian e di come finì tutto, fino ad arrivare al famigerato omicido-beffa. Haynes sceglie ancora una volta di accompagnare le immagini con note e voci importanti: <strong><em>Satellite Of Love</em></strong> (Lou Reed), <strong><em>Bitter Sweet</em></strong> (Thom York), <a title="20th Century Boy" href="http://www.youtube.com/watch?v=OoZ_L1lEcTc&amp;feature=related"><strong><em>20th Century Boy</em></strong></a> dei T-Rex (interpretata dai Placebo e soprattutto da un divino Brian Molko) e <a title="Gimme Danger" href="http://www.youtube.com/watch?v=UlvxGi4FojY&amp;feature=related"><strong><em>Gimme Danger</em></strong> </a>degli Stooges, che ci viene presentata da un biondissimo Ewan McGregor che nei panni di Curt Wylde è un clone quasi perfetto di Iggy Pop. E’ sconvolgente, quasi ipnotico.<br />
<img src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/2007/12/velvet_goldmine2.jpg" alt="" align="left" hspace="6" vspace="2" /><strong><em>Velvet Goldmine</em></strong> è un film che ti porta a viaggiare con la mente, a scoprire (o riscoprire) il mondo luccicante del rock dei primi anni ’70. Ci mostra che dietro un bel trucco non sempre si nasconde una bella donna, spesso è solo una maschera, che la realtà a volte sa anche essere molto amara, soprattutto la vita di una <em>star</em>. Nella storia di Slade e Wylde si può leggere un po’ del David Bowie e di Iggy Pop dell’epoca (guardatevi la scena dove Brian Slade canta <strong><em><a title="Baby’s on fire" href="http://www.youtube.com/watch?v=T8XqdzAet_Q">Baby’s On Fire</a> </em></strong>e sul palco sale Curt Wylde con la sua chitarra e ditemi se non vi ricorda qualcosa!). <strong><em>Velvet Goldmine</em></strong> è un film da vedere. Un film per chi all’epoca era troppo piccolo o ancora non era nato, un film per chi c’era e vuole rivivere un po’ di quelle emozioni. Il tutto è reso possibile dalle scelte di Haynes: interpreti calati alla perfezione nella parte, sguardi che esprimono anche quello che i dialoghi non sempre dicono e una colonna sonora d’eccezione, che ti accompagna in questo splendido viaggio nel tempo. Il finale non ve lo svelo, dovrete scoprirlo voi.<br />
<em>“Esprimi un desiderio e vedrai te stesso su un palcoscenico, messo a nudo con le ghirlande intrecciate nei capelli. Vedrai, è una piacevole sorpresa.”</em></p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p>Regia: Todd Haynes &#8211; Sceneggiatura: Todd Haynes, James Lyons &#8211; Casting: Susie Figgi &#8211; Scenografia: Christopher Hobbs &#8211; Costumi: Andy Powell &#8211; Trucco e Acconciature: Peter King &#8211; Direttore della Fotografia: Maryse Alberti &#8211; Suono: Peter Lindsay &#8211; Montaggio: James Lyons &#8211; Supervisore alla musica: Randall Poster &#8211; Colonna sonora: Carter Burwell &#8211; Co-prodotto da Olivia Stewart &#8211; Co-produttori esecutivi: Chris J. Ball, William Tyrer &#8211; Produttore esecutivo per Single Cell: Sandy Stern &#8211; Produttori esecutivi: Scott Meek, Michael Stipe &#8211; Prodotto da Christine Vachon &#8211; Scritto e diretto da Todd Haynes</p>
<p>Cast<br />
Curt Wylde: Ewan McGregor &#8211; Brian Slade: Jonathan Rhys-Meyer &#8211; Mandy Slade: Tony Collette &#8211; Arthur Stuart: Christian Bale</p>
<h2 class="sectionhead">Soundtrack</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #00ffff;">Label: </span> London Recordings – 1998</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #00ffff;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<ol>
<li>Needle In The Camel&#8217;s Eye &#8211; Brian Eno</li>
<li>Hot One &#8211; Shudder To Think</li>
<li>20th Century Boy – Placebo</li>
<li>2HB &#8211; The Venus In Furs</li>
<li>T.V. &#8211; Wylde Ratttz</li>
<li>Ballad of Maxwell Demon &#8211; Shudder To Think</li>
<li>The Whole Shebang &#8211; Grant Lee Buffalo</li>
<li>Ladytron &#8211; The Venus In Furs</li>
<li>We Are The Boys – Pulp</li>
<li>Virginia Plain &#8211; Roxy Music</li>
<li>Personality Crisis &#8211; Teenage Fanclub with Donna Matthews</li>
<li>Satellite Of Love &#8211; Lou Reed</li>
<li>Diamond Meadows – T-Rex</li>
<li>Bitter&#8217;s End &#8211; Paul Kimble and Andy Mackay</li>
<li>Baby&#8217;s On Fire &#8211; The Venus In Furs</li>
<li>Bitter-Sweet &#8211; The Venus In Furs</li>
<li>Velvet Spacetime &#8211; Carter Burwell</li>
<li>Tumbling Down &#8211; The Venus In Furs</li>
<li>Make Me Smile (Come Up And See Me) &#8211; Steve Harley</li>
</ol>
</ol>
<p>Le Bands<br />
The Venus In Furs<br />
Thom Yorke (Radiohead) &#8211; Johnny Greenwood (Radiohead) &#8211; Andy Mackay (Roxy Music) &#8211; Bernard Butler (ex-Suede) &#8211; Clune David Gray &#8211; Paul Kimble (ex-Grant Lee Buffalo) &#8211; Jonathan Rhys Meyers (Brian Slade)</p>
<p>Wylde Ratttz<br />
Thurston Moore (Sonic Youth) &#8211; Steve Shelley (Sonic Youth) &#8211; Mike Watt &#8211; Ron Asheton (ex-Stooges) &#8211; Mark Arm (ex-Mudhoney) &#8211; Jim Dunbar &#8211; Don Fleming &#8211; Ewan McGregor (Curt Wylde)</p>
<p>Brani nel film, ma non nella colonna sonora<br />
Sebastian (The Venus In Furs) &#8211; My Unclean (Wylde Ratttz) &#8211; Dead Finks Don&#8217;t Talk (Brian Eno) &#8211; Gimme Danger (Wylde Ratttz) &#8211; People Rockin&#8217; People (Nathan Larson) &#8211; Avenging Annie (Andy Pratt) &#8211; The Fat Lady of Limbourg (Brian Eno) &#8211; A Little of What You Fancy Does You Good (Lindsay Kemp) &#8211; Tutti Frutti (Callum Hamilton) &#8211; Do You Want To Touch Me (Gary Glitter Band of Gold &#8211; Fredda Payne) &#8211; Get In the Groove (The Mighty Hannibal) &#8211; Cosmic Dancer (T. Rex)</p>
<h2 class="sectionhead">Trailer</h2>
<p><center><object width="425" height="355"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/tHk_HALSVKo&amp;rel=1" /><param name="wmode" value="transparent" /><embed src="http://www.youtube.com/v/tHk_HALSVKo&amp;rel=1" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" width="425" height="355" /></object></center><br />
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