Piss in the Wind di Joji sembra nascere da un gesto minimo e disperato, un’immagine che porta con sé la poesia dell’inutile e la dignità del fallimento. Il titolo è già un manifesto: un atto destinato a dissolversi nell’aria, come se l’artista accettasse che ogni emozione, per quanto intensa, sia destinata a svanire. È un’immagine che ricorda la malinconia quieta dei poeti maledetti e la fragilità dei cantautori che hanno fatto della resa un’arte — da Nick Drake a Mark Linkous degli Sparklehorse — figure che hanno trasformato la vulnerabilità in un linguaggio. L’album si muove come un diario di appunti sonori, una serie di frammenti che sembrano emergere da una stanza in penombra. Joji lavora per sottrazione: voci sussurrate, melodie che si aprono e subito si richiudono, beat che pulsano come un cuore stanco. Questa estetica lo avvicina a certi esperimenti di Arthur Russell, dove la canzone non è mai un oggetto compiuto ma un organismo che respira, si espande e si ritrae. In Pixelated Kisses c’è una malinconia che non si esprime con parole lunghe, ma con micro-esplosioni di suono. È come se Joji avesse preso un ricordo, lo avesse compresso fino a farlo quasi sparire, lasciando solo i pixel più luminosi: un bacio, un volto, un frammento di notte. La sua voce, pur immersa nel caos, resta un filo umano che attraversa il rumore. La voce di Joji sembra arrivare da lontano, come filtrata da un vetro appannato. Love You Less è uno dei momenti più intensi e risonanti di Piss in the Wind, un brano che trasforma la fragilità emotiva in un muro di chitarre, riverberi e confessioni sussurrate. Joji abbandona la sua malinconia lo‑fi più ovattata per entrare in un territorio shoegaze pieno, saturo, quasi catartico. Questa dinamica — un amore che si consuma a senso unico — richiama la poetica di artisti come Slowdive o My Bloody Valentine, dove la voce non domina il suono ma vi si dissolve dentro, diventando un altro strato di emozione. La produzione, firmata tra gli altri da Ricky Reed e Nate Mercereau, costruisce un paesaggio sonoro che ricorda gli anni ’90 ma filtrato attraverso una sensibilità contemporanea: chitarre sognanti, distorsioni vellutate, un ritmo che pulsa come un cuore affaticato. In If It Only Gets Better ci sono corde pizzicate, un’atmosfera sospesa, una voce che sembra parlare più a sé stessa che a un ascoltatore. È un’estetica che richiama la scuola del bedroom pop più introspettivo, ma anche la delicatezza di certi interludi di Sufjan Stevens o le confessioni lampo di Elliott Smith, dove ogni parola pesa più del tempo che occupa. Tra Neon e folk. Hotel California trova la sua forza: una malinconia che non vuole spiegarsi, ma che resta, come il profumo di una stanza dopo che qualcuno se n’è andato. È un brano che ricorda la fragilità acustica dei Red House Painters e la sospensione liquida dei primi Bon Iver: tutto è tenue, ma niente è vago. Ogni parola sembra un passo fatto su un pavimento che scricchiola. Piss in the Wind è un viaggio tra indie rock, club music e alt‑R&B. In tutto il disco, Joji continua a coltivare la sua vocazione per la ballata spezzata, per il canto che sembra arrivare da una stanza vuota. È un’eredità che lo avvicina ai grandi interpreti della fragilità emotiva, ma filtrata attraverso estetiche digitali, glitch, distorsioni e un minimalismo che appartiene pienamente alla nostra epoca. Piss in the Wind è un disco che non cerca di imporsi: preferisce scivolare, evaporare, restare come un’impressione sulla pelle. È un lavoro che vive di sottili vibrazioni, di pause, di respiri. La sua forza sta proprio nella sua fragilità: un’opera che non pretende di essere ricordata, ma che proprio per questo riesce a restare.
Label: Palace Creek – 2026
Line-up: Joji producer and songwriter.
Tracklist:
1. Pixelated Kisses
2. Cigarette
3. Last of a Dying Breed
4. Love You Less
5. If It Only Gets Better
6. Love Me Better
7. Piece of You (feat. GIVĒON)
8. Hotel California
9. Tarmac
10. Forehead Touch the Ground
11. Past Won’t Leave My Bed
12. Fade to Black (feat. 4batz)
13. Can’t See Sh*t in the Club
14. Sojourn
15. DYKILY
16. Rose Colored (feat. Yeat)
17. Silhouette Man
18. Fragments (feat. Don Toliver)
19. Horses to Water
20. Strange Home
21. Dior
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