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	<title>Lost Highways &#187; Luigi Gaudio</title>
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	<description>Seek your mood, Find your lost highways!</description>
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		<title>Lovetune for Vacuum &#8211; Soap &amp; Skin</title>
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		<pubDate>Mon, 25 May 2009 07:40:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Gaudio]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se qualcuno avesse detto che, quella ragazza in copertina, era solo una comparsa di un oscuro Tim Burton che dirige The Ring non avrei esitato a crederci. Pellicola sovraesposta a trasmettere informazioni macchiate ed angosciose. Come se i segnali inviati dal buco nero che ci circonda fossero stati riletti, de-criptati e modellati per dargli una &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/2009/05/lovetune.jpg" alt="lovetune" width="200" height="200" />Se qualcuno avesse detto che, quella ragazza in copertina, era solo una comparsa di un oscuro Tim Burton che dirige The Ring non avrei esitato a crederci. Pellicola sovraesposta a trasmettere informazioni macchiate ed angosciose. Come se i segnali inviati dal buco nero che ci circonda fossero stati riletti, de-criptati e modellati per dargli una forma sinuosa, colore e significato aperto. <strong><em>Lovetune for Vacuum</em></strong> ha un suo percorso, un ipotetico cammino, uno sforzo teso a fuoriuscire dall&#8217;epica disperazione che sembra regnare nel disco. Difficile non ravvisarvi similitudini con le composizioni classiche dei secoli scorsi. Un pulviscolo di colori che spazia dal nero a varie sfumature di grigio sul ritmo incessante del battere sui tasti del pianoforte. Poco spazio per sfaccettature che facciano intravedere speranza di riconciliazione con il mondo esterno (<strong><em>Cry Wolf</em></strong> e <strong><em>Brother of Sleep</em></strong>). La giovane età dell&#8217;autrice austriaca (poco più che diciannovenne) fa pensare più ad una deriva tardo-adolescenziale piuttosto che ad una donna dalla vita combattuta. Eppure qui c&#8217;è una capacità fuori dal comune di riuscire a dar vita a quel malessere insano che si porta dentro, materializzarlo per poterlo osservare, dargli un significato e così esorcizzarlo. Non è un caso che a molti ricordi Nico e, giustamente, ancor più una Cat Power più scura e chiusa in se stessa. I guizzi elettronici (<strong><em>Turbine Womb</em></strong>, <strong><em>Fall Foliage</em></strong>, <strong><em>DDMMYYYY</em></strong>) danno un sapore quasi marziale al tutto, pennellate volte a rinvigorire un quadro dai toni già di per sé ben definiti. Un quadro che si pone a collegamento tra tempi, periodi e suoni differenti. La voce spesso raddoppiata somiglia quasi più ad un coro mesto e solenne.<br />
Esordio sulla lunga distanza da brividi. Un macigno che si ama o che potrebbe irrimediabilmente comprimere in un eccesso di claustrofobica rassegnazione.</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #971B7A;">Label: </span>PIAS – 2009</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #971B7A;">Line-up: </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial">Anja Plaschg</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #971B7A;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li>Sleep</li>
<li>Cry Wolf</li>
<li>Thanatos</li>
<li>Extinguish Me</li>
<li>Turbine Womb</li>
<li>Cynthia</li>
<li>Fall Foliage</li>
<li>Spiracle</li>
<li>Mr. Gaunt Pt 1000</li>
<li>Marche Funèbre</li>
<li>The Sun</li>
<li>DDMMYYYY</li>
<li>Brother of Sleep</li>
</ol>
<p><span style="color: #971B7A;">Links:</span><a href="http://www.myspace.com/soapandskin">MySpace</a></p>
