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Tra ombre trip‑hop e spiritualità jazz: Intervista ai Kiiōtō (Lou Rhodes e Rohan Heath)

kiioto_in1_Con Black Salt, il loro secondo lavoro in studio, i Kiiōtō tornano a incidere una scia profonda nella geografia emotiva del contemporary soul britannico. Un album più esposto, più viscerale, più umano: un viaggio che attraversa identità, perdita, fragilità e rivelazioni interiori, sospeso tra jazz‑noir, ombre trip‑hop e una spiritualità che pulsa sotto pelle. In occasione dell’uscita del disco, il duo è in tour ed approderanno anche in Italia: il 21 Maggio a Bologna (Bravo Caffè) ed il 22 Maggio a Napoli grazie al Rockalvi (Teatro Bolivar). Un ritorno attesissimo, che promette di portare sul palco l’intensità rarefatta e cinematica di Black Salt, insieme alla complicità creativa che da sempre anima il loro progetto. Li abbiamo incontrati per una conversazione intima e profonda, in cui i Kiiōtō raccontano la genesi del nuovo album, il dialogo con As Dust We Rise e le traiettorie emotive che attraversano la loro musica.

Black Salt appare come un lavoro più esposto e carico di tensione emotiva rispetto a As Dust We Rise. Quale cambiamento — personale o artistico — vi ha spinto verso un suono più vulnerabile e fondato sulla frizione creativa?
LOU: As Dust We Rise è stato, per molti versi, una luna di miele. Era il prodotto del nostro entrare in sintonia con la nostra relazione appena nata, sia tra noi due che con la musica che avevamo iniziato a creare. Era anche ispirato da un primo viaggio on the road che facemmo insieme dal Messico a New Orleans e alle paludi della Louisiana. Al contrario, Black Salt ci ha trovati a casa, a Londra, a guardare il mondo intorno a noi e dentro la nostra relazione che si stava approfondendo. Nel suo processo, abbiamo sentito fosse importante essere viscerali nell’approccio ai testi e minimalisti nello stile musicale, spingendoci più a fondo nelle inclinazioni jazz che avevamo iniziato a esplorare nel nostro debutto.

L’album vira al jazz‑noir, con ombre trip‑hop e richiami al jazz spirituale. Quanto avete cercato consapevolmente queste influenze e quanto, invece, è emerso in modo naturale durante la scrittura?
ROHAN: Tendenzialmente non pensiamo alle categorie in cui la nostra musica potrebbe o non potrebbe rientrare, anche se ci sono sicuramente inclinazioni verso il Jazz Noir e lo Spiritual Jazz. Inoltre, dato che Black Salt è stato scritto nell’arco di un anno, la musica si è evoluta e trasformata durante quel periodo, e questo probabilmente si riflette nella varietà e nella tavolozza diversificata dei brani dell’album. Nessuna delle canzoni di Black Salt è stata scritta per “rientrare” in una categoria particolare: riflettono piuttosto ciò che stavamo ascoltando in un dato momento.

Il disco attraversa paesaggi emotivi molto diversi, dalla claustrofobia di Butterfly all’apertura cosmica di Zero Gravity. Come avete lavorato per mantenere coesione pur esplorando contrasti così forti?
LOU: È una bellissima descrizione di quei due brani così contrastanti! Non ci siamo posti l’obiettivo di creare paesaggi così diversi. È semplicemente successo. Spesso il nostro processo di scrittura parte da Rohan che mi suona un riff o qualche accordo, e lui spesso suggerisce titoli che mi tirano fuori dalla mia zona di comfort. Prima resistevo a questi suggerimenti, ma ora mi piace la sfida e il viaggio che mi portano a fare. Con Butterfly, Rohan mi fece ascoltare quella che ora è la linea di basso “hook”, che aveva registrato sul mio violoncello, e sono stata ispirata dalla sua oscurità angolare a scrivere di un classico narcisista. Con Zero Gravity avevamo entrambi appena letto Orbital, il romanzo di Samantha Harvey vincitore del Booker Prize e incentrato su un equipaggio in intorno alla Terra. Siamo stati ispirati a scrivere una canzone sull’effetto trasformativo di osservare il nostro pianeta dallo spazio. Siamo sempre alla ricerca di temi per le nostre canzoni. Praticamente tutto ciò che ci circonda è una potenziale ispirazione.

Identità, perdita e sovraccarico digitale sono temi ricorrenti in Black Salt. Queste narrazioni nascono da esperienze personali o sono riflessioni sul mondo contemporaneo che vi circonda?
ROHAN: Le narrazioni su identità, perdita e sovraccarico digitale derivano assolutamente da esperienze personali. Lost Map affronta direttamente i risultati di un test del DNA che abbiamo fatto entrambi per scoprire di più sulle nostre radici. Mentre l’eredità di Lou si è rivelata quasi totalmente britannica, la mia includeva linee familiari provenienti da Nigeria, Ghana, Sierra Leone, Germania e persino un 3% di ascendenza italiana! La perdita è affrontata in Five Eight, che descrive il momento in cui ero seduto accanto a mia madre sul suo letto di morte, proprio nell’istante in cui è venuta a mancare. Per questo motivo è una canzone molto difficile da suonare dal vivo. White Noise affronta il sovraccarico digitale del mondo in cui viviamo oggi e la lotta costante per evitare che ci travolga.

