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E poi scegliere con cura le parole – Mauro Ermanno Giovanardi

WW146_COVER_3000px-768x768Certa musica merita un ascolto lento. Certa musica non si ascolta frettolosamente, non si scrolla tra i mille impegni di una giornata. Certa musica ha bisogno del tempo necessario per entrarti dentro e scavare lentamente quei labirinti esistenziali dove, prima o poi, ciascuno di noi si perde. Certa musica d’autore si sceglie con la stessa attenzione con cui in una libreria affollata di testi dai titoli accattivanti, mi fermo a scegliere proprio quel libricino elegante che sbuca tra copertine sguaiate. Un piccolo testo poetico che infilo in un vecchio zainetto Invicta, mentre cammino lungo altre strade di una vita passata, con le cuffiette di un antico walkman nelle orecchie che mi rimandano questa musica schietta e sincera, senza fronzoli, fatta di testi importanti, solo apparentemente fuori moda in un mondo dove devi andare veloce anche se non ti piace.
Oggi il mio mondo si ferma, cambio i miei stati di necessità e mi concedo un viaggio poetico tra le pagine musicali di E poi scegliere con cura le parole, ultimo lavoro di Mauro Ermanno Giovanardi (Woodworm Label) uscito il 20 marzo.
Il delicatissimo arrangiamento de Il buio nella pelle è la chiave di un diario segreto che apre ogni stanza dell’anima e svela, come un manifesto di vita, i temi che nelle tredici tracce dell’album si rincorrono e si intrecciano. E poi scegliere con cura le parole è tutto un intenso stream of consciousness dove la musica diventa sentiero dentro le pieghe più intime dei pensieri, e le parole scorrono come pagine di poesia. A tratti struggente, a tratti quasi scanzonato, Mauro Ermanno Giovanardi canta la disillusione dei nostri anni e quel sentimento costante di inadeguatezza che accompagna la nostra generazione, in bilico tra passato, presente e futuro. Una generazione che non ha più le parole giuste per raccontarsi, incastrata nei nuovi linguaggi dettati dagli algoritmi, che ne La coscienza della mia generazione definisce con la bellissima immagine di fiori senza figli e senza padri, rendendo meravigliosamente poetica anche l’espressione di fallimento e smarrimento che accompagna tutto il testo. E noialtri, fiori a volte recisi ancora con l’illusione di sbocciare, collezioniamo domande, sottointese in ogni brano, che tanto mi ricordano certi versi di Eugenio Montale “Codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”. Se il Poeta recitava “non chiederci la parola”, oggi il Cantautore cerca e sceglie proprio quelle parole semplici ma intensamente emotive che fanno parte dell’esperienza di vita di ognuno di noi, quando gli anni lasciano sbiadire la nostra parte più ribelle, rivoluzionaria e spensierata e ci presentano il conto di una esistenza che all’improvviso appare indefinita, perché non sappiamo più riconoscerci nell’immagine che lo specchio ci rimanda.
Anni zero sembra quasi cullare le nostre incertezze, ricordandoci che nessuno può fermare il fluire della vita e, comunque, del cambiamento; il tema del tempo ritorna poi in una delle tracce successive, Ogni voglia di noi due che racchiude il delicato senso dell’esserci, nel presente di ogni emozione e sentimento perché, quasi con un rimando all’inferno dei viventi calviniano, cos’altro importa se il paradiso è qui? A volte bisogna davvero lasciarsi fermare, stare nel presente, nella relazione con l’altro che diventa proprio l’unico specchio in cui possiamo finalmente vederci e riconoscerci, rime e poesie che si fondono insieme, nella ricerca di un senso comune. Con una narrazione musicale mai banale, Mauro Ermanno Giovanardi affronta proprio il nostro inferno quotidiano, e quello ancor più profondo delle nostre identità smarrite, con una leggerezza davvero unica, mai drammatica, neanche quando le parole scelte sono morte e tradimento. Amore Giuda indaga il tradimento forse non verso un altro da sé, ma verso sé stessi, ancora una volta legato a quel non riconoscersi. In questo spaesamento generazionale, tradire la propria identità gridando che “questo posto non è il mio non è quello che volevo, non è quello in cui credevo” è il vero tradimento, il peso che ci costringe a fare i conti con le nostre inquietudini e con quei mostri che prendono forma in Di struggente amore e Fermami dove si fa strada la consapevolezza che nelle nostre umane solitudini possiamo solo ritrovarci nell’altro a cui rivolgiamo la nostra richiesta di aiuto. Fermami se vuoi che resti qui, è forse l’apice lirico di tutto il disco, perché svela tutta la nostra fragilità e il bisogno di avere qualcuno accanto a noi che sappia contenere i nostri smarrimenti e disegnare i nostri confini.
Le successive Per cantare più forte, Il numero che viene dopo, Un errore tracciano il perimetro concreto delle nostre vite, piene di convinzioni perdute, di illusioni, desideri ed errori, sensazioni con cui ciascuno di noi deve fare i conti e affrontano forse le nostre più grandi difficoltà: il desiderare stesso, la necessità di superare i limiti che torna anche in Non credo nei miracoli. La vita è un viaggio che è un percorso ad ostacoli: la vita è proprio questa continua ricerca della nostra immagine più vera, riflessa in ogni specchio, in ogni pozzanghera lungo il cammino, in ogni persona in cui bagniamo le nostre labbra, come recita Ogni voglia di noi due che sembra dare una risposta proprio alla nostra stessa esistenza: troppo corta per non viverla senza lasciarsi troppo ferire dai nostri cocci rotti, dal cumulo di detriti su cui quotidianamente camminiamo.
Ha ragione Shopenhauer chiude l’album nella maniera più dolorosa: le domande restano definitivamente senza risposta e sembrano non lasciare spazio ad alcuna possibilità di riscatto nella nostra esistenza: “Mi chiedo perché il mio cervello si fa solo di queste domande, il cuore vorrebbe risposte perché il suo dolore è davvero gigante”.
Riavvolgo il nastro, rimetto la musica, riparto dalla prima traccia e proprio lì trovo la risposta, quasi un ritrovare la strada nelle spire del labirinto dove Mauro Ermanno Giovanardi mi ha spinta a perdermi, nell’eterna e malinconica ricerca del senso della vita. Ora so perché le parole giuste non mi vengono più.

Credits

Label: Woodworm – 2026

La parte musicale del disco è stata sviluppata insieme a Leziero Rescigno, che ha co firmato la produzione artistica di tutto il lavoro e con LeLe Battista alla consolle per le registrazioni.
I testi nascono invece da un lavoro corale, che potremmo definire un vero e proprio collettivo della parola: l’artista ha coinvolto un gruppo di autori e musicisti con cui ha scritto i brani a quattro mani. Tra di loro figurano:
Francesco Bianconi, Colapesce, Kaballà, Alessandro Cremonesi dei La Crus, Cheope e Anastasi.

Tracklist:

  1. Il buio nella pelle
  2. Veloce
  3. La coscienza della mia generazione
  4. Anni zero
  5. Amore Giuda
  6. Di struggente amore
  7. Fermami
  8. Per cantare più forte
  9. Il numero che viene dopo
  10. Un errore
  11. Non credo nei miracoli
  12. Ogni volta di noi due
  13. Ha ragione Shopenhauer

PROFILI
Spotify: Mauro Ermanno Giovanardi | Spotify
VEVO/Youtube: GiovanardiVEVO – YouTube
IG: Mauro Ermanno Giovanardi (@mauroermannogiovanardi)
Facebook: Mauro Ermanno Giovanardi | Facebook

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