La musica di Shearwater sembra emergere da una faglia del mondo, da un punto in cui la terra si apre e lascia filtrare storie che non abbiamo ancora imparato a leggere. Lì dove le mappe non arrivano, dove la geografia è ancora un’ipotesi, dove il reale e l’irreale convivono come due animali che si annusano nel buio. È da quel luogo – fisico e mentale – che Jonathan Meiburg torna con The New World, settimo capitolo di una ricerca che ormai non è più solo musicale: è biologica, geologica, quasi cosmologica. Meiburg è uno dei pochi musicisti contemporanei che non usa la natura come metafora, ma come materiale vivo. Biologo e autore, esploratore e frontman, attraversa l’Antartide come attraversa una canzone: con la stessa attenzione per le forme, le correnti, le creature che abitano gli interstizi. Il suo doppio sguardo – scienziato e musicista – è la chiave di volta del disco. Dove altri vedrebbero un paesaggio, lui vede un organismo. Dove altri sentirebbero un rumore, lui ascolta un linguaggio. The New World è il risultato di questo sguardo: un album che sembra irreale, ma che è costruito con una fisicità quasi brutale. Le campane registrate a Berlino, il ronzio di un nastro trasportatore a Melbourne, il gracchiare dei corvi della Tasmania, il vento che scivola sulle Cascade Range: i field recordings non sono ornamenti, sono la prova che ciò che ascoltiamo è accaduto davvero. In un’epoca di deepfake e simulazioni, Meiburg risponde con il mondo com’è: imperfetto, rumoroso, vivo. Rispetto al precedente The Great Awakening, questo disco è più vasto, più mobile, più rischioso. Se il 2022 era un album di animali che osservavano l’uomo, The New World è un album in cui l’uomo si perde nel paesaggio. La musica non descrive la natura: la imita, la assorbe, la ricrea. La tavolozza sonora è un caleidoscopio migratorio: il ngoni di Mamadou Kouyaté, le percussioni maliane di Ngoni Ba, il qanun di Firas Zreik, i fiati di Doug Wieselman, le geometrie percussive di Thor Harris, la presenza liquida di Shahzad Ismaily, e il nucleo stabile di Emily Lee e Dan Duszynski. Su carta potrebbe sembrare caos. In realtà è biologia musicale: ogni strumento è un organismo che trova il proprio posto nell’ecosistema del disco. Meiburg continua a camminare sul sentiero aperto da Mark Hollis: quell’art‑rock orchestrale che è insieme intimo e immenso, fragile e monumentale. Ma qui si aggiungono nuove ombre: la sensualità obliqua di Bowie, la lucentezza art-pop dei Roxy Music, la tensione emotiva di Anohni e Thom Yorke. Daydream Unbeliever è un vortice: archi che salgono come maree, percussioni che si spezzano come ghiaccio, una voce che sembra arrivare da un’altra epoca. A Mink In The Dust avanza come un animale nel sottobosco. Slugs In The Marigolds ondeggia in una posa glam, tra sax e malinconia. More And More è un blues sospeso, un incontro immaginario tra Talk Talk e Nina Simone. Anamnesia è il punto più ombroso del disco: un battito meccanico, catturato da un nastro trasportatore a Melbourne, che diventa memoria distorta. La voce di Meiburg scivola dentro questo ronzio come un pensiero che non riesce a fissarsi. Tutto è sospeso, tutto è in transito: un frammento di realtà che attraversa una musica in bilico tra sogno e disorientamento. E poi c’è la fine. You And Your Dog si apre come una sorgente: piano che scende a cascata, clarinetto che vaga, percussioni che respirano. Quando arriva la voce di Laurie Anderson, il disco cambia stato: diventa un film, un ricordo, una visione. La sua narrazione – un cane, una spiaggia, due amici che si perdono – è una carezza che contiene un presagio. Sembra un frammento di un film perduto di Wim Wenders, un momento in cui la musica smette di essere suono e diventa luce. The New World è un disco che parla di ciò che è reale, ma lo fa con una musica che sembra irreale. È questo il paradosso di Shearwater: per raccontare il mondo, deve prima ascoltarlo. E per ascoltarlo, deve immergersi nella sua materia: ghiaccio, vento, animali, macchine, oceani, città, silenzi. La natura non è un simbolo: è un testimone. E Meiburg, con la sua voce tesa e luminosa, è il suo interprete più fedele. The New World è forse il disco più compiuto di Shearwater. Un album che non descrive il mondo: lo rivela.
… It’s nice to imagine a version of you and me
That’s still walking around out there
Where the beach ends and the sky begins… (from You And Your Dog)
Credits
Label: Polyborus Records / Secretly Distribution – 2026
Line-up:
Jonathan Meiburg (voce, chitarre, pianoforte, field recordings, produzione) – Emily Lee (tastiere, synth, cori) – Dan Duszynski (batteria, percussioni, ingegneria del suono) – Shahzad Ismaily (polistrumentista) – Thor Harris (percussioni) – Mamadou Kouyaté (bass ngoni) – Moctar Kouyaté, Mahamadou Tounkara (calabash, tamma, yabara – Ngoni Ba) – Firas Zreik (qanun) – Doug Wieselman (clarinetto, sax) – Laurie Anderson (voce narrante in “You And Your Dog”)
Tracklist:
1. Even Song
2. Daydream Unbeliever
3. A Mink In The Dust
4. Slugs In The Marigolds
5. More And More
6. The Only Sound I’m Afraid Of
7. Anamnesia
8. The High Ranges
9. You And Your Dog
Link:
Sito ufficiale
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