Non aver paura di varcare il portale delle Terre Rare: dall’altra parte non c’è un disco, ma una geografia. Un luogo dove il silicio di Microchip emozionale si sgretola nella sabbia marocchina, e l’elettronica dei Subsonica si lascia attraversare da strumenti raccolti come talismani lungo le strade di Essaouira. Il suono si stratifica, si piega, si rialza: un organismo vivo che non rinuncia mai all’uncino pop, alla melodia che ti riporta a casa anche quando ti sei perso. In questo undicesimo capitolo la band rivendica la propria libertà: nessun filtro, nessuna paura di dire da che parte si guarda il mondo. Straniero è una fenditura nella superficie: racconta la disumanizzazione dell’altro, la fragilità con cui ognuno può diventare un’ombra per qualcuno, se osservato attraverso la lente deformante della post-verità. La voce di TÄRA — radice palestinese, timbro mediterraneo — porta con sé un vento caldo che unisce ciò che altrove si frantuma. Il tema della verità distorta ritorna in Teorie, dove il ritmo gioca con l’eco di TikTok e danza sulle cospirazioni nate nei giorni sospesi della pandemia: un carnevale digitale in cui persino la forma della Terra diventa opinione. Da lì il passo è breve per ritrovarsi nel vicolo cieco del Transumanesimo, dove rischi di diventare ciò che non sei, mentre le Grida si dissolvono in un silenzio che inghiotte l’innocenza e lascia scorrere, indifferente, algoritmi morbidi e neonazismi tossici. Radio Mogadiscio è la scintilla più immediata, un colpo di luce che richiama la furia danzante di Nuova Ossessione e Discolabirinto. Ma l’elettronica di Boosta, qui come in Realtà Aumentata, guarda altrove: pulsa come la Sheffield degli anni Ottanta, respira l’ombra dei Depeche Mode, disegna geometrie alla New Order, sfiora i chiaroscuri industriali dei primi Cabaret Voltaire. Una memoria sintetica che riaffiora anche nella ballad nostalgica Rifugio e nell’elettro-prog di Il Tempo in Me. Alla fine, Terre Rare non è solo un disco: è una mappa celebrativa di trent’anni di deviazioni, intuizioni, ostinazioni. Un rito di passaggio che non chiude un cerchio, ma apre un nuovo territorio. I Subsonica non commemorano: riscrivono la loro frontiera.
Credits
Label: Epic – 2026
Line-up: Samuel (voce, cori) – Boosta (tastiere, programmazione, cori) – Max (chitarre, guembri, programmazione, cori) – Ninja (batteria, programmazione, krakeb, percussioni) – Vicio (basso, basso fretless, guembri).
Tracklist:
1. Al Confine
2. Straniero (feat. TÄRA)
3. Teorie
4. Radio Mogadiscio
5. Rifugio
6. Ghibli
7. Grida
8. Transumanesimo
9. Jinn
10. Alisei
11. Il Tempo in Me
Lost Highways Seek your mood, Find your lost highways!