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Non è una chitarra distorta, è l’intenzione: intervista ai Linfa

Linfa

Continua il nostro viaggio dentro l’universo musicale di Carne Fresca, Suoni dal Futuro, la rassegna che sonda le nuove traiettorie dell’alternative italiano. Questa volta incontriamo i Linfa, power trio monzese che incarna lo spirito viscerale e ribelle del rock “alla vecchia maniera”. Tra distorsioni acide, urgenze espressive e una sincera volontà di scardinare l’omologazione, la band racconta la propria visione artistica e il cammino che li ha portati a calcare palchi prestigiosi come quello in apertura degli Afterhours. Un’altra tappa di un percorso che vuole dare voce a chi sta costruendo questa scena.

Quando, come e perché è nato il vostro progetto musicale?
LINFA nasce nel 2023 dall’amicizia fra Giorgio (basso e voce) e Simone (chitarra), che dopo aver militato insieme in diversi progetti musicali monzesi di vari generi, decidono finalmente di abbracciare la loro passione e seguire la loro esigenza: suonare il rock. Trovano il loro primo batterista e date le loro varie influenze il progetto non può che prendere una direzione alternative/crossover.

Cosa significa “suonare” rock per dei giovani come voi?
Suonare rock significa incanalare le energie in maniera esplosiva e catartica. L’urgenza principale ovviamente riguarda le energie negative, ma non per forza suoniamo solo canzoni tristi o che parlano di disagio… Diciamo che il rock è un particolare modo di esasperare le emozioni e le esperienze, di metterle sotto una lente di ingrandimento e di viverle in maniera viscerale. Suoni rock, se hai fame di vita. Inoltre il rock è politica, perché per definizione é giovane, ribelle e rivoluzionario. Non è una chitarra distorta a fare il rock, è l’intenzione che c’è dietro.

Quali sono i vostri principali riferimenti musicali?
Veniamo da mondi vicini ma diversi: Gianluca (batteria) ha un gusto emo/punk, Simone una passione per il math rock e il primo indierock e Giorgio ascolta tanto rock italiano. Non sapremmo dare un riferimento che ci accomuna tutti e tre allo stesso modo, ma condividiamo l’intenzione e questo è l’importante: il rock’n’roll è una tradizione da onorare e su questo siamo tutti d’accordo.

Cosa significa per voi sperimentare e mescolare le carte?
Musicalmente per noi significa cercare una nostra identità sonora esplorando i nostri gusti e le nostre influenze. Si dice “le note sono 7″ per intendere che è tutto già stato fatto (e in parte è vero), però in mezzo a questo continuo ripetersi della musica sperimentare significa cercare quel dettaglio che fa la differenza, che ti fa prendere una direzione, seppur piccola, che non ha ancora preso nessuno. È l’unico modo possibile di fare arte in maniera onesta, se no è imitazione o revival.

Cosa significa per voi essere stati selezionati nell’ambito della rassegna “Carne Fresca, Suoni dal Futuro”?
È un onore sapere di essere piaciuti ad alcune eminenti personalità nell’ambito alternative italiano. É una grande opportunità poter aprire per gli Afterhours, come far parte della compilation in uscita con Woodworm. Sicuramente vogliamo farci notare, ma far parte di questo gruppo e avere la possibilità di fare rete per suonare in giro e conoscere altre band sarà l’eredità maggiore che ci lascerà questo progetto.

Gli animi di Carne Fresca tipo Succi, Segale ed Agnelli vi hanno dato qualche consiglio?
Di persona ci siamo visti solo una volta quando abbiamo suonato al Germi e perlopiù ci hanno gasato e si sono complimentati. Per email lo staff di Carne Fresca in generale ha l’impronta severa di chi ci vuole preparare alla gavetta (perché l’ha già fatta) dicendoci che non sarà tutto rose e fiori, ma anzi sarà dura. É una modalità che apprezziamo: non vogliamo essere tenuti nella bambagia, né che ci si raccontino frottole. D’altronde c’è già un sacco di gente lá fuori che ci racconta frottole.

Cosa rappresenta per voi Germi LdC di Milano?
Ci siamo stati una volta sola in occasione della serata di Carne Fresca a cui abbiamo partecipato anche noi… Possiamo dire che é un bellissimo locale con uno staff fantastico che è stato ben disposto a chiacchierare e a scambiare opinioni sulla qualunque fino a tardi.

Come è stato aprire un gruppo storico come gli Afterhours? Il fatto di ritrovarvi con altre band in un cartellone così prestigioso vi fa sentire effettivamente parte di una scena? La vostra generazione concepisce questo concetto oppure vi sentite delle monadi?
É un grande onore e ne sentiamo la responsabilità. Il concetto di scena secondo noi é un po’ astratto nell’alternative. Non è un genere come il punk o lo screamo in cui ci sono dei giri grandi e ben definiti in cui le persone si conoscono tutte e fanno gruppo. Forse l’alternative stesso é un genere frammentato per definizione, non avendo dei canoni troppo specifici. Qualcuno da fuori vede la scena, come Agnelli, Succi e lo staff di Carne Fresca, forse perché hanno già vissuto periodi di aggregazione di  questo tipo. Noi da dentro ne intravediamo la possibilità, ma crediamo di non essere ancora consapevoli di far parte di una scena, serve ancora un po’ di tempo, almeno da parte nostra, per conoscere più persone e vedere e calcare più palchi. La scena deve formarsi da sola, se vuole, se no diventerà l’ennesima idea di marketing costruita da vendere ai giovani.

Se un giorno qualcuno del mondo mainstream vi chiedesse di modificare radicalmente il vostro sound per raggiungere il successo mediatico, accettereste compromessi?
No, ma ciò non significa che non cambieremo mai il nostro sound, magari anche radicalmente.

Come vi rapportate all’attuale sistema di promozione fatto di doping su ogni canale social? Lo condividete in qualche modo oppure credete ci sia un modo per arginarlo?
Non lo sopportiamo molto. Vorremmo che il tempo che dedichiamo alla Band fosse al cento per cento tempo che dedichiamo alla musica, per comporre brani nuovi, migliorarci e proporre concerti sempre più studiati. Invece bisogna pensare anche alla creazione di contenuti e a dover contattare le pagine social, ecc ecc… Sinceramente é la parte che ci piace meno, ogni tanto può essere anche divertente, ma suonare lo é di più.
Il modo per arginare questo sistema sarebbe mettersi d’accordo tutti e smetterla di creare contenuti che hanno poco a che fare con la musica, anche per rieducare il pubblico ad ascoltare la musica piuttosto che a guardare i reel, ma questo si ricollega al discorso di scena di cui parlavamo prima e secondo noi la nostra generazione di band non è ancora consapevole di farne parte e di avere il potere di unirsi e di decidere di cambiare le cose… Ma se deve succedere, succederà.

Cosa significa costruire un’alternativa per voi?
Diciamo sempre che fare Alternative in realtà è l’unico modo di fare rock: se prendi il rock come un’intenzione (e non solo come un suono), questa è per forza alternativa e anticonformista, se no sei poco più di una tribute band. Per noi già fare rock in maniera onesta e in quest’ottica significa costruire un’alternativa, sperando poi che questa scena si amalgami e che abbia un impatto sociale e politico maggiore. Comunque, come dicevamo prima, se deve succedere, succederà… Noi nel frattempo ci stiamo divertendo un sacco a fare quello che ci piace davvero e già questo crediamo che sia frutto del nostro rifiuto di omologarci.

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