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		<title>Love Is The End &#8211; Mercury Drops</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Apr 2009 16:50:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Gaudio]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Album]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Ascoltare l&#8217;esordio dei Mercury Drops è come infilarsi in un guardaroba per scegliere il vestito più adatto alla serata. Pezzi di ore passati davanti ad uno specchio, un po&#8217; a pensare a come valorizzarsi, un po&#8217; ad auto-adularsi (ma solo nella propria testa che se no si potrebbe passare per narcisisti) ed un po&#8217; a &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/2009/04/covermd.jpg" alt="covermd" width="200" height="200" />Ascoltare l&#8217;esordio dei Mercury Drops è come infilarsi in un guardaroba per scegliere il vestito più adatto alla serata. Pezzi di ore passati davanti ad uno specchio, un po&#8217; a pensare a come valorizzarsi, un po&#8217; ad auto-adularsi (ma solo nella propria testa che se no si potrebbe passare per narcisisti) ed un po&#8217; a cercare di capire cos&#8217;è che vogliamo tirar fuori da questa notte. Abiti neri, sicuramente tirati, perché il musicista straccione non va più di moda, immagini in bianco e nero, capelli sudati e luci ad intermittenza. Lo scorrere del disco è dettato dai beat di una cassa da metronomo, cui si affiancano spesso e volentieri i ritmi di un charleston in levare. A voler pensare male si direbbe che il gruppo formatosi a Milano sa quali corde toccare per stuzzicare l&#8217;ascolto, in maniera forse un po&#8217; cialtrona. O magari l&#8217;attitudine dei tre ragazzi è quella di voler divertire, spingere al ballo e, quando l&#8217;atmosfera si è fatta abbastanza calda, lanciarsi nella mischia. Di musica in questo <strong><em>Love Is The End</em></strong> ce n&#8217;è tanta, forse un mix di molto di quello che ci è passato davanti negli ultimi trent&#8217;anni. A imbuto finiscono tra le note Bowie ed i Talking Heads, <strong><em>Lemons Are Kisses</em></strong> ci ricorda prima i Pixies e poi i Killers di <strong><em>Hot Fuss</em></strong> (a dire il vero questi richiamati più volte in maniera leggermente cut&amp;paste) ed evidente è l&#8217;impronta beatlesiana nella conclusiva <strong><em>Love Is The End</em></strong>. Electro, pop, rock e new-wave si uniscono per dar vita a qualcosa di suadente quanto primitivamente osceno negli istinti che sembra risvegliare. Il risultato non è di certo un pastone ma un sapiente miscuglio di caratteri, espressioni ed attitudini diverse. Un miscuglio talmente sapiente da suonare però un po&#8217; misurato, a volte rigido nel suo &#8220;voler essere&#8221;.</p>
<h2 class="sectionhead" style="text-align: justify;">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #971B7A;">Label: </span>Lunatik / Smoking Kills Records &#8211; 2009</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #971B7A;">Line-up: </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial">Jægh O.Z. – Fab &#8211; Diego Angelico Escobar</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #971B7A;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li>Boys</li>
<li>A Girl</li>
<li>2 Drops</li>
<li>Mechanical Man</li>
<li>Yule</li>
<li>My Mother Told Me</li>
<li>Bye Bye Candy Candy</li>
<li>Eisbear</li>
<li>Lemons Are Kisses</li>
<li>Love Is The End</li>
</ol>
<p><span style="color: #971B7A;">Links:</span><a href=" http://www.myspace.com/mercurydrops">MySpace</a></p>
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		<title>Alter – Tenedle</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Apr 2009 14:59:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Gaudio]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Album]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;incredibile mole di brani contenuta in questo Alter per qualcuno potrebbe rappresentare un ostacolo insormontabile. Quasi come se fosse una ricercata tecnica di dissuasione nei confronti dell&#8217;ascoltatore medio-distratto. Perchè questo è un disco da ascoltare con dedizione, in cui immergersi, da cui lasciarsi avvolgere lentamente. Dimitri Niccolai, in arte Tenedle, avrà pensato a questo disco &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/2009/04/copertina-alter.jpg" alt="copertina-alter" width="200" height="200" />L&#8217;incredibile mole di brani contenuta in questo <strong><em>Alter</em></strong> per qualcuno potrebbe rappresentare un ostacolo insormontabile. Quasi come se fosse una ricercata tecnica di dissuasione nei confronti dell&#8217;ascoltatore medio-distratto. Perchè questo è un disco da ascoltare con dedizione, in cui immergersi, da cui lasciarsi avvolgere lentamente. Dimitri Niccolai, in arte Tenedle, avrà pensato a questo disco come ad un rito sciamanico votato all&#8217;ipnosi dell&#8217;ascoltatore, al rapimento dell&#8217;apparato uditivo. Colonna sonora di una giornata che volge a farsi scura, quando si ha bisogno di un flusso mentale intimo e che abbia un senso tutto proprio e personale. Beat elettronici a velocità variabile, sintetici, puliti e mai banali. Terribilmente new-wave e dalle tendenze malinconiche, ha in sé il punto di forza magnifico ed innovativo di pescare a piene mani dalla tradizione della canzone d&#8217;autore. Tenedle non solo sa scrivere belle canzoni, ma è anche capace di offrire interpretazioni pregne di significato, riuscendo a dare vita piena ai testi che parlano di una vita quotidiana sofferta. Vicino a Battiato, Morgan e con venature che ricordano Manuel Agnelli, la voce in questo disco è il vero elemento in più, calda e coinvolgente. Melodie mai azzardate ma ben collaudate e memori delle strade battute dai Depeche Mode meno <em>eighties</em> sono il filo conduttore delle ventuno tracce.<br />
Se proprio dobbiamo cercare il punto debole, la sbavatura in questo <strong><em>Alter</em></strong>, allora non possiamo fare altro che tornare all&#8217;inizio, a quell&#8217;espressione di stupore nel rendersi conto del numero di brani. Perchè se la qualità delle canzoni è complessivamente altissima ed è impossibile trovare riempitivi, è anche vero che forse è alquanto difficile cogliere quell&#8217;attimo, quell&#8217;esplosione che riesce ad elevare un buon lavoro addirittura oltre questa soglia, rendendolo più che unico e viscerale. Sembra ironico, eppure la sensazione è quella, che un disco di così alta qualità finisca con l&#8217;apparire troppo omogeneo, senza spigoli o elementi che escano fuori dai binari previsti per stupire, colpire&#8230; e affondare.</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #971B7A;">Label: </span>U.d.U. Records – 2007</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #971B7A;">Line-up: </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial">Tenedle</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #971B7A;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li>Plenilunio</li>
<li>Notte fonda</li>
<li>Il dissenso del ritmo</li>
<li>Le mosche sul dolce</li>
<li>La terra è il mio pianeta</li>
<li>Rave</li>
<li>88 Ore</li>
<li>Domino</li>
<li>Insensibile</li>
<li>Il transito ostile della luna</li>
<li>Lunga notte</li>
<li>Musica idiota</li>
<li>L&#8217;ora di ricreazione</li>
<li>Sogni profondi</li>
<li>Fintorgasmo</li>
<li>Medium</li>
<li>L&#8217;unica stella</li>
<li>Ascensore per lunatici</li>
<li>Vita sotterranea</li>
<li>Munusculum</li>
<li>Katasterismo</li>
</ol>
<p><span style="color: #971B7A;">Links:</span><a href="http://www.tenedle.it">Sito Ufficiale</a>,<a href="http://www.myspace.com/tenedlemusic">MySpace</a></p>
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		<title>L&#8217;aria che respiro soffoca &#8211; .Cora.</title>
		<link>https://www.losthighways.it/2009/03/30/laria-che-respiro-soffoca-cora/</link>