La tua voce, in questo album, sembra più nuda, fragile, quasi confessionale. È stata una scelta artistica deliberata o sono state le canzoni stesse a richiedere un approccio vocale diverso?
LOU: Con la musica dei Kiiōtō, in generale, vogliamo che ci sia la minore distanza o artificio possibile tra la nostra musica e l’ascoltatore. Le canzoni di Black Salt, come hai già notato, hanno una sorta di crudezza, un’onestà, e se c’è un filo conduttore in tutto ciò che affrontano, potrebbe essere riassunto come un’esplorazione dell’essere umano in tutte le sue sfaccettature. Quindi, ovviamente, nel raccontare queste storie, è importante che la mia voce sia il più “nuda” e cruda possibile. Volevo che le persone sentissero come se stessi letteralmente cantando nel loro orecchio.

Il suono dei Kiiōtō si colloca in una linea affascinante che va da Portishead e Massive Attack a Khruangbin, Alice Coltrane e persino Carole King. Come vivi questi paragoni e dove senti che il progetto appartenga sia solo tuo stilisticamente?
LOU: Non pensiamo molto al nostro stile quando scriviamo. Il processo è piuttosto organico, ma è ovviamente influenzato dalla musica che ci ispira (o ci ha ispirati), sia del passato che del presente. Gli artisti che menzioni fanno sicuramente parte di quell’insieme. È meraviglioso ritrovarsi a riflettere aspetti diversi della musica che ha nutrito la tua creatività, e allo stesso tempo renderla completamente tua. Kiiōtō, come progetto, è nato in un mondo che usciva dal lockdown, quando ciascuno di noi aveva trascorso lunghi periodi in isolamento e introspezione. La nostra connessione, oltre che personale, era attraverso la musica in cui ci eravamo immersi in quel periodo, e questo si è fuso con i suoni che abbiamo creato in una sorta di osmosi.

Guardando indietro a As Dust We Rise, cosa senti di aver portato con te in Black Salt e cosa, invece, avete scelto consapevolmente di lasciare andare per evolvere?
ROHAN: Non credo ci sia stata una decisione consapevole nell’evoluzione musicale tra As Dust We Rise e Black Salt: ogni cambiamento è stato parte di una trasformazione naturale. Ma se c’è stata una decisione, è stata quella di mantenere le canzoni di Black Salt più organiche, da qui l’uso di più batteria e chitarre suonate dal vivo. Guardando avanti, penso che continueremo probabilmente su questa traiettoria, perché lavorare con musicisti dal vivo è una delle cose che ci piace di più.

L’album ospita musicisti straordinari come Hawi Gondwe, Andy Hamill, Myke Wilson e persino David Arnold. In che modo la loro presenza ha influenzato l’identità sonora del disco?
ROHAN: Siamo stati abbastanza fortunati da lavorare con alcuni dei musicisti più talentuosi del Regno Unito per la registrazione di Black Salt. Ogni musicista ha il proprio stile, e quindi ciascuno aggiunge un grado di imprevedibilità al mix sonoro. È proprio questa combinazione di personalità musicali e interpretazioni individuali che ha portato alla nascita di Black Salt, un album di cui siamo immensamente orgogliosi.

Se Black Salt dovesse diventare la colonna sonora di un film del passato, a quale pellicola senti che apparterrebbe?
LOU: Credo che dovrebbe essere Night on Earth di Jim Jarmusch. C’è una vera risonanza tra le diverse storie di vite umane raccontate nel suo film; si collega perfettamente ai temi di Black Salt. Ovviamente, le storie sono diverse (nelle nostre canzoni abbiamo il racconto di un narcisista in Butterfly, l’esperienza dell’essere donna in un mondo dominato dagli uomini in Warpaint, il crescere ragazzi tra i potenziali pericoli della vita urbana in Little Axe, il gestire differenze e diversità in Walking Backwards, l’esplorare radici genetiche disparate in Lost Map, la morte di un genitore amatissimo in Five Eight, e così via…), ma sia nel nostro album che nel film di Jarmusch c’è una riflessione dolce e intima su cosa significhi essere umani che risuona in modo simile.

Zero Gravity – Video

21/5/2026 BOLOGNA – BRAVO CAFFE info e prenotazioni: Tel. +39 3335973089/ 051 266112
22/5/2026 NAPOLI – AUDITORIUM NOVECENTO
Biglietti: ETES

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