Home / Recensioni / Album / Dduje paravise – Gnut & D’Alessandro

Dduje paravise – Gnut & D’Alessandro

gnut-e-alessandro-d-alessandroDduje viecchie prufessure ‘e cuncertino,
nu juorno, nun avevano che fá.
Pigliájeno ‘a chitarra e ‘o mandulino
e, ‘nParaviso, jèttero a suná.

(da Duuje paravise, di E.A. Mario e Ciro Parante).

Duje paravise è un classico della canzone napoletana, nato dalla penna del sommo E. A. Mario, che celebra la fiorente scena musicale partenopea all’apice della sua gloria, musica tanto bella e varia che, immagina il testo, si ascolta persino in Paradiso. Senza eseguirla, Claudio Gnut Domestico e Alessandro D’alessandro, incontratisi nel 2025 grazie a un’idea vincente di Toscana Produzione Musica, prendono in prestito il titolo per quest’album che, dopo una serie di concerti in duo, mette in pulito una raccolta di perle della musica prodotta a Napoli nell’arco di un secolo e più, condita da due gustosi inediti che rafforzano l’intesa artistica tra i due musicisti.
Cammenanno a passi leggeri, arriva il primo inedito Sott’o muro, ballata andante sul ritmo percussivo di sapore siculo e la fluidità dell’organetto o fisarmonica diatonica di D’Alessandro a indirizzare in percorsi inediti il timbro vocale di Gnut. Lungo le stesse coordinate si muove il pattern di battiti e scratch che accompagna il dramma doloroso di Carmela, che qui trova un brio assente nella versione dell’autore Sergio Bruni, marchiata a fuoco dal suo canto antico denso di vibrati e composta disperazione, appena rischiarata da un tenue fischietto che dialoga con la malinconia degli archi. Qui il disegno di chitarra classica lascia il posto a corde dalla ritmica di brezza, quasi un bordone lieve, sostenuto anche dagli accordi larghi dell’organetto, che si lancia in un assolo mediorientale per ritrovare la melodia portante e un ritornello conclusivo che gioca su misurate variazioni tonali. L’Alleria e o’ dulore è una traduzione in napoletano della Manhã de carnaval scritta da Luiz Bonfà per il film Orfeo Negro, che nel 1959 sancì la nascita della bossa nova, affidata allora al timbro lirico e popolare di Elizete Cardoso, ai suoi gorgheggi variopinti. Ed è l’occasione per un dialogo intimista tra Claudio e Tosca, che si dividono le parole o le intonano all’unisono, mostrandoci quanto la melodia classica partenopea dovesse essere ben nota ai grandi autori brasiliani degli anni ’50. Silenzio cantatore  scritta nel 1922 da Libero Bovio e Gaetano Lama, forse in una residenza a picco sul mare a Marina di Camerota, naviga sottovento tra quelle acque cristalline, su un pattern di fremiti e colpi, intonando melodia larga da balera danzante per chiudere con un solo d’organetto, che fuor di contesto diremmo lisergico e tra quelle acque terse sentiamo salino. E mo’ e mo’, spogliata dell’arrangiamento dance pop col quale Peppino Di Capri la presentò a Sanremo nell’85, rivela il classicismo di una melodia ben piantata nel solco della tradizione partenopea, con Claudio che, senza darlo a vedere, interpreta anche le seconde voci di una lettura vocale asciutta ma non arida, giacché l’amore perduto vibra in ogni singola nota con un carico di pathos che squarcia il petto. Il secondo inedito Tutto o niente sembra guardare a forme ancestrali della tradizione popolare, rimestate in un processo di dilatazione che ne rende al primo ascolto irriconoscibili le strutture armoniche. Con un magnifico lavoro all’elettrica di suoni stoppati, bassi sospesi e sincope dal sapore raggae, Villanella di Cenerentola, dal capolavoro del compianto maestro Roberto De Simone, traghetta l’usuale forma musicale del folklore partenopeo le cui origini rimontano al XV secolo in un mondo attualissimo di suoni destrutturati e stratificazioni ardite che esplorano i territori nebbiosi della psichedelia nei passaggi strumentali. Maruzzella dopo decenni di cover in tutte le salse dovrebbe finalmente tornare nei confini d’ascolto della primitiva, incantevole versione di Renato Carosone, vertice inarrivabile di sintesi tra la melodia del Golfo, ritmi caraibici ed esotismi mediorientali, il sublime canto di miele, vibrante e sommesso di Renato, di commuovente delicatezza sentimentale. Non me ne vogliano i nostri Claudio e Alessandro, questa è una cover degnissima, che sposta con fare andante la rotta da Cuba al tango argentino, conservando l’introspezione passionale dell’originale. Del resto uno dei propositi dell’album è certamente quello di invitare gli ascoltatori a riscoprire gli autori e i testi originali del repertorio proposto. Cantata perfino da De André nell’album Le nuvole, La nova gelosia, classica canzone napoletana in 3/4 riscoperta da Murolo, diventa qui uno strumentale per organetto, con quel brio spinto che sa di partecipata festa contadina d’un tempo ormai remoto. Con le parole di Salvatore Di Giacomo, che racconta di un triangolo amoroso intorno allo specchio d’acqua del Granatello, nei sobborghi della Napoli di fine ‘800, ‘E ccerase scorre come sangue caldo da una ferita aperta, dolorosa disperazione di un amore perduto nella voce straziata di Gnut, tensione che sale sulle note allungate come lame di pugnale sui tasti della fisarmonica, graffiante sconforto nello scuro catrame di Enzo Gragnaniello, che raccoglie la seconda strofa con un moto d’orgoglio misto a rassegnazione rauca, “capitano d’o legno genuvese / a me nun me ne ‘mporta ca t’a spuse / me daje ‘na voce a n’atu pare ‘e mise“. E allora ci sta che in chiusura il duo si cimenti con il canto di vecchiaia e solitudine Cammina cammina, dall’album di esordio di Pino Daniele, raccogliendo e allargando quella tristezza di vivere vicino ‘o puort’, in attesa di una morte ineluttabile e liberatoria, passando rispettosamente dalla classica all’elettrica e con l’aggiunta di un organetto che è un mare calmo che trattiene tempeste. Ma non si tratta di una chiusura pessimista, come non lo era l’originale di Daniele, è invece lucida cantica di un vissuto che incarna gli stati d’animo e la storia di una terra e dei suoi suoni, dall’infimo al sublime, dalle risate di gioia alle pene d’amore, dalla nascita alla morte, in un moto passionale sempre uguale, sempre diverso.

Credits

Label: Squilibri – 2026

Line-up: Claudio Gnut Domestico (voci, chitarre) – Alessandro D’Alessandro (organetto, elettronica)

Tracklist:

  1. Sott’o muro
  2. Carmela
  3. L’Alleria e o’ dulore (Manhã de carnaval) Feat. Tosca
  4. Silenzio cantatore
  5. E mo’ e mo’
  6. Tutto o niente
  7. Villanella di Cenerentola
  8. Maruzzella
  9. La nova gelosia
  10. ‘E ccerase Feat. Enzo Gragnaniello
  11. Cammina cammina


Link Facebook: D’Alessandro
Gnut

Ti potrebbe interessare...

Dove-finisce-lacqua-Xylema

Dove finisce l’acqua – XYLEMA

Dalla continua mutazione e dall’urgenza del disorientamento nasce Dove finisce l’acqua, il nuovo EP della …

Leave a Reply