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		<pubDate>Mon, 30 Mar 2009 09:37:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Gaudio]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Album]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Prendete un carico di bile e provate ad imprimerlo su disco mantenendone intatte rabbia e frustrazione. Provate ad incidere il tutto in solchi ben definiti fatti di riff dalla carica fuori dal comune, scossi da una batteria dall&#8217;impostazione malsana. Immaginate il prodotto come marchiato dalla Jestrai di &#8220;casa Verdena&#8221;, registrato al Red House Recordings di &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/2009/03/cora_l_aria_che_respiro_soffoca.jpg" alt="cora_l_aria_che_respiro_soffoca" width="200" height="200" />Prendete un carico di bile e provate ad imprimerlo su disco mantenendone intatte rabbia e frustrazione. Provate ad incidere il tutto in solchi ben definiti fatti di riff dalla carica fuori dal comune, scossi da una batteria dall&#8217;impostazione malsana. Immaginate il prodotto come marchiato dalla Jestrai di &#8220;casa Verdena&#8221;, registrato al Red House Recordings di Senigallia e messo nelle mani di Bob Weston degli Shellac per il mastering ed avrete un buon pugno di ingredienti adatti a farvi un&#8217;idea di cos&#8217;è questo esordio dei marchigiani .Cora.<br />
Vi basterà il trittico iniziale de <strong><em>Il Sanchez</em></strong>&#8211;<strong><em>L&#8217;Aire</em></strong>&#8211;<strong><em>Sasso</em></strong> per annodare definitivamente il vostro intestino o per scioglierlo in un convulso moto liberatorio dopo una giornata passata ad avvelenarvi mente e corpo. Un pugno di alternative rock, grunge e stoner suonato con maestria e potenza. Una serie di pezzi che si potrebbero immaginare come out takes troppo grunge per finire su <strong><em>Germi</em></strong> ed <strong><em>Hai paura del buio?</em></strong> degli Afterhours o come b-side dei Verdena. Carica ininterrotta che prende il via dalle viscere di se stessi per colpire un esterno che proprio non ci piace. Le difficoltà di adattare il cantato in italiano a generi tutti di scuola d&#8217;oltreoceano non aiutano di certo nella stesura di testi che siano di vero impatto. L&#8217;intensa attività live che ha preceduto questo esordio si sente tutta, l&#8217;amalgama tra i tre componenti del gruppo è granitico così come il suono che produce. Atmosfere cupe aiutate da linee di basso che sanno di pura cattiveria incombono sull&#8217;ascoltatore per tutta la durata dell&#8217;album. Certo, nei quaranta minuti scarsi lungo i quali si dipanano le trame disegnate dai marchigiani, non si avverte traccia di innovazione o peculiarità che ci permettano di riconoscerli con facilità nel marasma musicale nel quale difficilmente ci orientiamo. Il rischio, costante, è che dopo un apprezzamento quantomeno per le capacità del trio si possa decidere di metter su nel proprio lettore gli &#8220;originali&#8221;, relegando i .Cora. ad un ruolo di controfigura. Ma questo <strong><em>L&#8217;aria che respiro soffoca </em></strong>è pur sempre un esordio ed in quanto tale lo immaginiamo come l&#8217;inizio di un percorso che porterà i tre a dar vita ad uno stile decisamente più personale, perchè le potenzialità ci sono e si avvertono tutte in quel groppo in gola che non si decide ad andar via.</p>
<h2 class="sectionhead" style="text-align: justify;">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #971B7A;">Label: </span>Jestrai Records – 2008</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #971B7A;">Line-up: </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial">Tommaso Sampaolesi (voce e chitarre) &#8211; Michele Cappannari (basso)  &#8211; Stefano Piersanti (batteria)</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #971B7A;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li>Il Sanchez</li>
<li>L’Aire</li>
<li>Sasso</li>
<li>Bora Lacrime</li>
<li>La Mia Sporca Metà</li>
<li>Caligiuro</li>
<li>Impatto Lord Denning</li>
<li>D.A.P.</li>
<li>Colla</li>
<li>Becky Hoover</li>
<li>L’Ultima Sigaretta</li>
</ol>
<p><span style="color: #971B7A;">Links:</span><a href="http://www.puntocorapunto.eu/">Sito Ufficiale</a>,<a href="http://www.myspace.com/coralacrime">MySpace</a></p>
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		<title>Tight Knit &#8211; Vetiver</title>
		<link>https://www.losthighways.it/2009/03/15/tight-knit-vetiver/</link>
