Azione 1: Orgia mistero. Con questo titolo sibillino il 5 gennaio 2023 inizia l’avventura della misteriosa formazione dei Neoprimitivi, band romana che anziché concerti promette riti di iniziazione, a cadenza mensile nella residence del Trenta Formiche. Celebrazioni di un culto misterico per adepti devoti di una setta occulta, tra lunghe jam strumentali e proiezioni tratte dalla fantascienza di Sul globo d’argento del regista polacco Andrzej Żuławski, da cui è tratto anche il titolo del primo singolo, fatta di primi piano inquietanti e una fotografia virata sui blu che pare un alter ego glaciale del Dune di Lynch. Un singolo dalla durata per nulla radiofonica, trattandosi di una suite di oltre venti minuti (articolata in cinque movimenti, 2067, Do it again, Arrivo sul pianeta, Ralph und Florian, Scolopendra, che sembrano alludere all’intreccio del film di Żuławski), poi inclusa come Lato A nell’esordio sulla distanza, chiamato appunto Orgia mistero. A meno di un anno da quell’uscita i Neoprimitivi si cimentano in un nuovo capitolo discografico con Il sangue è pronto, nato da sonorizzazioni della pellicola del filone decamerotico Riti, magie nere e segrete orge nel trecento, diretta da Renato Polselli e uscita nelle sale nel 1973, con musiche di Gianfranco Reverberi. Da quell’immaginario cinematografico e musicale, frequentato all’epoca anche da Morricone musicando film come L’uccello dalle piume di cristallo di Dario Argento o Una lucertola con la pelle di donna di Lucio Fulci, prende le mosse lo stile enigmatico dei Neoprimitivi, in movimento parallelo al recupero delle musiche dei polizziotteschi messo in campo dai Calibro 35, in totale controtendenza rispetto a un panorama mainstream che impone i tempi superficiali di un reel o di una storia. Le morbose gesta di vampiri del film di Polselli prendono vita nelle partiture dei Neoprimitivi, anche con citazioni dirette dell’original soundtrack di Reverberi, tenendo salda la rotta di una visione del tutto personale e innovativa, malgrado l’amore dichiarato per una stagione precisa del nostro cinema, che non si risolve mai in copia anastatica.
L’altare ti aspetta, le scale dorate, le mani donate alla nostra ricerca, di un dio indifferente, coperto di occhi, brilla stanotte e stanotte ritorni. L’invocazione intonata dagli adepti che apre i sei movimenti di questa nuova suite e ripetuta sul bordone ossessivo che introduce a un viaggio lisergico nei rumori spettrali di un mondo fantastico, di droni inquietanti e laser vorticosi, la tensione sanguinolenta de L’atto di uccidere. Passaggio iniziatico, siamo pur sempre in un horror coi vampiri, per raggiungere L’estasi del corpo, musicalmente descritta da un jazz sensuale retto da un riff di contrabasso che risale ai noir anni ’50, ma anche all’ironia dissacrante delle commedie di Monicelli, trasportato negli anni ’70 dal suono vibrato del wah-wah, solcato dalle saette di un sax di erotica parsimonia, mentre voci femminili trasformano il titolo del film di Polselli in un ritornello leggero, mentre ridono ammiccanti lasciandosi andare al groove, prima di catturare la prossima preda nell’ombra. Placati i desideri arriva la contemplazione, La nostra fragile ieraticità, dai movimenti lentissimi, tempo dilatato e fluttuante, gli echi acuti e distanti di incantesimi di fattucchiere, mentre un sassofono in malinconico isolamento piange il suo dramma prima che arrivi l’alba. Ma poi una tarantella trasfigurata, quasi tribale, annuncia che Il sangue è pronto, ed ecco che parte il groove sfrenato dei Neoprimitivi, scagliato in orbita da tastiere dilatate tra Krautrock e Pink Floyd, passando per la rilettura disco psichedelica del tema del secondo movimento, L’estasi del corpo, in una cavalcata strumentale che macina ritmo infernale e agguanta momenti dub in stile Gorillaz, che finiscono risucchiati nei rumori sinistri di un enorme calcolatore impazzito. Una nebbia densissima avvolge tutto per il tema etereo de L’estasi dello spirito di minimalismo evocativo che, attraverso le parole pronunciate con italiano stentato da una voce straniera, conduce all’inquietante interrogativo del finale: Dove finisce l’uomo e quando inizia il suo padrone? Ma l’oracolo sa tutto tranne le risposte, così l’armata di spettri si rimette inesorabilmente in marcia con passo marziale spargendo terrore verso l’ignoto.
Credits
Label: 42 Records – 2026
Line-up: Pietro Iranna (Kaospad, Molle, Noise Box, Theremin, Percussioni) – Eugenio Petrarca (Moog Subharmonicon) – Emilia Wesolowska (Voce) – Gaia Banfi (Voce) – Andrea Gonnellini (Voce, Basso, Sampler, Sassofono Contralto, Ciaramella, Percussioni) – Giacomo Onel (Voce, Batteria, Percussioni) – Martino Petrella (Voce, Chitarra, Balalaika, Congas, Vibrafono, Melodica, Percussioni) – Flavio Gonnellini (Voce, Organo Farfisa Tiger, Chitarra, Contrabasso, Percussioni)
Tracklist:
- Il sangue è pronto (L’atto di uccidere – L’estasi del corpo – La nostra fragile ieraticità – Il sangue è pronto – L’estasi dello spirito – Dove finisce l’uomo e quando inizia il suo padrone?)
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