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Il post-punk che nasce dalla lava: intervista agli Helen Burns

HelenBurns

Gli Helen Burns sono tra le realtà emergenti selezionate da Carne Fresca, Suoni dal Futuro. Nati tra le pietre laviche di Catania, là dove vent’anni fa prese vita Ballate per piccole iene degli Afterhours, il 13 Agosto apriranno proprio la band di Manuel Agnelli all’Anfiteatro Falcone e Borsellino a Zafferana Etnea (CT). La giovane formazione siciliana ha saputo distinguersi per un sound ruvido e sincero, capace di mescolare influenze alternative, stoner e post-punk. La band ha pubblicato nel 2024 il disco The Rain Caller, distribuito da Alka Record Label e che ne ha consolidato la maturità artistica nella scia di band come Idles e Fontaines D.C. Scopriamoli!

Quando, come e perché è nato il vostro progetto musicale?
La nostra band nasce a scuola, quando io, Sebastiano e Walter facevamo il liceo e Domenico lo aveva appena finito. Strada facendo abbiamo conosciuto Salvo, il batterista, dopo averne cambiati molti. E dopo tanto tempo Walter ha lasciato il gruppo, quindi abbiamo proseguito in quattro. La nostra intenzione era di fare qualcosa che, secondo noi, non faceva più nessuno, capendo poi più avanti che non avevamo scoperto niente di assurdo, ma quella convinzione ci ha aiutato a rendere unici i momenti in cui creiamo o suoniamo, quindi è un po’ questa la nostra tendenza. Il motivo per cui abbiamo iniziato è che tutti avremmo voluto far parte di una band fin da ragazzini, più avanti si è trasformato in un vero e proprio modo di esprimerci.

Cosa significa “suonare” rock per dei giovani come voi?
Dare l’anima quando suoni, e sentire di riuscirci.

Quali sono i vostri principali riferimenti musicali?
È una domanda a cui non riusciremmo davvero a rispondere in maniera completa. Sicuramente negli ultimi tempi alcuni degli artisti che abbiamo in comune all’interno della band sono Enola Gay, Turnstile, Wunderhorse, perché ci piace molto la loro attitudine. Ma non facciamo che passare dall’epoca odierna a quella passata in quanto ad ascolti. Due album su cui si è basato Helen Burns all’inizio (soprattutto per il primo disco) sono certamente Unknown Pleasures dei Joy Division e A Hero’s Death dei Fontaines D.C.

Cosa significa per voi sperimentare e mescolare le carte?
Molti di noi cambiano mood o ascolti da un momento all’altro. Ognuno di noi ha chiaramente i suoi riferimenti, ma siamo molto vari quindi spesso è difficile rispecchiarsi sempre nelle stesse cose o in ciò che ti ha già convinto in passato. Su questo principio cerchiamo sempre di metterci in dubbio, non tanto per trovare qualcosa che non esiste, ma per sentirci sempre a nostro agio con le idee che realizziamo.

Cosa significa per voi essere stati selezionati nell’ambito della rassegna “Carne Fresca, Suoni dal Futuro”?
Una grande occasione. È stato bello vedere il movimento che c’è attorno a Germi e la voglia di Manuel, Succi ecc… di portare avanti la programmazione. È stato soddisfacente soprattutto per due motivi: essere notati da una realtà così lontana prima d’ora ci rende orgogliosi, e poi abbiamo conosciuto tanti altri musicisti che ci hanno apprezzato e che allo stesso modo sono piaciuti a noi. Circolavano grandi energie durante le serate. Siamo tornati a casa con nuovi amici.

Gli animi di Carne Fresca tipo Succi, Segale ed Agnelli vi hanno dato qualche consiglio?
Non dei consigli specifici, sicuramente non c’è stata occasione vera e propria di ricevere dei consigli ancora, ma sono sempre stati ospitali e simpatici nei nostri confronti, e ci incoraggiano sempre a continuare così come stiamo facendo, a non fermarci. È bello essersi conosciuti.

Cosa rappresenta per voi Germi LdC di Milano?
Sicuramente un luogo che ci piacerebbe frequentare di più. Non vivendo a Milano risulta essere difficile, ma è diventato anche questo un punto di riferimento per noi oggi. Speriamo di essere sempre accolti bene.

Come sarà aprire un gruppo storico come gli Afterhours? Il fatto di ritrovarvi con altre band in un cartellone così prestigioso vi fa sentire effettivamente parte di una scena? La vostra generazione concepisce questo concetto oppure vi sentite delle monadi?
Noi apriremo il concerto degli Afterhours il 13 Agosto quindi fra meno di un mese. Siamo stati molto felici di ricevere questa notizia infatti non vediamo l’ora. Sarà sicuramente incredibile, ed è bello sapere che anche altri artisti come noi hanno avuto questa occasione. Essere parte di una scena è qualcosa che ci gasa chiaramente. Ma ogni epoca ha le sue scene, sia grandi che piccoli movimenti. L’importante è tramandare il messaggio, non tanto gareggiare. La cosa che più ci elettrizza è quando si riesce a essere uniti con gli altri.

Se un giorno qualcuno del mondo mainstream vi chiedesse di modificare radicalmente il vostro sound per raggiungere il successo mediatico, accettereste compromessi?
No.

Come vi rapportate all’attuale sistema di promozione fatto di doping su ogni canale social? Lo condividete in qualche modo oppure credete ci sia un modo per arginarlo?
I social sono uno strumento in più. Ci piace usarli a modo nostro, senza ossessione. Da piccoli eravamo più spaesati. Sicuramente è un modo che sfruttiamo per comunicare, ma se non ci fosse ci andrebbe comunque bene. Ci sarebbero alternative come ci sono sempre state.

Cosa significa costruire un’alternativa per voi?
Nella nostra esperienza l’alternativa ha quasi sempre coinciso con l’adattarsi ad un cambiamento. Quindi non te la crei da zero, la inizi a vedere per la prima volta.

The Rain caller – Video

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