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		<pubDate>Sun, 15 Mar 2009 21:05:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Gaudio]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Album]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Le fiamme che salgono dal falò illuminano a sprazzi i visi di chi vi siede intorno. Lo sciabordio delle onde leggere sulla spiaggia fa da sottofondo. Le bottiglie si trascinano da una mano all&#8217;altra, raggiungendo labbra seccate dal sale dell&#8217;acqua di mare. La rilassatezza è di quelle delle ultime notti d&#8217;estate, quando in maniera terrificante &#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/2009/03/tight_knit.jpg" alt="tight_knit" width="200" height="200" />Le fiamme che salgono dal falò illuminano a sprazzi i visi di chi vi siede intorno. Lo sciabordio delle onde leggere sulla spiaggia fa da sottofondo. Le bottiglie si trascinano da una mano all&#8217;altra, raggiungendo labbra seccate dal sale dell&#8217;acqua di mare. La rilassatezza è di quelle delle ultime notti d&#8217;estate, quando in maniera terrificante ed improvvisa ci prende la consapevolezza che tutto sia destinato a finire. Ed allora non ci resta che scegliere tra la malinconia ed il voler restare febbrilmente attaccati a quegli ultimi istanti, liberi dai pensieri in cui affoghiamo quotidianamente. Saresti pronto a giurare di riuscire a sentire, in lontananza, l&#8217;eco di una pioggia fine ed impalpabile. Di tutto questo sembra parlarci <strong><em>Tight Knit</em> </strong>dei Vetiver. <strong><em>Rolling Sea</em></strong><em>, <strong>Sister</strong>, <strong>Everyday</strong></em>, folk stanco e sereno allo stesso tempo, giocato sulle poche corde di una chitarra, così come il folk deve essere. Andy Cabic a fare da istrione e raccogliere intorno a sé una serie di personaggi più o meno affidabili (tra loro Devendra Banhart ed Eric Johnson), camicie a quadri e barbe ispide, batteria, chitarra, violoncello, voci al sussurro ed una figura che si accosta al tuo fuoco per chiederti una sigaretta. Pensate a Neil Young, tingetelo di disillusione e dategli una voce da ragazzino. Anche quando le melodie sembrano farsi più pop, non si riesce a lasciar da parte quella sensazione che il cambiamento sia lì, dietro l&#8217;angolo. O magari tutto intorno. Le speranze non muoiono mai e ci affidiamo alla miscela magica di soul e funk di <strong><em>Another Reason to Go</em></strong><em>.</em> Eppure, quella sensazione, è ancora lì, fredda e cinica ad attenderci addirittura nel titolo del pezzo. Pensate alla Summer of Love, ed immaginatevi come immediatamente destinati ad una vita fatta di camicia a maniche corte, occhiali da vista e matite nel taschino. Forse questo è il disco che suonereste. Questa è la serata che vorreste passare prima del baratro. Prendendo un sorso dall&#8217;ultima bottiglia, perdendovi nell&#8217;ultimo abbraccio, ascoltando <strong><em>Strictly Rule</em></strong><em> </em>e <strong><em>At Forest Edge</em></strong>, un sorriso ed una lacrima come commiato.</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #971B7A;">Label: </span>Sub Pop – 2009</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #971B7A;">Line-up: </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial">Andy Cabic (vocals and guitars) &#8211; Kevin Barker (guitars) &#8211; Sanders Trippe (guitars and vocals) &#8211; Otto Hauser (drums) &#8211; Brent Dunn (bass)</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #971B7A;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li>Rolling Sea</li>
<li>Sister</li>
<li>Everyday</li>
<li>Through the Front Door</li>
<li>Down from Above</li>
<li>On the Other Side</li>
<li>More of This</li>
<li>Another Reason to Go</li>
<li>Strictly Rule</li>
<li>At Forest Edge</li>
</ol>
<p><span style="color: #971B7A;">Links:</span><a href="http://www.vetiverse.com/">Sito Ufficiale</a>,<a href="http://www.myspace.com/vetiverse">MySpace</a></p>
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